Giovanni Malagodi: ristabilire il nesso tra l’Italia e l’Europa
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Giovanni Malagodi: ristabilire il nesso tra l’Italia e l’Europa

Giovanni Malagodi: ristabilire il nesso tra l’Italia e l’Europa

di Laura Tombolelli.

In un momento in cui i sentimenti europeisti sembrano essere violentemente soggiogati dai movimenti separatisti, dobbiamo guardare nel passato e valutare il pensiero e le azioni di coloro che hanno dedicato la loro vita alla costruzione di un’Europa unificata. Pertanto ci renderemo conto che le loro aspettative sono state disattese rispetto a come quest’ultima è stata poi effettivamente costruita.
Giovanni Malagodi fu un intellettuale, banchiere, uno degli esponenti più importante del partito liberale e protagonista della vita politica italiana e internazionale del secondo dopoguerra.
Ancor prima di essere un capace leader politico, fu un intellettuale con una profonda cultura internazionale. Non abbandonò mai i suoi forti ideali, riuscendo a valutare ogni situazione con estrema oggettività senza farsi troppe illusioni. Era un irrefrenabile sostenitore delle libertà individuali e anche un convinto teorico della conciliazione fra liberalismo e democrazia nelle moderne società di massa.
Era figlio di quegli uomini del Risorgimento, in primis Cavour, che avevano viva la coscienza della necessità di ristabilire il nesso fra l’Italia e l’Europa, comprendendo che da sempre l’Europa aveva avuto una cultura comune nei suoi atteggiamenti fondamentali, rimanendo diversificata solamente nelle lingue, nelle religioni, nelle strutture sociali e nella politica. Malagodi, infatti, sin dall’inizio aveva intuito come l’Europa fosse l’unica via per valorizzare lo sviluppo delle singole realtà nazionali, e per far maturare una più ampia e concreta comunità civile.

Giovanni Malagodi ha ricoperto molti ruoli importanti nelle prime organizzazioni europee: faceva parte della delegazione italiana presso l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico); era consulente in organizzazioni internazionali per problemi economici e finanziari accompagnando De Gasperi all’estero, ad esempio per gli incontri del Consiglio d’Europa; ha partecipato alla fondazione della Federazione europea dei liberali e democratici, istituita nel 1976 a Stoccarda; ha studiato tutte le implicazioni per il nostro paese prima della creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) e la Comunità europea di difesa (CED), egli era il fondatore (nonché autore di numerosi articoli) di “Libro Aperto”, una rivista politica liberale che si occupava delle questioni europee; fu ministro del tesoro durante l’uscita della Lira dal cosiddetto “serpente monetario”, il primo tentativo di cooperazione monetaria europea negli anni ’70.
È chiaro che tutto il pensiero malagodiano fosse interconnesso da un unico filo conduttore, ovvero il suo forte spirito europeista. Fu uno dei più grandi sostenitori dell’integrazione europea, era uno dei pochi ad avere la consapevolezza che il risultato finale sarebbe stato frutto di un lavoro paziente e continuo, accontentandosi anche di piccoli passi per raggiungerlo.

Egli aspirava ad un’Europa di unità federalista, anche se ammetteva che sarebbe stato difficile guidare une federazione composta da duecentocinquanta milioni di abitanti che parlavano lingue diverse, ma non era per lui un’impresa impossibile. L’Europa era la prima potenza commerciale e la seconda potenza industriale del mondo, la concepiva come un blocco capace di collaborare insieme dal punto di vista culturale, monetario, politico e militare. Tuttavia, non si sarebbe mai ottenuto nulla se i Paesi Europei non avessero stretto un importante patto politico. Per Malagodi anche solo unificare politicamente i nove paesi della Comunità sarebbe stato un grande passo in avanti verso un equilibrio mondiale e quindi verso la pace.
Giovanni Malagodi appoggiava un europeismo non solo europeo, ma che ambisse alle dimensioni del mondo intero, insieme all’Occidente, agli Stati Uniti, al Canada del “Patto Atlantico”, al Terzo Mondo. Un’Europa Liberale che avesse come primo valore la volontà di libertà.
Era consapevole che l’Italia già da dopo la crisi del Rinascimento, tra la metà del ‘500 al 600 in poi, cercava di uscire dal suo isolamento sia sul piano culturale, che sul piano della vita civile e della vita politica. In tutti gli uomini del Risorgimento era viva la coscienza della necessità di ristabilire il nesso fra l’Italia e l’Europa, facendo rientrare il nostro Paese nell’Europa come fattore attivo per risolvere il doloroso problema morale e civile, costruendo un elemento di equilibrio fra i paesi.

È innegabile che il contributo intellettuale che Malagodi diede al nostro Paese è stato uno dei più validi e lungimiranti del secolo scorso e credo che un personaggio come lui manchi oggi nel nostro contesto politico. Egli sarà sempre ricordato come uno dei primi cittadini europei a battersi per un’Europa giusta e il suo pensiero è oggi fonte di riflessione poiché le vicende attuali dimostrano che questo “nesso” tra l’Italia e l’Europa non è stato consolidato, rendendo così più arduo il compito della nostra élite politica di far emergere l’Italia come Paese leader nel contesto europeo.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti
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  • Interessante, me l'ero perso. Nel modenese non si parla che di bretelle, neanche potessero salvarci dalla perdizione. Francamente non vedo grossi cambiamenti in vista; stiamo solo insistendo a fare a bassissima velocità quello che facevamo con energia prima del 2009.

  • Dunque, in buona sostanza, la proposta è spingersi dove neanche la Buona Scuola ha osato: ancora più potere ai presidi, federalismo scolastico.... Nessuna risposta in merito al carattere ludocentrico dei neopedagogismi, alla panacea tecnologica, le vere cause della destabilizzazione della funzione docente ormai al servizio di quelli che la legge 107 definisce stakeholders, portatori di intetessi, ergo, clienti. Non ci sono più gli studenti: dunque, che senso ha rispettare gli insegnanti? Dare più poteri ai presidi, alle province e ai comuni che cosa risolverebbe? È una mentalità che deve cambiare. Galli della Loggia ha senz'altro esagerato, ma chi ha frequentato la scuola quando era seria, fa fatica a vedere lo scempio attuale.