L’antifascismo serve ancora?
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L’antifascismo serve ancora?

L’antifascismo serve ancora?

di Lorenzo Gasparrini.

E’ evidente che in Italia, negli ultimi tempi, manchi la capacità di discernere alla prima lettura il complottismo più becero e inutile da una sana pratica dell’imparare dagli errori politici e storici. Tra le mostruosità che vengono dalla cronaca e le rapide dichiarazioni di esponenti politici più o meno capaci di valutare il fenomeno che genera quelle mostruosità, sentiamo ripeterci che “Nessuno si preoccupa del ritorno di Mussolini”, e che “Il fascismo è morto e sepolto”. Che queste cose le dicano prossimi candidati alle elezioni non deve stupire: pur di accontentare possibili elettori e sicuri camerati vale qualsiasi cosa. Stupisce che un paese che una dittatura fascista l’ha subita davvero – e solo quella, checché ne pensino revisionisti dalla cristallina ignoranza – si sia già dimenticato perché nella sua Costituzione è previsto che non si riorganizzi, sotto nessuna forma, il disciolto partito fascista; ossia, il perché l’antifascismo è un valore fondante di questa Repubblica.

I testi delle leggi sono lì, consultabili da tutti e tutte. Ma il loro valore culturale e sociale è riposto nella memoria e nella testimonianza di ciò che è successo, e che non può essere cambiato da nessuna interpretazione o malafede successive.
L’antifascismo serve a evitare che nelle classi dirigenti e nel ceto medio vincano le paure legate all’economia in crisi e ai cambiamenti sociali inevitabili, paure che scatenano sempre una reazione contraria a qualsiasi politica volta a sfruttare quella crisi e quei cambiamenti per migliorare la qualità della vita di tutti e tutte. I fascismi invece si nutrono di quelle paure per conquistare potere politico, come in Italia è già successo.
L’antifascismo serve a evitare che una facile propaganda, fatta di ipocrisie, illusioni e fantasiose promesse, prenda il posto di una visione politica critica e condivisibile e di una coscienza civile solida e diffusa. I fascismi le impediscono entrambe, per conquistare potere politico, come è già successo.
L’antifascismo serve a evitare pericolosi legami tra il potere politico – soprattutto quello esecutivo – e il grande capitale, che tendono sempre ad allearsi per mantenere a tutti i costi una stabilità comoda a entrambi, a tutti i costi. I fascismi sono i primi a cercare e volere quell’alleanza, a tutti i costi, facendosi di essa unici garanti, come è già successo.
L’antifascismo serve a evitare che il conflitto politico, gestibile e anzi auspicabile per un corretto funzionamento della democrazia, diventi violenza politica che sparge in tutte le occasioni il suo metodo fatto di intimidazioni, provocazioni, calunnie, abusi. Lo scopo di quella violenza è far apparire inutili gli strumenti di gestione della cosa pubblica, in modo che diventi augurabile un ordine e una volontà supremi e indiscutibili – quelli fascisti, appunto, come è già successo.
L’antifascismo serve a evitare che l’opportunismo o semplici valutazioni errate della situazione politica consentano a qualche debole esecutivo di appoggiare una sedicente momentanea guida “forte” utile a combattere i propri avversari politici; guida che invece eliminerà quel debole esecutivo e i suoi avversari per installarsi indisturbata, com’è già successo.
L’antifascismo serve a ricordare come l’attacco alle alle libertà fondamentali di stampa, di parola e di associazione sono l’inizio – e non la fine – di un periodo fascista, che comincia a imporre la sua unica voce eliminando prima la possibilità di sentirne altre, poi i soggetti che animano quelle voci, prima col discredito pubblico poi con l’eliminazione fisica, com’è già successo.
L’antifascismo serve a ricordare che il passaggio dal liberismo al dirigismo fu breve, veloce e traumatico anche per quei grandi imprenditori che si erano illusi di fare il proprio gioco con velleitari quanto assurdi sogni autarchici e altre amenità, e che quel passaggio è inevitabile come la rovina economica che è già successa una volta, in Italia.
L’antifascismo serve a ricordare che l’educazione al pensiero critico e creativo, le libertà i diritti per chi non è uomo “virile”, la lotta a qualsiasi discriminazione, sono elementi fondamentali per una scuola e una cultura che impedisca il prodursi di un pensiero, un atteggiamento, un desiderio fascista ben prima che sia necessario sviluppare una opposizione politica a esso, come sta succedendo.

Quanto sono presenti questi valori nei programmi degli attuali partiti in lizza per le prossime elezioni? Quanto è presente una politica che guardi più in là dell’immediato, come la nostra Costituzione ha fatto nel pensare alla riorganizzazione del partito fascista con una disposizione che è ancora più avanti di tante analisi?
La democrazia va difesa continuamente. Chi ha scritto la Costituzione lo aveva capito molto bene dalle tragedie dei decenni precedenti. Non dovrebbe essere necessario ripeterle, per comprendere di nuovo la necessità di quella continua difesa.

LEGGE 20 giugno 1952, n. 645. Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione (GU n.143 del 23-6-1952).

iMille.org – Direttore Raoul Minetti
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  • Interessante, me l'ero perso. Nel modenese non si parla che di bretelle, neanche potessero salvarci dalla perdizione. Francamente non vedo grossi cambiamenti in vista; stiamo solo insistendo a fare a bassissima velocità quello che facevamo con energia prima del 2009.

  • Dunque, in buona sostanza, la proposta è spingersi dove neanche la Buona Scuola ha osato: ancora più potere ai presidi, federalismo scolastico.... Nessuna risposta in merito al carattere ludocentrico dei neopedagogismi, alla panacea tecnologica, le vere cause della destabilizzazione della funzione docente ormai al servizio di quelli che la legge 107 definisce stakeholders, portatori di intetessi, ergo, clienti. Non ci sono più gli studenti: dunque, che senso ha rispettare gli insegnanti? Dare più poteri ai presidi, alle province e ai comuni che cosa risolverebbe? È una mentalità che deve cambiare. Galli della Loggia ha senz'altro esagerato, ma chi ha frequentato la scuola quando era seria, fa fatica a vedere lo scempio attuale.