L’Unità, la crisi dei giornali di carta e la questione Renzi-Staino

di Corrado Truffi.

Mario Dondero, Il diffusore de L’Unità, 1975, da http://www.artribune.com/

Mario Dondero, Il diffusore de L’Unità, 1975, da http://www.artribune.com/

Da antico militante comunista, ho un’inevitabile nostalgia dei tempi nei quali, giovane attivista, la domenica mattina percorrevo scale e palazzi suonando alle porte per la diffusione dell’Unità. Decisamente altri tempi, quando in certe domeniche importanti l’Unità tirava poco meno di un milione di copie, qualcosa di impensabile oggi, come è impensabile che migliaia di giovani attivisti dedicassero le loro mattine a girare per le case a vendere il giornale, e migliaia di famiglie aprissero loro le porte. E pure quelli che rifiutavano l’acquisto non ti accoglievano con qualche insulto, come avviene spesso, adesso, ai pochi militanti del PD che osano proporre volantini per strada.

Ora, l’ennesima crisi de L’Unità, con l’ennesimo rischio di chiusura dopo l’ennesimo tentativo di farla rinascere da parte di Matteo Renzi, mi suggerisce qualche riflessione che vada al di là di una inutile nostalgia. Mi sembra infatti che la crisi de L’Unità sia un perfetto esempio di come la crisi della carta stampata si sia intrecciata con la crisi del ruolo dei partiti e dei meccanismi della militanza, e di come non aver capito la natura di queste crisi abbia portato a scelte poco lungimiranti e a una specie di ostinazione a ripercorrere strade che non portano più in nessun posto.

La crisi della carta stampata è sotto gli occhi di tutti ed è un fenomeno che coinvolge tutto l’occidente, per ben noti ed uniformi motivi. Non è scopo di questo articolo approfondirne le caratteristiche. Basti dire che in Italia il numero di copie cartacee dei giornali diminuisce di anno in anno, generando crisi e ristrutturazioni che non risparmiano anche le “corazzate” dell’informazione, tanto che recentemente il quadro dell’editoria italiana ha subito non poche scosse, con l’unificazione editoriale di Repubblica e Stampa, il passaggio di mano del Corriere della Sera e la crisi gravissima che sta vivendo il Sole 24 Ore.

In questo contesto, l’idea di rivitalizzare l’Unità perseguita da Renzi aveva sicuramente qualcosa di velleitario, ma rispondeva ad alcune precise esigenze politiche: in primo luogo, il peso identitario del giornale, fondato da Antonio Gramsci, è indubbiamente enorme. Analogamente all’ingresso nel PSE, il rilancio de L’Unità (e delle feste dell’Unità, riportate da Renzi alla loro denominazione originaria) faceva parte di una strategia indispensabile ad accreditare Renzi come segretario “anche” della sinistra di origine comunista. Insomma, non un corpo estraneo, un usurpatore. Si trattava, a mio giudizio, di una strategia non solo giusta ma anche sincera, che purtroppo non ha dato i suoi frutti visto il pervicace rifiuto da parte di una quota dei dirigenti e dei militanti di riconoscere Renzi come il loro segretario, e la sistematica politica di delegittimazione e contrasto da parte di chi si riteneva unico tenutario della “ditta”, che ha finito per avere un immeritato successo il 4 dicembre.

Una strategia che non ha dato i suoi frutti neanche con L’Unità, in questo caso per motivi più specifici. Stabilito che L’Unità doveva in qualche modo diventare un riferimento per i militanti ed anche “coprire” Renzi a sinistra, l’idea di affidarla prima a un ecologista (D’Angelis) e poi ad un’icona, sia pur molto irregolare, della sinistra come Sergio Staino, è stata in linea teorica molto buona. E infatti il giornale, per i pochi che lo leggevano, aveva sia nella prima fase che nella seconda molti pezzi interessanti, trasmettendo una visione del mondo niente affatto banale, pur con qualche frequente e forse inevitabile caduta nei toni da “propaganda” (soprattutto nel periodo di D’Angelis).

