Che cosa ci rende davvero europei
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Che cosa ci rende davvero europei

Che cosa ci rende davvero europei

di Ornella Darova.

 

C’è un filo rosso che collega Ulisse che vuole attraversare le colonne d’Ercole, Leonardo che vuole volare, Galilei che afferma “Eppur si muove”, Rousseau che anima la rivoluzione francese, Einstein che scopre la relatività, perfino Lucio Fontana che squarcia la tela. I greci la chiamavano hybris. È la volontà di superare il divino, trasgredire le regole, liberarsi delle verità preconfezionate, di mettere in discussione le autorità stabilite. Detto con due parole: è lo spirito critico. E allora, siamo europei, usiamo il lume della ragione per orientarci nella comprensione del reale e per scavalcare le falsità superficiali che vengono proclamate ma non discusse, non spiegate. Vi esorto a mantenere questo stesso atteggiamento mentre ascoltate le due cose che ho da dire, anche se cercherò di essere il più oggettiva possibile.

Oggi siamo qui per parlare di Europa e di euro. Dunque esaminiamo, con spirito critico, le parole di tanti esponenti politici, ma anche giornalisti e economisti, che alimentano l’euroscetticismo. Se non usciremo dall’euro – dicono alcuni – non potremo tornare a crescere, soffocati da una moneta unica che non ci permette di stampare, fare maggiore spesa pubblica, essere più competitivi nei mercati internazionali. Allora andiamo a leggere l’ultimo bollettino della Banca Centrale Europea, pubblicato pochi giorni fa. Troviamo che le previsioni di crescita per la zona euro è al 2,2% per il 2017, spinta specialmente da un aumento dei consumi e dunque della domanda interna. Ma anche la domanda estera è in ripresa, con un aumento previsto del 4.7% nel 2017. L’inflazione si sta avvicinando sempre di più al target del 2%. Il rapporto deficit/PIL sta scendendo, anche grazie all’abbassarsi dei tassi d’interesse. Gli spread rispetto ai tassi risk-free stanno diminuendo sia per i corporate bond, sia per i sovereign bond, in Italia addirittura di 19 punti percentuali, e i prestiti al settore privato continuano ad aumentare. La disoccupazione sta scendendo drasticamente, e questo è particolarmente vero in Italia: l’euro zona è arrivata al 9.1%, il tasso più basso dall’inizio del 2009. E questo accade nonostante nel frattempo stia aumentando l’offerta di lavoro, specialmente dovuto alla partecipazione sempre maggiore delle donne, in particolare ancora una volta in Italia. Nel frattempo, nel bollettino leggiamo a chiare lettere come nel Regno Unito i redditi delle famiglie siano stati minati dal crescere dell’inflazione e dal diminuire dei salari reali. Per la prima volta, potrebbe accadere quello che fino a qualche anno fa sembrava impensabile: l’euro potrebbe rappresentare una sfida alla supremazia del dollaro statunitense come valuta di scambio nei mercati internazionali.

Dunque, essere europei, dicevo, significa avere spirito critico. Ma lo spirito critico è opporsi alla cosiddetta casta, e ai cosiddetti poteri forti? O invece, è avere la pazienza di esaminare i dati, è avere l’umiltà intellettuale di porsi delle domande, di avere dei dubbi, e dunque di scoprire verità controintuitive?

iMille.org – Direttore Raoul Minetti
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1 comment

  1. un post molto interessante, io lo scorso week-end ho partecipato alla due giorni di forza europa, con benedetto della vedova. penso che sia giusto continuare nella direzione dell’integrazione europea, questo potrebbe anche aiutare l’occupazione.

    sandro curti

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Recent Comments

  • Interessante, me l'ero perso. Nel modenese non si parla che di bretelle, neanche potessero salvarci dalla perdizione. Francamente non vedo grossi cambiamenti in vista; stiamo solo insistendo a fare a bassissima velocità quello che facevamo con energia prima del 2009.

  • Dunque, in buona sostanza, la proposta è spingersi dove neanche la Buona Scuola ha osato: ancora più potere ai presidi, federalismo scolastico.... Nessuna risposta in merito al carattere ludocentrico dei neopedagogismi, alla panacea tecnologica, le vere cause della destabilizzazione della funzione docente ormai al servizio di quelli che la legge 107 definisce stakeholders, portatori di intetessi, ergo, clienti. Non ci sono più gli studenti: dunque, che senso ha rispettare gli insegnanti? Dare più poteri ai presidi, alle province e ai comuni che cosa risolverebbe? È una mentalità che deve cambiare. Galli della Loggia ha senz'altro esagerato, ma chi ha frequentato la scuola quando era seria, fa fatica a vedere lo scempio attuale.