Da Fiesole all’Europa: innovazione, radici e interscambio all’Istituto Universitario Europeo
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Da Fiesole all’Europa: innovazione, radici e interscambio all’Istituto Universitario Europeo

Da Fiesole all’Europa: innovazione, radici e interscambio all’Istituto Universitario Europeo

di Giovanni Costenaro.

 

Chi si trovasse a passeggiare tra le colline che circondano Firenze, magari per godersi, in una giornata di calura estiva, l’ombra offerta dalla vegetazione mediterranea che adorna il paesaggio toscano, si troverebbe probabilmente a passare per il famoso borgo di Fiesole, dove ancora oggi si possono ammirare, tra le altre cose, i resti dell’antica città romana e un bellissimo convento francescano risalente al XIV secolo. In quei luoghi, poco distante dal “rotto etrusco sasso” cantato da Carducci in un componimento dedicato alla borgata fiesolana, si trova anche un centro di ricerca internazionale unico al mondo, l’Istituto Universitario Europeo (d’ora in poi IUE), i cui dipartimenti e uffici si trovano sparpagliati in svariati edifici storici che sorgono tra i declivi collinari della zona, in sintonia con i pini marittimi, i cipressi e le piante d’olivo che crescono tutt’intorno.
Fondato nel 1976 dai sei paesi fondatori della CEE, l’Istituto, che attualmente è considerato una delle migliori istituzioni accademiche con focus su tematiche di rilevanza europea, si propone lo scopo «di contribuire allo sviluppo del patrimonio culturale e scientifico d’Europa, considerata nel suo insieme e nelle sue parti costitutive», prestando particolare attenzione al suo pluralismo linguistico e culturale e alle relazioni con le realtà al di fuori di essa.

Più di mille ricercatori provenienti da oltre 60 paesi del mondo e raggruppati attorno ai programmi di dottorato e post-dottorato formano l’ossatura di quest’istituzione d’eccellenza, contribuendo al sapere umano in discipline quali diritto, economia, storia, scienze politiche e sociali. Guidati da un’equipe di professori riconosciuti a livello internazionale, i giovani studiosi (più di 150) che, dopo aver passato un severo processo di selezione, accedono ogni anno all’istituto , hanno così la possibilità di confrontarsi con coetanei brillanti provenienti dai più diversi contesti geografici, economici, politici e sociali.
Come ha più volte ricordato Renaud Dehousse, attualmente presidente dell’IUE, «la cultura nasce dalle infinite possibilità di entrare in contatto, confrontarsi, scambiare esperienze in tempi rapidissimi, in un mondo sempre più aperto e percorribile», valorizzando al contempo i luoghi di provenienza di ognuno, perché «l’idea di cultura è sempre associata a quella di radici». Può capitare così che un giovane orientalista italiano scambi quattro chiacchiere in turco con un coetaneo proveniente da Istanbul, o che un ragazzo cinese esponga le sue ricerche a una platea di economisti provenienti da ogni parte del mondo. E la reputazione che l’IUE, una delle università più giovani d’Europa, si è creata nel corso degli anni è la dimostrazione che dalla convergenza di diverse radici, capaci di mantenere ognuna le proprie peculiarità, possono nascere alberi in grado di produrre frutti utili a noi tutti.

Tra le opportunità che offre l’università, vi sono corsi intensivi di inglese, francese, spagnolo, tedesco e italiano ed è possibile anche frequentare, se particolarmente interessati, corsi di russo, arabo e cinese. A supporto dei ricercatori vi è inoltre una biblioteca dedicata alle scienze sociali che raccoglie oltre 500.000 volumi cartacei e quasi altrettanti in formato elettronico, come anche gli archivi storici dell’Unione Europea, sede di un’interminabile serie di documenti prodotti durante il processo d’integrazione tra gli stati membri. Gli studiosi sono poi incoraggiati a svolgere periodi di ricerca all’estero, nei centri di studio più appropriati al loro ambito di studi, mentre le relazioni dell’Università con altre istituzioni accademiche consentono di effettuare periodi di scambio con partner d’eccellenza quali la Sorbona, la London School of Economics e la Columbia University, tanto per citare qualche esempio.
Se dunque la vocazione dell’Istituto Europeo è decisamente internazionalista, volta a creare legami proficui tra persone e stati (l’università, sebbene fondata come detto dai primi sei stati membri, è dotata di un budget indipendente rispetto all’UE) essa è rivolta al tempo stesso a promuovere le specificità locali, che spesso rappresentano il modo migliore di toccare temi universali. L’atmosfera fertile e vivace, quasi unica al mondo, che si crea tra le diverse realtà che compongono l’istituto produce dunque un contesto nel quale valori come identità diverse, interscambio, rispetto reciproco e mutua assistenza si assaporano quasi quotidianamente.

Il necessario compromesso tra differenti istanze, concetto tanto vituperato al giorno d’oggi, assume qui un significato del tutto particolare, ricordando a noi studenti che la crescita personale, così come quella di ogni comunità, avviene attraverso un continuo confronto con l’altro. L’insegnamento più profondo che un’università come questa può offrire ai suoi studenti, risiede dunque nel fatto che un’Europa come quella sognata dai nostri padri dopo la guerra, fondata sul rispetto di basilari diritti umani, sulla solidarietà, sulla comprensione e sulla curiosità reciproche, si può ancora creare, nonostante le spinte in senso contrario che sembrano contraddistinguere il presente, sia all’interno delle varie nazioni e sia, a volte, nelle stesse istituzioni europee.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti
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Recent Comments

  • però che differenza c'è tra una provincia e una grande città come roma o milano? decentrare gli interventi a livello di circoscrizioni, agli stessi uffici dove si chiede la scia per le ristrutturazioni degli appartamenti? probabilmente non hanno le competenze. non sarebbe meglio avere un ufficio tecnico a livello di plesso tra scuole, con dentro un architetto, un ingegnere civile e un funzionario amministrativo, in grado di fare rilievi e progetti, scegliere le ditte e seguire i lavori? ps: MA è NORMALE CHE IL TESTO SIA CONVERTITO IN MAIUSCOLO?

  • Buongiorno condivido l'analisi e la tesi di fondo ma per espeerienza personale non sono purtroppo così sicuro della riuscita. Uno dei miei figli frequenta il civico liceo linguistico di milano (un polo di eccellenza con il liceo della scala gestito da sempre dal comune di milano) e non ho purtroppo riscontrato quella maggiore agilità e prontezza nel recepire bisogni e stimoli anche da parte di alunni e genitori (c'è una agguerrita e proattiva associazione genitori che propone e promuove iniziative di caria natura e interagisce attivamente con l'istituto). Io credo molto più semplicemente che sia la testa (intesa non solo come competenze specifiche ma anche i tanto citati soft skill) di presidi ed insegnanti che debba essere portata verso obiettivi diversi anche attraverso un riconoscimento maggiore del loro ruolo o percezione sociale a tutti gli effetti (alzi la mano chi non considera i professori dei propri figli con paternalistica condiscendenza o peggio). insomma se riteniaMo che la scuola non debba solo riversare competenze sugli studenti dobbiamo riconoscere nel concreto il ruolo e la responsabilità di educatori agli insegnanti e dargli mezzi e obiettivi in linea.