I parcheggi e le piazze di Roma

di Corrado Truffi.

Molto opportunamente, Estella Marino ci ha ricordato su queste pagine la triade problematica di Roma – mobilità, urbanistica, rifiuti – e ha ben chiarito come nessuno di questi problemi sarà risolvibile senza che la macchina amministrativa comunale sia messa in grado di funzionare davvero. Io che sono un sognatore, e che torno da un viaggio nell’Europa del nord che preferisco – la Francia e il Belgio -, vorrei provare a fornire ancora qualche traccia pratica a chi volesse proporre piccole soluzioni concrete per la città dove vivo, incrociando due dei tre nodi sopra ricordati, la mobilità e l’urbanistica. Perché sono convinto che questa volta il candidato sindaco del centrosinistra potrà essere credibile solo se proporrà una vera rivoluzione urbana, ben valutandone i costi, piuttosto che il piccolo cabotaggio del “volemose bene” romano, quello che tenta di tenere sempre assieme interessi e spinte di ogni tipo.

Il puzzle del cambiamento concreto – io credo davvero rivoluzionario per la vita reale delle persone -, a mio modo di vedere si costruisce perseguendo, il più rapidamente possibile, tre obiettivi:

  • liberare le strade di Roma dalle auto parcheggiate;
  • pedonalizzare e restituire alla vita il maggior numero possibile di strade e piazze, in centro e – forse sopratutto – in periferia;
  • dotarsi di un sistema base di tram su sede propria che renda finalmente Roma paragonabile a qualsiasi città europea.

Sull’ultimo punto non torno, perché ne ho già scritto in abbondanza individuando anche le possibili fonti di finanziamento dell’operazione. Ricordo solo che un’ulteriore estensione delle metropolitane (scontato che almeno la linea C debba comunque andare in porto) è per ora davvero problematica dal punto di vista finanziario, mentre una solida rete di tram è alla nostra portata e, per di più, può essere realizzata in tempi del tutto ragionevoli.

Mi soffermo invece sulle altre due iniziative.

Immaginiamo un turista che arrivi a Bruxelles in macchina. Non conosce la città e le strade. Ma dopo un po’ seguendo le indicazioni “centrum” sarà in grado di arrivare alla città storica. A questo punto, i segnali gli indicheranno i numerosi parcheggi sotterranei, e i relativi posti liberi. Con un po’ di ostinazione, attraversando alla giusta moderata velocità le zone 30, riuscirà a lasciare la macchina nel vastissimo parcheggio sotterraneo a 6 piani, a due isolati dalla Grand Place.

Infatti a Parigi, a Bruxelles, ad Anversa, a Bruges, a Monaco, ma anche in qualche piccola misura in città come Reggio Emilia, non è impossibile andare in centro con l’automobile. Ci sono percorsi che te lo consentono, ben delimitati ed individuabili e, di una cosa puoi essere sicuro, quando arrivi a destinazione troverai parcheggio, ma a patto di utilizzare uno dei parcheggi sotterranei collettivi, a pagamento. In superficie, le auto ferme sono l’eccezione. E quelle in movimento sono confinate in strade in genere scorrevoli ma magari lente (zone 30) e, comunque, costruite “a contrario” rispetto con quanto accade a Roma: la regola è la zona pedonale; l’eccezione, ben studiata e quindi fluente, è la strada che consente l’accesso alle auto. E spesso un parcheggio sotterraneo è l’occasione per riqualificare e pedonalizzare una piazza o una intera zona, che ritorna viva e frequentata da persone, caffè, tavolini, vita, spettacoli.

A Roma si è scelto, anni fa, di seguire un percorso semplicemente folle in tema di parcheggi, votato al fallimento già in partenza e, infatti, fallito, salvo rarissime eccezioni. Invece di pensare alla ristrutturazione della viabilità urbana e contemporaneamente alla costruzione di grandi parcheggi a rotazione nei punti rilevanti di questo ridisegno, si è avviato il ridicolo piano PUP, basato sull’idea di costruire un po’ dovunque, e sostanzialmente sulla base delle richieste di speculatori privati, piccoli o medi parcheggi organizzati solo a box privato. Cosicché il costo di ogni posto auto sale a dismisura, lo spazio necessario per ciascuna auto aumenta, il box diventa spesso più una cantina o un deposito di qualche negozio che non un posto auto, il numero di utenti potenziali è limitato dalla proprietà privata del box, e le automobili restano in grandissima parte parcheggiate alla meno peggio sulle strade.

Risultato non secondario di questa folle strategia predatoria, la proliferazione di comitati “No Pup“, ciascuno con le proprie buone ragioni, ma che hanno costruito ormai un senso comune anti parcheggi comunque sia, l’ennesima sindrome nimby che sistematicamente diffonde paure esagerate sulla stabilità dei palazzi, nella nota convinzione romana che in questa città scavare sia impossibile – ah, il tufo, ah, le grotte romane, ah, i resti antichi … – mentre, chissà perché, nella Venezia del nord (Bruges), una città ancora quasi tutta medievale e piena di canali, o a Gand, ci sono parcheggi profondi 4 piani in pieno centro storico…

Cosa fare, dunque? Come accennavo sopra, invertire nettamente e decisamente la tendenza, avviando un piano di costruzione di parcheggi (solo a rotazione) la cui localizzazione venga definita, nell’intera area urbana, sulla base di un completo ridisegno della viabilità privata e, sopratutto, della contemporanea realizzazione di piazze e strade pedonali – vaste e ben disegnate – in centro e in periferia. A dispetto dei comitati anti isola pedonale che – potete star certi – nasceranno in ogni dove.

Una parola ancora sull’importanza delle piazze e dei luoghi pedonali, che a qualcuno può sfuggire, prima di concludere proponendovi, come nel mio precedente esercizio tranviario, una stima numerica per valutare i costi dell’operazione e qualche idea su come finanziarla.

A Roma, perfino a Roma, qualche piazza, magari poco più di un vasto marciapiede, è stata ristrutturata, abbellita, parzialmente pedonalizzata, dotata di qualche panchina. Nel mio quartiere ci sono tre casi di questo tipo, uno slargo, una piazzetta e un giardino. In due di questi tre casi la sola ipotesi delle pedonalizzazione ha portato alla nascita di comitati ferocemente contrari. Le opere sono state tuttavia portate a termine ed ora, miracolosamente, questi tre sono diventati fra i luoghi più vivibili, vissuti, frequentati e sicuri del quartiere. Luoghi che fanno città e fanno comunità. Miracoli dell’urbanistica o, più probabilmente, semplice effetto fisico della disponibilità di spazio vitale sottratto alla ferraglia a motore che soffoca Roma e che, appena ritrovato, fa uscire la gente per strada…

Bene. Quanto costa un parcheggio interrato? A quanto pare, a consultare i tariffari e i costi standard di queste opere [1], il costo varia fra i 10.000 e i 19.000 euro a posto auto. Dato che siamo pessimisti e un po’ finiamo tutti per crederci alle storie del tufo e delle grotte romane, diciamo pure 25.000 euro a posto auto. Per costruire 50 parcheggi ciascuno  da 800 posti auto (4 piani da 200 posti, una taglia tipica all’estero) serve giusto 1 miliardo di euro, come mostra la tabella qui sotto.

Faccio notare che un simile costo si ripaga in cinque anni di esercizio se il posto è sempre occupato da un’auto a una tariffa di 14 euro al giorno (quella di Bruxelles). Naturalmente, non è pensabile che il 100% dei posti a rotazione sia sempre occupato (anzi, il fattore di riempimento probabilmente non sarà quasi mai superiore mediamente al 50%) e tuttavia la maggior parte delle soste sono brevi, e l’incasso giornaliero potenziale di un posto è quindi ben superiore, alle tariffe tipiche e ragionevoli di 2 euro l’ora. Quindi, costruire un parcheggio può essere un’impresa privata profittevole, con un ritorno dell’investimento ottenibile, nel caso peggiore, entro una decina d’anni e, di conseguenza, non c’è alcun motivo perché l’operazione debba gravare sulle casse pubbliche. Del resto, basta dare uno sguardo al sito di Vinci Parking per rendersene conto. E per notare che quella multinazionale del parcheggio, tanto per cambiare, è presente in tutta Europa, in America, ma, ovviamente, non in Italia.

In conclusione: il comune progetta le localizzazioni, sulla base del proprio disegno urbanistico e di viabilità, e bandisce gare di project financing per costruire i parcheggi e darli in concessione.

E sopra il parcheggio – e non solo – avvia il piano delle piazze e delle isole pedonali di quartiere, diffuse in tutta la città. Qui il costo, evidentemente, deve essere a carico della collettività. Ma si tratta di un costo relativamente basso, perché rifare una piazza o pedonalizzare una strada, mettere in sesto del verde pubblico, piazzare delle panchine, non è operazione costosissima. Basta saperlo fare bene e con buon gusto. Per valutare il costo medio a metro quadro (pedonalizzazione e verde) di un intervento di arredo urbano su una piazza, si può prendere a riferimento proprio uno degli interventi sopra citati. Come si può vedere dalla tabella qui sotto, l’intervento in Piazza Scipione Ammirato è costato al comune un po’ meno di 180 euro a metro quadro.

Se ipotizziamo un intervento su 200 siti (piazze o strade pedonali che siano), ciascuno della dimensione media di 1500 metri quadri, e adottiamo un costo medio un po’ maggiore, pari a 200 euro, si arriva a un costo totale di 60 milioni di euro. Per avere un riferimento quantitativo, il famoso piano di manutenzione urgente delle strade di Roma avviato da Alemanno all’inizio del suo mandato – e mai portato a termine – metteva a bilancio 50 milioni di euro. Si tratta quindi di stanziamenti di un’ordine di grandezza non impossibile per un’amministrazione comunale, anche in tempi di vacche magre come i presenti.

Non sarà inutile concludere con una piccola sintesi dei risultati che si otterrebbero. Dal sito del Comune di Roma si può vedere che i posti auto tariffati esistenti al centro e semi-centro di Roma sono attorno ai 170.000 [2]. I posti auto ottenibili con i 50 nuovi parcheggi sarebbero 40.000, il 23% del totale dei posti oggi disponibili. Direi, un incremento decisamente significativo al fine della decongestione della sosta in superficie. Decongestione che renderebbe evidentemente possibile il “sacrificio” dei posti auto di superficie persi per le pedonalizzazioni previste.



[1] Come sempre, le stime che propongo sono di larga massima. Non sono un urbanista o un architetto, e non pretendo di fare stime precise. Ai fini della discussione bastano ordini di grandezza. Del resto, i risultati che propongo, anche fossero errati per difetto del 50%, non modificherebbero la fattibilità della proposta. E, comunque, 25.000 euro a posto auto è una cifra assai prudenziale.

[2] Il dato è stimato. Il sito riporta infatti il numero esatto dei posti auto esistenti solo per 19 delle 30 zone nelle quali è suddivisa l’area tariffata. Il totale dei posti auto conteggiati è di 108.232.

 

 

iMille.org – Direttore Raoul Minetti