Il fatto è che il progetto editoriale in sé non poteva funzionare per almeno due motivi strutturali, uno interno al progetto, ed uno interno dal PD che avrebbe dovuto sostenerlo.  Il progetto aveva infatti un difetto talmente evidente che è difficile perfino credere che qualcuno abbia pensato di organizzare il giornale secondo quel modello. Pensare di creare un sito internet (www.unita.tv) gestito da una direzione diversa da quella che gestisce il giornale cartaceo – sia pur ad esso ovviamente collegato – senza quindi la possibilità di fare reali sinergie al di là della pura ripubblicazione sul sito di parte degli articoli del giornale, è veramente una scelta folle nel momento in cui i giornali stanno cercando – affannosamente – un nuovo modello di business che progressivamente sostituisca la carta con il digitale e, in ogni caso, integri sempre più strettamente i due diversi canali.

Il PD, da parte sua, aveva ed ha lo strutturale problema della scomparsa della militanza. Nella democrazia dei leader, il PD renziano è sempre più diventato un partito di opinione e non di militanza, in grado di coagularsi con grande efficacia alla Leopolda o durante le fese de L’Unità, di convincere moltissimi simpatizzanti a versare il loro 2 per mille al partito, di entusiasmare molte persone e di convincere alcuni pezzi non irrilevanti di classe dirigente (si pensi, per tutti, alla fantastica disponibilità di uno come Diego Piacentini a spendersi per il bene dell’Italia) ad aiutare seriamente il governo nel suo percorso di riforme. Ma non in grado di mantenere in vita la militanza tradizionale, quella delle sezioni che, tra tante altre cose, assicuravano l’acquisto di un bel po’ di copie del giornale. E non in grado di obbligare, per senso di militanza, i sempre meno numerosi e meno disciplinati iscritti ad acquistare un “secondo” giornale, ammesso e non concesso che essi continuassero ad acquistare il primo (in genere, Repubblica), e non fossero già passati all’informazione leggera e pervasiva della rete. Aggiungiamo che la residua militanza nelle sezioni è stata in questi ultimi anni infestata (mi si perdoni il termine e quel po’ di cattiveria che mi viene dall’averne sofferto in prima persona) da un continuo remare contro che prevedeva, ovviamente, un sostanziale odio o almeno una lontananza da parte dei militanti della minoranza verso L’Unità nella sua nuova veste “renziana”, vista, come si diceva sopra, come traditrice dell’antico giornale di Gramsci.

Insomma, al bravissimo Sergio Staino è stata affidata davvero una missione impossibile. Credo che Renzi non sia scomparso dalla sua vista per disinteresse, ma per disperazione: in un momento molto difficile per lui per mille altre questioni, oggettivamente più importanti della crisi di un giornale con una grande storia alle spalle ma che oggi vende a malapena settemila copie, affrontare immediatamente anche questa grana non è certo semplice.

C’è ancora qualcosa che si può fare? Nell’intervista di domenica a Ezio Mauro, Renzi assicura che interverrà in qualche modo. Non entro negli aspetti finanziari che non conosco, Ma, sommessamente, gli consiglierei di lasciar perdere, se pensa di occuparsi ancora una volta “solo” del giornale cartaceo. Oppure di affrontare l’eventuale, ennesimo rilancio avviando una completa rivoluzione del modo di fare il giornale. L’esempio dovrebbe averlo ben presente: ilPost di Luca Sofri è ormai stabilmente fra i siti giornalistici più visitati in Italia, ed è arrivato al pareggio grazie agli introiti pubblicitari e, probabilmente, a una notevole fidelizzazione dei suoi lettori. La storia della newsletter del suo vicedirettore sulle primarie americane, finanziata generosamente dalle libere donazioni dei suoi lettori, insegna che uno spazio per un buon e informato giornalismo ancora esiste . Certo, ilPost ha una redazione piccola, non può permettersi inviati in giro per il mondo (se non, appunto, facendosi finanziare con le donazioni), usa massicciamente le agenzie e la ricerca – attenta al fact checking – in rete. La sua gerarchia di notizie è accuratamente diversa da quella dei “giornaloni”. E, naturalmente, ha obiettivi ed ambizioni completamente diverse da un giornale cartaceo e da un giornale di partito (anche se la sua redazione è sicuramente molto vicina al PD).

Tuttavia, capire in profondità come sta funzionando quel modello potrebbe insegnare come affrontare almeno un lato del problema de L’Unità:

  • dando per scontato che per diversi motivi l’eventuale rilancio deve comunque contemplare l’esistenza della versione cartacea (L’Unità deve pur sempre restare un giornale popolare, come ambizione, e tener conto che metà degli italiani tuttora non è connesso in rete, e che il suo bacino potenziale di lettori è, ahimè, di età avanzata come lo è il bacino elettorale attuale del PD);
  • ma cambiando logica: una nuova Unità dovrebbe essere pensata come un giornale on line con una versione cartacea, non il contrario. Dove, ad esempio, sulla carta si consolidano le riflessioni, e l’on-line consente un maggiore flusso e una maggiore interazione – la fidelizzazione dei lettori, appunto.

L’altro lato del problema, quello del supporto dei militanti e delle sezioni, potrebbe essere avviato a soluzione con una specie di “produzione congiunta” rispetto all’obiettivo che Renzi in questo periodo si è dato. Se è vero che vuole ridare vitalità al partito, quale occasione migliore per spronare le sezioni ad utilizzare le residue forze di militanza anche per comprare e diffondere il “giornale di partito”?

PS: in questi giorni, dopo l’annuncio dei licenziamenti da parte della proprietà, l’Unità sta pubblicando commenti e lettere dei lettori sulla sua crisi. Io ho scritto la breve lettera che segue, nella speranza che sia pubblicata:

Caro Sergio,

ti prego, non cedere alle lusinghe della solidarietà pelosa e dei falsi amici in questo momento difficile per l’Unità, per il PD e per il suo segretario. Non sopporto vedere pubblicati sull’Unità gli insulti (perché di insulti ahimè si tratta) di Francesco Luna che ci accusa, noi del PD e voi de L’Unità, niente meno di aver “perso le idee” e di essere “cultori dell’infallibilità renziana”. Non sopporto che vengano in peloso soccorso tutti quelli che fino a ieri pubblicavano contumelie su Facebook e altrove contro il nostro giornale accusato di aver tradito Gramsci solo perché osava pubblicare le opinioni di veri e validi riformisti, tentando di costruire e raccontare una visione del mondo al passo con il nuovo millennio.

Ci sono, purtroppo, molti e intrecciati motivi che spiegano la crisi de L’Unità. Capisco, umanamente, la rabbia di fronte al fatto che Renzi sembra vi abbia abbandonati al vostro destino, dopo aver tentato in tutti i modi di garantire la rinascita del giornale. Però non è affidandoti al lamento per i bei tempi andati e alla nostalgia per la sinistra-sinistra di eterna opposizione di un tempo che ne usciremo.

Ho provato a mettere in fila un po’ di ragionamenti su come siamo arrivati qui e, anche, qualche dubbiosa idea su come uscirne. È un po’ lungo, è pubblicato sulla rivista on line cui collaboro e, se vuoi e hai spazio, puoi pubblicarlo sul giornale o almeno segnalarlo pubblicando questa lettera: [http://www.imille.org/2017/01/lunita-la-crisi-dei-giornali-di-carta-la-scomparsa-di-renzi/]

Con affetto e ostinata speranza nel futuro del mio giornale.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

2 Commenti

  1. valentina falcioni

    questo testo che timetto sotto, è piaciuto al direttore Staino ed è stato pubblicato sabato..

