Palme e banane gonfiabili a Palazzo Marino. E la minoranza parla di “stupro” in piazza.

di Silvia Grossi.

Palm by Lois Elling

Palm by Lois Elling

Il consiglio comunale bloccato da Lega e Forza Italia che non accettano la nuova oasi in Piazza Duomo sponsorizzata dalla catena Starbucks e agitano in aula banane e palmette gonfiabili, avrebbe un che di deja vu se la protesta dei consiglieri di opposizione non utilizzasse una terminologia sessista e violenta.
“Ma è possibile che la piazza più importante della nostra città sia stata oggetto di uno scempio, uno stupro architettonico ed estetico del genere?», ha chiesto la minoranza consiliare nel suo intervento in aula.
“Stupro”. Fermiamoci qui, che è già sufficiente. Parlare di stupro significa non soltanto riferirsi ad uno scontro di civiltà con le comunità straniere che abitano Milano e che vengono stereotipate nell’immaginario di un’oasi di banane, palme ed ibiscus di cui sarebbero la rappresentazione forzata.
Le banane evocano i Paesi africani, le palme evocano le oasi berbere, gli ibiscus sono il simbolo della bellezza orientale.

Un “no” alle aiuole che stanno sorgendo di fronte al Duomo che è già un’occasione per dire “no” alle identità straniere presenti in città, dunque. E fin qui, nulla di nuovo sotto il sole del centrodestra e della Lega. Anzi.
Ma si va oltre, si parla di “stupro” e si utilizza l’aula consiliare di Milano per farlo, accendendo i riflettori su una parola che evoca violenza in profondità e odio oltremisura. E che, nella stessa frase, rimanda l’idea della palma con l’idea razzista di straniero e a sua volta l’idea di straniero con l’idea di insicurezza e di pericolo. E lo si fa passando attraverso un immaginario di vulnerabilità femminile, utilizzando la donna (le donne, tutte) e la narrazione sulla violenza femminile che, invece di essere raccontata a fini educativi e culturali (no alla violenza sulle donne, agli stupri, all’aggressività maschile che i casi di cronaca ci pongono quotidianamente), viene a sua volta “stuprata” nell’utilizzo becero e sessista che ne viene fatto a scopi politici strumentali.

Nulla, nella messinscena di oggi pomeriggio a Palazzo Marino può dunque essere letto con la lente prospettica dell’estetica, dell’architettura e della progettazione ambientale, attraverso le quali si può discutere se sia consono, bello, utile piantare o meno palme, banani ed ibiscus nelle aiuole di fronte al Duomo e farsele sponsorizzare da una delle catene commerciali simbolo della globalizzazione.
Ma tutto può essere letto, nella messinscena di oggi, come diseducativo, allusivo, volgare e sessista, al solo scopo di catturare l’attenzione di un bacino elettorale che volontariamente si vuol tenere al ribasso culturale e che necessariamente si vuole plagiare su canoni populisti: quelli della violenza, dell’insicurezza e della paura dello straniero.

Peccato vedere un simile decadimento culturale. Ma ancor più peccato che ci fosse una donna ad agitare banane gonfiabili e ad annuire quando, ad arte, veniva utilizzata la parola “stupro”.
Una parola non scelta a caso, infatti, badate bene. Perché se così fosse, se volessimo ipotizzare che sia stata scelta a casaccio, nella foga del momento, sarebbe pure peggio.
Noi siamo culturalmente composti dalle parole e dal linguaggio che utilizziamo. E se si utilizza “stupro” in maniera leggera, allora, davvero, è tutto dire sulla mancanza di attenzione ai temi sociali.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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