La morte della carta stampata ha cominciato a essere stata scritta

di Alessandro Berni.

De librerías por París by Fórcola Ediciones

Carta piange. Chiude la libreria Edison di Firenze. Al suo posto, manco a dirlo, un Apple Store.

Sta finendo un’era. Questo presente è la maniglia. Tra le numerose secolari familiarità in fase di crollo, c’è quello dell’informazione cartacea e dei libri stampati, tangibili scrigni di memorie e di umane fantasie.

Sarebbe irrispettoso e paternalistico nei confronti delle generazioni future scrivere d’inverno della cultura, ma è inevitabile constatare che, come api infreddolite, le librerie di tutto il mondo stanno lentamente chiudendo per fare posto a spazi informatici e di telefonie.

Nuova vittima illustre è la libreria Edison di Firenze. Scaduto il contratto di affitto lo scorso 30 settembre, il Comune di Firenze salderà le spese di locazione e utenze da qui alla fine dell’anno, giusto il tempo per permettere la liquidazione degli ultimi tomi.

Ancora pochi mesi per potersi sedere fra gli scaffali di questa storica libreria e bersi un caffè insieme a Madame Bovary, Rodjon Romanovic Raskol’nikov, Jean Valjean… ma naturalmente insieme anche a vecchi amici o nuove conoscenze con cui condividere la stessa passioneper i libri.

Per una libreria che se ne va, un nuovo negozio informativo in arrivo. Sembra proprio che un nuovo Apple Store prenderà il suo posto.

Edison è l’ennesima vittima di quel killer seriale e inarrestabile chiamato Internet.

I primi risultati della sua capacità di stravolgere la maniera di comunicare e stare insieme sono arrivati negli autobus e nelle metropolitane delle grandi città, quando schermi e cuffie per ascoltare musica hanno sostituito in pochi anni libri e giornali. Quindi è arrivata la dematerializzazione dei luoghi d’incontro quando un paio di social network e un software per videochiamarsi hanno cominciato a svuotare bar, cinema, teatri e, naturalmente, anche e prima di tutto librerie. All’evacuarsi dei vari reali luoghi d’incontro sembrano resistere solo i centri commerciali, simulacri di quel culto chiamato consumismo, credo religioso capace di vendere a quanto pare di tutto, tranne il sapere, dichiarato dai massimi esperti di marketing d’intralcio e fuori moda, appena utile per esaltare la serialità dell’umano vivere e nulla più.

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti