Percorsi decisionali più lineari per gli enti territoriali

di Marco Pompilio.

Velletri - Municipio by FABIO CASADEI

Velletri – Municipio by FABIO CASADEI

La legge costituzionale sottoposta a referendum prevede l’eliminazione della parola “provincia” come prima tappa di un percorso di riorganizzazione degli enti territoriali che parte dal livello intermedio di governo, ma che in prospettiva dovrebbe coinvolgere anche gli altri livelli, comunale e regionale.

In realtà il livello intermedio è già stato profondamente modificato dalla Legge 56-2014 con l’introduzione degli organi ad elezione indiretta. Le funzioni di area vasta, di competenza delle province, così come quelle di prossimità, di competenza dei comuni, sono ora di fatto entrambe sotto il controllo del livello comunale, anche se la titolarità delle funzioni rimane separata. La recente legge ha dato molto rilievo alla prima parte del comma 1 dell’art 118 della Costituzione (1), anche se lo ha fatto salvaguardando nella forma i principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, di cui alla seconda parte del comma stesso. La salvaguardia di tali principi nei fatti, e non solo nella forma, è tuttavia essenziale per un corretto ed efficace governo del territorio, il quale richiede di mantenere una chiara distinzione tra i compiti più operativi dell’urbanistica comunale e quelli di coordinamento della pianificazione territoriale (2).

Pur in presenza di tali criticità, la modifica dell’ente intermedio può anche costituire occasione per guardare da diversa prospettiva, e magari risolvere, questioni che da decenni attendono una soluzione efficace. Nel nostro Paese i poteri conformativi sugli usi dei suoli sono per la quasi totalità assegnati alla pianificazione comunale. Fino ad oggi le leggi nazionali e regionali si sono sempre preoccupate di salvaguardare la centralità dell’urbanistica comunale da ipotetici rischi di invasione di campo da parte delle province (3). Gli aspetti prescrittivi nei piani provinciali sono infatti stati molto limitati, nonostante il coordinamento territoriale di area vasta sia da tempo tra le funzioni del livello provinciale, confermata recentemente anche dalla Legge Delrio.
Con l’ingresso degli amministratori comunali negli organi della provincia viene meno il motivo che ha spinto in questi decenni a proteggere la centralità del livello comunale, e le leggi nazionali e regionali possono finalmente affrontare le questioni di governo del territorio direttamente con gli strumenti esistenti alla scala nella quale le questioni si presentano. In modo più libero, e soprattutto più logico, i poteri di conformazione degli usi del territorio possono ora essere ripartiti tra pianificazione comunale e provinciale, assegnando a quest’ultima tutti gli strumenti necessari per fare fronte alle questioni territoriali di area vasta. Ne trarrebbero vantaggio i processi decisionali, che sarebbero più lineari, più certi nei tempi e più semplici (4).

Anche se l’autonomia decisionale di ogni più piccola comunità locale è principio ormai da tempo acquisito, e salvaguardato dalle norme, il territorio è unico e necessita per essere governato efficacemente di un sistema organico e unitario di strategie.
Le interazioni tra comuni, ossia gli effetti che ricadono oltre confine, le cosiddette esternalità, sono cresciute esponenzialmente negli ultimi decenni, e non solo nelle aree più densamente urbanizzate. Le questioni di area vasta necessitano per essere affrontate di una visione più ampia, che travalica i confini comunali e richiede una sufficiente autonomia dagli interessi locali. Riguardano le infrastrutture (anche i ponti di cui si parla tanto in queste settimane), il paesaggio, l’ambiente, i grandi insediamenti commerciali e logistici, ma sempre più coinvolgono anche le aree dismesse, gli insediamenti residenziali e tutte le previsioni che, in una situazione di urbanizzazione sempre più diffusa ed interconnessa, finiscono per generare effetti che travalicano i confini comunali.

La risoluzione delle questioni di area vasta è oggi quasi ovunque premessa necessaria ai ragionamenti di scala comunale. Bisogna domandarsi se non sia arrivato il momento di rivedere l’impostazione urbanistica tradizionale basata sulla assoluta e indiscussa centralità della pianificazione comunale, ormai anacronistica alla luce dei fatti. Gli strumenti di pianificazione territoriale dell’ente intermedio devono essere messi in condizione, anche con i necessari poteri prescrittivi e conformativi, di decidere ed agire sulle questioni di area vasta. Entro la cornice organica e unitaria disegnata da queste decisioni i piani comunali si occuperanno dei temi che richiedono una conoscenza più diretta e aggiornata della situazione locale, ed i cui effetti sono tutti interni ai confini amministrativi. Apparentemente un concetto semplice, lineare, che fino a ieri sembrava impossibile, che oggi potrebbe trovare una soluzione alla luce della situazione nuova creatasi negli organi e nell’organizzazione dell’ente intermedio.

(1) “Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città Metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza” (art 118 c.1 Cost.).
(2) Da notare che anche se il livello comunale assume maggiore controllo sui temi di area vasta, non può comunque assumere la titolarità delle funzioni di area vasta, che restano dell’ente intermedio. Anche se le persone fisiche coincidono, le cariche istituzionali sono distinte, così come sono distinte le sedi istituzionali (municipio e palazzo della provincia) dove queste vengono svolte. Si potrebbe partire da queste differenze per ricostituire la separazione che è condizione necessaria per potere prendere decisioni sugli aspetti di area vasta che siano sufficientemente autonome rispetto agli interessi locali. E’ significativo notare che tra le funzioni fondamentali assegnate ai comuni rientrano “la pianificazione urbanistica ed edilizia di ambito comunale nonché la partecipazione alla pianificazione territoriale di livello sovracomunale” (L 135-2012 art 19 c.1 lett d), la quale ultima è assegnata come titolarità alla provincia.
(3) Significativo è l’inciso presente nell’art 20 c.1 del d.lgs 267/2000 “La provincia, inoltre, ferme restando le competenze dei comuni ed in attuazione della legislazione e dei programmi regionali, predispone ed adotta il piano territoriale di coordinamento che determina gli indirizzi generali di assetto del territorio ….”
(4) Secondo i principi di adeguatezza e sussidiarietà, che sono presenti in Costituzione anche nel testo riformato sottoposto a referendum, i problemi devono essere affrontati dal livello istituzionale più vicino alla scala dimensionale in cui gli stessi si presentano. Quindi sarà il comune ad occuparsene, l’ente più vicino al cittadino, quando il problema è di scala locale, riguarda le funzioni cosiddette di prossimità. Quando invece coinvolge più comuni, alla scala sovracomunale, dovrà essere affrontato con gli strumenti degli enti di area vasta.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

1 Commento

  1. unocheragiona

    invece di proporre referendum su queste stronzate
    oerche’ non fate un bel referendum sulle rapine statali tipo la vecchissima doppia imposizione fiscale sugli affitti? Proprietario e affittuario
    ma quando saremo una Nazione? Mai anzi fra 20 anni saremmo in minoranza coi negri

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