La fine della fiducia
 /  Diritti & Società / News / Politica / La fine della fiducia
La fine della fiducia

La fine della fiducia

di Emidio Picariello.

Prima di tutto abbiamo smesso di fidarci dei politici. È successo più o meno in piena tangentopoli, quando ci siamo resi conto chiaramente che molti rubavano. La barzelletta sui politici che rubano – “come hai fatto a farti una casa così bella?” “la vedi quella strada” “no” “appunto” – c’era da prima, quindi evidentemente era già luogo comune che i politici rubassero, ma tangentopoli ha scoperchiato una pentola. A quel punto abbiamo acriticamente scelto di chi fidarci: la magistratura, il così detto “team manipulite” aveva sempre ragione su tutto, chiunque ricevesse un avviso di garanzia era semplicemente colpevole, al di là di come sarebbe finito il processo. In effetti i processi finirono con 1300 condanne e 430 assoluzioni. Enrico Deaglio calcolò la ricaduta delle tangenti sui conti dello stato pubblicando numeri spaventosi. Insomma: non ci si fidava della politica a ragion veduta, si può dire. Bisogna d’altra parte considerare che in Italia ci sono circa 8000 Comuni (diciamo quindi 50mila politici), che ci sono un migliaio fra Parlamentari e componenti del Governo e che non tutti i 1300 condannati erano politici: questo per dire che sì, ci sono stati molti disonesti e sono stati presi, ma c’erano al contempo molte persone che facevano politica con onestà e capacità. Ma ormai quella fiducia era smarrita.

Poi abbiamo smesso di fidarci della scienza. Probabilmente ciò è accaduto a causa di un meccanismo intrinseco alla scienza stessa, ovvera alla sua capacità di smentirsi. Se un medico, che per fare un esempio chiameremo Di Bella, sostiene di avere trovato una cura per il cancro e sostiene che quella è l’unica terapia per il cancro possibile, la scienza lo prende in considerazione, analizza i suoi risultati li sperimenta. In quel caso concludendo che il suo metodo non serviva a niente. Di Bella, aiutato dai media, ha sdoganato il concetto complottista che un certo trattamento fosse buono ma osteggiato dalla “medicina ufficiale”, lasciando intendere che ci sia una “medicina non ufficiale ma più efficace”, cosa che però non è vera. La scienza ha al suo interno i meccanismi necessari per verificare se stessa, per confermarsi o falsificarsi. Tutto questo nell’epoca di internet e del giornalismo che vorrebbe andare alla stessa velocità di internet, tralasciando così la precisione. Il risultato è che avendo ogni sito internet la stessa dignità, molte persone considerano l’informazione affidabile, senza curarsi della provenienza. Che sia “tossite durante un infarto per salvarvi” o la ricetta della carbonara. Se c’è l’una e funziona, perché non dovrebbe essere giusta anche l’altra informazione? Se non ci fidiamo dell’autorità, morale, culturale, etica, politica, allora vale tutto, chiunque diventa una autorità. E se addirittura il campo medico è intaccato da questa mancanza di fiducia, allora davvero tutto è possibile.

Ma la mancanza di fiducia nei professionisti si vede anche nella scuola: sembra che si debbano difendere i bambini dagli insegnanti. Invece gli insegnanti fanno il loro mestiere, qualcuno lo fa meglio, qualcuno peggio, come per qualunque lavoro. Non siamo noi genitori a dovere intervenire su ogni scelta didattica.  

Ora, considerando che i tre poteri dello Stato Democratico sono rappresentati dal Parlamento e dal Governo (quindi dai politici, di cui abbiamo detto) e dalla Magistratura – che per ora sembra godere della stima di tutti quelli che non ci hanno mai avuto a che fare, la situazione sembra piuttosto critica. Anche perché la magistratura non è esente da errori e già Berlusconi aveva cominciato ad attaccarla, definendola politicizzata. Adesso anche il M5S velatamente sostiene che gli avvisi di garanzia che sono puntualmente  arrivati ai suoi principali amministratori abbiano l’intenzione di “fermarli”. Allora qual è la soluzione? Accettare di non sapere tutto. Ci dichiariamo amanti della nostra Costituzione, la chiamiamo “la più bella del mondo”? Bene, non è un caso che il popolo non sia chiamato a governare, ma a scegliere i governanti. Non sappiamo costruire una casa, non sappiamo operare un cuore aperto, non sappiamo quale sia il progetto pedagogico migliore per i nostri figli, non sapremmo amministrare una città o un Paese. Facciamo pace con il fatto che volenti o nolenti ci dobbiamo fidare.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti
Condividi:

Leave a comment

Your email address will not be published. Required fields are marked.*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.