La Caporetto del 4 marzo e i suoi padri
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La Caporetto del 4 marzo e i suoi padri

La Caporetto del 4 marzo e i suoi padri

di Corrado Truffi.

Come purtroppo prevedibile, la sconfitta del PD è stata molto superiore a quella suggerita dai sondaggi. E M5S, Lega e Fratelli d’Italia assieme sono oltre il 50% dei voti.  Non credo sia inutile, sia pur forse a troppa poca distanza dal voto e con la lucidità un po’ annebbiata dalla delusione, indicare i molti padri che secondo me ci hanno portato a questa disgraziata situazione. Ci sarà tempo per capire le fondamenta di questa crisi della democrazia in occidente, perché è chiaro che un simile smottamento ha radici profonde. Ma intanto, in questo primo commento mi limito un po’ alla superfice, agli aspetti strettamente politici e mediatici. Ricordando comunque che partivamo da una situazione da una parte assurdamente contro intuitiva rispetto ai fatti (due dei migliori governi di sinistra degli ultimi decenni, con successi insperati in economia e un carniere di nuovi diritti civili mai visti prima, impallinati ferocemente da sinistra…) e dall’altra perfettamente in linea con la schizofrenica alternanza “a priori” che ha caratterizzato la “seconda repubblica”: chi governa, a prescindere dai risultati, perde le elezioni.

Il primo padre della sconfitta, l’ho già detto, è tutto quel mondo di vecchi arnesi della politica di provenienza PCI-PDS-DS (insomma, proprio quelli che hanno esattamente la mia storia politica) che pur di far fuori l’usurpatore hanno costruito, devo dire con grande successo mediatico e capacità di influencer quasi pari a Casaleggio, una narrazione terroristica sul Renzi “di destra” e sulle sue orride realizzazioni, l’odiato jobs act e l’ancora più odiata buona scuola – assieme alla riforma della pubblica amministrazione, le due migliori riforme del renzismo, anche se la seconda è stata ahimè azzoppata già in via di implementazione…

Il PD, e Renzi per primo, non sono riusciti a contrastare questa narrazione per una specie di timidezza e per l’eterno vizio di non scoprirsi troppo a sinistra.

Il secondo padre è la character assassination di Renzi e dell’intero PD messa in opera in rete dai potenti mezzi M5S, Lega e aiutini esteri vari, costruita con grande abilità e potenza di fuoco e contrastata molto maldestramente dal PD, oscillante fra la patetica strategia di rispondere in modo analogo (ne ho scritto qui), e quella contraria di fare le persone serie. Del resto, era facilissimo attaccare Renzi & Boschi da destra e con argomenti anche razzisti, mischiando però allegramente argomenti “di sinistra” a questi attacchi, per blandire le molte persone confuse dai segnali di guerra a sinistra lanciati dagli scissionisti PD.

Il terzo padre, ed è quello che mi fa più male, è fatto di moltissimi miei compagni di base del PD che sono diventati renziani sinceri fuori tempo massimo. Non parlo di quelli che sono saliti all’inizio sul carro del vincitore, quando Renzi sembrava imbattibile, parlo proprio di quelli che sono diventati renziani all’ultimo giro, poco prima o subito dopo la sconfitta referendaria. Quelli – e ne conosco molti nella mia sezione PD, e gli voglio bene, e sono davvero brave ed oneste persone – che prima avevano mille dubbi, che han votato Bersani perché non si fidavano, e che poi si sono resi conto dell’errore e della loro mancata comprensione di aver perso, quando era il momento, un’occasione storica. La storia non si fa con i se, ma è forte il sospetto che, avesse vinto Renzi le primarie del 2012, difficilmente avremmo avuto la “non vittoria” del PD nel 2013, con tutto quel che ne è seguito.

Il quarto padre sono i media tradizionali, la stampa e la TV – con Repubblica in primissima fila – che per cinque anni hanno assecondato ogni fake news diffusa in rete, hanno montato e fatto crescere la percezione di insicurezza degli italiani, hanno blandito i sentimenti anticasta dell’italiano anarcoide e antistato, hanno continuato a solleticare il giustizialismo orrendo alla Davigo, e infine e soprattutto hanno parlato ossessivamente solo della terribile (e inesistente) invasione dello straniero, aprendo autostrade alla Lega e agli ambigui cinque stelle.

