Trattamento di fine vita: dalle inadempienze del legislatore ai retaggi culturali

di Emanuele Grillo.

Riceviamo e pubblichiamo questo articolo sul dibattito fine vita. iMille sono aperti a repliche e ad altri contributi sul tema. 

Recentemente, in Italia, è tornato in auge il dibattito sul trattamento di fine vita. Per spiacevoli motivi, purtroppo. La morte di Fabiano Antoniani (19772017), per tutti Dj Fabo, ha difatti scosso gli animi dell’opinione pubblica, del mondo politico, della curia e degli operatori del diritto. Un crocevia di riflessioni impervie e bizantinismi, ove l’emotività svolge il ruolo di vera protagonista. È nostro compito, quindi, provare ad imboccare un sentiero che ci conduca sapientemente ad un’analisi quantomai devota, ad una verità maieutica che sappia munirci di quegli strumenti indispensabili per coloro che intendono provare a discernere umilmente tra il laico e il dogmatico. Per tale motivo, occorre focalizzare l’attenzione sulle differenze che intercorrono tra l’eutanasia, il suicidio assistito e il testamento biologico.

  • EUTANASIA

Com’è possibile apprendere dai libri o più semplicemente consultando internet – tra cui l’asciutto ma esaustivo articolo redatto da TPI – l’eutanasia (dal greco εὐ– ossia beneθάνατος ovvero morte, quindi buona morte) si divide in attiva diretta e indirettapassivavolontaria e non volontariainvolontaria.

  • Attiva diretta/indiretta→ Porre fine alla vita del paziente (consenziente) la cui situazione clinica non evidenzia alcuna possibilità di guarigione/miglioramento né di proseguire dignitosamente la propria esistenza. Viene utilizzata una somministrazione letale di farmaci / b. Porre fine alla vita del paziente (consenziente) per via secondaria, con l’impiego di farmaci che limitano le sue sofferenze ma ne riducono il tempo di soggiorno terreno.
  • Passiva→ Porre fine alla vita del paziente (consenziente o non consenziente) con la sospensione dei farmaci e l’interruzione o omissione dei trattamenti necessari per la sua esistenza.
  • Volontaria/non volontaria→ Porre fine alla vita del paziente seguendo la richiesta esplicita del soggetto, capace di intendere e di volere, o tramite la dichiarazione anticipata di trattamento / b. Porre fine alla vita del paziente seguendo la richiesta di un soggetto terzo.
  • Involontaria→ Porre fine alla vita del paziente contro la sua volontà.

Quattro casi, non poco articolati: la situazione volontaria coincide con quella attiva, mentre la circostanza passiva può riguardare anche dei contesti di non volontarietà. Nel nostro Paese, l’eutanasia (così come il suicidio assistito) è un reato ai sensi degli artt. 575579580 e 593 del Codice Penale. Ciò è dovuto al fatto che il termine eutanasia non viene contemplato, ritenendo i casi di volontarietà – quindi con atto medico – un mero omicidio. Ciononostante l’art. 32 della Costituzione, al secondo comma, è molto chiaro: «[…] Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». Il che scagiona l’eutanasia passiva nei casi in cui il paziente esprima chiaramente la sua volontà di non proseguire ulteriormente.

Fu il caso di Piergiorgio Welby (19452006), gravemente ammalato e in maniera irreversibile, la cui lotta contro l’accanimento terapeutico – sostenuta dal Partito Radicale  comportò un’estenuante querelle sotto il profilo giuridicoetico e religioso a livello nazionale e persino d’Oltralpe. Dopo la sua scomparsa a causa di una distrofia muscolare in forma progressiva, il 23 Luglio del 2007 il GUP della capitale prosciolse definitivamente il dottor Mario Riccio – il quale dichiarò, in precedenza, di aver aiutato Welby a porre fine alla sua vita – ordinando il non luogo a procedere. Più intricata, invece, è la triste vicenda che riguardò Eluana Englaro (19702009): costretta a vivere per diciassette anni in stato vegetativo, spirò per morte naturale sopraggiunta a seguito dell’interruzione della nutrizione artificiale. La richiesta di fine vita fu avanzata dalla sua famiglia – una situazione di non volontarietà – che si risolse dopo anni di interminabili iter giudiziari e ricostruzioni della sua volontà antecedente mediante alcune testimonianze. Dal 1999 fino all’accoglimento dell’istanza, il padre Beppino chiese più e più volte alla magistratura italiana la sospensione delle terapie e dell’alimentazione artificiale a cui era sottoposta la figlia. Tale circostanza, oltre che rappresentare un ulteriore caso mediatico, palesò infine l’impellente urgenza di un’introduzione del bio-testamento in Italia.

  • SUICIDIO ASSISTITO

Il suicidio assistito si differenzia dall’eutanasia per il semplice motivo che l’atto finale di togliersi la vita ricade interamente nel paziente, che si somministra autonomamente le sostanze necessarie e in modo del tutto volontario. I terzi si occupano invece di assistere il soggetto per gli altri aspetti come il ricovero, la preparazione delle sostanze e tutte le attività connesse alla fase post mortem. Nel nostro Paese, come ribadito in precedenza, il suicidio assistito viene perseguito penalmente ed è il caso che in queste ore riguarda Marco Cappato, politico milanese militante nel PR nonché promotore di Eutanasia Legale ed esponente dell’Associazione Luca Coscioni, costituitosi presso gli organi competenti una volta rientrato dalla Svizzera per stare vicino a Fabiano nel suo ultimo viaggio e i cui sviluppi saranno noti soltanto in futuro.

  • TESTAMENTO BIOLOGICO

La dichiarazione anticipata di trattamento, meglio nota come testamento biologico/di vita o living will, riguarda l’espressione della volontà del testatore – fornita in condizioni di lucidità mentale – sui trattamenti e le terapie a cui intende sottoporsi qualora si trovasse in condizioni che lo rendano incapace di esprimere il proprio diritto di acconsentire o meno. In Parlamento l’Atto Camera n. 3970 XVII Legislatura, conosciuto ai più come ddl Lenzi e composto da cinque articoli, attualmente si trova in corso di esame in Commissione, dopo tre rinvii (l’ultimo lo scorso 27 Febbraio) da inizio 2017. Una quasi-legge ormai pronta che, secondo una recente indagine condotta da SWG, è attesa da ben il 77% degli italiani.

  • DALL’INCAPACITÀ POLITICA ALL’ESTREMISMO RELIGIOSO

Dopo aver brevemente sciorinato i tre punti capisaldi, ottenendo qualche informazione in più, possiamo provare ad incamminarci in quel tortuoso sentiero. Non approfondiremo i commenti  di Mario Adinolfi o Francesca Immacolata Chaouqui: non meritano la nostra attenzione. Se il resto del mondo – chi più, chi meno – sembra essersi adoperato in tal senso, provando a ritoccare il proprio quadro normativo, l’Italia è ferma al palo. Come spesso capita al nostro Paese, quando viene tirato in ballo il tema dei diritti. Da uno Stato di diritto si esige ben altronon è più il tempo dei chiacchiericci né degli slogan sulla vita dei malati e dei loro cari. È giunto il momento di normalizzarci, di far adempiere il legislatore alle sue reali funzioni: concretizzare ciò che è meglio per ciascuno di noi. Scacciando via tutto ciò che appare superfluo, invadente, oppressivo, mortificante.

Legalizzare l’eutanasia o introdurre il bio-testamento non rientrano nel campo dell’eugenetica selvaggia, così come non sono eresie da condannare al rogo. Non si tratta di una presunzione umana nel voler sviare il disegno divino visto e considerato che, tra l’altro, senza il progresso nel campo medico-scientifico e tecnologico di cui oggi disponiamo molti pazienti sarebbero morti già da tempo. Così come un essere umano non può (e non deve) soffrire per negligenza politica, lo stesso vale per i teologismi, nel nome e nel rispetto di una vita che non lo è più. Nessuno può essere costretto da nessuno: il libero arbitrio è il dono più grande che l’essere umano possiede. Il mio è un appello rivolto a tutto il mondo cattolico, alla Chiesa, i cui meriti e demeriti sono racchiusi nella sua storia millenaria: non siate estremisti, ma soprattutto non ostacolate il progresso, sempre e comunque. L’aborto, l’eutanasia, il suicidio assistito, il testamento biologico e l’omosessualità: è giunto il tempo che anche voi rivediate le vostre posizioni, ancora una volta, per non diventare anacronistici. Così come avete fatto sulla teorie di Niccolò CopernicoGalileo Galilei e in molte altre circostanze.  «Historia magistra vitae».

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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