Connettività UE-ASEAN: il ruolo del commercio nel dialogo inter-regionale

di Eleonora Salluzzi.

Dopo anni di stallo prolungato, il 10 marzo 2017 può segnare l’inizio di un rinnovato dialogo commerciale tra l’Unione Europea e il Sud-Est Asiatico. In occasione del 15esimo round di consultazioni tra il Commissario Europeo per il Commercio Cecilia Malmström e l’ASEAN Economic Ministers (AEM) nella capitale delle Filippine Manila, la numero uno della politica commerciale dell’Unione ha dichiarato che le relazioni commerciali tra i due blocchi potrebbero ritrovare nuovo slancio a seguito della ripresa delle negoziazioni di un accordo di libero scambio con l’Association of South-East Asian Nations (ASEAN).

Le negoziazioni del trattato commerciale inter-regionale, cominciate nel 2007 e congelate a causa del profondo dislivello economico e sociale persistente tra i vari Paesi membri dell’ASEAN, sono state poi definitivamente messe in stand-by nel 2009, quando gli Stati Membri dell’UE hanno deciso che la Commissione Europea avrebbe intrapreso la strada degli accordi commerciali bilaterali con i singoli Paesi facenti parte dell’ASEAN. Di conseguenza, in assenza di una concertazione difficile da trovare con l’organizzazione regionale asiatica, nel 2010 sono state avviate le negoziazioni di accordi commerciali di libero scambio bilaterali molto ambiziosi ed onnicomprensivi con Singapore e la Malesia, nel 2012 con il Vietnam, nel 2013 con la Tailandia e nel 2016 con le Filippine e l’Indonesia. La decisione di perseguire il sentiero degli accordi bilaterali di nuova generazione – di ampia portata regolatrice – rispecchia inevitabilmente un approccio pragmatico che la fitta agenda commerciale della Commissione Barroso prima – e della Commissione Juncker poi – ben incarna, volta a far avanzare il ruolo prominente dell’UE quale attore commerciale globale di punta.

La volontà di ripristinare e condurre – in parallelo alle negoziazioni bilaterali – le trattative con l’intero blocco dell’ASEAN rispecchia incontrovertibilmente la tendenza, consolidatasi negli ultimi due decenni, di prediligere la conclusione di accordi commerciali con singoli Paesi, o blocchi di Paesi “like-minded”. Il passo decelerato al quale gli accordi multilaterali hanno proceduto dalla fine degli anni Novanta in poi ha dunque tracciato un’inversione di rotta nel commercio globale, suggerendo un interesse sempre più marcato di molti Stati di considerare i mercati regionali come un importante bacino di espansione per i loro mercati, al di fuori del circuito multilaterale guidato dalla World Trade Organization (WTO). In un tale scenario, l’UE ha riaffermato il suo ruolo di leader incontrastato del commercio, dettando le regole del gioco nelle relazioni economiche con gli Stati partner.

Tra l’UE e l’ASEAN, i legami commerciali interregionali sono quanto mai solidi. “Entrambe le parti sono pronte a sfruttare il momento e a rilanciare le negoziazioni. Questa è un’iniziativa tempestiva e significativa, e dimostra come l’UE e l’ASEAN siano impegnate ad assumere il comando del commercio regionale e globale congiuntamente”, ha dichiarato la Malmström dinanzi ai Ministri dei Paesi Membri dell’ASEAN. Soltanto nel 2016, il flusso bilaterale di beni e servizi ha raggiunto la somma di €208 miliardi, con l’UE che si è confermata la più grande fonte straniera di flussi d’investimenti diretti nell’ASEAN per un totale di €23.3 miliardi. L’ASEAN, inoltre, rappresenta il terzo partner commerciale dell’UE, mentre quello europeo costituisce il secondo più grande mercato con cui l’ASEAN scambia merci e servizi. Le stime di crescita sostenuta che il Sud-Est Asiatico dovrebbe sperimentare nei prossimi anni collocano dunque il blocco delle piccole tigri asiatiche nell’avamposto del commercio globale, ed è di strategica importanza per l’UE facilitare il dialogo tra le due regioni con uno strumento legale che definisca la natura, le modalità e le limitazioni degli scambi futuri. Dopotutto, l’interesse cruciale dell’UE nel consolidare il suo status nel vasto mercato sudest asiatico era già nero su bianco nel 2006, quando la Commissione Europea, nella sua comunicazione “Global Europe: Competing in the World”, identificava l’ASEAN come regione prioritaria attraverso la quale spingere la posizione commerciale traballante dell’UE nell’area.

