Unioni Civili. Festeggiare continuando a camminare.

di Cristiana Alicata.

Couple by Johann

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Era il 16/11/2012 quando facemmo incontrare una delegazione di Famiglie Arcobaleno a Matteo Renzi allora candidato alle primarie del PD, primarie che Matteo Renzi perse e che Bersani vinse.

Qualcun altro più vecchio di me può e deve partire da prima ancora perché la prima pietra dei diritti civili che verrà messa questa settimana ha tanti padri e madri alcuni dei quali non ci sono più.

Questa prima pietra sarà anche figliastra perché qualcuno non ne rivendicherà la paternità e la maternità perché (ed è giusto che sia così) c’è chi nel 2016 voleva di più. Nel 2016 ci stiamo portando a casa una legge buona (sarà un istituto equivalente al matrimonio in tutto e per tutto), una legge per la quale eravamo pronti a festeggiare nel 2000.

Nel 2016 la realtà della comunità gay italiana è molto più complessa. In 16 anni siamo passati da quelli che davano scandalo con le tette di fuori (era la polemica tipica dei pride) a quelli che danno scandalo perché vogliono figli. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. La comunità resta quello che è sempre stata, quello che cambia è la percezione e quindi la nostra capacità di “uscire” e raccontarci. Il desiderio di genitorialità non è nato in questi 16 anni, fa parte dell’essere umano e prescinde dal suo orientamento sessuale. Semplicemente oggi è più facile parlarne e se puoi parlarne puoi pensare di farlo.

Mi hanno chiesto se festeggerò. Sì, lo farò. Probabilmente mi metterò anche a piangere pensando a tutte le volte in questi anni in cui l’argomento è stato rimandato, limato, corretto, annullato, sbeffeggiato con giri di parole per non usare le parole che meritava.

Lo farò pensando alle decine di migliaia di coppie che potranno tutelarsi. Potranno farlo senza dover risultare simpatici o essere amati dalle famiglie di origine, dai datori di lavoro, dal medico di turno. La legge serve per poter essere antipatici, non dovremo più chiedere permesso col sorriso. Sarà un diritto. Punto.

Lo farò pensando agli anziani e anche ai più giovani che con questa legge che parla di tutti noi, escono dal buio del silenzio e possono sentirsi riconosciuti. Il nostro amore sarà riconosciuto dallo Stato. Lo farò per chi si è buttato dal tetto di un palazzo lasciando un biglietto. Per chi non ha creduto che le cose potessero cambiare. Questa settimana noi dimostreremo che sì, le cose cambiano.

Un minuto dopo smetterò di festeggiare. Sono sicura che il mio amico Matteo (sì, quel Matteo), sbufferebbe dicendo: ecco vedi non sei mai contenta. Come sa anche lui a questa legge, nel 2016, manca un pezzo. Manca il riconoscimento dell’amore genitoriale che centinaia di genitori esercitano ogni giorno senza essere nulla per legge. Ad Agnese questa settimana mancherà mamma Giulia. Mamma Giulia potrà unirsi con mamma Ilaria (o vedere riconosciuto il loro matrimonio norvegese) ma la moglie di sua madre che l’ha vista nascere e che l’ha voluta non sarà ancora nulla per lei che sta imparando a camminare in questi giorni. Una famiglia ancora a pezzettini per l’ipocrisia e il calcolo politico di parte di questo parlamento. Io ho partecipato seppur da fuori alle trattative tra M5S e PD e vi posso assicurare che dovevano votare tutto: canguro, canguretto e stepchild. Poi si vede che è successo qualcosa. Ha prevalso l’idea di far saltare la legge per poter dire che Renzi e il PD non se la portavano a casa. Ha prevalso forse anche il fatto che il M5S sulla stepchild ha capito che avrebbe perso il suo elettorato di destra che, a quanto pare, sta diventando maggioritario.

E seppur da semplice militante del PD come ho scelto di essere in questo momento ringrazio profondamente il Partito Democratico, i senatori e i deputati che hanno deciso che non era più tempo di aspettare.

Li ringrazio e chiedo a loro di fare l’ultimo miglio.

Mi piacerebbe festeggiare dicendo: questa era la legge che poteva fare questo parlamento e ora il PD mette in agenda il matrimonio egualitario. Perché lo scandalo, un minuto dopo il voto di questa legge, non sarà la legge che siamo riusciti a votare con queste condizioni, ma sarà la posizione del PD alle prossime elezioni se il PD non metterà in programma il matrimonio egualitario.

Con la nuova legge elettorale e il nuovo assetto costituzionale il PD (così come qualsiasi altro partito) potrà avere la maggioranza e governare. Per farlo dovrà anche presentarsi con programmi chiari e che non dipendano (finalmente) da alleanze di governo più o meno contro natura (vedi il caso delle larghe intese con Alfano).

Festeggerò, sì. Ma un minuto dopo mi rimetterò in cammino e camminerò fino a che la parità non sarà sancita per legge, finché non smetteremo di usare perifrasi e giri di parole e diremo, semplicemente, che l’uguaglianza è sancita. Per legge. E ce la faremo.

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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