di Lorenzo Gasparrini.
Attenzione: questo post è pieno di parolacce. Non le userò tanto per usarle, ma sul modello della comunicazione pubblica di Chris Kluwe.
Il 18 settembre scorso il Manifesto ha pubblicato questa vignetta di Vauro. Fornero, soggetto della vignetta, ha detto che “denota il maschilismo persistente, volgare e inaccettabile, di alcuni uomini”.
E su questo Fornero ha perfettamente ragione.
Non è la prima volta che Vauro, con Fornero, percorre con nonchalance la china del sessismo, del maschilismo. E poi sono proverbiali i ritratti di Rutelli a letto con la moglie. Ma in questo, mi pare, la satira non c’entra niente. Questa comunicazione si avvicina a quella particolare deriva degli insulti sessisti per cui, come insegnano poche ore nel traffico in tutte le grandi città, un automobilista maschio avventato o prepotente è un “grandissimo stronzo”, mentre un’automobilista donna ugualmente pericolosa o tracotante è una “grandissima zoccola”. Anche Fornero l‘ha capito: “Di un uomo non avrebbero detto ‘ministro squillo’. Allora si vergognino”.
Si può fare satira senza sessismo, senza volgarità? Certo, basta volerlo fare. Altan disegna da anni personaggi con un ombrello nel culo senza la minima traccia di volgarità, né di sessismo.
Si può criticare un ministro senza usare stereotipi sessisti? Penso proprio di sì. Pensavamo che un certo linguaggio gratuitamente maschilista fosse finito, in Italia, dopo il mandato politico del precedente Presidente del Consiglio. Invece rieccoci qui a parlare di mignotte al potere – o di un potere che rende le donne mignotte; allora Fornero come Minetti e va bene così, a ulteriore ed ennesima dimostrazione che ci vuole ben altro che un avvicendamento di capi del governo per cambiare una cultura.
Si può dare alla Fornero della incompetente, dell’ipocrita, della doppiogiochista – e se proprio non ci piace l’immagine del suo carattere che ne danno i media, anche della stronza, perché no? Basta argomentare. Invece per darle della mignotta non serve argomentare: tutti ridono (“aspetta lo squillo, è una squillo, ah ah ah!”) e via così, anche oggi il nostro disegnino lo abbiamo fatto, e tutti hanno cliccato.
La stessa logica la si vede – usata in maniera meno eclatante ma più continua – ripetuta nelle ormai famose “colonne di destra” nei siti web dei principali quotidiani. Pur di raccogliere click degli utenti, quindi statistiche per raccogliere pubblicità, non c’è quotidiano che esiti a mettere tette, culi, cosce, gente che piscia mentre parla Obama, gossip di ogni livello pur di raccogliere pochi secondi d’interesse degli utenti. Il tutto sotto nomi di testate come “Corriere della Sera” o “Repubblica”, che avrebbero fior di direttori responsabili i quali, come dice il loro titolo, dovrebbero indicare una direzione e assumersene la responsabilità.
Vauro non va certo colpevolizzato, né censurato. Mica è colpa sua. Questo è il paese nel quale Luttazzi venne a dare lezioni di satira dopo il suo ritratto urlato in TV di un’Italia sodomizzata e felice – con buona pace di Corrado Guzzanti, mille volte più efficace, geniale e profondo senza alcun sessismo o scatologia; questo è il paese la cui industria cinematografica si vanta di Fellini e si nutre di rutti, scoregge e dei tranci di donna in mostra nei cinepanettoni natalizi; è il paese pieno di storia e di turismo culturale in cui un intero comune difende degli stupratori.
No, state tranquilli, non è un paese maschilista. È il paese della cultura e della libertà d’opinione. Quindi, amici uomini, se vi capitasse uno che invece di criticare argutamente il vostro lavoro vi dice che avete il cazzo piccolo, ridete: è satira.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Io non sono d’accordo. Io la penso così:
http://deliridamusicista.iobloggo.com/986/
Non è una vignetta buttata là, c’è un significato (se lo si vuole cercare).
E poi sono proverbiali i ritratti di Rutelli a letto con la moglie. Ma in questo, mi pare, la satira non c’entra niente.
Eccome se c’entra. Per Vauro, Rutelli è un politico inutile, capace di parlare senza alcun senso pratico, senza aver mai fatto nulla di decente. Lo riporta nella camera da letto, per rimarcare l’inutilità dell’uomo.
“Di un uomo non avrebbero detto ‘ministro squillo’. Allora si vergognino”
Invece l’avrebbero detto eccome. Vauro l’avrebbe fatto. Che Fornero non conosca Vauro, non è una colpa della Fornero, ovvio. Viceversa, la Prestigiacomo o la Meloni, donne evidentemente distanti da Vauro ma che potevano vantare meriti propri, non sono mai state dipinte come squillo.
Si può fare satira senza sessismo, senza volgarità?
Sì. Ma non è obbligatorio. E spesso, la satira non volgare non riesce davvero ad essere satira. La satira è bassa per definizione.
Invece per darle della mignotta non serve argomentare.
Non le si sta dando della mignotta.
Questo è il paese nel quale Luttazzi venne a dare lezioni di satira dopo il suo ritratto urlato in TV di un’Italia sodomizzata e felice
Ritratto che Francesca Fornario, autrice satirica per l’Unità, trovò geniale e senza ombra di sessismo. Anche lei maschilista?
Quindi, amici uomini, se vi capitasse uno che invece di criticare argutamente il vostro lavoro vi dice che avete il cazzo piccolo, ridete: è satira.
Nel giusto contesto, potrebbe esserlo. Tipo: un Berlusconi che si fissa perché deve assolutamente costruire il magnifico ed enorme Ponte sullo Stretto. Sarebbe satira.
Poi, può piacere o meno. A me Vauro non piace, davvero. Ma tra il “non mi piace” e “quella non è satira: è maschilismo” ci sta un abisso.
condivido Musik.
la vignetta di Vauro è tristissima e non fa ridere. Anzi è volgare. Ma non perchè sessista: perchè è un gioco di parole pensato in 30 secondi tristissimo, degno del peggior Forattini.
Paragonare il monologo genialmente triviale di Luttazzi ai rutti e socregge alla Vanzina è davvero un pensiero distantissimo dalla realtà e dal lavoro che ci sta dietro (e i messaggi che veicolano).
Guzzanti (che adoro) è in questo forse troppo mitizzato perchè alla fine Vulvia cos’era se non lo stereotipo maschilista di un’annunciatrice bionda scema ed analfabeta?
Quando poi anche lui si beccò i suoi problemi perchè toccò la religione con lo sketch dei tre Padri Pii eravamo tutti qua a difenderlo! Può non essere scatologico nella sua comicità ma non è questo che definisce la satira.
Siamo un paese con seri problemi culturali di sessismo e machismo, nulla da discutere su questo. Solo Vauro non è nè causa nè effetto di questo.
“se vi capitasse uno che invece di criticare argutamente il vostro lavoro vi dice che avete il cazzo piccolo”
Lo stesso Vauro ha disegnato Berlusconi come un nano puttaniere col cazzo piccolo per anni, e nessuno ha detto niente…. e ci mancherebbe…
Ah, e consiglio anche questo link. Sempre Francesca Fornario.
http://pubblicogiornale.it/attualita/fornero-ministra-squillo-vauro-fornario/
L’unico problema che vedo é che la categoria delle squillo potrebbe adirarsi per essere state paragonate alla Fornero. Loro certe porcherie non le fanno.
mi trovo d’accordo con kokoro; più che di maschilismo, la vignetta di vauro soffre per il gioco di parole un po’ fiacco. e mi sembra triste questo urlare al maschilismo in ogni occasione, e ancora più triste la distinzione che si fa fra satira “cattiva”, tipo luttazzi o sabina guzzanti, e satira “buona”, cioè corrado. la differenza sta semplicemente che la satira di luttazzi e della guzzanti cerca meno l’effetto comico e più, come dire di “colpire forte” chi la guarda; in modi diversi, con l’iconoclastia di luttazzi, da un lato, con gli attacchi diretti, coraggiosi anche, della guzzanti dall’altro; satira purissima, infatti tutti e due sono stati tenuti fuori per anni dalla tv, nel silenzio assoluto del pds-ds-pd, e ora è rientrata solo sabina su la7. corrado cerca di più, e lo ottiene sempre, l’effetto comico, che non toglie nulla all’efficacia della satira che propone. mi sembra emblematico e azzeccatissimo il pezzo sui candidati pd alle primarie, che dicono tutti delle gran banalità, poi arriva il cameriere con le bibite e i caffè sul vassoio e il pubblico stremato sceglie lui. ecco, mi pare che il pezzo si addica perfettamente anche a chi è sempre pronto a trovare degli epiteti (“fascista”, “maschilista”) a chi si permette un minimo di dissenso…
“nel fatto” fra “semplicemente” e “che” all’inizio della quarta riga!
Facciamo un po’ di populismo.
Possibile che chiunque ruoti attorno il cognome “Minetti” ce l’abbia con Vauro? (vedi l’autore dell’articolo).
Fornero, stai tranquilla che nessuno oserebbe mai darti della prostituta.
E’ palese che per far sesso SEI TU quella costretta a pagare…!!! (eh chi te lo dà!!!??? Pussa via!!!).
Inoltre, se non si è capaci in un mestiere, bisogna saperlo cambiare… Daje Fornero, ti aspettiamo su Youporn!!!
Ora seriamente:
Scusate il brutto sarcasmo ma gli articoli inutili vengono commentati solo da utenti inutili…
Rimanendo in attesa del reale GIORNALISMO, porgo Cordiali saluti.
Allora, per cominciare: e’ satira. Ma io ne ho un concetto molto largo e tollerante. E’maschilista? Lo e’, indubbiamente. E lo sarebbe stata, in declinazione omofoba, anche se il ministro fosse stato maschio, e fosse stato definito ministro squillo, ritratto in calze a rete e guepiere. Vauro l’ha gia’fatto, mi par di ricordare. Il punto e’che la satira puo’ anche far leva sugli “istinti profondi” della sua audience. E il maschilismo, il razzismo, l’omofobia, la demagogia, i gas intestinali, tutti questi “istinti profondi” sono capaci di evocare emozioni forti, anche a livello inconscio. E’ grossolano appellarsi a queste “armi non politicamente corrette”, magari anche in maniera subliminale? Probabilmente si. Come lo dobbiamo giudicare? A seconda dei nostri gusti personali: quando il livello di “fastidio” supera quello di “simpatia”, possiamo dire che “non ci piace”. Ma il threshold e’ molto soggettivo.
è vero, Vauro non è Altan, ma ciò non toglie che non si possa fare satira anche con un po’ di volgarità. In difesa (parziale) di Vauro? Sì, perché già in passato ha disegnato politici maschi come prostitute, quindi accusare Vauro di sessismo mi sembra non sia fattibile, è solo un po’ volgare. La vignetta? Mi sembra abbastanza chiara, il ministro del lavoro che non interviene in un campo di suo interesse è persino più inutile di una vecchia prostituta.
Toh, guarda, sono tutti di uomini i commenti qui sopra. Un caso? Sì, è il caso di espatriare.
Buona giornata
Si ma non venire in Olanda perche’senno mi ci ritrovi!
@anna: prova ad argomentare.
Cara Anna, solo perché si è maschi non si può vedere il maschilismo? Tanto più che mi sembra che i pareri siano abbastanza diversi (Francesco dice che la vignetta è “indubbiamente maschilista”) e che Francesca Fornario, donna, si sia espressa sulla vignetta spiegando che non è maschilista. Però è un po’ superficiale l’atteggiamento per cui se una donna trova una cosa maschilista e un uomo non è d’accordo, è perché è maschilista egli stesso. Una mia amica -donna- mi ha scritto: “ma esattamente: perché la vignetta dovrebbe essere offensiva?”
Caro Francesco: la vignetta non è indubbiamente maschilista, tutt’altro. Né, se fosse stata fatta su un uomo, sarebbe stata “omofoba”. Il maschilismo è una concezione dell’uomo superiore alla donna. L’omofobia è un odio irrazionale verso le persone omosessuali. Dire che un ministro del lavoro di qualunque sesso non dovrebbe aspettare “uno squillo” da Marchionne non è né maschilista né omofobo e se lo pensi mi sa che devi rivedere un po’ di cose.
Musik, non ci siamo capiti: e’maschilista perche’ usa il nesso squillo->prostituta e dipinge la Ministra come una prostituta in attesa di una telefonata da parte di Marchionne->cliente/padrone/maschio. Il maschilismo sta nella penna di chi disegna e nell’occhio di chi legge, evidentemente. Sta nel contesto culturale/sociale italiano (ma in fondo mondiale, suvvia…). E su questa nota maschilista fa magari inconsciamente leva. Lo stesso accadrebbe, sostengo, anche se ci fosse un ministro maschio vestito da prostituta, e ci aggiungerebbe anche una nota di omofobia, altro grande tema “tipico” e spesso nemmeno troppo nascosto (forse sono troppo talebano, ma non e’che il concetto stesso di “prostituzione” e’ maschilista?). Non vale dire che sia di cattivo gusto: la satira puo’ tranquillamente esserlo. Ma non voler riconoscere il maschilismo in questa froma di comunicazione pur di giustificare il contenuto politico (“un ministro non deve essere subalterno a un padrone”) mi sembra solo un’arrampicata sugli specchi.
Rappresentare un uomo cliente/padrone e una donna sottomessa/prostituta non è maschilista in sé.
Se tu leggessi un libro in cui una donna sottomessa a un tizio ma poi si ribella e torna libera, mi diresti che il libro è “nella prima parte maschilista”?
Se tu guardassi un film come “Non ti muovere”, in cui l’uomo è sempre in una posizione dominante e la donna sempre sottomessa e anzi, l’uomo è ricco e la donna è povera, l’uomo è rispettato e la donna emarginata, mi diresti che è un film maschilista?
Lo spot contro la violenza sulle donne, in cui una donna è intenta a trovare delle scuse per giustificare il suo occhio nero è maschilista?
Eppure tutte e tre le cose hanno maschio/padrone -> donna/sottomessa.
Il maschilismo non sta nel tipo di rappresentazione della realtà, ma nel messaggio che la rappresentazione sta veicolando.
@Musik
).
Un film, un libro, uno spot veicolano un messaggio leggermente piu’ complesso di una vignetta, e in quel tipo di veicolo puoi distinguere i due tempi “provocazione” e “soluzione”. La vignetta in questione ha si’ due tempi, ma il maschilismo sta nel secondo: lo spunto e’ la frase riportata dai quotidiani “aspetto che il telefono squilli, e la soluzione e’ il ministro-squillo. Non c’e’ altro, dopo, che indichi una uscita dalla rappresentazione maschilista. E quindi li’resti. Poi, personalmente, a me fa ridere, ti diro’ di piu’ la stessa battuta l’ho pensata senza nemmeno sapere della vignetta di Vauro (e gia’ qui mi viene il sospetto che in effetti sia una battutaccia facile da toscanacci
ho letto su una rivista tempo fa che ci vorranno ancora 2 secoli per raggiungere la paritè vera tra uomo e donna ma leggendo questo articolo ci vorranno anni luce prima che gli uomini diventeranno esseri intelligenti e rispettosi delle donne se mai ci arriveranno. L’ ignoranza è un cancro incurabile, peggio dell’ortica che più la strappi e più ricresce.
@nadia, direi “leggendo la maggioranza dei commenti”‘ un refolo di ottimismo sul futuro dell’umanità lo vedrei invece nell’esistenza di appartenenti al genere maschile in grado di pensare criticamente come l’autore dell’articolo.
Mica sempre la logica – diciamo così – è di aiuto per orientarsi nel mondo. A volte non lo è per niente. Spesso, infatti, serve anche un buon senso sufficientemente sviluppato (tradizionalmente, i maschietti hanno difficoltà su questo punto). E il buon senso, se (le o gli?) si lascia spazio per esprimersi – il buon senso però è timido e delicato, si eclissa quando la logica esonda dall’utile per trionfare nella pippa mentale – suggerisce che quella vignetta, di odore e sapore sgradevolissimi, è una cacatina maschilista di un uomo di un’altra epoca, bravo per carità, intelligente per carità, ma intimamente maschilista (e non è la prima volta che la cosa viene fuori). E’ satira? Non è satira? E chi se ne frega, direi: un’altra pippa megagalattica. Ma che quella vignetta sia maschilista e sciocca (e brutta, tra l’altro, proprio esteticamente brutta), su, non ci sono dubbi, per qualsiasi persona di buona volontà (e di buon senso).
Forattini per anni rappresentò Spadolini con la foglia d’edera a coprire il cosino e nessuno mai parlò (giustamente) di sessismo. E’ proprio vero quando la satira è pungente e quindi irride il potere il potente di turno reagisce in maniera sconsiderata, vedasi Fornero come D’Alema con gli stivali.
Andiamo nel merito: Fornero come Ministro del lavoro si è prostituita alla Fiat di Marchionne che ha violato i diritti dei lavoratori, dei sindacati ed anche della Giustizia di cui non ha rispettato le sentenze! Vauro ha saputo colpire, anche in questo caso, nel ventro del problema. Il Maschilismo cui si appella Fornero mi sembra un infantile richiesta di solidarietà anche davanti a delle precise responsabilità politiche.
Paola e Nadia, mi sarebbe piaciuto che aveste argomentato la cosa. Un discorso del tipo “gli uomini sono stupidi/maschilista e non vogliono vedere” o “quelli intelligenti sono quelli d’accordo con noi” è ugualmente sessista, sapete? Ma dico, per davvero.
Francesco, a me ad esempio la battuta non è piaciuta. E’ scontata e poco divertente. Solo che non ci vedo alcun maschilismo, perché la rappresentazione maschilista è quella a monte: Fornero che pur in una situazione di potere su Marchionne, aspetta i suoi comodi e ne rovescia i ruoli. Vauro ha solo rappresentato ciò. La “soluzione”, se vogliamo, è nell’intenzione del disegnatore: “così è come ti vedo io e non dovrebbe essere così”.
Fabio, lascia stare le supercazzole. Il buon senso è istintivo e culturale, e la nostra cultura è maschilista. Ripeto: sul maschilismo ci sono dubbi. I miei e non solo, visto che pare che un maschio non possa pronunciarsi sul maschilismo (se non dicendo che “tutto ciò è maschilista”, ovvio)
Qualche precisazione, per chi legge.
Vauro ha ‘risposto’ alle polemiche con una ulteriore vignetta – sempre sessista, ovviamente – nella quale il dileggiato a mignotta è Monti. Il che rientra ampiamente nella visione tutta italiana della par condicio: due torti fanno una ragione. Invece si tratta dello stesso spettacolo ignorante e sessista al quale si è assistito quando Scilipoti, Marra e Tommasi hanno presentato una loro “iniziativa politica”: la maggior parte dei commenti dava della mignotta a Sara Tommasi, e dopo un po’, dopo qualche protesta, hanno cominciato a dare della mignotta pure a Scilipoti. Complimenti, allora come oggi.
Ciò che leggo a 24 ore di distanza, qui sopra, non fa che rafforzare quanto ho detto nell’articolo.
C’è chi dice che Vauro “non le sta dando della mignotta”. L’ha disegnata come una mignotta, nell’atteggiamento da mignotta e con sotto scritto “ministra squillo” (squillo=mignotta, basta il vocabolario). Cos’altro doveva fare? Quale problema culturale impedisce a un sistema percettivo uguale al mio di vedere quello che è evidente? Io la risposta ce l’ho – il sessismo – ma se a voi non piace, il problema è il vostro.
Poi si pensa bene di mettere opinioni di donne che non trovano la vignetta sessista. Qualcuno ha certificato che le donne sono immuni al sessismo? Il sessismo è trasversale ai generi e alle idee politiche. L’opinione di Fornario, come la replica scritta sul Manifesto da Norma Rangeri, conta come tutte le altre. Ecco un commento in rete che mi trova d’accordo, a firma “Odette de Crecy”:
“Mi ha colpito profondamente una cosa: che la Fornero abbia capito che era sessismo, quello di Vauro, perché di questo si tratta, è l’ha capito, inutile negarlo, perché ha avuto i mezzi per imparare cos’è il sessismo: non tutte le donne ce li hanno. Quello che stupisce è che da una parte c’è il Manifesto che fa finta di niente e prende le parti di Vauro, contrapponendo di nuovo la lotta di classe a quella femminista, il che è gravissimo. Se veramente un giornale ha a cuore le donne lavoratrici che non hanno i mezzi o il tempo di approfondire certi temi, deve spiegare come mai la Fornero ha ragione nel dire che Vauro è un sessista, per spiegare alle donne dove è il sessismo e da cosa si devono difendere. Questo non significherebbe stare dalla parte della Fornero che ci toglie i diritti, ma mostrare la verità. Norma Rangeri, che difende Vauro, fa un gran danno nei confronti delle donne appartenenti alla classe sociale più bassa, quelle che il suo giornale ha sempre detto voler difendere.”
Inutile dire che una bella rinfrescata su cosa sia il sessismo e il maschilismo servirebbe a molti di quelli che hanno commentato qui, manifestando, a voler essere generosi, una grossa confusione. Tipo chi sostiene che Vulvia di Guzzanti era uno stereotipo maschilista. Anche qui, dovrebbero bastare occhi e orecchie.
Per i nostalgici che invece s’inventano che su Berlusconi “nessuno ha detto niente” o che “Forattini per anni rappresentò Spadolini con la foglia d’edera a coprire il cosino e nessuno mai parlò (giustamente) di sessismo”, rammento che invece se ne parlò e se ne parla ancora – ma non pretendo di ricordare niente a nessuno, soprattutto se è inutile – e che il razzismo (di cui il sessismo è una forma) esiste da prima che fosse inventata la parola razzismo. Il sessismo c’era in Forattini, c’è da secoli, stiamo solo – finalmente, forse – prendendone più consapevolezza, e l’Italia soprattutto, come al solito, arriva in ritardo. Quindi il silenzio passato non spiega un bel niente – a parte l’ignoranza e l’inconsapevolezza collettiva su alcuni temi sociali.
Riporto ancora parole di un’altra commentatrice sul web (Paola):
“Per chi non avesse capito la differenza tra raffigurare una donna politica come una ‘prostituta’ e raffigurare un uomo politico come una ‘prostituta’, la differenza è la seguente: quando si raffigura in tal modo una donna si rimette al suo posto la donna, ricacciandola in uno dei due ruoli plurimillenariamente assegnati alle esponenti del suo genere. Quando invece si raffigura in tal modo un uomo, lo si fa scendere ad un gradino inferiore, lo si degrada, cioè, collocandolo in uno dei due ruoli plurimillenariamente assegnati alle esponenti del genere femminile. Spero che adesso sia più chiaro, per chi volesse capire.”
Poi, a proposito di reale giornalismo:
qui Lipperini spiega perché la stupidità sessista di Vauro ha fatto un gran favore a Fornero:
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2012/09/19/7-manovre-di-eserciti/
qui c’è spiegato perché sarebbe ora di piantarla di usare Vauro come risorsa per gli argomenti politici:
http://baruda.net/2012/09/19/vauro-i-du-schiaffi-che-male-non-farebbero/
Due ultime cose, per finire: non metto link al mio blog perché sono educato (netiquette) e non ho bisogno di pubblicità – i click me li conquisto con gli argomenti, non con i link incollati dopo due parole. In più, pensavo sinceramente che gli appelli al buon senso fossero finiti insieme a quel governo il cui paternalistico leader prometteva di usarlo per risolvere tutto. Il risultato è stato di diffondere il malcostume tipicamente italiota di volere un serio professionista per riparare la propia auto, un serio professionista per tenere i propri conti, un serio professionista per salvaguardare la proria salute, mentre per i problemi sociali e politici – di cui Vauro, insisto, è solo un esempio e un sintomo, non il colpevole – basterebbe il buon senso. Ancora complimenti a tutti.
C’è chi dice che Vauro “non le sta dando della mignotta”. L’ha disegnata come una mignotta, nell’atteggiamento da mignotta e con sotto scritto “ministra squillo” (squillo=mignotta, basta il vocabolario).
Forattini disegnava Fassino come uno scheletro. Cosa voleva dire? Che era uno scheletro, evidentemente. No, io penso volesse dire che era magro e come iperbole usava lo scheletro. Così come Vauro voleva dire che Fornero era troppo servizievole nei confronti di un uomo. Però vabbè, se dobbiamo spiegare una metafora, torniamo alle elementari.
L’opinione di Fornario, come la replica scritta sul Manifesto da Norma Rangeri, conta come tutte le altre.
No, c’è una differenza: la Fornario sa cos’è la satira, come si fa e come è codificata. Infatti lei e chiunque si occupi di satira seriamente non vide traccia di maschilismo nel monologo di Luttazzi sul sesso anale. Anche perché, effettivamente, non ce n’è.
“Se veramente un giornale ha a cuore le donne lavoratrici che non hanno i mezzi o il tempo di approfondire certi temi, deve spiegare come mai la Fornero ha ragione nel dire che Vauro è un sessista, per spiegare alle donne dove è il sessismo e da cosa si devono difendere.”
Questo del “io ho ragione, se le donne non lo capiscono è perché poverine sono ignoranti e allora glielo spieghiamo” è meravigliosamente elitario e volendo anche un poco sessista. Non è possibile che le donne non si sentano offese: si devono sentire offese. Se non lo fanno, qualcuno glielo deve spiegare.
Inutile dire che una bella rinfrescata su cosa sia il sessismo e il maschilismo servirebbe a molti
Su, parla. Rinfresca. Perché io ho sentito solo “è maschilista, punto, se non lo vedi è perché sei maschilista”. Un’argomentazione brillante; ne ho un’altra: “sei scemo, punto, se non lo capisci è perché sei scemo”. Logicamente funziona in maniera identica, se ci pensi. Però non stai dimostrando nulla. Non ti poni nell’idea che “potresti anche avere torto”. Io sì, ma sto aspettando un discorso migliore di “è così, punto”.
Riporto ancora parole di un’altra commentatrice sul web (Paola): “Spero che adesso sia più chiaro, per chi volesse capire.”
Io volevo capire. Ma questo non mi dimostra nulla. Anzi, mi sembra il contrario. “Non si possono rappresentare prostitute, perché è sessista. Se rappresenti una donna prostituta sei sessista. Se rappresenti un uomo prostituta, sei sessista. Comunque vada, la prostituzione è sessista.”.
Due ultime cose, per finire: non metto link al mio blog perché sono educato (netiquette) e non ho bisogno di pubblicità – i click me li conquisto con gli argomenti, non con i link incollati dopo due parole.
Avrei potuto copincollare il post. Avrei potuto rielaborarlo. O avrei potuto risponderti e dirti “io ne ho scritto così, se ti va, vattelo a vedere, se no non ti copio tutto qui”. Ma la netiquette non ha nulla a che vedere con tutto questo. Inoltre, mi pare di aver scritto altre parole ancora, dopo. Comunque è adorabile la dimostrazione di machismo “io i click me li conquisto con gli argomenti”. Va bene, che vuoi che ti dica, ce l’ho più piccolo io.
Gentile Musik,
prima di rispondere a sproposito, ovvero astraendo dal contenuto dei commenti che intende criticare, si sforzi di comprenderne il contenuto loro proprio: è facile, basta leggere attentamente ogni frase ed ogni parola, e concentrarsi per cogliere il significato delle parole e delle frasi e le loro connessioni. Si fa anche a scuola. In caso contrario dovremmo dedurne che il suo intelletto non è predisposto, vuoi per cause fisiologiche, vuoi per condizionamenti culturali, allo svolgimento di una così semplice operazione. Ma anche in tal caso si troverebbe in una compagnia discretamente numerosa.
Gasparrini, ti ringrazio per il cenno al buon senso, perché dimostri, con limpidezza, cosa significa non averne un grammo, di buon senso. Immagino che sia una scelta precisa, ma sospetto anche che sia solo un vezzo intellettuale: sai come è, senza buon senso la vita sarebbe molto più complicata e, forse, breve di quello che è. Non credo che Berlusconi, con la sua attitudine bugiarda e manipolatoria anche delle virgole, possa essere preso come fonte attendibile per una definizione e un uso del buon senso o di qualsiasi altra cosa, ma ognuno ha i riferimenti culturali che si merita o che si va a cercare o da cui si fa plasmare. Io, nel dubbio, avrei preferito leggere meglio oppure un banale dizionario. O – proprio esagerando in buon senso, lo capisco – avrei chiesto all’altro che intendesse dire. Certo, sarebbe stata necessaria un po’ di autentica curiosità, una minima volontà interlocutoria o di dialogo e un dito di arroganza in meno, però qui, temo, il buon senso non c’entra più nulla. Si, Gasparrini: non c’è dubbio che anche io ce l’ho più piccolo.
la vignetta non è divertente e l’accostamento tra la frase della fornero e la prostituzione è forzata
io adoro l’umorismo pure quando è cinico, feroce e politicamente scorretto ma qua siamo ad un gioco di parole banale sulla parola squillo. Vauro dovrebbe andare a scuola dagli autori di South Park o almeno dei Griffin