Roma, il mestiere da riconquistare: essere Capitale, moderna ed europea

di Estella Marino.

 Roma by Moyan Brenn

Roma by Moyan Brenn

Scrivere oggi sulla qualità del governo della città della giunta Raggi e dell’amministrazione targata cinque stelle potrebbe fare l’effetto di sparare su un’ambulanza in strada da sei mesi. In realtà più che un’ambulanza forse è un carro travestito da ambulanza: di certo non un carro armato, molto più probabilmente un carro per spettacoli ambulanti.
Anche se sinceramente è difficile sottrarsi oggi alla necessità di rimarcare i limiti di questa amministrazione e di chi per tre anni quando era all’opposizione ha fatto la morale a tutti gli altri; perché nessuno di loro infatti ha dimostrato di avere l’umiltà e l’intelligenza per comprendere, oltre la polemichetta quotidiana di quegli anni con la foto della buca o del cassonetto stracolmo, la complessità di questa città che – con gli strumenti di un semplice comune – si trova a dover gestire un bilancio maggiore del bilancio di alcuni ministeri, ed un numero di dipendenti da far impallidire una grande multinazionale (una complessità che richiede anche tempo, un esempio: per fare una gara di appalto sopra soglia europea ci vogliono tempi minimi di legge di almeno 6 mesi – e per le dimensioni di Roma anche un unico, semplice, sfalcio del prato dei suoi 4500 ettari di verde pubblico è una gara sopra soglia europea).

Al fenomeno della banalizzazione, corresponsabile una comunicazione sempre più istantanea e sincopata, abbiamo forse aderito un po’ tutti, perché uno slogan banale “arriva” mentre una spiegazione della realtà complessa no. Il problema è che ora molti si sono convinti e illusi che per risolvere un problema basti uno schiocco di dita (o un post su facebook) così, quando la soluzione non arriva allora si è “ladri, corrotti, casta”: invece è bene ricordare che molta criminalità organizzata risolveva molto bene e alla sua maniera i problemi ed è pronta a rifarlo in ogni momento.
Ecco, il m5s (e non solo loro) non riconosce la complessità della realtà ma si concentra sullo scontro politico-populisitco fine a se stesso, per cui se le cose non vanno è sempre e solo colpa degli altri; con questo approccio sono saliti su un transatlantico pensando di governare una barchetta, per poi andare inevitabilmente a sbattere poco dopo contro l’iceberg della realtà.

Noi invece (intendendo per noi il campo largo del centrosinistra), al netto dei nostri tanti errori dobbiamo avere la lucidità di riconoscere che Roma sta affrontando una vera e profonda crisi di sistema per cui non basta la risoluzione estemporanea di qualche problema. Nel mio post precedente individuavo i primi tre nodi ai quali bisogna, da sinistra, provare a dare degli orizzonti: la crisi economica della città, la crisi di rappresentanza e della macchina amministrativa con la necessità di una nuova architettura istituzionale, la crisi delle classi dirigenti.
A questi tre nodi si aggiunge con sempre più forza la crisi del racconto della città stessa (una vera crisi culturale) che emerge nel proporre e produrre sempre e solo un racconto negativo, cupo, melmoso, che ingloba e sommerge tutto e tutti, togliendo ossigeno anche alle tante realtà positive che potrebbero essere innesco di tante storie di riscatto.
Eppure la città e le sue forze positive, sotterranee, reattive sono bellissime, possibile che pochi le vedano, le raccontino, le facciano diventare passione propulsiva e, perché no, pensiero politico e azione?

Allora proviamo a dare un orizzonte verso cui allineare le soluzioni di questi quattro nodi: qual è la vocazione di una città come Roma, sulla quale determinare anche un possibile sviluppo economico?
Inutile cercare lontano, la vocazione di ciascuno in fondo è quello che si ha nel dna, che indubbiamente per Roma è quello di essere Capitale. E’ un dato di fatto, da oltre qualche migliaio di anni, pause incluse, nel bene e nel male. La sfida oggi è quella di diventare una capitale moderna che, nella competizione globale delle città, si traduce in una sfida culturale ed economica.
Gli asset positivi di Roma li conosciamo, sono il patrimonio storico-archeologico, un immaginario storico evocativo che si respira dentro e nei tanti siti fuori le mura, la posizione baricentrica nel Mediterraneo, un clima invidiabile (cambiamenti climatici permettendo), l’essere il fulcro di due Stati (quello Italiano e quello Vaticano) e sede di innumerevoli organizzazioni europee ed internazionali, di numerosissime università di livello internazione e di centri di ricerca; conservare un paesaggio che si dipana fino a quello agricolo (è anche uno dei più grandi comuni agricoli europei), al mare e alle montagne, e avere di fatto una cultura tendenzialmente accogliente.

Ma nella competizione globale delle città oggi non basta, bisogna essere presenti nella rete delle grandi città e metropoli in un confronto/competizione su quella che viene definita l’Agenda Urbana; è necessario porsi come Capitale in grado di ragionare assieme alle altre sui grandi temi che investono la contemporaneità e che spesso emergono in modo maggiormente critico o positivo proprio nei grandi agglomerati urbani: lo sviluppo sostenibile, i cambiamenti climatici, la lotta agli sprechi e ai consumi di risorse, la ricerca scientifica avanzata, i grandi temi della povertà e sociali, la questione dell’accoglienza, dei migranti, dei transitanti, dove non può che essere la capitale del paese a dare l’esempio, anche perché dati i numeri in gioco è proprio nelle città che si concentrano tali fenomeni. E per questo obiettivo serve che la città si senta Capitale, tutta, anche se è difficile – in ogni capitale esistono quartieri centrali e periferici, geografici o sociali – serve che questo processo coinvolga tutti.

E’ necessario che non ci sia una distanza tale da far sentire solo i quartieri centrali pienamente dentro una sfida globale e capitale, di cui se ne colgono le opportunità, sociali, culturali, lavorative. Senza appiattire tutta la città su modelli di sviluppo omologati, ma facendo emergere le potenzialità locali. Serve far comprendere ad esempio che se si lavora sulla Resilienza – la capacità delle città di resistere agli shock e agli stress – come stavamo facendo noi della giunta Marino grazie al programma 100ResilientCities, sicuramente non si sta “rattoppando” una buca, ma probabilmente fra dieci anni eviteremo qualche disastro cittadino e avremo qualche allagamento in meno perché la città ha imparato e si è strutturata per affrontare tali evenienze. Serve far capire che la questione della corretta erogazione di servizi pubblici di qualità posta correttamente non significa risolvere il problema del singolo cittadino attraverso qualche scorciatoia (e nemmeno funzionare da centro di collocamento o ammortizzatore sociale implicito), ma strutturare uffici ed aziende pubbliche affinché l’efficienza e l’efficacia dei servizi siano il primo obiettivo e permetta di far crescere aziende sane e solide.

Serve accogliere e coltivare una classe dirigente nei settori delle sue vocazioni (ricerca, impresa, categorie sociali ed economiche, politica, accademia) che sappia affrontare le sfide internazionali e costruire un’architettura istituzionale in cui sia chiaro e definito ruolo, compiti e funzioni di ogni livello di governo. Servono infrastrutture materiali e immateriali moderne, efficienti ed in continua evoluzione;
Serve inoltre una comunità riconosciuta e che si riconosca, servono reti di persone, che tengano insieme la città su obiettivi collettivi di miglioramento della qualità della vita, una comunità aperta, plurale, inclusiva, come diversamente non può essere in una metropoli multietnica come Roma, nella quale però i problemi delle fasce più deboli debbano essere affrontati prima che diventino conflitto sociale tra gli ultimi.
Quali sono le forze politiche in grado oggi di affrontare questa sfida? Di certo non la destra romana, o il M5S che sta dimostrando di affidare le sue scelte più importanti al caso, portando al governo della città “un ceto politico dirigente impreparato frutto di scelte approssimative e non meritocratiche” dando una ben scarna prova di destrezza. E noi? Noi del centrosinistra siamo in grado di accogliere e guidare questa sfida per Roma ?

PS: in questi mesi abbiamo organizzato degli appuntamenti mensili con aperitivo annesso per far emergere le energie positive della città, aiutarle a mettersi in rete e a restituire un racconto diverso di Roma, oggi sono diventati una pagina fb e un sito www.spazioxroma.it. Stamattina Marco Simoni sul Messaggero racconta come è nata http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/marco_simoni-2252042.html .Una piccola goccia per provare a ripartire.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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