di Gloria Gennaro.
La Commissione Europea, nelle sue vesti di iniziatore del processo legislativo, ha presentato la sua proposta per una supervisione europea del settore bancario il 12 settembre. La data coincide con quella del discorso annuale sullo stato dell’Unione tenuto dal presidente Barroso. I due eventi si sono fatti eco in una giornata particolarmente cara alle istituzione europee quale momento di riflessione su successi e delusioni accumulate nel corso di un anno, nonché occasione per restituire ai tecnicismi la loro iniziale dimensione politica.
La proposta riguardante la creazione di un’Unione Bancaria, all’interno della quale la Banca Centrale Europea garantirebbe le funzioni di supervisione e regolamentazione (assieme all’Autorità Bancaria Europea), vuole farsi portatrice di miglioramenti concreti e respiro politico. Osserviamone dunque gli aspetti principali.
Qual è il contenuto della proposta?
Secondo il progetto della Commissione, il primo obiettivo dell’Unione Bancaria rimane la sorveglianza delle pratiche delle banche stesse. In tal senso, alcune prerogative di controllo finora nelle mani delle autorità nazionali diventeranno di competenza europea; fra queste è importante citare il rilascio delle licenze d’esercizio, il controllo delle concentrazioni finanziarie, nonché la vigilanza sul rispetto dei requisiti patrimoniali e di liquidità.
Le autorità nazionali continuerebbero dunque ad occuparsi dei compiti ordinari quali, fra gli altri, il favorire l’internazionalizzazione, ricevere notifiche dagli istituti nazionali, o garantire misure di protezione dei consumatori. Il coordinamento fra i due livelli di governance finanziaria sarebbe garantito dalla figura del supervisore nazionale.
Pare tuttavia più interessante notare come l’idea ultima della Commissione nell’istituire la nuova Unione sia quella di garantire solide basi (e difficilmente contestabili) ad una futura possibilità di ricapitalizzazione diretta delle banche attraverso il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES).
L’Unione Bancaria è possibile?
Il trasferimento di competenze di vigilanza a livello europeo implica inevitabilmente una privazione da parte delle autorità nazionali. Nel contesto politico e legislativo nel quale l’Unione si trova ad operare, un tale trasferimento deve essere giustificato in termini di obiettivi da raggiungere e di proporzionalità nella presa di decisioni.
La Commissione qualifica la proposta quale passo necessario al completamento del mercato interno e dell’Unione Economica e Monetaria. Quest’ultimo ricade nella sfera di competenza esclusiva dell’Unione Europea, della quale la Commissione si rende prima protettrice. Il settore bancario difatti è oggetto e soggetto del mercato interno; ne è oggetto in quanto esso stesso fornitore di servizi ai consumatori europei; ne è soggetto in quanto un corretto funzionamento del sistema di credito facilita l’internazionalizzazione delle attività economiche di genere.
Occorre ora domandarsi se un’azione intrapresa a livello europeo non sia sproporzionata rispetto alle dimensioni di alcuni attori presenti sul mercato. A tal proposito, è bene sottolineare che il primo criterio deve riguardare la presenza di un elemento transfrontaliero: l’attività in questione riguarda almeno due Stati Membri? In caso di risposta affermativa l’attività non potrà più essere considerata di interesse prettamente nazionale. Certamente ciò si verifica per la maggior parte dei gruppi bancari europei, presenti in molti Paesi dell’Unione (fra i maggiori, Unicredit in 20 Paesi e Deutsche Bank in16). Nondimeno, i piccoli istituti, che potrebbero in teoria sfuggire ad un’azione intrapresa a livello europeo, sono inclusi a pieno titolo nel sistema di sorveglianza per evitare che istituti potenzialmente in competizione fra loro siano soggetti a regimi differenti.
A tutto ciò si aggiunge una chiara volontà politica da parte di una maggioranza di stati europei e dell’Unione stessa. La via è stata aperta dal Consiglio Europeo del 28 e 29 giugno, nel corso del quale gli Stati Membri hanno convenuto sull’opportunità di un meccanismo di sorveglianza unico che provveda, fra l’altro, alla gestione di parte dei fondi del MES. Le conclusioni sono state immediatamente riprese dal presidente Van Rompuy, per poi essere richiamate infine dal presidente Barroso nel suo discorso di mercoledì.
L’Unione Bancaria dunque, qualificata come azione necessaria al completamento del mercato interno, è possibile senza una revisione dei trattati. Le Istituzioni e gli Stati Membri sembrano essere d’accordo sulla necessità di procedere in questa direzione.
L’Unione Bancaria è auspicabile?
La proposta nasce dall’osservazione dei meccanismi innescati nel corso della crisi. L’integrazione crescente dei sistemi finanziari nazionali ha acuito il rischio di crisi sistemiche nell’area Euro ed in Europa in genere. In altre parole, una crisi che un tempo sarebbe rimasta contenuta nelle frontiere dello Stato si propaga oggi in Europa con rapidità crescente.
Per far fronte a questo fenomeno si ricorre a 27 sistemi nazionali, rischiando di vanificare gli sforzi di ognuno per mancanza di coordinazione fra le varie azioni. Difatti, l’Europa nel contesto della crisi ha sofferto di lentezza delle risposte e di poca coordinazione fra le stesse. Un’autorità centrale garantirebbe non solo risposte più coerenti, ma anche azioni più rapide. Una volta accentrata la politica monetaria nelle mani della BCE, appare pertinente accentrarne le responsabilità attraverso il meccanismo di sorveglianza.
Un’ulteriore miglioramento all’equilibrio economico europeo nascerebbe dalla possibilità di rompere il circolo vizioso tra ricapitalizzazione delle banche e debito pubblico. Difatti, le banche saranno soggette a regole più stringenti per ciò che concerne le riserve, che dovranno essere in quantità e qualità sufficienti per affrontare possibili crisi future; nondimeno, la ricapitalizzazione avverrà attraverso il MES, i cui fondi non sono addizionati al debito sovrano. Un tale sistema permetterebbe, infine, di intervenire nel meccanismo di salvataggio delle banche che avviene oggi attraverso l’uso diretto delle tasse dei contribuenti.
Al di là della valenza tecnica della proposta, che da tempo circola nei corridoi di Bruxelles, occorre sottolinearne, in conclusione, il significato politico. Si tratta difatti di un ulteriore passo verso il compimento del mercato interno e dell’Unione Monetaria. Nondimeno, il presidente Barroso nel suo discorso di mercoledì non ha perso l’occasione di ribadire che l’Unione Bancaria non è che un piccolo passo e come invece sia necessario procedere ad una revisione dei trattati nella direzione della federazione di stati sovrani, perché “today the size matters”.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti




