Mercato dei libri. Tra librerie in crisi e librai itineranti

di Giulio Mecattini.

Luca Santini

Luca Santini, 55 anni, sposato con due figli, vive a Milano nella zona sud della città. Per dieci anni è stato il proprietario della Largo Mahler, una nota libreria del capoluogo lombardo. Poi gli effetti della crisi economica, purtroppo, lo hanno costretto a chiudere. Ma non è un tipo di quelli che si arrende, Luca. La sua è la storia di un piccolo imprenditore coraggioso. Nel 2014, infatti, decide di lanciarsi in una vera e propria avventura: ottiene la licenza di itinerante e, in sella alla sua bicicletta, inizia a girare per la città, consegnando libri su ordinazione direttamente a domicilio. Ecco la nascita di LibriSottoCasa.

Di seguito è riportata la conversazione che ho avuto con lui, con la quale riprendiamo a parlare – come avevamo già fatto negli scorsi giorni con un’intervista a Valentina Rizzi, l’ideatrice di Bibliolibrò – della crisi delle librerie, dell’andamento del mercato del libro e della figura del libraio itinerante.

Ciao Luca. Iniziamo dai tanti anni passati alla Largo Mahler come libraio. Che tipo di esperienza è stata?

Era il 2001 quando decisi di aprire una libreria in un’area di Milano dove non ne esistevano più. Nel frattempo, in zona si era da poco inaugurato un teatro dedicato alla musica sinfonica, l’Auditorium. Trovai un piccolo negozio libero proprio di fianco all’entrata principale del teatro. Pensai, quindi, di unire le mie due grandi passioni, quella per la lettura e quella per la musica. E così nacque la Libreria Largo Mahler: meno di cinquanta metri quadrati per un microstore con libri e dischi. Iniziai subito a collaborare con le istituzioni della zona: dalle scuole, alle biblioteche, alle associazioni culturali, al consiglio di zona. Mi occupai da subito anche della complessa attività riguardante i libri scolastici. Tentai di lavorare in maniera sinergica con il teatro Auditorium e l’Orchestra Verdi. Per diversi anni gestii il bookshop all’interno del teatro, ma non riuscii mai ad ottenere un valido rapporto di lavoro con loro (e questo inciderà anche nella scelta di chiudere la libreria). Dopo i primi tre anni in crescita incominciò un lento declino. Tutto ebbe inizio quando, a un paio di centinaia di metri, venne aperta una libreria dieci volte più grande e che si rivelò una concorrente sleale, attraverso campagne di promozione dagli sconti elevatissimi. A ciò si unirono, ben presto, gli effetti della crisi economica e della diminuzione dei lettori. Nel 2011 decisi di chiudere l’attività. Scrissi una lettera pubblica in cui ne spiegavo i motivi. A quel punto, con mia grande sorpresa, ebbi una tale quantità di manifestazioni di solidarietà ed affetto, anche di tipo economico, da parte dei miei clienti e dal quartiere tutto, che decisi di tentare di salvare la libreria. Insieme a un piccolo gruppo di fedeli frequentatori del mio negozio organizzai diversi eventi e campagne a sostegno della mia attività. Nonostante tutto, però, nel novembre 2013 non mi rimase che chiudere definitivamente la libreria. Organizzai un’enorme festa in uno spazio molto suggestivo, appena restaurato, la ex-Fornace sul Naviglio Pavese. Centinaia di amici vi parteciparono. Fu una festa d’addio straordinaria.

Una volta conclusasi l’esperienza della libreria “fisica” hai deciso di trasformarti in libraio itinerante. Come è nata l’idea e cosa ti ha spinto a farlo? Com’ è stata accolta la tua iniziativa?

Quando chiusi la libreria pensai che non volevo perdere tanti anni di esperienza, tanti rapporti positivi con clienti e fornitori, e quindi mi chiesi come potevo fare per continuare a fare il libraio senza avere un negozio. Mi piaceva la possibilità di poter fare questo meraviglioso lavoro senza più dover lavorare quattordici ore al giorno, quindi potendo prestare più attenzione alla mia famiglia. Dal gennaio 2014 esiste la libreria itinerante LibriSottoCasa. C’è stata qualche lungaggine burocratica per il particolare tipo di licenza richiesta, che mi ha impedito di partire subito spedito con il mio progetto. Mi sembra che tutti coloro che mi conoscono e mi stimano siano assai contenti di questa scelta: difficile, coraggiosa per qualcuno, sicuramente non molto remunerativa, che però che mi dà delle grandi soddisfazioni, anche se diverse da quelle della Largo Mahler. Molti miei vecchi clienti sono rimasti fedeli, alcuni nuovi sono arrivati. Non posso dire di aver avuto successo, ma sicuramente la mia iniziativa viene sempre più conosciuta.

Dalle tue parole traspare un vero e proprio amore per i libri. Da dove nasce? Qual è il tuo rapporto con la lettura?

