Giovani Italiani di Talento. La storia di Andrea

di Alessandro Zuglian.*

Andrea

Andrea

iMille sostengono il progetto Giovani Italiani di Talento, pubblicando come ogni settimana la storia di un giovane italiano di talento presentata dal blog di FutureDem. Invitiamo tutti i lettori a segnalarci storie interessanti per questa rubrica.

Andrea Latino è un venticinquenne nato in provincia di Varese, d’origini campane e di formazione milanese. È laureato in Relazioni Internazionali e laureando in Politiche Pubbliche, con una tesi sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale, presso l’Università Cattolica di Milano.

Per ripercorrere il suo percorso di vita partiamo dalla passione per la tecnologia coltivata fin da bambino, che lo porta a muoversi con sicurezza nel mondo digitale diventando un punto di riferimento per esperti e per quanti sono interessati ai rapidi cambiamenti dello scenario tecnologico. A questo, nel corso degli anni, ha unito l’interesse e l’approfondimento per le politiche pubbliche e le correlazioni con design, media e cultura. Ciò gli ha permesso di diventare un’eccezionale risorsa e un esperto con ottime capacità sia nel mercato del digitale che in quello delle politiche pubbliche.

Si occupa anche di innovazione, strategia digitale e giornalismo tecnologico: ha uno spazio su Nòva del Sole 24 Ore e ha scritto per: Huffington Post ItaliaWired Italia e StartupBusiness e interviene o modera tavoli riguardanti tecnologia e Politica presso Università ed istituzioni come la Camera dei Deputati ed il Parlamento Europeo. Ha collaborato con multinazionali (ad esempio Microsoft), personalità politiche, soggetti no profit e startup.

Nel 2011 ha dato vita ad un progetto non profit di divulgazione tecnologica chiamato GSE, con il quale sta diffondendo la cultura scientifica, digitale e tecnologica e la consapevolezza digitale e ambientale nelle scuole superiori italiane. 

Nel 2012 entra al World Economic Forum, in qualità di Global Shaper della Community ed Arianna Huffington lo segnala tra i 3 giovani più capaci della Global Shaper Community. Nel 2013 è speaker al TedX Bath University.

Nel 2014 Audi l’ha scelto tra i volti dell’innovazione italiana per il programma internazionale Innovative Thinking; ha vinto una borsa di studio per un master annuale presso la Business School del Sole 24 Ore grazie al premio nazionale per l’innovazione ed è stato nominato tra i primi 100 Digital Champions della Provincia di Varese da parte del Digital Champion italiano presso l’Unione Europea, Riccardo Luna.

Grazie a tutte queste esperienze, nel 2015  il quotidiano “La Repubblica” lo inserisce nella lista dei 20 ventenni italiani che cambieranno il mondo.

Come esperto di Digital Transformation ha disegnato siti web, realizzato strategie social e tenuto corsi di formazione per PMI, aziende quotate in borsa e personalità politiche europee.

Negli ultimi mesi del 2015 ha tenuto uno stage presso l’Agenzia per l’Italia Digitale e da poco è diventato Innovation Manager di Altea Digital, società del gruppo Altea Federation, che da più di 25 anni opera nella consulenza IT impiegando oltre 700 dipendenti in tutta Italia.

Abbiamo fatto qualche domanda in più ad Andrea, per conoscerlo meglio attraverso le sue stesse parole.

D. La nostra rubrica parla di “Giovani Italiani di Talento”. Ma cos’è per te il talento?
R. 
Penso che il talento possa essere considerato come una somma di attitudini, disciplina e capacità strategica. Senza l’attitudine verso qualcosa non si è grado di sopportare il peso della disciplina che comporta il dedicarcisi. Senza disciplina e senza il controllo di se stessi non si riesce a raggiungere alcun risultato, perché si è in balia dei propri umori. E senza capacità strategica, pur in presenza di disciplina e attitudine, non è possibile cogliere – o crearsi – opportunità. Tutte e tre possono essere sviluppate autonomamente. È chiaro che c’è anche inevitabilmente una componente di predisposizione naturale, ma se non si ha la capacità o la volontà, non si combinerà mai nulla.