Attualmente, la struttura dell’accordo di libero scambio che viene profilandosi copre ampiamente diversi settori ove la cooperazione tra i due blocchi potrà essere potenziata. In particolar modo, oltre ad una progressiva liberalizzazione di tutti i beni e servizi, i partecipanti all’AEM hanno deciso di espandere la portata delle negoziazioni sino a regolare gli appalti pubblici, il commercio elettronico, la modernizzazione di formalità e procedure doganali, e la protezione e risoluzione di possibili controversie nel campo degli investimenti. L’impianto dell’accordo consente anche di armonizzare regulatory frameworks, standard e procedure per la valutazione di conformità al fine di creare un ambiente più business-friendly per le imprese che devono ottemperare ai loro obblighi normativi.
La connettività tra i due blocchi commerciali, tuttavia, non si sostanzia soltanto attraverso i flussi – seppur preponderanti – degli scambi commerciali. Cominciato nel 1972, il dialogo tra l’UE e l’ASEAN ha gradualmente assunto tinte più politiche, in particolar modo nell’ultimo decennio, prefigurando una maggiore interconnessione nel campo della sicurezza, del clima e della cooperazione allo sviluppo – intesa culminata nella nomina di un ambasciatore dell’UE presso l’ASEAN a Giacarta nel settembre 2015.

Proprio nel 2015, la Commissione Europea e l’Alto Rappresentante dell’Unione per la Politica Estera e di Sicurezza Comune Federica Mogherini hanno adottato la comunicazione “The EU and ASEAN: a Partnership with a Strategic Purpose” nella quale venivano delineate le nuove forme d’intervento volte a rafforzare la partnership politico-economica tra le due regioni negli anni a venire. Le proposte avanzate includono misure concrete finalizzate a contrastare il cambiamento climatico, un ampio pacchetto d’inedite iniziative nel campo della sicurezza non tradizionale (sicurezza marittima, disaster management e crimine transnazionale) ed un rinnovato impegno dell’UE nella mobilitazione di supporto finanziario e conoscenza tecnica a beneficio dell’integrazione regionale dell’ASEAN. Non manca un ampio riferimento alla protezione dei diritti umani, che rappresenta un persuasivo strumento negoziale dell’UE nelle trattative commerciali bilaterali con i singoli membri dell’ASEAN.
Il robusto supporto dell’UE al processo d’integrazione regionale nel Sud-Est Asiatico – necessario per affrontare le sfide emergenti che trascendono i confini nazionali – è stato riaffermato anche lo scorso marzo a Manila, dove l’AEM ed il Commissario Malmström hanno avallato l’ASEAN-EU Trade and Investment Work Programme for 2017–2018. Un’effettiva implementazione del work programme, nelle intenzioni degli ufficiali dell’UE e dell’ASEAN, sarà dunque il banco di prova che determinerà se le negoziazioni dell’accordo di libero scambio tra i due blocchi commerciali potranno procedere ad un passo più sostenuto. Inter alia, la protezione della proprietà intellettuale e l’eliminazione delle barriere non tariffarie – in particolar modo gli ostacoli procedurali al commercio – saranno tra i primi interventi che gli Stati Membri dell’ASEAN dovranno completare per sedere al tavolo negoziale con maggiore credibilità.

Se l’accordo region-to-region ritroverà nuova linfa vitale, ciò dipenderà in definitiva dalla volontà politica di entrambe le parti. Nonostante abbia auspicato la conclusione dell’accordo con l’ASEAN come obiettivo di medio termine, l’UE è determinata a voler perseguire accordi comprensivi bilaterali con i singoli Stati Membri, facendo uso del suo enorme potere commerciale per applicare la sua “condizionalità” nelle negoziazioni che sta conducendo singolarmente. Lo scacchiere asiatico è di estrema importanza per la politica commerciale dell’UE, ed una serrata penetrazione nel mercato del Sud-Est asiatico è soltanto la componente complementare di un piano stratego più vasto, che consentirà all’Unione di espandere massicciamente la sua presenza nell’Estremo Oriente.

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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