Non saprei dire quando nacque questo rapporto speciale con l’oggetto libro. Nella mia famiglia ne giravano tantissimi, e questo certamente avrà aiutato. Ora leggo quasi esclusivamente solo narrativa: ho bisogno di immergermi in una storia, in un ambiente, in un personaggio. Il confronto con essi mi è indispensabile nella vita di tutti i giorni.

Come si svolge, quindi, oggi il tuo lavoro? Che tipo di servizio offri?

Per telefono, sms, Facebook o mail, ma anche incontrandoci per strada, il cliente può ordinarmi un libro o chiedermi un consiglio. Devo essere reperibile tutti i giorni ventiquattro ore su ventiquattro, e per questo lo smartphone è sicuramente un mezzo utilissimo. Recupero le ordinazioni dei clienti e, a mia volta, invio l’ordine ai distributori. La consegna può avvenire, sempre in bicicletta, a domicilio o nel negozio di fiducia sotto casa, oppure nei “luoghi amici” della mia libreria. Ho creato, infatti, una piccola rete di negozi che mi fanno questo tipo di servizio o che, addirittura, mi tengono in esposizione (e vendita) dei libri da me proposti. Li chiamo “corner”, e tutti i giorni qui incontro i miei clienti, così da scambiarci pareri e segnalazioni. È il caso della caffetteria Vaniglia e Zenzero, sempre a Milano, dove organizzo anche presentazioni e letture. Devo essere molto celere, quindi tutti i giorni vado a procurarmi i libri dai grossisti, in modo da riuscire a consegnare il libro ordinato in poche ore. Inoltre, sono presente con il mio banchetto in moltissimi eventi della mia zona, da presentazioni a fiere, da mostre a concerti. Quando ce n’è l’occasione, con un amico poeta-contadino ci presentiamo con il nome di PataBook con un nostro banchetto ai mercatini biologici: lui con i suoi ortaggi di montagna, io con le mie proposte librarie.

Cosa pensi dell’evoluzione che ha avuto negli ultimi anni il mercato del libro? In che direzione stiamo andando?

Le statistiche parlano del calo progressivo del numero dei lettori. Di chi è la colpa? La scuola sembra, nella maggior parte dei casi, non essere in grado di “insegnare” ad amare la lettura. Ma anche l’assurda composizione della filiera del libro ha assai influito, favorendo il lancio da parte delle grandi case editrici di tantissimi libri scadenti e poco curati. Solo in Italia esiste una concentrazione in poche mani, le stesse mani, di tutti i livelli della filiera: dall’editore alla distribuzione, fino alle librerie. Il mercato lo fanno le grandi case editrici che possono imporre i loro best seller, spesso di pessima qualità; possono soprattutto praticare una politica dei prezzi che i piccoli e medi editori riescono a fatica a seguire. Per non parlare, poi, delle piccole librerie schiacciate da questo tipo di catena distributiva e dalla concorrenza difficilmente contrastabile della vendita online. Amazon è il grande nemico, e non solo dei piccoli librai.

Quali progetti hai in mente per il futuro?

I prossimi passi sono l’arrivo di una cargo-bike attrezzata da libreria, con la quale vorrei essere più presente nel mio quartiere. In più, un sito attraverso il quale poter ricevere gli ordini e potersi anche scambiare pareri e opinioni, come succedeva in “carne e ossa” nella vecchia Libreria Largo Mahler.

Quella di Luca è una scelta controcorrente, un gesto di resistenza romantico. Una decisione audace anche dal punto di vista economico, in un’epoca difficile come quella in cui viviamo. La digitalizzazione e l’informatica hanno accelerato le nostre vite in maniera impressionante: corriamo da una parte all’altra, soffermandoci raramente ad assaporare i piccoli gesti della vita quotidiana. E sempre meno frequenti sono le occasioni di entrare in libreria, toccare con mano i libri, lasciar indugiare lo sguardo sulle copertine, sfogliare le pagine una ad una, assaporando il profumo della carta stampata. Spesso preferiamo ordinare il libro su internet, che entro poche ore ci sarà consegnato da un trafelato corriere, oppure scaricare all’istante la versione e-book del testo che desideriamo leggere. Niente, tuttavia, può sostituire il contatto umano che si instaura entrando in una libreria “fisica”, magari una di quelle piccole piccole, in cui il personale è pronto ad ascoltarti, consigliarti, guidarti. Luca porta il calore che caratterizza il rapporto libraio-lettore per le strade, nelle caffetterie, alle manifestazioni, oppure direttamente a domicilio. Chissà cosa starà facendo adesso. Probabilmente, dopo aver pedalato nel traffico impazzito di una città frenetica come sa essere Milano, starà per suonare il campanello di qualche grigio appartamento di periferia, con un libro fra le mani. Un sorriso complice e una stretta di mano. Eccolo che riparte, Luca. Pedalata dopo pedalata scompare, inghiottito dalla nebbia. Una nuova consegna lo attende. Ma non sente la fatica. Sarà per gli occhi che brillano di felicità?

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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