Il genitore sufficientemente buono

di Emido Picariello.

Giochi in Piazza Gambacorti by Eric Perrone

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Tutte le volte che mi verrebbe, per pigrizia o narcisismo, di essere troppo indulgente con i miei figli, mi viene in mente quel ragazzo di vent’anni, bocciato diverse volte, molto maleducato, che ho sentito bestemmiare in presenza della madre, la quale gli aveva chiesto soltanto di prendergli un foglio di carta che lo riguardava. Il ragazzo era un utilizzatore abituale di hashish e marjuana. Non so che fine abbia fatto il ragazzo, casomai è il dirigente di una multinazionale, oppure non è neanche riuscito a diplomarsi. Naturalmente è del tutto irrilevante, come ogni storia aneddotica, perché non rappresenta ciò che accade, ma ciò che ci sembra.

Però c’è un problema su come stiamo crescendo i nostri figli, un problema che li sta rendendo spaesati: ci stiamo troppo preoccupando di piacere loro, e questo è un male. Quando mia figlia dice “papà sei cattivo” mi arriva una vera e propria coltellata al cuore. Ma io non devo essere buono, devo essere amorevole, non devo essere buono devo essere autorevole. No, non autoritario, ma sì, autorevole. Non posso dire di “no” e poi cambiare idea. Ci penso sempre due o tre volte prima di rispondere quando mi chiede qualcosa, perché se ho detto “no”, non posso più cambiare la mia risposta, è spaesante per i miei figli. Anche se in un secondo momento mi rendo conto che potevo avere torto, che avrei potuto dire di sì. Il punto è che i bambini hanno bisogno di genitori che siano dei punti di riferimento. Gli amici li possono benissimo trovare da un’altra parte. Sì, no e ciao, sono le parole più importanti.

Tutte le volte che cedo a un capriccio, non lo sto facendo per i miei figli, lo sto facendo per me. Per assecondare il mio narcisismo – non sopporto che mi vedano come un “cattivo” – o per pigrizia – mantenere il punto può essere molto faticoso. Non so se in adolescenza i miei figli si faranno le canne o bestemmieranno, certo è che io ho fatto entrambe le cose. Di una cosa sono sicurissimo: non lo faranno mai davanti a me, e io non lo saprò mai. E se dovessi saperlo e se dovessi ritenere che abbiano un problema con le droghe leggere, non potrei mai e poi mai delegare la soluzione di questo problema a nessun altro, neppure alla Guardia di Finanza.

Sono molto contrario al proibizionismo, credo che le droghe leggere vadano rapidamente depenalizzate, per sottrarre il mercato alla malavita, per tenerle sotto controllo e perché non sono affatto più pericolose del legalissimo alcool. Ma scusate se non mi unisco al coro che vede in ogni evento di cronaca un motivo per confermare una posizione che già aveva prima. Non ho bisogno di aneddoti sostenere che le droghe leggere vadano legalizzate, ne sono già abbondantemente convinto e per motivi razionali, non emotivi.

Io sono il genitore, io ho il compito di far rispettare le regole – che io ho stabilito – anche se mia figlia mi dice che “sono cattivo”. Io e mia moglie, certo. Questo è il mio coraggio quotidiano, di sapere che i miei figli mi vogliono bene, di dire loro spesso che gliene voglio, e al contempo di costituire per loro il muro sul quale possono poggiare la formazione del loro carattere. Non ci crederete, ma ci vuole più coraggio per affrontare i propri figli che ad aggirarli, ci vuole più coraggio per prendersi cura, per occuparsi che per preoccuparsi. No, non voglio essere buono, al massimo sufficientemente buono. Ma soprattutto voglio che i miei “sì” e i miei “no” diano ai miei figli gli strumenti che serviranno loro per il giorno che saranno grandi e mi potranno dire “ciao”.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

1 Commento

  1. Franka

    I agree

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