    ho raccontato delle suggestini ..vissute nella mia via, quella dove sono cresciuta, a Milano.
    via orti, la via di cui racconto e le sue case popolari “di ringhiera” tipiche di milano nei quartieri operai..oggi molto radical borghesi illuminati.il circolo che oggi si chiama “porta romana” situato in si chiamava, “prima”, Karl Marx e quello della fgci , al quale ero iscritta e fui anche segretari per un paio di anni, era ilcircolo Dimitrov…e questo la dice lunga sulla tanta strada fatta e su quella non ben digerita per giungere fino a quì.
    in questa strada si sono fatte battaglie sull’equo canone portate avanti dalla sezione, si sono fatte battaglie sindacali perchè vi era pure la cellula del policlinico e ti posso assicurare che attraverso la vita di questa sezione si poterbbe raccontare la storia e il ruolo della sinistra negli ultimi 40 anni, ovvero da quando fu aperta peraltro cofondata da Giò Pomodoro e anche dal mio babbo;

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    ” l’Unita, c’ e scritto. …..Il giornale si chiama “l’Unita …..ma se esiste l’ Unità, come mai non esiste “la decina”?”

    Avevo sei anni e avevo appena imparato i numeri a scuola, e questo fu il mio primo incontro “ufficiale” con questo storico giornale.
    Solo anni dopo capii il senso del titolo, e ce ne vollero altri ancora per sapere chi fosse il fondatore, e sopratutto, per capire la grande eredità di libertà che quell’ uomo ci diede e ci insegnò a noi tutti mostrandoci i grandi spazi che si possono ricavare da una piccola stanza fredda di un carcere in un ingiusto esilio geografico.
    Da quel luogo di ingiustizia lui ha pensato e scritto di giustizia..e per certi versi ci ha liberato tutti.
    Qualche anno dopo quel primo incontro con lo storico giornale, anzi: allora era “l’organo”, già trotterellavo dietro a mio papà che nelle domeniche mattina andava a diffonderla nelle case della via dove abitavamo: allora era una strada popolare , molto popolare, dove risiedevano gran parte di immigrati dal sud o rientrati dal Belgio dopo una vita sacrificata nel lavoro in miniera. Piccole case scaldate con stufe e tanti letti ovunque dei tanti figli..erano i miei amichetti .
    Questa era la strada dove si faceva diffusione, era una strada ben diversa da ora, che dopo “il passaggio delle bevute craxiane”, è ora completamente cambiata nella sua composizione, ora fatta a maggioranza da archietetti, avvocati, medici professionisti e altre mille sfumature di quella borghesia benestante democratica .
    L’Unità era un trofeo: alle manifestazioni si portava nella tasca di dietro dei jeans o in quella dell’ eskimo…per distinguersi, perchè in piazza c’erano i lavoratori, la classe che sosteneva il paese, la classe critica ma essenziale , e piu in là, oltre i cordoni, c’erano i compagni col trofeo di lotta continua …..e finiva a botte…!
    L’ unita era “il giornale” identitario , l’ argine alla post-verità che veniva diffusa ovunque per contrastare il rischio di “quelli”: gente che , si diceva, avrebbero reso povero di bambini il paese.
    C’ erano quartieri in cui l’Unita si portava con orgoglio, altri con vezzo e altri in cui, invece andava tolta dalla tasca e messa nella cartella, erano quelle piazze o quartieri in cui mancava la liberta; l’Unità era anche questo termometro..nata in una prigione per donne e uomini questo giornale era anche un barometro di democrazia, una garanzia di giustizia…
    In seguito l’Unita non si è piu diffusa la domenica, era divisa in due..era un giornale pda leggere anche in compagnia, alla domenica “io la cultura tui la cronaca”…meravigliose domeniche al sole con il rituale dello scambio della mezza unità ,
    ma con cinquemilalire ti regalava un film, un bel film; e credo che sia stato anche un grande aiuto alla cultura quella fase, dove ancora si confrontavano i migliori cervelli del paese, sebbene cominciassero le defezioni verso testate piu’ “commerciali”;
    Grillo faceva spettacoli in rai dove diceva le stesse cose di oggi, era magro e non era volgare, ma a riguardarlo oggi direi che tutti i frutti che raccogliamo oggi cominciavano già allora ad emergere, cominciava ad emergere razionalmente che le istituzioni mentivano: mentivano le sentenze dei processi, mentivano i governi che si indeitavano, mentivano le industrie che speculavano, mentivano le banche che davano denaro a gente senza scrupoli, mentivano e si supportavano a vicenda…
    e solo oggi ci rendiamo conto che quel continuo mentire è stata la peggiore startegia di difesa.
    Ma l’ unità no, ” l’Unita dice sempre la verità”.
    Il P.C.I. era in una eccellente posizione di rendita: dove amministrava era un modello eccellente e esportabile, e col governo aveva la sola opzione di stare all’ opposizione.
    Politicamente: ce la scialavamo.
    Gli errori di restare legati all’ urss erano appena visibili, breznev era una icona…. e di interconnnessione, la grande visione tradita di Gorbaciov non si parlava ancora.
    Non si parlava di europa e la finanza coi suoi chicago boy, faceva i suoi esperimenti in america latina…abbiamo riempito serate di feste dell’ unita discutendone e ascoltando la musica di quei luoghi.
    Le feste:…le feste de l’Unita …
    Avevo tredici anni e fui premiata dal babbo di aver aiutato a colorare le porte della mia camera con il pagamento del biglietto per andare a sentire la chiusura della festa dell’ unita a genova…tre giorni col sacco a pelo:” vai in direzione e chiedi: qualche Compagno ti aiuterà”. Funzionava così: fra attentati e tensioni vivere in quel periodo era anche molto bello e facile.
    Sì: stare nel P.C.I. era stare in una comunita con una connessione ideale forte, potevo andare tranquilla nella Direzione di qualunque festa, e di certo alla sera mi avrebbero indicato lo stand dentro il quale i ragazzi della fgci provenienti da tutta italia avrebbero potuto dormire.
    credo che l’unità ci abbia visto crescere; e, come il partito democratico, debba essere uno spazio, anzi: lo spazio, dove la sinistra si confronta, perchè ci serve discutere e confrontarci ma con senso della respondabilita di non dimenticare lo scopo per cui ci siamo trovati uniti, e senza ostilità…
    la sinistra, la sinistra in tutte le sue sfumature e mediazioni tutte conquistate , ha il dovere di impegnarsi nel rimuovere le ingiustizie: giusto!
    bene, ci sono modi e stili per ottenerlo, il giornale, come il partito, è il nostro spazio-laboratorio dove fare analisi, sintesi e poi le strategie.
    L’ unita era molto piu di un giornale e credo che tutt’ ora lo sia e credo pure che anche il disertarla abbia un senso piu profondo rispetto alla “crisi della carta stampata”
    Credo che abbandonarla brutalmente al mercato sia lo specchio di un tempo ma anche una colpa.
    Una colpa perche penso che l’Unita, suia un monumento alla memoria della storia di questo paese che andrbbe tenuto in vita anche tenendone conto…tutti gli italiani le debbono qualcosa
    L’ unità e, e rimene, un giornale storico, una bandiera di libertà a partire dal nome e dall’ esempio di chi lo ha fondato, che ci ha spiegato che anche nella piu dolorosa segregazione, il pensiero non si incatena e produce idee, amore, speranza e fiducia nella giustizia, anche se il corpo è incatenato il pensiero sa pensare giustizia.
    Non possiamo fare a meno di questo esempio e chiederei al partito, ai suoi dirigenti, di usarlo, di scriverci e confrontarsi, non di rilasciare interviste pirata su testate ostili al nostrompartito…ma usandolo e chiamando a leggere dentro ..l’unità è il perimetro del nostro partito.

    Caro direttore…quando ho letto la tua lettera di delusione ho avuto voglia di abbracciarti e di condividere il tuo stato d’ animo…
    E di raccontarti questa mia piccola parte di storia di questo valoroso giornale che ti invio senza rileggere

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