Quel record di investimenti in rinnovabili

di Filippo Zuliani.

ECO BIRDS ENERGIE RINNOVABILI 2015 by Michele Lamberti

ECO BIRDS ENERGIE RINNOVABILI 2015 by Michele Lamberti

Il crollo del barile non ferma le rinnovabili. Nel 2015 le fonti energetiche rinnovabili hanno fatto registrare un nuovo record. Questi sono i titoli che hanno affollato le prime pagine di quotidiani e blog a sfondo ambientale, a seguito del report 2015 diffuso da Bloomberg New Energy Finance (BNEF). Certa è la gioia per ambientalisti e manager di investimenti in rinnovabili per il successo dei loro asset, ma uno sguardo più ravvicinato della situazione solleva alcuni interrogativi non da poco. Ma andiamo con ordine.

  1. Il crollo del barile.Lo sapete tutti, il prezzo del petrolio negli ultimi giorni è arrivato a 30 dollari al barile. Si tratta di un valore in grado di causare molti problemi ai paesi produttori di petrolio che, messi insieme, rappresentano una grossa fetta del PIL mondiale. Bassi prezzi del petrolio significano infatti meno entrate per i paesi produttori e meno capacità di tali paesi di investire nelle economie avanzate e/o di importare le loro merci. La ragione principale della discesa del prezzo del petrolio è l’aumento dell’offerta mondiale, OPEC e non OPEC. Delle dinamiche del mercato del petrolio parlammo già tempo fa su questo blog.

Ora, chiunque mastichi di investimenti e economia non può che storcere il naso su titoli quali “nonostante il calo dei prezzi di petrolio, nel 2015 le fonti energetiche rinnovabili hanno fatto registrare un nuovo record di investimenti”. Perchè nonostante il calo dei prezzi di petrolio dovrebbe essere sostituito da grazie al calo dei prezzi di petrolio. Altrimenti detto, perchè dovrei investire in petrolio quando il prezzo di mercato è basso, inferiore al costo di buona parte della produzione mondiale e i futures promettono incrementi marginali a giorni alterni? Insomma, che un basso prezzo del barile di petrolio sia un fattore negativo per un aumento di investimenti in rinnovabili è decisamente opinabile, semmai è probabile il contrario.

  1. Record di investimenti in rinnovabili.Secondo il rapporto del BNEF nel 2015 eolico e fotovoltaico sono cresciuti mediamente del 30 per cento rispetto al 2014. Come sempre, solare ed eolico hanno assorbito la maggior parte della nuova potenza elettrica installata. Il grosso degli investimenti in rinnovabili è andato in utilityquali parchi eolici e fotovoltaici, oltre a impianti a biomassa, come si vede nel grafico sotto che prendo a prestito dal sito di Bloomberg.

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Tutto bene? Può essere. Ma il disaggregato per mercato degli investimenti in rinnovabili (grafico sotto) solleva qualche dubbio sulla sostenibilità finanziaria di questa crescita.

Per prima cosa gli investimenti in Europa mostrano un calo del 20 per cento circa rispetto al 2014. Rispetto al picco del 2012 gli investimenti in rinnovabili nel Vecchio Continente sono oramai calati di un buon 50 per cento. Il che fa decisamente specie, dato che l’Europa è considerata un mercato delle rinnovabili ormai maturo, con grid parityacquisita (?) e sussidi non più necessari a seguito di un decennio di politiche economiche nazionali e comunitarie. In secondo luogo è immediato osservare la grossa crescita degli investimenti in Cina, oggi la locomotiva mondiale degli investimenti in rinnovabili. Ora, la decisa presenza di Pechino nella gestione quotidiana dell’economia cinese non è un mistero per nessuno. Il concetto di libero mercato non è ancora completamente assorbito in Cina, se mai lo sarà davvero, e la brutale svalutazione dello yuan cinese di qualche mese fa ne è la dimostrazione plastica. Ecco, il punto è che quegli investimenti in rinnovabili in Cina vengono per lo più da compagnie cinesi a partecipazione statale. Così commenta Ernst&Young:

China’s five-year outlook for additional wind and solar installations is still double that of the US, reflecting investment and deployment opportunities driven by surging energy demand and an environmental imperative. And given its performance so far, few could accuse China of not delivering on even its most ambitious renewables targets.

However, the number of foreign and private developers accessing this vast market remains limited despite government efforts, and a weakening economy is also dampening the outlook.

Da mesi molte di queste compagnie sono pesantemente indebitate e non è improbabile che siano tenute in piedi in modo più o meno trasparente dalle casse statali, oltre che da sussidi oltremodo generosi sull’energia prodotta. Il problema di Pechino in materia di rinnovabili, oltre al rallentamento dell’economia nazionale, è come trasmigrare il flusso di investimenti para-statali in investimenti privati, possibilmente attraendo capitali stranieri. Se mai gli investitori stranieri decideranno di fidarsi, ed è un bel se, non vi è che da sperare che i bassi prezzi del petrolio per la guerra dei prezzi continuino a falciare le speranze di corposi profitti col nero combusitibile. Insomma, toccherà ringraziare i petrolieri, stavolta.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

1 Commento

  1. paolo

    Mica fessi gli investitori. In un mondo che non accelera il green funziona lla grande. Leggete i consigli di questo economista http://www.webuildvalue.com/it/primo-piano/oltre-il-rischio.html

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