D. Parliamo di futuro: come immagini te ed il nostro paese tra 10 anni?
R.
 Per quanto riguarda il Paese, non nascondo che sono molto preoccupato. È giusto dirsi la verità: ci siamo trascinati trent’anni di problemi senza fare nulla e abbiamo pochissimo tempo e margine per provare a risolverli. E farlo con un elettorato che – a causa della dinamica demografica, di un reiterato pessimo esempio da parte della politica negli anni, più uno scarsissimo livello culturale e d’istruzione – vuole il cambiamento solo a parole è difficilissimo. Due problemi su tutti a mio avviso andranno risolti per immaginarci un’Italia capace di tornare ad essere un paese leader in Europa e nel mondo. Primo: risolvere il problema della bassa natalità. Ci vuole un enorme impegno da parte del Governo in politiche assistenziali per le donne, in maniera da conciliare vita e lavoro, ed è inevitabile un sacrificio da parte delle generazioni precedenti – quelle che ci hanno lasciato due trilioni di debito pubblico sulle spalle – per garantire redditi più alti ai giovani. La radice di questo problema economico è culturale: la generazione dei padri non riesce spesso ad accettare che la vita è fatta di fasi, e che il giovanilismo esasperato a 50, 60, 70 anni non è solo ridicolo ma tragicamente dannoso, mentre allo stesso tempo il giovane che cerca di farsi strada in Italia, salvo rari casi, viene schiacciato con uno “stai al tuo posto, che ne hai di strada da fare”, mentre in alti Stati è proprio il potenziale quello ad essere retribuito maggiormente sul mercato del lavoro: per conferma si chieda a Londra, quinta città italiana. Il secondo problema da risolvere è quello della produttività: quello che si intravede dall’analisi macroeconomica è una continua de-industrializzazione del Paese a fronte di un settore terziario che necessita solamente di occupazione scarsamente qualificata. Tutto ciò è estremamente pericoloso. Le economie moderne crescono e competono sull’innovazione; senza alti livelli d’investimenti in istruzione, ricerca e tecnologia non si ricomincerà mai a farlo. Abbiamo anche in questo caso un altro enorme problema culturale, si è visto con la querelle su Stamina o quella sui vaccini: l’Italia è purtroppo un Paese che intimamente odia la scienza, compra tonnellate di smartphone per un misto di bulimia comunicativa e sfoggio di status, salvo poi esser pieni di universitari che dicono “io e il computer due mondi diversi”, o che ancora si trincerano dietro al “si, ok, la tecnologia è importante, ma non dimentichiamo le persone” – che può sembrare un’affermazione innocua e di buon senso, ma spesso è solo la scusa per bloccare ogni tentativo di introdurre cambiamenti tecnologici e non solo dentro qualunque tipo di organizzazione. Se saremo capaci di affrontare ora con coraggio queste sfide e molte altre, allora sì, l’Italia tra 10 anni sarà un Paese migliore. Per quanto riguarda me, mi auguro di riuscire a conciliare le mie ambizioni personali, la voglia di vedere il mondo, la sicurezza dei miei cari e di trovare la persona giusta creare una famiglia (sono vecchia scuola, ahimè, e questa mi pare la sfida più ardua). Nulla di facile neanche dal mio fronte quindi, ma sono pronto.

D. Com’è stato servire il nostro paese, lavorando all’Agenzia per l’Italia digitale?​
R.
 È stata un’esperienza estremamente positiva per certi versi e rivelatoria, in termini negativi, per altri. Tra quelli positivi posso citare il lavoro della Segreteria Tecnica capitanata da Marco Bani, così come tutto il dipartimento, che nonostante limiti di budget e possibilità sta portando avanti una serie di progettualità – di cui alcune pionieristiche, penso in particolare al Servizio Pubblico d’Identità Digitale – con tenacia, passione e soprattutto competenza. Dall’altra mi sono confrontato, da varesotto di nascita e milanese di formazione, con una città, Roma, di cui ero e sono innamorato dal punto di vista culturale, artistico ed estetico; ma che è estremamente faticosa, difficile e trascurata. Spero che con le prossime elezioni le cose cambino, ma l’Eterna è lo specchio del Paese. I problemi che elencavo sopra, lì più che da altre parti, sono amplificati.

D. Hai mai pensato di fare politica attiva in futuro e candidarti?​
R. 
Ho avuto diversi impegni in passato, anche se poi non ci sono stati più margini di crescita e ho preferito focalizzarmi su altre attività civili. Credo tuttavia che sia fondamentale, oggi, essere in grado di mettersi in sicurezza dal punto di vista della carriera, delle finanze personali e dei riconoscimenti prima di poter immaginare di servire in un’Istituzione. Ho grandissimo rispetto per le Aule della Repubblica: mio padre mi ha cresciuto con il loro mito. Proprio per questo penso che per fare bene in un ruolo politico, di fronte agli scandali e all’incompetenza (sottolineo: di molti meno di quanto la percezione pubblica dia immagine, avendo avuto a che fare con diversi Parlamentari di altissimo valore), l’unica risposta possa essere l’indipendenza, la passione per il bene comune e la competenza. Pur avendo iniziato una carriera manageriale, sto terminando un percorso universitario magistrale in Scienze del Governo, con una tesi sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Politica e tecnologia rimangono e rimarranno sempre le mie grandi passioni, ma ho ancora moltissimo da dimostrare.

D. Da pochissimo lavori per Altea Digital​. ​Quali sono le tue aspettative per questa nuova esperienza​ e come pensi che, pur essendo nel privato, il tuo lavoro possa aiutare il Paese a digitalizzarsi sempre più​?
R. 
Dopo 6 anni di gavetta da freelance, sono felice di essermi unito ad un gruppo che da subito, a partire dal Presidente e da tutto il resto della struttura, mi ha dato grande fiducia e prospettiva. Guardo con particolare interesse all’internazionalizzazione della Federazione, un tema che per vocazione personale amo particolarmente. Credo che l’Italia, con Digital Trasformation e Industry 4.0, abbia la possibilità di mettere assieme e fare sistema tutti gli attori utili a portare un vero cambiamento nel modo di fare impresa, del concepire il rapporto cittadini-PA e nelle abitudini individuali. C’è solo da rimboccarsi le maniche.

Di Andrea colpisce la sua consapevolezza di aver ricevuto molto ed il desiderio di provare a restituire il più possibile alla società e al Paese che lo hanno cresciuto. Ci insegna l’importanza della creatività e del coltivare i più svariati interessi e, in poche parole, dell’essere “multitasking” in una società come la nostra che diventa quasi una scelta di “sopravvivenza”, nel quale il proprio bagaglio di conoscenze non può essere statico ma evolutivo, cioè capace di propagarsi, creando legami, anche impensabili, tra più discipline. Il suo continuo impegno ad esplorare nuove sfide, ad apprendere ed i suoi svariati e profondi interessi gli consentono di spaziare in molte aree e lo rendono una persona più competitiva nel mercato del lavoro. Continua così Andrea, con la tua competenza, la tua creatività ed il tuo entusiasmo!

* FutureDem. FuturePost

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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