Vauro-Fornero: maschilismo o satira?

di Lorenzo Gasparrini.

Di International Journalism Festival

Attenzione: questo post è pieno di parolacce. Non le userò tanto per usarle, ma sul modello della comunicazione pubblica di Chris Kluwe.

Il 18 settembre scorso il Manifesto ha pubblicato questa vignetta di Vauro. Fornero, soggetto della vignetta, ha detto che “denota il maschilismo persistente, volgare e inaccettabile, di alcuni uomini”.

E su questo Fornero ha perfettamente ragione.

Non è la prima volta che Vauro, con Fornero, percorre con nonchalance la china del sessismo, del maschilismo. E poi sono proverbiali i ritratti di Rutelli a letto con la moglie. Ma in questo, mi pare, la satira non c’entra niente. Questa comunicazione si avvicina a quella particolare deriva degli insulti sessisti per cui, come insegnano poche ore nel traffico in tutte le grandi città, un automobilista maschio avventato o prepotente è un “grandissimo stronzo”, mentre un’automobilista donna ugualmente pericolosa o tracotante è una “grandissima zoccola”. Anche Fornero l‘ha capito: “Di un uomo non avrebbero detto ‘ministro squillo’. Allora si vergognino”.

Si può fare satira senza sessismo, senza volgarità? Certo, basta volerlo fare. Altan disegna da anni personaggi con un ombrello nel culo senza la minima traccia di volgarità, né di sessismo.

Si può criticare un ministro senza usare stereotipi sessisti? Penso proprio di sì. Pensavamo che un certo linguaggio gratuitamente maschilista fosse finito, in Italia, dopo il mandato politico del precedente Presidente del Consiglio. Invece rieccoci qui a parlare di mignotte al potere – o di un potere che rende le donne mignotte; allora Fornero come Minetti e va bene così, a ulteriore ed ennesima dimostrazione che ci vuole ben altro che un avvicendamento di capi del governo per cambiare una cultura.

Si può dare alla Fornero della incompetente, dell’ipocrita, della doppiogiochista – e se proprio non ci piace l’immagine del suo carattere che ne danno i media, anche della stronza, perché no? Basta argomentare. Invece per darle della mignotta non serve argomentare: tutti ridono (“aspetta lo squillo, è una squillo, ah ah ah!”) e via così, anche oggi il nostro disegnino lo abbiamo fatto, e tutti hanno cliccato.

La stessa logica la si vede – usata in maniera meno eclatante ma più continua  – ripetuta nelle ormai famose “colonne di destra” nei siti web dei principali quotidiani. Pur di raccogliere click degli utenti, quindi statistiche per raccogliere pubblicità, non c’è quotidiano che esiti a mettere tette, culi, cosce, gente che piscia mentre parla Obama, gossip di ogni livello pur di raccogliere pochi secondi d’interesse degli utenti. Il tutto sotto nomi di testate come “Corriere della Sera” o “Repubblica”, che avrebbero fior di direttori responsabili i quali, come dice il loro titolo, dovrebbero indicare una direzione e assumersene la responsabilità.

Vauro non va certo colpevolizzato, né censurato. Mica è colpa sua. Questo è il paese nel quale Luttazzi venne a dare lezioni di satira dopo il suo ritratto urlato in TV di un’Italia sodomizzata e felice – con buona pace di Corrado Guzzanti, mille volte più efficace, geniale e profondo senza alcun sessismo o scatologia; questo è il paese la cui industria cinematografica si vanta di Fellini e si nutre di rutti, scoregge e dei tranci di donna in mostra nei cinepanettoni natalizi; è il paese pieno di storia e di turismo culturale in cui un intero comune difende degli stupratori.

No, state tranquilli, non è un paese maschilista. È il paese della cultura e della libertà d’opinione. Quindi, amici uomini, se vi capitasse uno che invece di criticare argutamente il vostro lavoro vi dice che avete il cazzo piccolo, ridete: è satira.

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti