L’uso dei pronomi Io e Noi in politica e al Lingotto

di Alessandro Confetti.

Empathy map by visulapun_ch

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Sono stato al Lingotto, lo ammetto. Non ci volevo andare, poi sono stato invitato a partecipare e, alla fine, ne sono uscito convinto che questa sia proprio la mozione che più sento vicina a quello che penso e credo.
Vedo, senza sorprese, che alcuni miei amici su Facebook si sono già scatenati tra entusiasti e detrattori, ognuno brandendo frasi o pronomi come prova schiacciante delle proprie posizioni.

Io invece, giusto per riflettere e non tanto per convincere qualcuno, vorrei concentrarmi su tutta questa storia dell’uso dei pronomi io e noi, che smuovono nel profondo e in maniera diversa le persone.
Da “bilingue” quale sono (famiglia comunista, ma allevato nelle scuole cattoliche) è sempre interessante per me vedere come dentro e fuori il partito ci siano reazioni solo apparentemente istintive, ma in realtà ben ancorate alla propria tradizione di provenienza.
Parlare di io suscita ai “compagni” irritazione e una serie di paure, ben scritte e descritte sia dalla storia del Novecento che nella filosofia marxista prima e comunista poi. Se per Marx l’individuo doveva riprendere il proprio destino nelle proprie mani, il fine ultimo rimaneva la costruzione di un futuro migliore e di una nuova società, obiettivo così importante per il quale era possibile anche sacrificare le aspirazioni personali e a volte la vita (anche se non si era poi proprio d’accordo…). Il noi risulta quindi più importante dell’io, Il noi ci distingue dall’individualismo capitalista e dalle dittature, sempre che non siano del popolo. Una parola aleggia sempre quando si vuole additare una deriva di gestione non democratica: il personalismo.

La cosa curiosa è che in ambito filosofico, di matrice cattolica ma non solo, il personalismo è una vera e propria corrente filosofica sviluppatasi in Francia verso gli anni ‘30 del secolo scorso, proprio con l’obiettivo di rimettere al centro la persona libera come valore assoluto, in contrapposizione sia all’individualismo sia ai totalitarismi (lo confesso, ho letto diversi libri di Maritain da giovane, arrivando quasi a essere un filosofo neo-tomista, anche se un po’ eretico…). Insomma, in ambito “cattolico”, dire io non significa essere degli individualisti, ma riconoscere in ogni persona un “unicum”, un valore di per sé, un’importantissima goccia nel mare dell’umanità, senza contare il progetto “personale” di Dio su ciascuno di noi.
Ecco quindi perché, quando si usa il noi, gli “amici” cattolici saltano sulla sedia, quasi con un riflesso pavloviano, al pensiero dei collettivi sovietici e di una società in cui la comunità è sempre più importante del singolo. Anche qui però c’è un equivoco di fondo: al di là delle storture totalitariste, in ambito marxista la comunità, il collettivo, la società sono solo forme di difesa (insieme siamo più forti) da forze che apparivano, e in parte appaiono ancora, troppo grandi perché l’individuo, da solo e senza più l’aiuto di Dio, possa farvi fronte.

Con il suo intervento al Lingotto, Luigi Berlinguer ci ha invitato a inventare categorie nuove, perché non si può continuare a leggere il presente con le lenti del passato (per parafrasare un po’ Marx). Io credo che oggi la centralità e il rispetto della persona, unita al senso di appartenenza e di impegno all’interno delle comunità, possa essere la nuova matrice all’interno della quale fondere il meglio delle due anime di questo partito, e questo è sicuramente l’impegno della mozione a sostegno di Matteo Renzi.

Ovviamente, tutto questo parlare di io/noi implica anche alcune conseguenze politiche: la prima è tutta interna alla mozione e verte su chi debba gestire e come sia la fase congressuale sia quella seguente, mentre la seconda riguarda gli altri candidati al congresso ed è legata al rischio temuto di non avere voce in capitolo dopo, se Renzi dovesse vincere per la seconda volta il congresso. Queste sono però normali tattiche e strategie politiche interne, dove si dà un peso alle parole a volte in maniera incomprensibile all’esterno.

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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