Occupazione femminile ai tempi della crisi

di Gloria Gennaro.

“me and my shadow” di Jocelyn Mathewes

La recente pubblicazione dei dati annuali sull’occupazione in Europa offre l’occasione per un’attenta riflessione sull’occupazione femminile in Italia.

Il 2012, come l’anno che lo ha preceduto, è stato indubbiamente segnato in ogni sua espressione dalla crisi economica. Per varie ragioni, la sua ripercussione sul tessuto economico si è sentita quanto mai vicina. Il passaggio dalle difficoltà incontrate dalle imprese a quanto sofferto dai lavoratori è intuitivo ed immediato. Ci concentriamo quindi in questo spazio sull’occupazione. Nondimeno, coscienti dell’importanza che la annosa “questione femminile” riveste per il caso Italia, attenzione particolare sarà data al tasso di partecipazione delle donne alle attività economiche in genere.

Una prima analisi dei dati pubblicati recentemente dall’Eurostat mostra come nel corso della crisi i tassi di occupazione maschile e femminile si siano mossi grossomodo parallelamente, tanto in Italia quanto in Europa. Nel grafico qui riportato si può notare come le linee tratteggiate (dati sull’Italia) si muovano nella stessa direzione.

fig1

Salta all’occhio tuttavia un persistente divario fra i livelli di occupazione di uomini e donne. Se ciò è vero sia per l’Italia che per l’Europa, occorre sottolineare come la situazione italiana presenti una gravità di certo maggiore rispetto alla media europea (EU27).

Saremmo tentati di concludere dicendo che, sebbene la situazione di divario fra occupazione maschile e femminile non sia migliorata negli ultimi anni, essa non ha nemmeno subito particolari contraccolpi dovuti alla crisi. L’occupazione sembra aver sofferto in blocco la fase depressiva, mostrando simili segnali di calo e ripresa. Occorre ricordare tuttavia che i dati qui presentati non tengono conto del lavoro part-time che riguarda soprattutto il mondo femminile.

Coscienti della grande diversità dei Paesi membri dell’Unione, è utile procedere ad un confronto fra Italia e Paesi dalle dimensioni economiche simili: Germania, Spagna, Francia e Regno Unito. Anche qui distinguiamo fra occupazione femminile (linea continua) e occupazione maschile (linea tratteggiata).

fig2

Una serie di considerazioni possono essere fatte:

  • Fra i cinque Paesi presi in considerazione l’Italia presenta il più basso tasso di occupazione femminile per ogni anno del campione.
  • La crescita dell’occupazione femminile nel corso della crisi non tiene il passo di quella spagnola, la più simile per situazione iniziale.
  • Se è vero che i tassi di occupazione maschile e femminile in Italia si muovono parallelamente, suggerendo che le donne non avrebbero sofferto la crisi in modo particolare, gli altri Paesi mostrano convergenze, più o meno marcate; si potrebbe pensare quindi che l’occupazione femminile abbia sofferto in modo particolare poiché la sua corsa verso la convergenza (comune ai paesi europei) è stata frenata in Italia più che altrove.
  • Alla luce di quanto detto, occorre sottolineare come in altri Paesi europei la riduzione del divario sia data tanto dalla crescita dell’occupazione femminile quanto dalla riduzione di quella maschile: le linee di muovono in direzione opposta (Francia) o nella stessa direzione ma con diversa inclinazione (Germania e Spagna). I dati qui riportati suggeriscono una flessibilità maggiore al rialzo per l’occupazione femminile e al ribasso per quella maschile. Delle spiegazioni potrebbero essere ricercate nel trend storico, nelle politiche di occupazione nazionali o nella diversità di mansioni affidate alle due categorie.

Questa breve analisi mette in luce come un semplice parallelismo fra i trend di occupazione maschile e femminile in Italia nel corso della crisi non porti necessariamente a concludere un uguale impatto sulle due categorie; si suggerisce al contrario che le donne abbiano risentito maggiormente del freno posto alla convergenza verso il livello di occupazione maschile. L’evidenza di un’anomalia italiana resiste sia ai paragoni con pesi comparabili sia a quello con la media europea a 27 Stati.

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

1 Commento

  1. Cara Gloria, purtroppo hai ragione, le donne sono state le piu’ colpite in tutto il mondo (http://www.un.org/womenwatch/feature/financialcrisis/). Qui negli USA, in alcuni settori, l’occupazione femminile si e’ ripresa prima di quella maschile e questo ha aiutato a che il paese potesse iniziare la sua recovery prima di quanto non stia succedendo in Italia.

Lascia un commento

Subscribe without commenting