La crisi dei partiti storici, la lezione della Francia e l’occasione del PD.

di Cristiana Alicata.

Paris by Moyan Brenn

Da un po’ di tempo leggo tantissimo.

Piu’ di quanto scrivo. Leggo analisi, leggo tweet, leggo post su facebook. Ho la sindrome dell’angelo del Cielo Sopra Berlino che e’ come mi fanno sentire i social network: ti metti li’ e ascolti il caos di voci. Mi piace moltissimo. Se superi la fase della vanita’, del contarti i like e i retweet, ti accorgi che (per fare la metafora unsocial) invece di offrire la birra a tutti e diventare il mito del Paese raccontando le tue gesta eroiche del giorno, puoi startene seduta in un angolo ad ascoltare i discorsi di tutti e capire un pochino di cose.
Sto cosi’ dal referendum (nel senso che cerco di capire cosa accadra’) e in ogni caso come e’ noto a tutti ho cercato di avere un profilo basso (non sempre mi riesce, ma ci provo) da quando ho un incarico istituzionale e soprattutto da quando lavoro all’estero il che e’ un altro capitolo del libro “studiare”. Non e’ facile farlo, a volte se stai zitto in questo caos, ti sembra di venire dimenticato, sembra sempre che si debba dire qualcosa di estremo, di forte, per restare sull’onda dei like.

Ma fa bene ascoltare. Le elezioni francesi sono qualcosa per cui vale la pena commentare quello che sta accadendo oggi in Francia ma soprattutto in Europa.
Macron andra’ al ballotaggio. Un giovane uomo (lo e’ per la media d’eta’ dei paesi latini, abituati a fidarsi del vecchio buon padre ricco di esperienza) privo di corposa esperienza politica, emancipatosi dal partito tradizionale che lo aveva voluto al governo a fare il ministro, un tipo fuori dagli schemi che ha sposato una donna piu’ vecchia di lui minando il tabu’ del dominio del maschio (per questo forse qualche psicolabile locale di quelli che inseguono l’onda dei socialpanza lo vuole gay a tutti i costi). Su tutti i giornali viene indicato come esponente del centro perche’ Macron non e’ categorizzabile e ha raccolto intorno a se (come una start-up per usare la definizione giornalistica) tutti i francesi che “vogliono cambiare”. Ma Macron non e’ esattamente un esponente di centro come siamo abituati a pensarlo: per esempio rigorosamente cattolico. Si e’ alleato con Bayrou che potrebbe definirsi un democristiano di quelli rimasti a sinistra e ha militato nel Partito Socialista, sostenendo Hollande.

Sono molto d’accordo con chi sostiene che Macron e’ un Renzi che si e’ evitato tre congressi e che arrivera’ (speriamo) alla presidenza senza il cammino di logoramento che ha vissuto Matteo Renzi in questi anni. La differenza tra Macron e Renzi e’ che Macron ha intercettato senza struttura quello che stava accadendo in Francia creando una specie di Partito Democratico a tavolino, Renzi ha provato a prendere la nave del PD dove la fusione calda non era mai avvenuta. Forse e’ stata una follia. Per alcuni Renzi avrebbe dovuto lasciare il PD dopo la sconfitta alle prime primarie, il che avrebbe comportato una sconfitta di Bersani e forse equilibri diversi alla Camera. Forse adesso avremmo una camera in mano a Forza Italia (tra Forza Italia e PD ci fu uno 0,4% di differenza) e larghe intese di centro destra. Nessuno di noi puo’ dirlo. Forse Renzi avrebbe potuto lasciare governare Enrico Letta. Forse adesso avremmo un governo Letta bis o ter, rimpastato un paio di volte, forse non avremmo diviso il paese per fare una riforma costituzionale perche’ solo un folle, da presidente del Consiglio puo’ davvero pensare di fare delle Riforme in questo contesto. Forse per evitare correzioni da penna rossa dall’Europa avremmo avuto anche manovre piu’ pesanti, rincorrendo il salotto europeo invece che il bene del Paese (dove per bene del Paese intendo anche il bene dell’Europa dei cittadini).

Il terremoto ci sarebbe stato lo stesso. Le unioni civili non ci sarebbero state. E nessuno degli ex DS, ex comunisti si sarebbe lamentato. Sai..le larghe intese, Casini, Alfano. E via dicendo. Gli 80 euro non voglio menzionarli. Faccio parte di quelli che non puo’ apprezzarli. Ogni volta che lo dico in contesti dove 80 euro al mese sono tanti, mi prendo quasi una scarpata in faccia. La riforma della scuola non ci sarebbe stata. E forse il PD non avrebbe fatto incazzare gli insegnanti e nemmeno li avrebbe deportati. Semplicemente sarebbero rimasti precari o disoccupati e il PD avrebbe potuto dire loro: e sai, le larghe intese.
Diciamocela tutta. Il Paese senza Renzi al governo sarebbe stato piu’ lineare. Piu’ tranquillo. Senza tutto questo odio che si legge in giro che e’ meglio che vinca Grillo con i suoi fascisti piuttosto che Renzi torni al governo. Il Paese senza Renzi sarebbe stato piu’ uguale a se stesso. Un po’ lento. Un po’ democristiano. Un po’ che le cose ci accadevano sotto il naso e tutti avremmo dato la colpa a Berlusconi che governava oppure a Letta che governicchiava. E noi di sinistra ci saremmo sentiti con il cuore in pace. Il cuore in pace in politica e’ quando e’ colpa di qualcun altro e si puo’ manifestare contro qualcuno o qualcosa tutti insieme. Come si stava bene quando c’era Berlusconi. Diciamoci anche il resto. Matteo Renzi e’ antipatico. Io che lo conosco bene, quando lo vedo in TV gli tirerei una scarpa. E glielo scrivo pure.

In questi anni ha trascurato tantissime cose. Ha fatto una cazzata su Roma (come e’ noto non ho tralasciato di dirglielo) e non importa se questo sta mostrando al mondo la totale inettitudine del M5S. Ha trascurato di curare il partito, ma diciamocela anche tutta. Costruire una casa su un’altra casa non e’ una cosa semplice. Questo ragazzo e’ stato cosi’ folle che dopo avere perso le primarie invece di fondare un partito e affossare Bersani, ha covato il sogno (con quel suo modo insopportabile) di poter continuare a cambiare quella casa. Non sta succedendo in nessuna parte d’Europa. Macron avrebbe potuto contribuire a trasformare il PS in un PD francese. E forse il PS e’ ancora in tempo per offrire a Macron la struttura che “En marche!” non ha. In Olanda la sinistra e’ quasi scomparsa. La Merkel lo ha fatto dal centro in questi anni di “sinistrizzare” la CDU, riducendo la SPD. In Olanda un giovane ragazzo ha creato un partito un po’ verde un po’ cristiano e ha sicuramente cannibalizzato la sinistra olandese. In UK i labur hanno fatto piazza pulita degli innovatori (persino cavalcando la Brexit in una forma di nazionalismo di sinistra che quasi tocca l’estremo opposto) forti del fatto che scalare il partito dall’interno e’ quasi impossibile e si stanno avviando alla piu’ grande sconfitta degli ultimi decenni consegnando il Paese ad una premier apprezzabile solo per l’accento british se si considera che con la Brexit non potra’ fare altro che rivolgersi agli USA di Trump. La verita’ e’ che se ci fermiamo un momento a guardare al nostro Paese il PD continua ad essere la piu’ grande occasione politica europea e la corsa alla creazione di micropartiti a sinistra dopo il referendum e la dichiarazione della Consulta e’ la prova di una irresponsabilita’ macroscopica da parte di chi non riesce piu’ ad interpretare il Paese e l’Europa.

In questa incapacita’, purtroppo, va annoverato il vecchio estabilishment di sinistra che non riesce nemmeno piu’ ad ingaggiare le classi sociali piu’ deboli lasciandole all’astensione o al M5S o alla Lega. Ecco la vera sfida e’ li’ e deve essere una sfida collettiva che rimetta in moto il Paese non in un accrocco di alleanze di cognomi e sigle (come sembra volere Orlando), ma mettendo insieme l’energia positiva del Paese intorno ad un progetto che tenga conto del contesto economico e sociopolitico che stiamo vivendo e che non puo’ essere risolto con ricette anni settanta imputando la crisi e la disoccupazione alle imprese, ma che non puo’ allo stesso tempo prescindere dalla prima vera fondazione di un nuovo welfare e da un progetto di vera formazione continua. Chi vede nel progetto del PD solo il volto di Renzi compie un errore macroscopico che e’ invece il suo piu’ grande pregio (e il rischio piu’ grande che la storia politica di Renzi puo’ correre): avere evitato di costruire qualcosa “fuori”. Avere tentato di trasformare la tradizione in speranza. Nel suo modo maldestro, spaccone e irritante che pero’ ha un contenuto di umanita’ straordinario. Per questo continuo a pensare che il PD debba essere la casa di tutti e che dentro quella casa si debba lavorare per fare convivere i due secoli che sembrano specchiarsi per contraddizione. Di sicuro il prossimo segretario del PD dovra’ fare la pulizia che non e’ ancora stata fatta (questo e’ un mio vecchio pallino) in termini di potentati locali (piccole mafie che imbrigliano il Paese a tutti i livelli) e liberare finalmente la discussione su molti fronti senza generare inutili ed insani scontri ideologici.

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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