di Fabio Zacà.
In 9 Settimane il cantante rap Sud-Coreano Park Jae-sang, altresì noto come PSY, ha scalato la US Billboard Social 50, ovvero la classifica statunitense dei singoli musicali “virali”, singoli a rapidissima diffusione grazie allo scambio e al passaparola sui social network e anche via filesharing. Il video della canzone “Gangnam Style”, poco originale e molto commerciale, sta per raggiungere quasi il mezzo miliardo di visualizzazioni su YouTube in meno di 4 mesi. Il testo è simile a molti altri sentiti prima e che si sentiranno anche dopo: “Io sono bello, tu pure ma sei sexy, beviamo e freghiamocene”.
Partiamo da questo video e dal suo titolo, o meglio da una parte del suo titolo “Gangnam”. Gangnam-gu è un distretto di Seoul, di quasi mezzo milione di abitanti, poverissimo negli anni ’70, ma che ha visto uno sviluppo vertiginoso negli ultimi 30 anni, con qualche flessione in concomitanza della crisi del 1997, nel 2003 e nel 2008. Il valore immobiliare della zona è in media di 10,000 dollari (11 milioni di won), 3 volte la media nazionale; il valore economico del distretto nel 2010 è stato di 84 miliardi di dollari (57,4 trilioni di won). Questo distretto è considerato una delle roccaforti del capitalismo coreano, la cui vita frenetica si svolge principalmente a Theran-ro, anche chiamata Teheran valley, una zona ad alta intensità economica e che concentra le maggiori industrie coreane.
I gruppi industriali coreani, Chaebols, sono famosi in Europa per la vendita di alcuni loro prodotti: le auto Kia e Hyundai, i cellulari e televisori Samsung, i condizionatori LG. Ma il dato caratterizante di queste industrie non è l’alta ricerca tecnologica odierna, bensì il fatto che per decenni hanno esercitato un potere politico ed economico su tutta la nazione, usufruendo spesso di finanziamenti del governo centrale. Dopo la crisi del 1997, che ridusse la Corea sul lastrico, il paese ha cambiato radicalmente il proprio atteggiamento, almeno a livello politico e burocratico, verso gli investimenti stranieri, limitando il potere di questi conglomerati industriali. Non c’erano molte alternative: o si liberalizzava o le aziende avrebbero chiuso, con conseguenze ovviamente catastrofiche per il paese.
Il mercato venne aperto agli investitori stranieri e alle acquisizioni nel 1998; la ripresa economica iniziò nel 1999-2000 e vi fu una vera e propria pioggia di investimenti nel 2002, in occasione dei mondiali di calcio, seguita da una breve ma intensa crisi del credito nel 2003. Il settore dei servizi e quello finanziario vennero liberalizzati, e alcune industrie, ormai in fallimento, acquisite e ristrutturate con conseguenze sia per i lavoratori che per la dirigenza. Infatti i chaebols erano spesso gestiti in toto non da dirigenti preparati ma dalle famiglie che li avevano fondate negli anni ’60 come piccole aziende, poi fatte crescere dallo stato con cospicui finanziamenti fino al 1997.
In 15 anni dalla crisi del 1997, la Corea del Sud è sempre più divenuta un paese avanzato, traino della ricerca e dell’innovazione tecnologica dell’Asia. Ha attratto numerosi investimenti stranieri (anche se non ai livelli della Cina). La sua rinascita nell’ultimo decennio ha ricevuto la benedizione da parte di Jim O’ Neill, economista capo di Goldman Sachs, che ha designato il paese come il “modello” da seguire per gli altri paesi emergenti. Goldman Sachs ha classificato il paese al 4° posto su 183 nella classifica di crescita, con grandi riconoscimenti al sistema di educazione addizionale (lezioni serali private), alla produttività e alla crescita sostenibile. I settori più sviluppati nel paese sono oggi il terziario e il manifatturiero. I salari sono alti, 24.000 dollari per un insegnante di inglese e 80.000 per un general manager.
Torniamo per un momento a PSY e a Gangnam, perché la canzone e sopratutto il video hanno molto a che vedere con il “nuovo” stile di vita coreano. Nel video, infatti, vi sono riferimenti espliciti allo stile di vita del distretto di Gangnam, ricco ed appariscente. La stessa Teheran Valley è una strada piena di edifici commerciali, con uffici di diverse industrie coreane e straniere. Grazie a immagini satellitari e video amatoriali, è possibile vedere che in questa strada, lunga 3,7 km e larga 40m, transitano molte auto, non solo coreane, ma anche europee, specialmente tedesche (auto che non costano poco in Sud-Corea, date le barriere protezionistiche su alcune importazioni). La canzone e il video prendono in giro gli abitanti e i managers che vivono e lavorano in questo distretto, ironizzando sui loro gusti grezzi e dozzinali, orientati all’ostentazione senza una reale comprensione della propria ricchezza. Il video ha portato alla ribalta il paese, ma, invece che celebrarne la nuova ricchezza, ne critica la superficialità.
PSY, usando una satira intelligente e feroce dalle numerose sfumature e soprattutto cantando in coreano, ha riempito milioni di schermi e radio. La canzone in sé non ha un significato, ma un articolo interessante dell’Atlantic Magazine rivela alcuni significati nascosti, come il mostruoso debito personale dei coreani sulle carte di debito (praticamente una famiglia coreana spende più del 155% del proprio reddito). Rincara la dose anche la Thomson Reuters, che riferisce che ogni coreano adulto ha 5 carte di credito e livelli di debito superiori a quelli statunitensi nel periodo precedente alla crisi dei subprime. Le prime preoccupazioni emergono, e il ricordo va al 2003, anno in cui la Sud-Corea ha sofferto una crisi del credito dovuta appunto all’eccessivo indebitamento delle famiglie. Per adesso il paese continua a ottenere prestiti facilmente e gli investimenti stranieri, pur non sempre entusiasmanti, sopratutto dopo la crisi del 2008, hanno registrato nel 2011 un picco di 15 miliardi di dollari. Tuttavia, come riportato in un articolo de The Diplomat, gli effetti della crisi dell’Eurozona e la lenta ripresa americana si stanno facendo sentire anche in Asia. La Cina sta rallentando la propria crescita e le previsioni non sono positive per il resto dei paesi asiatici.
L’11 ottobre la banca centrale coreana ha tagliato il tasso di interesse al 2,75% e annunciato un pacchetto di stimoli per 12 miliardi di dollari. Le esportazioni sono calate nell’estate del 6,2%, un segnale preoccupante dato che la Corea del Sud economicamente dipende molto dalle esportazioni e da quanto successo hanno i suoi prodotti in paesi come la Cina, gli USA, il Giappone e l’Unione Europea. Se la crisi dovesse colpire anche l’Asia, la Corea ne sarebbe sicuramente provata e la satira di PSY potrebbe diventare amara. Nonostante tutte queste incertezze e contraddizioni una cosa è chiara: 15 anni dopo la crisi finanziaria spaventosa del 1997, la Corea del Sud è un paese vivissimo, vegeto e dinamico. Un messaggio di speranza anche per l’Italia.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti




