Il tramonto del principio di uguaglianza
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Il tramonto del principio di uguaglianza

Il tramonto del principio di uguaglianza

di Roberto Isibor.

Lo dico subito, a brucia pelo, da oggi non saremo più uguali.
Io cittadino italiano di origini nigeriane e tu cittadino italiano “nativo” saremo per sempre diversi, ontologicamente diversi.
Non siamo il primo Paese a concepire l’istituto della revoca della cittadinanza e, di certo, lo stesso non viene introdotto in Italia per la prima volta dal governo Conte. Tuttavia, quanto approvato dal Consiglio dei Ministri con il decreto sicurezza ed immigrazione (come se le due cose fossero intrinsecamente collegate) esprime in tutta la sua forza l’involuzione culturale di cui questo governo è portatore.
Sia chiaro, non è mio interesse trattare dei vari motivi di incostituzionalità del decreto, né dilungarmi in una “noiosa” analisi giuridica della normativa. Voglio solo concentrarmi sul deprecabile significato sociale di questa “riforma”. Un deciso passo verso il tramonto, verso la disintegrazione, dei valori fondamentali della nostra cultura – paradossalmente proposta proprio da chi si erge a paladino della nostra civiltà.
Per iniziare, ecco cosa prevede il decreto immigrazione sul punto della revoca della cittadinanza (al netto di possibili modifiche):

[L]a cittadinanza italiana acquisita ai sensi degli articoli 4, comma 2, 5 e 9 (della legge sulla cittadinanza), è revocata in caso di condanna definitiva per i reati previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), n. 4), del codice di procedura penale (reati con finalità terroristiche o eversive), nonché per i reati di cui agli articoli 270-ter e 270-quinquies.2, del codice penale (“assistenza ai sovversivi”, es. dando da mangiare ad un proprio figlio il quale si scopra essere un eversivo, ovvero, la “sottrazione di beni sottoposti a sequestro” se questi erano in qualche modo connessi ai reati di terrorismo ed eversione).
Diversamente da tutti i precedenti casi, la revoca della cittadinanza in salsa Conte non riguarda tutti i cittadini italiani indiscriminatamente, al contrario, il nuovo decreto mira a colpire esclusivamente i nuovi cittadini di questo Paese: i cittadini italiani per elezioni, ossia gli stranieri nati in Italia, che vi abbiano risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età; i coniugi stranieri di cittadini italiani, che abbiano successivamente, per tale motivo, acquisito anch’essi la cittadinanza italiana; 3. i cittadini italiani divenuti tali per cd. naturalizzazione.

Le relative categorie di cittadini, per mezzo di questo decreto, saranno ora soggette ad un trattamento giuridico diverso e speciale. Questo in barba all’art. 3 della Costituzione italiana, ed al principio di uguaglianza formale e sostanziale, e senza che possa rinvenirsi una qualunque giustificazione razionale a questa disparità – almeno in apparenza.

Infatti, forse una ragione a questa diseguaglianza c’è. Chissà, la mancanza di sangue italiano nelle vene può essere realmente considerata causa di una giusta differenziazione di trattamento tra cittadini. Può darsi dunque che abbia ragione il governo Conte: chi non ha sangue italiano non è veramente cittadino di questo Paese e non merita di essere trattato allo stesso modo degli altri. Probabilmente, a ben pensarci, non si sta facendo nulla di sbagliato, si sta solo trattando in modo differente due situazioni obbiettivamente differenti. Per essere più chiari, forse esistono sul serio italiani di serie a ed italiani di serie b!

Su questa semplice valutazione si basa tutto il profondo sconforto che nasce dalla lettura di questo decreto legge.
Non è il reato, non è la sua gravità, non è la facilità con la quale può essere compiuto o con quale il reo può redimersi. Il punto è che da oggi non esisterà più un’uguaglianza tra italiani. I non nati italiani, gli italiani ospiti, gli italiani di serie B, gli italiani a cittadinanza condizionata saranno una categoria di soggetti – definiti tendenzialmente su base etnica – giuridicamente in un limbo. Il limbo della revoca della cittadinanza in caso di reato. Un unicum a cui solo l’italiano acquisito puoi essere soggetto, solo lui. Perché lui ha una colpa più grande degli altri, ha la colpa di non essere sempre stato italiano, di non avere sangue italiano, e questo lo Stato non lo può perdonare.

Diciamolo senza mezze parole, questi altri vogliono introdurre l’idea dell’esistenza di due classi di italiani – italiani nativi ed italiani ospiti. Vogliono ricordare a parte degli italiani, a milioni di italiani, che loro in realtà non lo sono e non lo saranno mai.
Ma forse hanno ragione. Forse alcuni italiani possono essere rieducati, possono sbagliare ed altri no ontologicamente. Quest’ultimi dovranno subire il peso di essere ospiti a caso propria. E chissenefrega del più basilare dei principi che una nazione possa conoscere, quello per cui ogni cittadino ha pari diritti e pari doveri: un principio cotanto democratico non può mica valere per tutti!
Ammettiamolo, oggi si cerca bellamente di asserire che alcuni di noi non hanno gli stessi diritti e non hanno gli stessi doveri. Perché la revoca della cittadinanza introdotta dal nostro caro Conte, nient’altro che questo dice, nient’altro dà alla nostra società che tale indicazione. Minacciare, denigrare, buttare all’angolo, dare un’arma in più a chi vuole il “diverso” ghettizzato e denigrato. Lo stigma reso legge.

Non bisogna ragionare sui motivi e sui perché, bisogno semplicemente evidenziare il risultato di una tale proposta:
Conte ha “ucciso” il principio di uguaglianza, come il peggior Carl Schmitt, è lui il giurista che si prende carico di attaccare le fondamenta dello stato democratico ed occidentale. E’ lui il tecnico, con il santino di Padre Pio sempre in tasca, che tuttavia dimentica che dinnanzi allo stato tutti i cittadini sono uguali, che dimentica il più cristiano dei principi: il principio di uguaglianza.
Forse è una guerra già persa: chi mai si ergerà a difesa di uno stragista ovvero un rivoluzionario – per di più con gli occhi a mandorla o negro. Non susciterà compassione anzi, a furor di popolo, si griderà alla forca o, più mitemente, al diritto di cacciare l’ospite ingrato. Tuttavia è bene ricordare che nessun italiano è o sarà mai ospite a casa propria, questo che ne voglia Conte ed il suo governo.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti
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  • Interessante, me l'ero perso. Nel modenese non si parla che di bretelle, neanche potessero salvarci dalla perdizione. Francamente non vedo grossi cambiamenti in vista; stiamo solo insistendo a fare a bassissima velocità quello che facevamo con energia prima del 2009.

  • Dunque, in buona sostanza, la proposta è spingersi dove neanche la Buona Scuola ha osato: ancora più potere ai presidi, federalismo scolastico.... Nessuna risposta in merito al carattere ludocentrico dei neopedagogismi, alla panacea tecnologica, le vere cause della destabilizzazione della funzione docente ormai al servizio di quelli che la legge 107 definisce stakeholders, portatori di intetessi, ergo, clienti. Non ci sono più gli studenti: dunque, che senso ha rispettare gli insegnanti? Dare più poteri ai presidi, alle province e ai comuni che cosa risolverebbe? È una mentalità che deve cambiare. Galli della Loggia ha senz'altro esagerato, ma chi ha frequentato la scuola quando era seria, fa fatica a vedere lo scempio attuale.