Il quinto padre è Orfini che, dopo aver giustamente tentato di salvare la giunta Marino commissariandola con un intelligente rimpasto, si è impaurito delle bizze del chirurgo mattacchione e soprattutto delle urla della stampa romana, e ha fatto cadere la giunta aprendo un varco colossale agli incapaci grillini romani. Con effetti drammatici non solo su Roma, ma sulla percezione nazionale della credibilità del PD.

Il sesto padre è una campagna elettorale coraggiosa ma incapace di mordere, fondata sull’idea di “vendere” una classe dirigente seria e una moltitudine di risultati e di proposte concrete e realistiche, da mettere a contrasto con le fantasiose e irrealizzabili proposte dei concorrenti. L’idea di provare a riportare alla ragione, e all’analisi dei fatti, un dibattito politico urlato era probabilmente l’unica possibile per un partito di governo (ed anche una giusta inversione di tendenza rispetto a una deriva pseudo grillina che ha avuto a un certo punto la comunicazione PD). Tuttavia, la mancanza di un messaggio forte, e il fatto che il veicolo del messaggio fosse uno che fino al giorno prima era vissuto di messaggi forti, dalla rottamazione in poi, hanno reso la campagna del PD praticamente invisibile. Constata questa invisibilità e l’incapacità di “fare l’agenda”, il PD si è ridotto poi a giocare di rimessa, tentando di cavalcare ogni pasticcio grillino, dalla storia dei bonifici a quella dei candidati “cacciati” per finta. Non capendo che per l’elettorato grillino queste cose non contano nulla, perché per loro gli “altri” sono sempre peggio, e loro comunque “fanno pulizia”, e comunque su tutto prevale sempre e comunque la voglia di dire il loro colossale vaffa al resto del mondo. E non capendo che, in questo modo, si parlava sempre e comunque del Movimento Cinque Stelle, il vincitore designato, e non del PD.

L’ultimo padre della sconfitta annunciata, naturalmente, è Matteo Renzi, poiché le sconfitte non sono mai colpa degli altri, ma dipendono sempre soprattutto dai nostri errori. Ed è probabilmente il colpevole principale, poiché il povero Matteo sconta ormai un difetto di credibilità che, per chi non è già convinto delle sue buone ragioni, fa suonare totalmente falso – ripeto, totalmente falso – qualunque cosa egli dica. Ormai, ogni apparizione in TV di Matteo Renzi, anche la più brillante e con i migliori argomenti (e Renzi è davvero brillante ed ha ottimi argomenti), fa perdere voti al PD, perché in tantissimi è passata l’idea a priori che Renzi è il peggio della politica, è il “giglio magico”. E quindi quando Renzi parla, chi ha questo pregiudizio semplicemente non lo ascolta.

Continuo a considerare Matteo Renzi uno dei migliori presidenti del consiglio di quello che è stato uno dei migliori governi in Italia. Tuttavia l’errore capitale fatto prima e dopo il 4 dicembre del 2016 si paga e si paga caro. Certo, il merito della faccenda dell’annunciato e poi mancato ritiro dalla politica dovrebbe far sorridere: trovo che cambiare idea sia lecito, e soprattutto che tutta questa ossessione sulla coerenza assoluta dei politici sia un altro effetto deleterio dell’ossessione anti-casta che sta rischiando di uccidere le democrazie. E poi, sarebbe perfino troppo facile far notare che ben altre sono le incoerenze di altri politici (il video che sintetizza le posizioni sull’Euro dei cinque stelle basta e avanza in proposito). Tuttavia, la situazione è appunto questa, la percezione di Renzi come politico falso è diffusissima e non ci sono ragionamenti razionali che possano modificarla, almeno per un bel po’ di tempo a venire. Lo so, probabilmente c’erano poche alternative e io stesso ho votato ancora una volta Renzi alle ultime primarie. Ma purtroppo Renzi si è trasformato da soluzione a problema, e non c’è molto da fare per ora, se non ripartire da capo in qualche modo, affrontando un lungo periodo di opposizione.

