Bullismo: rito di iniziazione collettiva in una societa’ ripiegata sul presente

Silvia Grossi.

Bully by Thomas Ricker

Bully by Thomas Ricker

Crescere i giovani secondo una certa cultura e tradizione è da sempre il modo che la società ha di perpetuare il suo stesso rinnovamento ma anche il ricalibramento della sua forza vitale a seconda delle dinamiche che ogni società è chiamata a vivere nel proprio tempo e nel proprio contesto.
E’ dunque l’occasione per sostenerne il senso e i valori della società stessa, insegnati alle giovani generazioni attraverso rituali di passaggio collettivi.
Ed è proprio la scomparsa dei riti di passaggio ad aver creato, nella società attuale, una frattura tra generazioni.
Così, mentre la spaccatura generazionale cresce, la paura di superarla aumenta e la gioventù può perdersi in comportamenti violenti o cadere nell’incertezza e nell’apatia. Mentre la generazione adulta resta imbrigliata in atteggiamenti di rifiuto e di negligenza, ignorando in maniera molto pericolosa la confusione e le difficoltà della gioventù.

Atti quali il desiderio di prevaricare, di sopraffare, di esercitare una violenza sovversiva delle regole diventano proprio significativi di quella ricerca di identità che rimane vittima delle stesse contraddizioni che l’hanno generata.
Ma quali contraddizioni esattamente? Quelle che sorgono dall’incapacità della società attuale di progettare il proprio futuro attraverso i giovani.
E’ in quest’ottica che va inquadrato, antropologicamente, il fenomeno del bullismo.
Oggi, che tutto basiamo sul “qui e ora”, con una scarsa capacità di pensare il “dopo” e saperlo trasmettere alle nuove generazioni, ciò che per un antropologo autorevole come Van Gennep erano le fasi di iniziazione, sono per noi gli atti violenti del bullismo, del tutto privi, da parte degli attori che li compiono, del riconoscimento di ruoli, contesti, organizzazioni.

Individuo e società vivono un’epoca di fissazione sul presente e, di conseguenza, molto esigue diventano le possibilità di legare l’esperienza alla memoria storica e la consapevolezza ad una proiezione in avanti.
E’, quindi, inutile la costruzione di ruoli identitari consapevoli e responsabili.
Se tutto si consuma sul presente, niente può essere capitalizzato per il futuro. Tantomeno i valori etici.
Le fasi previste da Van Gennep per i riti di iniziazione si possono, a questo punto, rileggere nella sindrome che caratterizza il bullismo e reinterpretare in questo modo:
• “Azione di separazione” nella quale un soggetto compie una plateale e grave azione lesiva verso
gli altri, ad esempio in un contesto scolastico. Contesto che non è fondamentale, ma solo uno spazio dove ricercare e trovare la vittima sacrificale attraverso la quale ribadire la sovversione di ogni regola sociale. La scuola, per il bullo, equivale ad un non-luogo, privo di contenuto e valori ma esclusivamente simile ad un palcoscenico dal quale mettere in scena la propria ribellione ad un sistema, qualunque esso sia. E allo stesso tempo è la fase di costruzione di un sistema proprio, fatto su misura, in cui il soggetto si crea un gruppo di appartenenza stabile nel quale essere leader.
• “Azione di margine”, nella quale il soggetto viene allontanato dal non-luogo nel quale opera e isolato, per permettere la ricostruzione della sua identità in vista della sua reimmissione nella società. Fase, questa, come per i riti di iniziazione, più delicata e più importante, perché è anche la fase della certificazione di una immagine sociale per il soggetto-bullo. E’ la fase sia dell’etichettamento che tanto era stato ricercato, di bullo ribelle sociale, e allo stesso tempo è la fase fondamentale per la riabilitazione nella comunità.
• “Azione di aggregazione” nella quale il soggetto viene spesso reinserito, nella migliore delle ipotesi, in un contesto similare al precedente, ma nel quale lui si inserisce come soggetto profondamente cambiato. Nella nuova scuola la sua identità anticiperà il suo ingresso effettivo.
Ma con quali pregiudizi, precomprensioni e stereotipi? E come verranno, questi stessi, vissuti dal soggetto?
Il rischio, evidente a tutti, è di un continuo ritorno al punto di partenza.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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