L’Unità che divide. Pluralismo (e vendite) in crisi

di Matteo Rizzolli.

Tazebao by Paolo Arosio

Renzi contro le regole: ci fanno male.” (22 ottobre ’12) Effetto Serra sulle primarie:[...] Il leader PD: noi siamo con gli italiani onesti. (21 ottobre ’12) “Le primarie in paradiso (fiscale)” (19 ottobre ’12).

Questi sono tre recentissimi titoli in prima pagina del quotidiano l’Unità. Seguono di pochi giorni l’etichettatura dell’idea della rottamazione come “fascistoide” . E nonostante il direttore Claudio Sardo voglia rassicurare sull’equidistanza del quotidiano dai vari candidati alle primarie, molti rimangono poco convinti.

Facciamo un passo indietro. Pur non essendo più “l’organo ufficiale del Partito” dal 1997, l’Unità è oggi legata a doppio filo con la dirigenza del Partito Democratico. L’Unità nel 2010 (ultimo anno per cui siamo in grado di reperire i dati) ha ricevuto €5.267.860,38 in contributi pubblici. Ci sono molte buone ragioni per ricevere i contributi pubblici all’editoria. La ragione presentata dall’Unità è quella di essere “testata o organo di partito e movimento politico”. Una curiosità: nascosta nelle pagine interne della testata, l’Unità riporta ancora la definizione di “il giornale dei Democratici di Sinistra DS” nelle informazioni editoriali stampate ogni giorno sul quotidiano.

Poi arrivò l’estate 2011 e l’avvicendamento alla direzione del quotidiano organo semi-ufficiale del partito tra Concita De Gregorio e Claudio Sardo, allora giornalista del Messaggero ed autore di un libro intervista a Pier Luigi Bersani. La ragione lasciata allora trapelare alla stampa riguardava l’andamento poco soddisfacente delle vendite  anche se era risaputa la freddezza della testa del partito verso la linea del giornale.

È stato un avvicendamento di successo per le vendite? Niente affatto, anzi. Stando ai dati ufficiali di distribuzione e vendita raccolti da Prima Comunicazione le vendite si sono abbassate del 20% nel corso dei tre anni della gestione Concita De Gregorio (da agosto 2008 ad agosto 20011) mentre sono crollate del 28% in appena un anno di gestione Sardo. E questo considerarando nel computo le “altre vendite” improvvisamente esplose sotto la gestione Sardo.

 

Certo il tracollo di vendite in questo periodo è stato comune a tutto il comparto della carta stampata anche se non per tutti in questa misura. Vale la pena quindi di analizzare gli accessi ai contenuti online dell’Unità. L’edizione web era uno dei fiori all’occhiello della gestione De Gregorio. Dal picco massimo toccato a giugno 2011 di 130.000 visitatori unici giornalieri si è passati agli 81.000 attuali (-37%) mentre le pagine singole visitate sono crollate del 55%. (Fonte dati: Audiweb)

Nel frattempo la linea plurale e moderna adottata dalla precedente gestione ha lasciato il passo ad un robusto rafforzamento della compagine di editorialisti bersaniani e fassiniani che hanno schierato il giornale nella corsa a queste primarie. E poi naturalmente va menzionato il passaggio del 25% di quote da Renato Soru a Maurizio Mian, imprenditore farmaceutico ed ex presidente del Pisa Calcio.

Insomma, l’Unità della gestione Sardo offre notevoli spunti di riflessione circa l’opportunità di proseguire il finanziamento pubblico alle testate giornalistiche. Come ci ricorda Linkiesta l’Italia è seconda solo alla Francia per quanto riguarda i contributi all’editoria. Il finanziamento pubblico è una tassa regressiva perché paga con soldi pubblici un prodotto che è fruito principalmente da classi agiate e la stessa casta politica che si parla sulla stampa. E nonostante i sussidi i giornali di partito sono letti da pochissime persone e questo la dovrebbe dire lunga sulla loro qualità e sul loro contributo al dibattito pubblico.

E mentre il governo lo scorso maggio ha avviato una timida riforma, ma solo a partire dal 2014, dei contributi pubblici all’editoria di partito, è scoppiata nei giorni scorsi l’ennesima polemica dell’Unità verso Renzi, accusato dal direttore di voler zittire il giornale per motivi politici: “La questione [sostiene Sardo] è condizionare un fondo pubblico per l’editoria a un determinato comportamento o gradimento politico. Se fosse così saremmo pericolosamente fuori da un canone accettabile di libertà. Sono parole gravi, che l’ira può spiegare ma non giustificare.” (20 ottobre ’12)

Il direttore del giornale riferimento del PD, se avesse letto con più attenzione il programma di uno dei candidati PD alle primarie, avrebbe però scoperto che la proposta di Renzi è ancora più drastica. Nel suo programma infatti, il candidato afferma che “siccome oggi, grazie a internet, chiunque può produrre a costo zero il suo bollettino o il suo house organ, i contributi alla stampa di partito vanno aboliti.” Nessuna discriminazione quindi: zero contributi per tutti. Unità inclusa.

 

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

4 Commenti

  1. Una specifica causa di “negatività” di questi ultimi tempi va ricercata nella nascita del “Fatto Quotidiano”, che ha inciso in termini relativi sull’Unità più che su altri quotidiani (solo il “Manifesto” ne ha risentito in ugual misura, direi). In altre parole, le Grandi Masse Popolari sono fuggite a gambe levate dal quotidiano fondato da Antonio Gramsci per correre ad acquistare il quotidiano di Padellaro e Travaglio.
    Tutto ciò, si capisce, indipendentemente dai voleri e dai poteri della De Gregorio e di Sardo.

  2. Matteo Rizzolli Matteo Rizzolli

    Renzino, il fatto quotidiano è uscito nel 2009. Direi che i danni più grossi li dovrebbe aver patiti la De Gregorio. Sardo è arrivato alle soglie della fine politica di Berlusconi quando anche il Fatto ha cominciato a perdere . cmq stamattina provo a scaricare i dati del Fatto e li incrocio…

  3. Beh, non intendevo suggerire un “isomorfismo” fra diminuzione di vendite dell’”Unità” e numero di copie del “Fatto”, ma segnalare un fattore generico – e poi come scrivi tu, se la caduta di Berlusconi ha fatto diminuire le copie del Fatto, la stessa ragione può essere fatta valere anche per l’Unità, no?

    Ricordiamo che siamo immersi in una crisi che ovviamente si sta riverberando parecchio anche sulle vendita dei quotidiani, e certamente fra i potenziali acquirenti di Fatto e Unità ci sono anche coloro che devono “tagliare” con più urgenza la spesa per quotidiani.

    Poi, per quodiani come l’Unità che devono contare parecchio sul finanziamento pubblico, i tagli e le incertezze sulla relativa posta influenzano in qualche modo anche la qualità day-by-day, vds. e.g. come è bello lavorare in questo clima:
    http://www.repubblica.it/politica/2012/10/24/news/grillo_chiudono_70_giornali_finalmente_una_buona_notizia-45215078/?ref=HREC1-3

  4. Barbara

    Segnalo anche questa vergogna
    http://on.fb.me/S4UuJG

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