Il futuro dell’Europa passa per la Francia

di Federico Di Benedetto.

Flags by Antonio Furno

In queste ultime settimane, le elezioni presidenziali francesi hanno attirato l’attenzione dei mass media e dell’opinione pubblica europea. Infatti, appare piuttosto chiaro che l’esito di questa tornata elettorale potrà causare importanti cambiamenti non solo nel sistema paese Francia, bensì in tutta l’Unione Europea. Molto diversi sono i programmi presentati dai candidati che si sono assicurati il maggiore consenso a questo primo turno: Emmanuel Macron, leader del partito En Marche, che ha ottenuto il 24% delle preferenze rispetto al 21.9% di Marine Le Pen, primo esponente di Front National. Una breve descrizione della situazione politica francese attuale può aiutare a comprendere la portata di queste elezioni. Emmanuel Macron, classe 1977, ha ricoperto la carica di ministro dell’economia con il precedente governo Valls, sotto la presidenza del socialista Hollande, e vanta una lunga carriera nel settore bancario. La sua antagonista, Marine Le Pen, è figlia del politico Jean Marie Le Pen, che nel 1972 fondò il Front National, partito politico di destra impostato sull’esaltazione del nazionalismo francese e con chiare connotazioni populiste ed euroscettiche. Un importante aspetto da sottolineare è che per la prima volta nella storia della quinta repubblica francese, i due candidati che si sfideranno al ballottaggio non appartengono né al partito repubblicano né a quello socialista. Il concorrente di quest’ultima forza politica, Benoit Hamon, ha ottenuto solo il 6% dei voti e ciò sembra indicare la necessità per la sinistra francese ed europea di indirizzarsi verso una stagione di riflessioni e cambiamenti, al fine di riacquisire il necessario vigore politico che le consenta di affrontare l’ascesa dei populismi e di riaffermarsi ai vertici delle più importanti cariche istituzionali.

Di contro, il candidato repubblicano Francois Fillon, ex primo ministro tra il 2007 e il 2012, pur penalizzato dal “Penelope gate”, che ha caratterizzato tutta la sua campagna elettorale, è riuscito comunque ad ottenere una buona percentuale, attestandosi al 19,9 %. Un risultato che tuttavia non gli permetterà di concorrere al ballottaggio. L’ultimo aspirante alla presidenza, Jean Luc Melenchon, del Partito di Sinistra, ma concorrente autonomamente con il movimento La France Insoumise, ha invece ottenuto il 19.3%. Sebbene il distacco in termini percentuali tra i vari candidati, Hamon a parte, non sia notevole, si evince come il binomio tradizionale che ha caratterizzato la politica transalpina degli ultimi decenni si ritrova ad essere messo da parte, se non travolto, dall’emergere di nuove forze che sembrano esprimere con maggiore vigore le loro ricette politico economiche. In altri termini, i risultati di queste elezioni hanno mostrato la difficoltà della politica tradizionale nel dare risposte convincenti alla popolazione rispetto le maggiori sfide che la società francese oggi si trova ad affrontare. Esse riguardano soprattutto l’immigrazione, la minaccia del terrorismo che sta destabilizzando la sicurezza pubblica del paese, senza dimenticare l’economia che, come nel resto del continente europeo, ha sofferto negli ultimi anni il peso della crisi economico e finanziaria.

Queste tematiche sono di certo inscindibili dall’appartenenza all’Unione Europea e le proposte presentate dai due candidati sono molto differenti. Marine Le Pen esprime una visione impostata sulla centralità dello Stato. A suo modo di vedere, la Francia deve tornare in possesso della propria sovranità e ciò contrasta con l’idea di una maggiore integrazione. La candidata del Front National ha affermato nell’ultimo dibattito pubblico di voler fermare l’immigrazione (non solo quella illegale) e ha asserito la volontà d’indire un referendum sull’appartenenza all’UE, poiché uscire da quest’ultima garantirebbe al paese una piena indipendenza territoriale, legislativa, economica e monetaria. In ottica internazionale, Marine Le Pen ha anche sottolineato la volontà di abbandonare il comando militare integrato della NATO, affinché la Francia non sia vincolata ad operazioni militari ad essa non convenienti. Completamente opposto è il pensiero di Emmanuel Macron, che può essere espresso con parole da lui usate durante la compagna elettorale: “L’Europe nous rend plus grands. L’Europe nous fait plus forts”. Egli vuole rilanciare l’integrazione europea ed intende farlo attraverso un rinnovato sforzo nella protezione delle frontiere dall’immigrazione illegale e con la creazione di un Fondo europeo della difesa, abilitato al finanziamento di equipaggiamenti militari europei, cosi come con l’istituzione di un Consiglio di sicurezza europeo che riunisca le capacità militari e diplomatiche dei paesi europei.

Circa la sfera economica, Macron suggerisce l’idea di un budget per l’eurozona che possa facilitare investimenti futuri e assicurare assistenza finanziaria d’urgenza. Ma la proposta più importante risulta essere la creazione di un ministro dell’economia e delle finanze della zona euro, la cui responsabilità sarà quella di gestire il budget della medesima area ed il cui operato dovrà svolgersi sotto il controllo di un Parlamento dei paesi che condividono la moneta europea. Per queste ragioni, l’elezione di Macron costituirebbe una boccata d’ossigeno per il futuro dell’Europa. Inoltre, che le elezioni francesi e il futuro dell’Europa siano legati tra loro è testimoniato anche dall’attenzione che i mercati hanno posto su questa tornata elettorale. Il successo di Macron al primo turno e le previsioni in suo favore per il ballottaggio hanno portato l’euro a rafforzarsi sul dollaro (con parità 1 euro 1,087 dollaro) e lo yen (rapporto 1 euro 119 yen). Lo scorso 24 aprile, le principali borse europee, compresa Piazza Affari, hanno chiuso in forte attivo (proprio Milano a + 4.77%, Parigi + 4.14% e + Londra 2.1%) e lo spread, il differenziale di punti tra Btp e Bund tedeschi, è diminuito. Segnali che vanno colti per capire la credibilità che i mercati attribuiscono al candidato di En Marche quale prossimo leader della Repubblica Francese. Soprattutto in una stagione politica caratterizzata dall’incertezza della Brexit e dall’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. Per questo motivo, non va assolutamente sottovalutata la portata e l’importanza del cambiamento che potrebbe essere impressa da Emmanuel Macron sia in Francia e che in Europa. Perciò, i cittadini francesi sono ora chiamati ad un atto di responsabilità non solo verso il governo del loro paese e ma soprattutto nei confronti dell’Unione Europea.

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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