Ornella Darova, Vincitrice del Premio Jo Cox per Studi sull’Europa

di Ornella Darova.

darova1

iMille pubblicheranno fino al 19 gennaio le biografie e riassunti di tesi della vincitrice e delle quattro menzioni speciali del Premio di Laurea Helen Joanne “Jo” Cox per Studi sull’Europa. Oggi e’ la volta della vincitrice del Premio, Ornella Darova. La tesi di Ornella studia l’integrazione degli immigrati nel tessuto economico dei paesi europei e il ruolo dell’istruzione nel processo di integrazione. Ornella si focalizza sul problema della sovraqualificazione degli immigrati, intesa come il gap tra le loro competenze e livelli di istruzione e i lavori che sono poi chiamati a svolgere nei paesi di destinazione. La sovraqualificazione, sottolinea la tesi di Ornella, e’ un ostacolo formidabile alla libera circolazione dei lavoratori nell’Unione Europea e alla armonica integrazione degli immigrati. Le implicazioni di policy sono rilevanti: l’Unione deve lavorare per l’intensificazione del Bologna Process e accelerare l’implementazione della European Area of Higher Education per facilitare l’effettivo riconoscimento delle qualifiche ottenute dagli immigrati nei paesi di origine. 

Biografia:

Ornella Darova si è laureata in Economia e Statistica con 110 e lode all’Università di Torino e diplomata in Economics all’Honors Program del Collegio Carlo Alberto. Oggi frequenta il MSc in Economic and Social Sciences dell’Università Bocconi, Milano. È stata assistente di ricerca al Laboratorio di Analisi Politica e Sociale della LUISS e ha fatto analisi di mercato per Western Union. È stata selezionata dal programma Mentors4U e dopo aver lavorato per diversi giornali e uffici stampa, ora gestisce un think magazine che ha co-fondato, Neos. In passato ha organizzato la Scuola di Liberalismo di Torino e molti altri eventi con l’associazione di studenti delle Scuole d’Eccellenza CEST.

 

Tesi: “What if your cleaning lady is a nuclear engineer? Overqualification of European immigrants: human capital transferability and freedom of movement”

Il titolo della tesi di laurea si potrebbe tradurre con: “Se la tua colf fosse un ingegnere nucleare? La sovraqualificazione degli immigrati europei: trasferibilità del capitale umano e libertà di circolazione”. L’articolo 45 del TFUE stabilisce che “La libertà di movimento implica l’abolizione di qualsiasi discriminazione fondata sulla nazionalità tra i lavoratori degli Stati membri per quanto riguarda l’impiego, la retribuzione e le altre condizioni di lavoro e occupazione”. Questo principio, tuttavia, come viene dimostrato nella tesi, molto spesso non viene rispettato. Grazie all’analisi di dati OCSE si evince come molti lavoratori europei che decidono di migrare in altri Stati membri svolgano occupazioni per le quali vengono richieste qualifiche meno elevate rispetto a quelle da loro possedute. Questo fenomeno viene chiamato sovraqualificazione.

Si tratta di un’inefficienza che comporta diversi tipi di costi. Innanzitutto, i lavoratori sovraqualificati non ricevono un salario commisurato alle loro competenze e ai loro investimenti in istruzione, e rischiano un deterioramento progressivo del loro capitale umano. Ma ci sono altri ottimi motivi per analizzare questo fenomeno. La sovraqualificazione costituisce evidentemente una barriera importante alla libertà di circolazione dei lavoratori, principio e priorità fondamentale dell’Unione che abbiamo poc’anzi citato. I lavoratori europei che migrano all’interno dell’Unione possono ottenere nuove competenze, imparare nuove lingue, intraprendere carriere internazionali e promuovere un’integrazione più coesa dell’Unione stessa. La mobilità dei lavoratori promuove un’allocazione più efficiente delle risorse umane e instaura un tessuto sociale che trae vantaggio da eterogeneità stimolanti e preziose, soprattutto in un contesto laddove la conoscenza costituisce un elemento strategico nella realizzazione degli obiettivi di Europa 2020.

Probabilmente non è un caso se secondo la Commissione Europea, nel 2013, soltanto 7 milioni di cittadini europei lavoravano e vivevano in un Paese europeo diverso dal loro, rappresentando appena il 3.3% della forza lavoro totale nell’Unione. I Paesi che ricevono più immigrati europei sono la Germania e il Regno Unito, mentre i Paesi che ne vedono partire di più dal proprio suolo sono la Polonia e la Romania.

Le cause della sovraqualificazione, secondo la letteratura in merito, possono essere ricondotte all’imperfetta trasferibilità del capitale umano (che aumenta tanto quanto è maggiore la distanza fra il paese di provenienza e quello ospitante in termini di sviluppo economico, lingua e cultura), il non riconoscimento delle qualifiche, la mancanza di informazioni dei datori di lavoro rispetto alla qualità delle qualifiche ottenute in altri Stati Membri, i costi di job screening e di licenziamento, la discriminazione etnica. Nella tesi viene dimostrato come i cittadini europei provenienti dagli Stati Membri dell’Est (che sono anche quelli che più recentemente hanno visto il loro ingresso nell’UE) siano i più frequentemente iperqualificati.

Nella tesi vengono spiegate diverse implicazioni di policy, ma la fondamentale raccomandazione è l’intensificazione del cosiddetto Bologna Process. L’obiettivo fondamentale è quello di creare una European Area of Higher Education (lanciata nel 2010, ma sono ancora tanti i progressi da compiere) più uniforme e competitiva internazionalmente, dove le qualifiche ottenute nei diversi Paesi rispettino standard comuni così da facilitarne il riconoscimento al di là dei confini nazionali. Si tratta di un processo fondamentale per affrontare sfide chiave per l’Unione: la globalizzazione, l’integrazione di nuovi Stati Membri e la trasformazione dell’Europa in un’area economica fondata sulla conoscenza.

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

Nessun commento

Puoi essere il primo a lasciare un commento su questo articolo !

Lascia un commento

Subscribe without commenting

Condivisioni