Mancano insegnanti di sostegno per Martino

di Alessandro Bocchetti.

Di Marco40134

Mumble, mumble. Pensa che ti ripensa è da oggi che ho in testa questa faccenda e non trovo una soluzione. La questione della disabilità non riesce ad essere veramente vissuta con la serietà che una faccenda tanto grave richiede. Non si esce da una visione parziale, dalla percezione che malgrado l’urgenza e la cogenza sia una faccenda privata, appunto. Non una vera emergenza democratica, ma un fatto privato, magari grave, ma troppo intimo e delicato per essere affrontato come meriterebbe. Per cui reagisco nella sola maniera possibile, raccontarvi la mia storia. Partire dal personale per provare a far capire come non esistano storie private, ma solo storie vere che diventano emergenze politiche.

Oramai è finito anche settembre, la scuola si è riaperta, con gli inevitabili balletti che accompagnano ogni anno la questione dei sostegni. Lasciamo perdere, per ora, i molti tagli alle ore di assistenza, in barba al buon senso e alle sentenze costituzionali, in barba al diritto costituzionale allo studio. È oramai uno spiacevole dato di fatto con il quale abbiamo imparato a fare i conti. Ma c’è una cosa alla quale non mi abituo, che è sintomatica del lassismo con cui è affrontata la questione: di fatto non esistono più, se non in minima parte, insegnanti di sostegno di ruolo nella scuola primaria italiana. Questi vengono presi dalle normali graduatorie degli insegnanti precari, con il risultato che ci accedano persone assolutamente non preparate  e strutturate per un ruolo così delicato, emotivamente e culturalmente.

Il mio Martino si iscriverà alla quinta elementare, questo significa che da cinque anni assistiamo sgomenti a questo balletto. Martino arriverà a scuola senza una insegnante di sostegno, nei primi giorni ne verrà assegnata una ed inizierà la scommessa se resterà o scapperà spaventata. Per esperienza so già che difficilmente la prima resterà, a questa ne seguirà una seconda e magari una terza sino a quando non troveremo quella giusta. Giorni, settimane, talvolta persino mesi perduti, in cui il mio primogenito subirà uno stress emotivo difficilmente quantificabile, sarà un peso gravoso per l’apprendimento degli altri bambini e minerà, probabilmente, i suoi rapporti futuri con la classe. Eppure della sua esistenza si sa, si sa che questo settembre, come ogni settembre tornerà a scuola. Non posso fare a meno di domandarmi se questo valzer folle non sia evitabile, con qualche regola e un po’ di normale buon senso.

Vi racconto tutto ciò solo per mostrarvi la pazzia di una situazione che basterebbe solo la diligenza del  buon padre famiglia per ovviare. È una buona metafora che dimostra il livello di approssimazione e confusione con cui viene affrontata la questione, non come una faccenda seria e urgente, come meriterebbe, ma come una vicenda poco importante e tutto sommato privata. Quello che succede a Martino, capita a tutti gli scolari disabili d’Italia, questa mal gestione è qualcosa alla quale ci siamo abituati e che sopportiamo, per un malcelato senso del pudore e delle convenienze. Non c’è niente di riservato e contegnoso nella disabilità, non è il problema di una, due, mille famiglie, ma un problema di una società. I disabili esistono, vivono in mezzo a noi, la loro gestione non è un carico familiare, ma un problema sociale, che riguarda non solo noi famiglie, ma tutto l’intrico di relazioni coinvolte.

Fino a quando lo percepiremo come una questione seria ma non grave, non se ne uscirà. Come tutti i problemi di welfare deve essere affrontato come un problema pubblico, la cui soluzione riguarda la collettività nel suo complesso. Vedete, non posso fare a meno di pensare che ogni anno con le iscrizioni si sappia quanti e quali scolari in difficoltà arriveranno nelle classi italiane, di cosa necessitano e di come si possa procedere per un loro inserimento. Allora mi domando, perché aspettare settembre, la riapertura per gestirli? In fondo questa vera emergenza democratica, che mina il diritto costituzionale allo studio cardine delle democrazie occidentali e recepito dalle Nazioni Unite sin dal 1948, potrebbe essere risolta solo con un poco di attenzione.

Chiaro che la prima scelta sarebbe bandire un concorso ad hoc per i sostegni, cui possa accedere personale specializzato e formato per questo lavoro, ad oggi invece sembra che nel prossimo concorso di ottobre bandito dal Miur siano ricompresi anche i sostegni, genericamente, senza ulteriori spiegazioni. Il ruolo degli insegnati di sostegno è un ruolo particolarmente sensibile, che meriterebbe attenzioni peculiari. Sono la prima linea, il primo filtro tra classe e singolo, buona parte dell’integrazione e della possibilità formativa del bambino in difficoltà dipende da loro, ogni disabilità ha bisogno di una formazione specifica e di cautele e tecniche tagliate sulla patologia. Quindi mi chiedo perché non fare concorsi e delle graduatorie di insegnanti formati ed adatti al sostegno, per i casi specifici? Perché non dare la possibilità alle direzioni didattiche di chiamare personale qualificato per un ruolo così delicato a parità di spesa? Ma soprattutto perché non fare una pianificazione per tempo? In maniera da far trovare ai tanti Martino la loro insegnante già nei primi giorni di scuola?

La risposta non può essere non ci sono soldi, accettereste che vi rispondessero che il vostro tumore non può essere trattato perché la regione Lazio ha speso troppo per la sanità? Non credo, noi invece lo subiamo ogni anno, perché lo stato di Martino (dei mille Martino) è una questione privata, qualcosa da guardare di sguincio e magari commuoversi in un talk show postprandiale. Perché i primi a cadere in questo errore, in questo ricatto del pudore, siamo noi famiglie, che non mettiamo in campo il racconto delle nostre storie, che ci lasciamo strangolare dal cappio del pudore.

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

2 Commenti

  1. Luca Iozzino

    Oscillo tra vergogna e tristezza per il mio paese leggendo ciò che scrivi … che poi pare che le regioni di Soldi ne abbiano anche sprecati molti, figuriamoci se volendo non si può mettere rimedio a questo problema, è la volontà che manca. Ciao

  2. Luca io sono convinto che manchino anche i soldi… La volontà poi non ne parliamo… Ma la colpa é anche nostra, del nostro pudore e della vergogna… Non ci esponiamo, non combattiamo per i nostri diritti, rendiamo troppo facile calpestarli e non eseguirli…
    Ciao A

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