di Luigi Marattin.

Fuori! di Damiano Zoffoli
L’annuncio dell’annuncio (per cui annuncio al quadrato, se l’algebra non è un’opinione) della candidatura di Matteo Renzi alle seppur ancora indefinite primarie del centrosinistra sta finalmente cominciando a chiarire il quadro politico all’interno del Partito Democratico. Le prime indiscrezioni trapelate dallo staff del Sindaco di Firenze in merito alla continuità politico-culturale con l’Agenda Monti e l’arruolamento di convinti esponenti liberal quali Pietro Ichino hanno definitivamente confermato (qualora ce ne fosse bisogno) il posizionamento di Renzi su una piattaforma liberal-democratica tipica delle più avanzate esperienze di centrosinistra europeo.
I dirigenti del Pd schierati con Bersani, e con una linea legittimamente più d’impostazione socialdemocratica di tipo classico, non aspettavano altro. Da più parti è immediatamente partito l’ordine di scuderia sul leit-motiv da scagliare contro l’impertinente sindaco di Firenze: “basta con le politiche neo-liberiste, che in Italia hanno già fallito”. Chiunque conosca un minimo le dinamiche del più grande partito di centrosinistra italiano (che in vent’anni è riuscito nella non facile impresa di cambiare quattro nomi ma conservando gli stessi dirigenti) sa bene che questo ritornello verrà ripetuto tre volte al giorno (prima o dopo i pasti) per essere sicuri che in CGIL lo sentano bene.
C’è altresì da scommettere, tuttavia, che nessuno si prenderà mai la briga di spiegare al Paese (e al partito) quali sarebbero queste terrificanti politiche neo-liberiste che avrebbero devastato il Bel Paese pregiudicandone il futuro. Usciamo per un attimo dalle pagine di un blog e facciamo finta di fermarci al bar. Di fronte ad una birra ghiacciata e con la Tv accesa su Veline, possiamo accettare di definire “neoliberismo” come un’impostazione politico-economica che predica la riduzione della spesa pubblica, del debito e delle tasse; l’apertura al mercato e alla concorrenza di tutti i settori economici, compresi i servizi pubblici locali. Una marcata deregolamentazione del sistema bancario, una riduzione del perimetro e delle tutele della pubblica amministrazione, il deciso abbattimento del numero di leggi, atti amministrativi, regolamenti. Un mercato del lavoro di tipo anglosassone, in cui all’universalità del sistema di ammortizzatori sociali si accompagni la pressoché completa libertà di risoluzione del rapporto di lavoro. Un sistema formativo tendenzialmente a carattere privatistico (quando non espressamente privato). Un’economia in cui sia possibile in una settimana (come in Inghilterra e negli USA) aprire una nuova attività produttiva.
Quanto assomiglia l’Italia del 2012 a questo quadretto? Vediamo. Il debito pubblico è il terzo più alto del mondo. Al netto del sommerso, la pressione fiscale è la più alta sul Pianeta Terra; a meno che “Curiosity” non si imbatta in un bilancio pubblico di Marte, possiamo anche tranquillamente definirla la più alta del Sistema Solare. Così come la percentuale di prodotto interno lordo intermediata dalla mano pubblica. Siamo l’unico paese nel mondo occidentale in cui le professioni (nonostante i recenti timidi interventi del governo Monti) si tramandano di padre in figlio, in modo solo marginalmente diverso da quanto accadeva nella Firenze rinascimentale (no, Renzi non c’era ancora) del Quindicesimo Secolo (per una analisi recente di Raoul Minetti e Alessandro Giovannini sull’immobilità sociale si veda qui). Ogni sindaco decide, con propria ordinanza, quando i negozi possono iniziare i saldi. L’unico tentativo di (timida) apertura al mercato dei servizi pubblici locali è stato stroncato da una campagna mediatica (sostenuta da tutto l’arco costituzionale) e da 27 milioni di italiani, ai quali comunque era stato raccontato che con tale riforma le fontane venivano privatizzate e trasformate in proprietà privata, con ricchi magnati che decidevano chi poteva bere acqua e chi no. Tra le principali società possedute dagli enti locali vi sono quelle dedite a tipiche attività di mercato: società di consulenza, imprese di onoranze funebri, farmacie, imprese produttrici di beni e servizi di vario tipo. Le banche, sebbene attraverso il controllo delle Fondazioni, sono sostanzialmente ancora sotto il controllo pubblico. Siamo il Paese con il più alto numero di leggi dell’Unione Europea e solo con la recente inchiesta de Il Sole 24 ore è balzata agli onori della cronaca la considerazione (ben nota a chiunque amministri) che in Italia approvare una legge non è mai il traguardo… È, invero, l’inizio di un percorso a ostacoli fatto di regolamenti, decreti attuativi (per l’attuazione della riforma Gelmini dell’università ne servono 44), circolari ministeriali, pareri del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti. Un’incredibile – e senza pari nel mondo – giungla amministrativa e burocratica che ha come conseguenza paradossale che anche le (poche) leggi che arrivano al traguardo legislativo spesso non vedono mai l’alba dell’applicazione concreta.
Questo mentre, nonostante i propagandistici falò di qualche anno fa di Calderoli, non si riesce a disboscare l’immenso stock di leggi su cui poggia la Repubblica. Nella classifica sui tempi di apertura di imprese siamo dietro a molti paesi africani. E ogni semplice proposta di apertura al privato di settori quali sanità e formazione viene unanimemente zittita a male parole, a destra come a sinistra. Anche dal punto di vista culturale, sugli sguardi della gente al risuonare della parola “pubblico” i volti si distendono in rilassanti sorrisi (pericolo scampato), mentre “privato” è ancora sinonimo di bieco speculatore che ruba le caramelle ai bambini.
Non male, per un paese devastato dalle scorribande del neoliberismo. Meno male che c’è Fassina, a riportare un po’ d’ordine.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti




Potevate fare l’articolo completo, senza andare in giro per lo spazio siderale potevate indicarci quale sarebbe invece il luogo ove il neo-liberismo, presumo per voi inteso come culto invece per noi invece solo sostanza, dimorerebbe e vivrebbe prospero chiaramente non solo per se.
Sa noi siamo ignoranti ce lo indichi su una cartina, possibilmente della terra e non di un altro pianeta.
Grazie.
“E ogni semplice proposta di apertura al privato di settori quali sanità e formazione viene unanimemente zittita a male parole, a destra come a sinistra.”
Forse perchè dove tali settori sono privati (hint: USA) si assiste al disastro e, paradossalmente, a un aumento della spesa pubblica?
Abbiate almeno la dignità di smettere di definirvi di sinistra.
Mentre il giovane sindaco di Firenze gira per l’Italia, la mitica Rosi occupa la piazza di Firenze o piu esattamente il Parco delle Cascine per la festa 2012 del Pd…passando da Napolitano alla riforma costituzionale, dal voto da dare a Monti alla futura disfatta alle prossime elezioni di Berlusconi, non dimentica qualche colpo al Giovane Renzi tornando ai tempi di Berlinguer per ricordare che …. I Vecchi della sinistra possono ancora fare qualcosa nei prossimi governi… Peccato che questi ultimi, a parte criticare, non abbiano ancora nessun programma e nemmeno l’ombra dello stesso per rilanciare questo paese!!!
La ciliegina sulla torta del comizio del 01/08/12: ” il programma Monti ? Lo abbiamo votato…anche se non ci piaceva….” Allora perche lo avete votato rispondono alcune voce nella platea… E lei di rispondere convinta: ” perche la medicina anche se amara bisogna mandarla giu!”
Auspico che la prossima volta a questo tipo di sinistra, venga dato il cianuro!!!
Dove caspita è finita la sinistra, quella vera, quella da opposizione e provista non solo di ideali ma anche di veri obiettivi?!
Ben venga la “GIOVENTU” di Renzi, che i vecchi restino a casa.
CHE CASPITA DI SINISTRA E’ QUESTA ???????
Quello che penso è che va bene che Renzi abbia le sue idee. Legittime, via. E va bene che l’estensore dell’articolo lo appoggi. Poi, secondo me, bisogna che legittimamente si dica che le proposte di Renzi non sono di sinistra. Fine, semplice.
Possiamo stare qui a dire se ha senso un programma di sinistra (per me si), se è vincente (per me si) se i dirigenti dei partiti che finora si son detti “di sinistra” abbiano attuato politiche di sinistra quando erano chiamati al governo (per me no) e perché non hanno funzionato se Berlusconi ha stravinto. Bisognerebbe guardarci in faccia e chiederci se vogliamo che vi sia un programma di sinistra o se basti battere “quelli di destra”.
Perché, secondo me, Renzi ha buon gioco quando dice che c’é da rottamare. E’ facile perché, quando “la sinistra” (uso impropriamente questi termini per farmi meglio capire…) era al governo non ha fatto cose semplici – risoluzione del conflitto d’interessi, patrimoniali, legge elettorale, riforma delle telecomunicazioni – che tutti si aspettavano. Ma da qui a dire che Renzi è di sinistra ne passa.
Quindi: che lo voti chi ha deciso di cambiare dirigenti, non chi crede che sia di sinistra.
Renzi sarebbe il candidato ideale del PD: è la più pura espressione dell’anima di un partito che con gli anni si è andato spostando verso destra… 20 anni di berlusconismo hanno fatto male anche all’orientamento politico degli italiani
Cos’è la sinistra e cos’è la destra? Sono concetti totalmente vuoti che la storia ha riempito in maniera diversa secondo le opinioni politiche del popolo o comunque dell’elettorato. Così come negli USA alcuni democrat hanno un indole che noi chiameremmo di destra (centralità della religione, apertura al libero mercato), in Portogallo i partiti principali di destra e sinistra si chiamano rispettivamente Partido Social Democrata e Partido Socialista. In Italia, al momento, la maggior parte dell’immobilizzazione economica e sociale deriva dalle corporazioni e dai conseguenti lobbismi, quindi anche una politica liberista di un certo tipo (sicuramente non quella che lascia il monopolio privato o predilige l’istruzione e la sanità privata su quella pubblica) può essere definita di sinistra, perchè libera le forze che sono tenute sotto e anzi, secondo me questa impostazione è molto più di sinistra che non quella socialdemocratica che vuole stare sotto al sindacato e alle varie corporazioni pubbliche. Quindi continuate a pure a dirci quanto siamo bbrutti e che non siamo di sinistra che noi intanto lavoreremo anche per voi per salvare questo paese.
Gli schieramenti di destra e di sinistra, esistono ancora ma purtroppo non in Italia… Qui se il cuore potrebbe anche stare a sinistra il portafoglio della vecchia guardia è ormai passato a destra…quando il portafoglio è bello ciccioso e la pancia bella piena difficile pensare a chi ha fame o a chi ha perso il lavoro.
Quando i minatori del Sulcis si sorterrano, quando l’Alcoa urla, quando piu della meta delle imprese edili stano morendo e con loro tutte le attività correlata, quando gli operai della Fiat accettano il licenziamento facile purche di dare da mangiare alla propria famiglia, quando i lavoratori dei treni di notte dormono su una gru per settimane al freddo, dove sono i rappresentanti della sinistra: a pontificare sulle alleanze ! Nessuno di loro si è mai degnato di scendere nella miniera del Sulcis !
Non so se il tenore di alcuni di questi commenti sia in grado di far riflettere Luigi su un approccio polemico che non può che finire per esasperare e semplificare. Essere liberisti di sinistra non è facile, lo ammetto (ma è possibile). E tuttavia, mi sembra che sarebbe meglio discutere davvero con chi si sente di sinistra non liberista.
Perché anche loro hanno qualche idea utile, di quando in quando.
Poiché questo post (e i commenti) mi ha molto fatto arrabbiare, ne ho scritto molto più estesamente qui: http://corradoinblog.ilcannocchiale.it/2012/09/03/incomunicabilita_ideologiche.html
Il post di Corrado non vedo perché non sia pubblicato anche su iMille (fra l’altro egli ne anche un prezioso collaboratore da sempre). A parte il fatto che secondo me ha ragione da vendere. Corrado intendo
Caro Corrado e cari tutti,
Come ho provato a spiegare sul blog di Corrado, vi e’ un equivoco di fondo. Nel mio articolo non intendevo esprimere in giudizio (neanche implicito) sulla desiderabilità delle politiche neoliberiste; alcune di esse – perlomeno nella versione “da bar” accennata nel pezzo – non incontrano affatto il mio favore in questa fase. Il mio punto era immensamente più semplice: visto che il ritornello preferito degli anti-Renziani sembra essere la necessita di porre freno alle politiche liberiste, volevo solo argomentare che di tali politiche in Italia non ve ne e’ neanche la minima traccia. Indipendentemente dalla loro desiderabilità storica in questa fase. Tutto qui. Un dibattito sulle prospettive di una sinistra autenticamente liberale era di gran lunga al di fuori dell’obiettivo che il mio pezzo voleva perseguire.
cito Marco Olivetti
” In Italia, al momento, la maggior parte dell’immobilizzazione economica e sociale deriva dalle corporazioni e dai conseguenti lobbismi, quindi anche una politica liberista di un certo tipo (sicuramente non quella che lascia il monopolio privato o predilige l’istruzione e la sanità privata su quella pubblica) può essere definita di sinistra, perchè libera le forze che sono tenute sotto ”
Le corporations e lobbies di cui parli, che sono gruppi di interesse appartenenti perlopiù agli ambienti della finanza sono dirette conseguenze delle politiche neoliberiste. Tali gruppi finanzianocircoli accademici e università prestigiose proprio perchè il loro credo neoliberista venga diffuso, e che anche gente normale come noi arrivi a dichiararsi liberale o liberista ( che non sono affatto la medesima cosa) in nome di una libertà presunta che non è la nostra ma è quella di libera circolazione dei capitali e della deregolamentazione finanziaria che per gente normale come noi è la causa della crisi dei licenziamenti e di tutti i problemi. Fondazioni e corporations come Rokfeller in Usa (per dirtene una grossa) finanziano campagne elettorali di entrambi gli schieramenti politici (contemporaneamente) e sono in grado di indirizzare le politiche di intere nazioni. Saluti