di Gianluca Galletto.

Operazioni di voto di Alberto Marzetta
La situazione in cui il centrosinistra si appresta ad andare alle primarie per la premiership è al limite del surrealismo. Se non fosse che siamo in Italia e parliamo di sinistra, per cui il surreale e il reale sono una coppia affiatata. Abbiamo già le squadre in campo che si stanno scannando, ma non c’è né un arbitro, né soprattutto delle regole che l’arbitro dovrebbe applicare.
Va concesso al PD il fatto che non sia guarnito di regole specifiche in quanto il suo statuto prevede una primaria aperta (non l’unico modo di fare le primarie) per eleggere il suo leader. Il che rende le primarie per la premiership ridondanti. Si può capire che la situazione politica si sia evoluta e che quindi la flessibilità del nostro sistema possa consentire di fare delle modifiche strada facendo. Apparentemente un bene. Io continuo invece a pensare che non sia affatto un bene e che avere un sistema di regole certe e non cambiabili in continuazione sia un bene superiore, perché impone un quadro di certezza che rende la competizione politica (e tutta una serie di decisioni che ne discendono, fra cui quelle di policy) più disciplinata, più chiara e più efficace. Ma questo vale, ahimé, a vari gradi, per tutto il sistema Italia. L’incertezza rende difficili le decisioni d’investimento. Che sia un investimento di tipo economico, di tipo politico, legislativo, di qualsiasi azione che comporti un uso di energie attuali per un risultato ottenuto in futuro.
L’esempio USA
Conosco ormai il sistema americano piuttosto bene, e soprattutto quello dello stato di New York. Qui esiste un calendario fisso delle scadenze elettorali, sia primarie che generali, che rende molto più semplici le scelte. È chiaro che siamo in un sistema presidenziale e non parlamentare (l’esecutivo dipende da una maggioranza nel secondo caso ma non nel primo). Con tutto quello che ne consegue. Lo stesso vale per tutti i livelli inferiori al federale. E spesso mi capita di spiegare ad amici americani che non hanno familiarità coi sistemi parlamentari perché non sono in grado di dirgli una data certa delle prossime elezioni. Ma noi abbiamo introdotto sistemi di tipo presidenziale o simil-presidenziale per regioni, provincie e comuni.
In ogni caso, produrre un corpo di regole per le primarie a livello sistemico per il paese mi sembra un’ottima idea, indipendentemente dalla forma di governo. Inoltre, sembra ormai che anche in casa della destra ci sia l’intenzione di utilizzare lo strumento primarie. Siamo in fase di trasformazione costante della nostra costituzione materiale, ormai da venti anni. Non sarebbe auspicabile che il PD, che ha nel suo DNA le primarie, spingesse per un confronto con le altre forze politiche, per arrivare non solo a introdurre nella nostra legislazione le primarie, ma a riformare tutto il processo elettorale, l’attività dei partiti e il loro finanziamento (altro elemento cardine di una democrazia che funzioni)? E non farebbero bene anche gli altri partiti a porsi questo problema vista la caduta vertiginosa della loro credibilità? Non sarebbe auspicabile avere un controllo serio dell’amministrazione pubblica su questo strumento ormai parte integrante delle scelte di una metà del corpo elettorale?
Il registro degli elettori nelle primarie USA
Si discute poi di avere o meno un registro degli elettori. Molti gridano allo scandalo. Non si capisce perché. Negli USA esiste la registrazione al voto. Nell’atto di registrazione, che si fa presso il “Board of Elections” del proprio stato, città o contea, si dichiara di voler votare alle primarie democratiche, repubblicane, del Working Families Party, etc., a seconda di quei partiti che nello stato hanno richiesto e hanno i requisiti per esser inseriti sulla scheda elettorale. I board of elections sono delle agenzie governative in forma di commissioni bipartisan che fanno capo all’esecutivo. Hanno la responsabilità di controllare che il processo elettorale, incluso il finanziamento dei candidati, sia fatto secondo la legge dall’inizio alla fine.
Ora, non si tratta di registri pubblici come qualcuno pensa. Non è che posso andare al comune di New York e chiedere un elenco con degli iscritti e scoprire se il mio vicino è un “registered democrat” o “registered republican”. Si può benissimo avere un registro che garantisca la privacy. Inoltre, non c’è scandalo nel fatto che chi vuole partecipare alle scelte fondamentali di un partito o coalizione di partiti non debba sostenere il costo di rivelare le proprie preferenze, non al mondo intero, ma all’organizzazione che egli volesse concorrere a gestire. Anche perché l’organizzazione e la militanza hanno un costo. È chiaro che non è neanche uno scandalo avere una primaria aperta. Si tratta di una scelta. Qui negli USA le primarie aperte esistono in una minoranza di stati.
Negli Stati Uniti le primarie sono nate alla fine dell’’800 e si sono diffuse in tutti gli stati nei primi 25 anni del ‘900. Paradossalmente, sebbene la spinta venisse dal movimento della Progressive Era, che voleva rendere la politica meno elitaria, furono introdotte per ridare al centro (dei partiti) il controllo della periferia. In quel periodo lo Stato è entrato nella vita dei partiti regolandone alcuni aspetti fondamentali. Le primarie, anche quelle per il presidente, sono regolate stato per stato dalla legge elettorale in una sorta di forma simbiotica con gli statuti (bylaws) dei partiti. La legge fissa degli standard che vanno seguiti e permette d’integrare le scelte interne dei partiti con il processo elettorale, garantendo così tutti i cittadini. Non si capisce perché in Italia, dove si dice in ogni occasione che i partiti sono uno dei cardini della nostra democrazia, non si possano stabilire delle regole valide erga omnes sulla vita dei partiti. Basterebbe per esempio fissare degli standard minimi cui gli statuti debbano adeguarsi. Le scelte sono ampie. Si potrebbe per esempio dare il finanziamento pubblico solo se si rispettano gli standard, invece che renderli stringenti. Basta ragionarci sopra.
In tutto questo, l’irritazione massima viene dall’obiezione più ricorrente a queste idee, che è: “figuriamoci se dovessimo introdurre un registro degli elettori in Italia! Già vedo l’uso non etico dei registri per sputtanare una o l’altra persona, per altri scopi biechi”. Tradotto, significa che noi siamo un paese con scarso livello etico e immaturo e condannato ad esserlo per sempre. Io non ci sto ad accettare questa condanna.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti




Ottimo articolo.
Per quello che dice la nostra storiografia, la mancata regolazione di Partiti e sindacati – per questi ultimi prevista esplicitamente nella Costituzione – va ricercata nella scarsa fiducia reciproca della classe dirigente post-fascista nella qualità della legislazione da definire, e nella correlata sfiducia rispetto all’applicazione che la Magistratura ne avrebbe potuto fare.
MAI decisione fu più sfortunata – a mio avviso ci saremmo risparmiati parecchie magagne. Dopodiché possiamo aprire anche il capitolo della grande differenza fra Italia e USA, il che ci condurrebbe subito a grande discussioni sulle soluzioni da adottare, ma tenere fermo il principio è già importante.
Secondo quello che ha detto Bersani ad un partecipato incontro pubblico a Bruxelles il 28/9, la decisione di fare le “primarie di coalizione” per la candidatura a Premier, pur non necessarie secondo la Statuto, e la ulteriore decisione di derogare l’altra norma che – in tal caso – imponeva la presentazione del solo Segretario del PD, dipende dalla scelta **puramente situazionista** di voler avvicinare il cittadino alla politica in questo periodo di sfiducia dilagante, offrendo lo strumento che il PD può mettere in campo all’uopo (anche con intendo differenziale rispetto agli altri Partiti).
Le ultime scelte sono quindi da leggere nell’ottica di parare possibili critiche, anche non ben fondate, “andando all’attacco”, pur prendendo qualche rischio.
Ovviamente il problema maggiore sta nella mancata certezza del quadro normativo generale della legge elettorale – per la qualcosa non posso evitare di richiamare la saggezza della Raccomandazione del Consiglio d’Europa (o, meglio, della “Commissione di Venezia”) sulle Buone Condotte in Materia Elettorale
http://www.venice.coe.int/docs/2002/CDL-AD(2002)023rev-ita.asp
che recita, nel capitolo II
2. Livelli normativi e stabilità del diritto elettorale
a. Ad eccezione delle disposizioni tecniche e di dettaglio – che possono avere un carattere regolamentare – le norme del diritto elettorale devono essere almeno di rango legislativo.
b. Gli elementi fondamentali del diritto elettorale, e in particolare del sistema elettorale propriamente detto, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni non devono poter essere modificati nell’anno che precede l’elezione, o dovrebbero essere legittimati a livello costituzionale o ad un livello superiore a quello della legge ordinaria.
Capisco le esigenze nate all’indomani del fascismo, ma penso sia arrivata ora di intervenire, soprattutto alla luce della decadenza da bassissimo impero in cui ci troviamo.