****

Questo risultato fa letteralmente paura. Passerà molto tempo prima che ci sia di nuovo spazio per la società aperta e l’Europa unita che sono il nostro sogno. Eppure dobbiamo sforzarci di non drammatizzare troppo e di tenere duro. Mio nonno ha fatto la prima guerra mondiale in trincea, è stato perseguitato per tutto il periodo fascista in quanto comunista, eppure non ha smesso di avere fiducia nel domani e dopo la seconda guerra mondiale, da sindaco del suo paesello, ha fatto quel che si doveva. Mia madre, nata nel 1927, ha vissuto infanzia e adolescenza sotto il fascismo, ha fatto la staffetta partigiana, e poi ha vissuto tutte le fatiche del dopoguerra, eppure la sua vita è stata sempre guidata dall’idea che si può migliorare, e ha trasferito questa fiducia a noi figli ed ai suoi alunni. Mio padre sindacalista ha dedicato la vita a migliorare, passo dopo passo, le condizioni di lavoro, senza nascondersi le difficoltà ma senza fermarsi. Rispetto a loro, noi siamo pur sempre in una condizione infinitamente migliore, e abbiamo di fronte avversari inquietanti ma non paragonabili a quelli che hanno avuto mio nonno e i miei genitori.

 

iMille.org – Direttore Raoul Minetti
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9 comments

  1. Anche io sono basito e dispiaciuto, e anche io vedo le responsabilità di una leadership che ho sostenuto convintamente.
    In questo disastro bisogna mantenere la freddezza e ragionare, per non abbandonarsi all’idea dell’apocalisse.

    -L’elettorato si E’ rivelato molto mobile. I flussi mostrano che tanti voti sono passati al M5S. Questo vuol dire che gli elettori di sinistra sono diventati vampiri populisti? io non lo credo. Pero’ vogliono risposte più chiare e rassicuranti.

    -Come i voti se ne sono andati, quindi, così possono tornare. Ma bisogna costruire la fiducia, e quella si costruisce sul territorio. Il pd deve aprirsi, farsi vedere, marcare il territorio, diventare il luogo ideale in cui si portano domande e si ottengono risposte. E questo si ottiene se il pd mette in campo le sue persone con le loro competenze, non soltanto dei leader (che rimangono necessari, beninteso). Ad esempio: nel pd ci sono molti insegnanti: sono loro che devono parlare di scuola, raccogliere i dubbi dei colleghi, fornire risposte. Il m5s nasce dal nulla, non ha un vero leader (chi, di maio? Mah) ma in piazza, nelle proteste, a fare barricate per le questioni locali trattate dal fq c’era sempre. Il m5s, per molti, era un interlocutore che ascoltava. Adesso per loro le cose cambieranno alquanto, ma il pd ha le competenze per raccogliere questa funzione e dargli un indirizzo non populista. Questo vuol dire trasformare il pd da un club di militanti, quale talora sembra a livello locale, ad un organismo di attivismo politico inclusivo, aperto, in cui i militanti siano l’ossatura portante, ma le persone coinvolte siano molte di più: forum online, incontri, attivita’ di volontariato, assistenza di varia natura: Un partito più “gramsciano”…

    -Le risposte chiare e rassicuranti sono mancate un po’ per gli errori descritti da corrado, un per colpa del renzi orbo delle riforme costituzionali (che rimpiango moltissimo), un po’ perché le larghe intese non le ha davvero digerite nessuno. Dovevano essere una soluzione temporanea, un’eccezione, e invece si andava incontro alla loro istituzionalizzazione.

    -La sinistra spersa deve ritrovarsi in europa e costruire una politica continentale di cui ogni cittadino possa sentirsi padrone, e della quale si vedano i vantaggi (che peraltro gia’ ci sono): ci vogliono liste transnazionali, per risolvere problemi mondiali.

    -la politica, le scelte, l’allocazione delle risorse devono diventare trasparenti: ogni cittadino, idealmente, dovrebbe sapere quanto spende per scuola, sanità, difesa, infrastrutture e sapere che i suoi soldi sono spesi bene. una versione responsabile del bilancio partecipativo potrebbe essere utile.

    -Il PD ora e’ opposizione e deve tenersi lontanissimo da qualsiasi tentazione di coalizione stravagante. sarebbe il suo suicidio.

    Francesco Rocchi
  2. “-Il PD ora è opposizione e deve tenersi lontanissimo da qualsiasi tentazione di coalizione stravagante. sarebbe il suo suicidio.” Questo scrive Francesco.
    Lo pensavo anche io ieri sera e ne parlavo con un mio giovane amico, giovane ma sicuramente più esperto di me in politica. ecco cosa mi ha detto.
    Questa affermazione è sbagliata (se si esclude la parola stravagante), tenersi fuori, auto-escludersi porta rapidamente alla irrilevanza: gli altri risolvono i problemi, tu non conti più e sarai sempre più escluso da tutto, non solo dalla gestione del potere (e questo sarebbe ovvio per uno sconfitto) ma dal dibattito pubblico (nelle sedi istituzionali, in tv) e privato (internet, social media) e infine dalla mente e dal cuore degli elettori, fino a sparire come tanti altri partiti grandi e piccoli nei decenni scorsi.
    Il risultato delle elezioni è stato sì una sconfitta cocente per il PD, peraltro annunciata, ma gli ha consegnato il bandolo per sciogliere l’intricata matassa della formazione di un governo. M5S e CDx non possono governare da soli e non vogliono governare insieme (hanno vinto entrambi ed è altamente improbabile che uno dei due, Salvini Di Maio, faccia un passo indietro). Quindi non resta che un governo M5S-PD. Salvini l’ha capito e ha assunto un atteggiamento attendista, Di Maio l’ha capito è ha subito fatto la sua offerta, Renzi l’ha capito e ha detto “io non gioco più e nessuno dei miei si permetta di giocare!”.
    Un politico va sempre a vedere le carte dell’avversario, specie se questi gli propone di giocare una mano insieme. Sta alla bravura del politico far sì che con le sue poche carte riesca a ottenere una posta significativa. Trattare, giungere a un compromesso, togliere le cose più bizzarre, “stravaganti”, come l’anti-europeismo, la “caccia” agli immigrati, la cancellazione delle riforme e sposare e sostenere quelle giuste, detassazione differenziata per le imprese nelle regioni meridionali, politiche a sostegno delle famiglie con redditi bassi, semplificazione degli obblighi (burocrazia) per le imprese, in particolare le PMI e, soprattutto, investimenti significativi nell’istruzione, alta formazione e ricerca. (Beh, ci sarebbero tanti altri punti sia tra quelli da comprimere, sia tra quelli da sostenere, ma come esempio possono bastare questi).
    Se poi chi dà le carte bara, sarà facile scoprirlo e uscirne a testa alta: “noi siamo stati responsabili, loro hanno fatto un’offerta truccata”.
    Credo che il mio amico abbia ragione. Il M5S mi piace poco ed è in maniera evidente un partito pilotato dal duo Grillo-Casaleggio e forse da qualcuno dietro di loro. Ma un governo all’Italia bisogna darlo. Il fallimento di un eventuale tentativo Di Maio, con PD aventiniano, porterebbe ad elezioni ravvicinate e spianerebbe la strada a un governo Salvini-Meloni.

    Giancarlo Abbate
    • Il PD non è nella posizione di controllare gli eventuali alleati. Se facesse un accordo programmatico poi dovrebbe subire passivamente tutte le forzature e tutte le mancate promesse del “partner scelto”. Per ottenere una cosa, che so, lo Ius Soli, dovrebbe avallare i dazi doganali.

      Il M5S nonostante le recentissime missive dialoganti ha costruito la sua fortuna sulla radicale alterità rispetto agli altri partiti: Berlusconi psico-nano, Pidioti, accuse fantasiose di collusioni e patti eversivi…ora deve raccogliere quel che ha seminato.

      Qualsiasi partito che ha a cuore i valori dell’europeismo, dell’abbattimento delle frontiere, della libertà e anche semplicemente della buona amministrazione non può allearsi con chi è agli antipodi della sua visione. Anche perché l’elettorato è stato chiaro: vuole altro, non questo o, più probabilmente, non lo vuole da questi leader politici.

      Quindi buona fortuna al M5S: gli auguro in tutta sincerità (anche per diretto interesse di cittadino di questo paese) di governare con successo per i prossimi cinque anni senza quegli ostacoli di cui ha denunciato l’ingombro per non meno di due legislatore, ovvero il PD e tutto il resto.

      (francesco Rocchi)

      • Il mio dubbio, il mio cambiamento di opinione è durato poco. Gli eventi e le dichiarazioni di questi ultimi 3-4 giorni sono stati sufficienti a ribadire il carattere anti-partitico e di conseguenza anti-democratico dei 5S. In effetti non sono alla ricerca di un accordo ma di qualcuno che gli regali i voti necessari e poi si stia zitto. Soprattutto non mi piace l’argomento di chi dice “bisogna fare l’accordo con i 5S per non lasciare il governo a Salvini”. Non era questo che intendevo nel mio precedente commento. Comunque sono stato eccessivamente ottimista nel valutare l’atteggiamento dei 5S, perciò, Francesco, mi arrendo all’evidenza e riconosco giusto il tuo punto di vista.

        Giancarlo
    • Aggiungo che il M5s si è rigorosamente tenuto fuori da tutto e non pare si sia condannato all’irrilevanza.

  3. La sconfitta è DOVUTA alle politiche praticate contro il blocco sociale storico dell’elettorato del partito. Art.18;jobs act; rifiuto di dare seguito alla sentenza n.70 della consulta che ha alienato le simpatie dei pensionati; buona scuola; difesa dei privilegi dell’upper CLASs; bonus; elemosine contrattuali…

    Giovanni
    • mobasta veramente con ‘sta storia delle “politiche praticate contro” ecc. ecc. (che è la solita accusa “Renzipiddì di destra”).
      Vogliamo ricordarcelo che l’art. 18 continua ad applicarsi ai vecchi contratti e al pubblico impiego, non si applicava alle imprese con meno di 15 dipendenti (Con incredibili magheggi per stare sottosoglia, tipo un supermercato dove c’erano quattro società diverse con meno di 15 dipendenti, una per l’ortofrutta, una per la salumeria, una per il non-food che “casualmente” lavoravano nello stesso locale…) e NON ha mai coperto i licenziamenti economici?
      Una bella rivalutazione delle pensioni fatta a debito che sa saltare i conti pubblici?
      La buona scuola che ha assunto centomila precari (ah, no, non li ha “assunti”, li ha “deportati”. E il terribile preside sceriffo non riesce nemmeno (nella scuola di mia moglie) a far sottoporre a visita psichiatrica una prof. con evidenti problemi mentali, ne vogliamo parlare?
      “difesa dei privilegi dell’upper class”. Guarda, se non fosse stato per i valorosi compagni di LeU il bieco arrenzie rimetteva lo jus primae noctis. Invece la legge contro il caporalato e le norme contro le dimissioni in bianco, quelle non contano?

  4. Temo che la democrazia subisca il destino degli esseri umani che la compongono: ad una certa età comincia a soffrire di qualche acciacco, poi di demenza senile. Poi muore.

  5. Una delle analisi più acute e equilibrate fin qui lette.

    Erica Simone

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  • Interessante, me l'ero perso. Nel modenese non si parla che di bretelle, neanche potessero salvarci dalla perdizione. Francamente non vedo grossi cambiamenti in vista; stiamo solo insistendo a fare a bassissima velocità quello che facevamo con energia prima del 2009.

  • Dunque, in buona sostanza, la proposta è spingersi dove neanche la Buona Scuola ha osato: ancora più potere ai presidi, federalismo scolastico.... Nessuna risposta in merito al carattere ludocentrico dei neopedagogismi, alla panacea tecnologica, le vere cause della destabilizzazione della funzione docente ormai al servizio di quelli che la legge 107 definisce stakeholders, portatori di intetessi, ergo, clienti. Non ci sono più gli studenti: dunque, che senso ha rispettare gli insegnanti? Dare più poteri ai presidi, alle province e ai comuni che cosa risolverebbe? È una mentalità che deve cambiare. Galli della Loggia ha senz'altro esagerato, ma chi ha frequentato la scuola quando era seria, fa fatica a vedere lo scempio attuale.