di Francesco Carnesecchi.

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Lo striscione comparso qualche giorno fa ad una manifestazione a Taranto “io non delego, io partecipo” spiega meglio di molti saggi la crisi della rappresentanza, nodo fondamentale delle democrazie contemporanee. In questo caso si trattava di una divisione tra cittadini e forze sociali rispetto ai destini dell’Ilva di Taranto. Questa crisi e la conseguente richiesta di partecipazione attraverso nuove forme organizzative sono temi quanto mai attuali.
Non si tratta di proporre la “democrazia degli antichi” quale soluzione ad un evidente allentamento nei rapporti tra élite politiche e cittadini, quanto di capire come tutelare le democrazie moderne ed iniziare processi di ri-legittimazione delle decisioni e del governo della cosa pubblica, partendo dalla constatazione che in Europa i partiti politici non sono più in grado di svolgere la funzione di cinghia di trasmissione tra elettori ed eletti che hanno svolto in passato.
Anche studi recentissimi sottolineano come, nonostante i partiti politici continuino a svolgere un ruolo importante nelle elezioni e nelle istituzioni delle democrazie europee, quasi tutti hanno ormai abbandonato qualsiasi pretesa di restare organizzazioni di massa. Ci sono alcuni partiti che continuano ad attribuire forte importanza al tesseramento e al radicamento territoriale. La tendenza, tuttavia, è quella di un declino delle iscrizioni, cominciato in tutta Europa negli anni ottanta e ormai ineluttabile; un fenomeno che si accompagna anche al calo di iscritti ai sindacati, per riprendere l’argomento iniziale di questo articolo.
Le soluzioni a questo processo sono molteplici. In Svizzera, ad esempio, hanno luogo quasi un quarto dei referendum che si tengono al mondo; negli Stati Uniti si assiste ad una continua crescita delle “initiatives” ammesse al voto; nello stato della California si tratta di una vera e propria esplosione di “democrazia estrema”.
Oltre ai referendum, ci sono altre forme di partecipazione alle scelte pubbliche. Nel nostro paese, ad esempio, sono numerosi i casi di processi partecipativi attivati delle istituzioni pubbliche o iniziati su richiesta dei comitati cittadini. La Toscana è stata la prima regione a dotarsi di un vero e proprio strumento legislativo per regolare la partecipazione nell’elaborazione delle politiche regionali e locali. Esistono inoltre proposte di democrazia diretta avanzate dalle forze politiche: il Movimento Cinque Stelle ne fa uno dei pilastri delle propria offerta elettorale nazionale e locale.
Vi sono poi le forme di partecipazione diretta legate alla scelta degli eletti, quali le primarie, che da semplice strumento di scelta di un candidato potrebbero trasformasi in una consultazione periodica su alcune scelte pubbliche di rilievo. Il dibattito di questi giorni sulle regole per le primarie del centrosinistra si concentra principalmente intorno alla registrazione quale condizione per l’elettorato attivo e alle implicazioni logistiche, prima che politiche, che queste regole avranno sulla partecipazione. Ma, al di là delle questioni organizzative, l’esercizio del diritto di voto alle primarie sarà sicuramente legato alla sottoscrizione di un appello di sostegno alla coalizione di centrosinistra, con la conseguente creazione di un “Albo delle elettrici e degli elettori del centrosinistra”. Questa sottoscrizione potrebbe rappresentare il vero “bene comune” del centrosinistra, se usata con efficacia.
Messe da parte le questioni riguardanti la pubblicità dei sottoscrittori, si tratterà di capire chi avrà davvero a disposizione i contatti dei diversi milioni di persone che, essendosi registrati, avendo pagato un piccolo contributo e avendo una nuova tessera in tasca, andranno a costituire un nuovo soggetto politico. Un “partitone liquido” con un numero di iscritti addirittura superiore a quello dell’età dell’oro dei partiti della prima repubblica. Basti pensare che negli ani ’80 la somma di tutti gli iscritti ai partiti in Italia superava di poco i quattro milioni.
Perché e come utilizzare questo albo?
Uno dei punti dell’accordo tra Pd, Sel e Psi è quello che prevede di “vincolare la risoluzione di controversie relative a singoli atti o provvedimenti rilevanti a una votazione a maggioranza qualificata dei gruppi parlamentari convocati in seduta congiunta”.
Ora, questo metodo, pur corretto, in una democrazia parlamentare rischia di scontrarsi con la realtà dei fatti: non è infatti difficile prevedere tensioni su alcuni temi specifici su cui difficilmente i gruppi saranno capaci di trovare una soluzione condivisa senza minacciare la stabilità del governo.
Ecco allora che l’Albo degli elettori potrebbe rivelarsi uno strumento per rafforzare e ri-legittimare il governo attraverso una consultazione periodica su temi non tecnici o di ampio respiro.
Come fare?
Il Partito Democratico, all’articolo 27 dello statuto, prevede il referendum come strumento di partecipazione aperto a tutti gli iscritti, gli elettori e i simpatizzanti. Una campagna in questa direzione è già in atto. La consultazione si intreccia inoltra con il dibattito sulla democrazia digitale. Stimoli in questo senso non sono mancati, basti pensare al lavoro sul Sistema Integrato per la Partecipazione (SIPA) fatto ormai anni fa, e in tempi forse acerbi. Oggi il rapporto tra cittadini e rete è profondamente mutato anche nel nostro paese e sistemi di voto elettronico costituiscono in alcune circostanze un’alternativa valida al voto tradizionale. In Estonia, ad esempio, per le elezioni del Parlamento europeo del 2009 il 15% di tutte le persone che hanno votato ha usato il voto elettronico e per le elezioni parlamentari di marzo 2011 la percentuale di coloro che hanno utilizzato questo sistema è cresciuta fino al 24,3% dei votanti.
Naturalmente il solo voto elettronico non sarebbe realistico quale strumento di consultazione, ma potrebbe essere integrato a sistemi telefonici e di raccolta di voti “fisici” nelle sedi dei partiti facenti parte della coalizione, portando una mobilitazione di proporzioni assai diverse rispetto al dibatto tra gli iscritti e costituendo una forma di rafforzamento delle scelte del governo di fronte ad eventuali divisioni parlamentari che più di una volta hanno portato alle crisi dei governi di centrosinistra.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti



