di Emidio Picariello.

Quirinale: Cerimonia inaugurazione anno scolastico by Catepol
Una delle cose più difficili per chi si occupa di tecnologia – e segnatamente di informatica – è quella di far capire alla politica – quando malauguratamente si desidera farlo – che esiste una correlazione diretta fra gli obiettivi reali, fra la realizzazione del programma politico, fra la quotidianità dell’attività amministrativa e le tecnologie. È vero che anche nel settore privato, soprattutto nella piccola e piccolissima impresa, far passare il messaggio che il software semplifica, fluidifica e consente di realizzare altro che non sia la semplice comunicazione non è semplice.
Proprio la comunicazione è diventata il ghetto nel quale l’informatico/politico troppo spesso viene cacciato. Fortunatamente non è sempre così e nel 2008 il legislatore ha colto uno spunto interessante che l’informatica gli offriva per tentare di risolvere un problema complesso: il peso – economico e in kilogrammi – dei libri scolastici. Economico, per le famiglie, in kilogrammi, per la schiena dei ragazzi.
Al fine di potenziare la disponibilità e la fruibilità, a costi contenuti di testi, documenti e strumenti didattici da parte delle scuole, degli alunni e delle loro famiglie, nel termine di un triennio, a decorrere dall’anno scolastico 2008-2009, i libri di testo per le scuole del primo ciclo dell’istruzione, di cui al decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, e per gli istituti di istruzione di secondo grado sono prodotti nelle versioni a stampa, on line scaricabile da internet, e mista. A partire dall’anno scolastico 2011-2012, il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista.
I cultori possono approfondire con la circolare che trovano sul sito del Ministero dell’Istruzione ma in estrema sintesi il concetto è semplice: progressivamente, e a partire dal 2008, per motivi economici e di fruizione, si deve dare la possibilità di utilizzare libri elettronici agli studenti – la circolare specifica: “Garantire massima compatibilità di fruizione con tutti i dispositivi hardware più diffusi” – su iPad, tablet, computer o lettori di ebook.
Questi dispositivi – eccetto il computer – hanno un costo che va dai 500-600 Euro per gli ultimissimi modelli di tablet e iPad a meno di cento euro per un normale lettore di ebook che possiamo considerare ‘un hardware fra i più diffusi’. Il risparmio economico dovrebbe essere evidente, dato il risparmio di produzione – spese tipografiche e logistiche – e di distribuzione – non più editore/distributore/rivenditore/libraio/studente ma direttamente editore/studente. Un esempio di questo risparmio, fatte le dovute proporzioni in termini di numeri di vendite, può essere visto guardando le ultime novità editoriali sul sito di una importante libreria, la Feltrinelli:
Cinquanta sfumature di grigio costa 12,66 nella versione cartacea, 6,99 in quella digitale. Fai bei sogni passa da 12,66 a 9,99 e così via. Più basso è il prezzo della versione cartacea, più lo sconto è contenuto, in generale. Le edizioni più vecchie e delle quali si sono vendute più copie godono di sconti davvero importanti. Basta fare un giro sul sito della Feltrinelli, da cui abbiamo tratto gli esempi, o su siti minori specializzati in soli ebook come Bookrepublic o su colossi come Amazon per rendersi conto che per un lettore appassionato il passaggio al digitale ripaga in breve tempo l’acquisto di un ebook reader. Molti ebook reader consentono di prendere appunti. Alcuni hanno una interessante funzione di prestito che consente di prendere libri dalle biblioteche comunali alle quali si è registrati. Insomma, sembra tutto troppo bello per essere vero: lo studente spende un centinaio di euro per un buon lettore di ebook e poi può comprare il libri scolastici a prezzi scontati e farsi prestare i libri di narrativa dalla biblioteca, riducendo costi e peso.
Si dice che tutto quello che sta prima del “ma” in una frase conti molto meno – quasi niente – rispetto a quello che sta dopo il “ma”. Ed eccoci al “ma”. Ho pensato che sarebbe stato carino calcolare, dovendo rifare oggi la 4PB dell’ITC che ho frequentato da ragazzo, quanto spenderei con il cartaceo e quanto con gli ebook. Sono andato sul sito e ho scaricato la lista dei libri. Il pdf indica anche quali libri sono essenziali e quali consigliati soltanto e quali neppure consigliati. Il pdf riporta anche il prezzo, quindi calcolare la spesa è semplice, parliamo di poco meno di 320 Euro. Poi ho cominciato a cercare le versioni digitali che ci devono essere perché se nell’anno scolastico precedente il collegio docenti ha adottato solo testi che abbiano la versione digitale, come prevede la norma citata prima, quest’anno la loro adozione diventa effettiva. Ecco la prima brutta sorpresa. Dei testi della “mia” classe, solo 3 sono disponibili in edizione digitale. Religione, Inglese ed Educazione Fisica. Quindi solo uno dei libri ritenuti indispensabili dal collegio docenti.
Tutti e tre sono disponibili sul sito Scuolabook ma non ho potuto fare a meno di notare che la differenza di prezzo non è particolarmente significativa. Inglese, l’unico che ci interessa davvero, passa da 3,.80 a 26,74 per esempio. Lo sconto su Religione e Educazione Fisica è minore, ma anche il loro costo è più contenuto. Così sul sito Scuolabook, lasciando da parte i libri che “servono a me”, ho aperto alcuni libri a campione. La letteratura come dialogo costa 45,00 Euro (50,00 di listino) nella versione cartacea. Nella versione elettronica si risparmiano solo pochi euro. Potremmo portare altri esempi. Ma ci farebbe piacere se qualche lettore ci smentisse dimostrando che questa ricerca è portata avanti con metodo non scientifico e che molte scuole hanno rispettato la norma adottando testi elettronici e che la norma si è rivelata efficace per lo scopo che si è prefissata, quello di contenere i costi e aumentare la disponibilità dei testi.
Invece, la piccola ricerca condotta fin qui rivela che lettera e spirito della norma sono stati entrambi disattesi. Non solo non si è rispettato il criterio tassativo “il collegio docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle verisioni on line scaricabili da internet o miste” ma anche lo spirito della norma che voleva ridurre la pressione economica della scuola sulle famiglie.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti




scusate ma credo che questo sia un falso-problema: sono uno studente universitario e mi rendo conto di quanto in realtà sia complicato studiare su un supporto, come il computer o un tablet, che non consenta l’interazione diretta con il testo… sottolineare, appuntare a lato, cancellare qualcosa sono azioni che sono parte integrante dello studio e trovano un riscontro macchinoso, quando possibile, sul supporto digitale. quella degli e-book è una svolta molto significativa in un mondo dell’editoria saturo (andando in libreria ci si rende conto di quanti libri esistano la cui principale funzione è quella di contribuire al disboscamento); questa rivoluzione ha, però, come applicazione principale, quella della narrativa. il problema nel dei libri di testo, secondo me, è la speculazione: in un paese dove i programmi non vengono rivisti da decenni, a cosa serve ristampare libri identici edizione dopo edizione? non sarebbe preferibile una politica di incentivo al mercato dell’usato?
L’editoria scolastica ha costi di stampa e distribuzione MOLTO più bassi di quella ordinaria: niente resi, niente magazzino. L’unico “vantaggio” del libro elettronico è che uccide il mercato dell’usato (compreso quello famigliare, rendendo impossibile il riciclo del testo da un fratello all’altro).
Se poi aggiungi l’inerente scomodità del libro elettronico nello studio (che porterebbe la quasi totalità degli studenti a stampare le parti su cui dovrebbero effettivamente lavorare), è molto più probabile che passare completamente al libro elettronico AUMENTI il costo per le famiglie.
Parlassimo almeno di veri libri elettronici: forse ne esistono sul mercato italiano, ma io non ho ancora visto nulla che vada oltre il pdf o una piattaforma multimediale fatta talmente male che mia figlia, usatala la prima volta, non ci sia mai più tornata.
In realtà il problema del “studiare con l’ebook è più difficile” non l’ho volutamente affrontato, nell’articolo. E’ un punto di vista soggettivo e che non condivido (è una questione di abitudine, vi assicuro, una volta che sei abituato a usare la funzione “evidenzia” dell’ebook, scopri che dopo puoi rileggere casomai *solo* quello che hai evidenziato, per dire) ma non è così importante: le nuove generazioni studieranno sugli ebook. Se non è quest’anno è il prossimo, ma la strada è segnata, quindi semplicemente i supporti miglioreranno, ma alla fine succederà, e basta. Non è che il progresso tecnologico si arresta perché non siamo abituati. Sono le abitudini che cambiano.
La questione invece che riguarda il mercato dell’usato mi sembra più pertinente. Ma i libri usati costano la metà dei libri nuovi. E gli ebook costano la metà dei romanzi o quasi. Quindi se si portasse l’ebook a costare la metà del prezzo di copertina del suo corrispondente cartaceo, si sarebbe risolto il problema economico e anche quello del peso dei libri.
Concordo con Ottavio sul fatto che le case editrici non stanno assolutamente sfruttando il mezzo. Utilizzare le nuove tecnologie per la didattica vuol dire rivoluzionare la didattica, non portare i libri vecchi in formato pdf. Così come lo stanno evidentemente boicottando anche nella politica dei prezzi evidenziata nel pezzo di Emidio.
Di per sè non è un problema limitarsi al passaggio in pdf (penso che i nuovi supporti che mettono insieme tablet e ebookreader alla fine saranno lo sandard e nessuno li troverà più tanto scomodi), ma è un’occasione non sfruttata. L’unico vantaggio attuale è per le foreste.
Era in fondo il limite di questa legge, si limitava a imporre il passaggio al digitale senza promuovere una cultura del digitale tra i docenti.
Perché alla fine il problema è sempre lo stesso. Le case editrici frenano per non perdere margini, ma per quella rivoluzione della didattica cui accennavo servono i docenti, non gli editori.
Sono un docente che insegna in Regione Lombardia, come nella mia, in parecchie scuole della regione che hanno ricevuto il finanziamento per il progetto “generazione web” siamo alle prese con l’adozione nelle classi che partecipano al progetto nel fare la consulenza verso le famiglie per come scaricare i libri in formato esclusivamente digitale, perchè questa era una delle condizioni del bando regionale (esclusi quindi i libri misti), probabilmente una forzatura ideologica della Regione visto la difficoltà di offerta di questi prodotti del mercato editoriale.
Rispetto ai costi, ci siamo accorti subito, in fase di adozione lo scoso maggio, della esigua differenza di prezzo tra la versione mista (ormai tutti così si dichiarano) e la versione totalmente digitale, interpellati i rappresentati hanno evidenziato tre problemi, il primo la necessità di rivedere il prodotto nella dimensione multimediale, il secondo la necessità di creare una apposita piattaforma distributiva dei prodotti, e la terza che mi sembra più incredibile è l’IVA, i libri scolastici non pagano l’IVA (notizia che non ho verificato) mentri i libri digitali sarebbero equiparati ai prodotti multimediali e pagano l’IVA al 21%. Ecco su questo problema forse basterebbe una circolare del MEF
Per la verifica che ho potuto fare io rapidamente in rete, i libri scolastici pagano il 4% di iva, gli stessi testi in ebook il 21%. Questo mi pare assurdo e mi pare un grave errore del legislatore.
Il fatto di rivedere il prodotto mi pare poco credibile/accettabile per essere usato come scusa. La maggior parte dei prodotti che ho visto sono copie pdf/ebook del libro e quindi non richiedono un maggior lavoro. La questione della piattaforma distributiva pure mi pare ridicola: c’è almeno una mezza dozzina di piattaforme distributive perfettamente funzionanti e molto conosciute per i supporti multimediali. I passaggi sono meno, non di più.
In generale mi sfugge perché si possa abbattere il prezzo di un romanzo in modo così significativo e non il prezzo di un libro di testo, dato che le considerazioni che valgono per l’uno, valgono per l’altro.
Ma quindi le tue classi avranno effettivamente solo libri in pdf? Gli studenti si sono comprati l’ebook reader? Come sta funzionando questa cosa?
Grazie per aver inserito il credit alla mia foto
Da una verifica che ho fatto sulla lista di mio figlio, (scienze umane a Pavia) risulterebbe un “risparmio” si circa 20 euro su 9 dei 19 testi della sua lista. gli altri 10 sarebbero digitali solo con approfondimenti su internet (!!!).
La cosa mi lascia molto perplesso, per l’esiguità del risparmio, che risulta vanificato dall’acquisto obbligato da parte di ogni singola famiglia, delle attrezzature necessarie alla lettura ed alla stampa, a cui vanno aggiunti i costi delle stampe delle pagine degli esercizi (sempre che si debbano ancora fare a mano). Così le edizioni elettroniche dei testi scolastici non sono affatto un risparmio per la collettività. Risparmi maggiori si avrebbero (forse) con la distribuzione di dispense prodotte dagli insegnanti (come peraltro mi risulta venga vatto in alcuni istituti).
Io resto dell’idea che il problema non sono i supporti (gli esercizi si fanno sui quaderni, si son sempre fatti sui quaderni) ma il fatto che non si è generato risparmio. Se su 300 euro di libri se ne risparmiasse la metà (come avviene acquistando 300 euro di romanzi in ebook) allora il primo anno ci sarebbe da affrontare il costo del dispositivo, ma dopo si comincerebbe a risparmiare in modo importante. E si risparmierebbe molta carta. Si dovrebbe stampare sempre meno riducendo il consumo di materiali e di energia superfluo.
Emidio, mi sembrava di aver scritto chiaramente perché sulla scolastica non è possibile aspettarsi delle gran riduzioni di prezzo col tutto digitale.
Un romanzo viene stampato in 10mila copie, distribuito alle catene, contrattato con le librerie indipendenti (le devi convincere a mettersi sugli scaffali quelle cinque copie!); magari dopo cinque giorni devi di corsa mandarne in stampa altre 10mila copie; molto più probabilmente quattro mesi dopo devi recuperarne 6mila invendute, mandarle 5500 al macero e mantenerne 500 in magazzino per le vendite future.
Di un libro scolastico sai esattamente a giugno quante copie devi stampare e quante mandarne ad ogni distributore provinciale. I resi sono nulli. Non devi fare nessun magazzino, perché tanto l’anno prossimo lo ristampi. Non devi convincere nessuna libreria a comprarli.
Inoltre una Mondadori o una Rizzoli ammortizza il costo dell’infrastruttura di vendita digitale su un numero immenso di volumi; De Agostini su un numero grande; Zanichelli su uno piccolino; il Capitello (sparo a caso) è costretta a venderti il digitale allo stesso prezzo del cartaceo, pur guadagnandoci meno.
PS: «Il costo industriale di un libro scolastico non può superare il 2-3% del prezzo di listino, se no non ci si sta dentro». Parole testuali di un dirigente di casa editrice scolastica con cui collaboro.
La distribuzione del cartaceo si prende un 35%, Apple si prende il 30% sull’App Store: le piccole e medie software house ritengono quella quota come una benedizione rispetto ai costi tradizionale di vendita digitale.
Ergo, non è realistico aspettarsi uno sconto sulla scolastica significativamente superiore al 10%; ciò a scapito della distruzione del mercato dell’usato.
Abbi pazienza, Ottavio, ma non mi hai convinto. Mi stai dicendo che carta, stampa, e catena distributiva non costano *niente*? Apple non c’entra in questo caso, perché non mi risulta che i libri italiani vengano distribuiti da Apple. Fisicamente la stampa di un libro non costa niente? Mi pare improbabile. E considera che io scrivo con una piccola casa editrice che *non* vende decine di migliaia di copie dei miei libri (purtoppo
e quindi un po’ le dinamiche le conosco, anche se non sono i conti la cosa di cui mi occupo.
Per convincermi mi dovresti far vedere i costi di produzione di un testo scolastico, tipo un testo di italiano, il cui aggiornamento di anno in anno è minimo (noi li confrontavamo, quando eravamo ragazzi e di anno in anno si aggiornavano veramente per piccolezze).
Non ho scritto che non costano niente, ho scritto che costano MENO che per un libro normale.
Mi stupisce molto, invece, che tu possa pensare che un sistema di distribuzione digitale costi poco: l’esempio di Apple è solo per mostrare che il 30% è considerato da molti piccoli un affare.
Non lo penso, lo so.
http://www.amazon.com/gp/seller-account/mm-summary-page.html?topic=200260520
Il ragionamento dell’articolo è quello tipico dei clienti di libri, che associano all’elemento fisico la maggior parte del valore di un libro e che si aspettano che un e-book costi infinitamente meno del corrispondente cartaceo. Devo però confermare quanto scritto da Ottavio. Inoltre non si possono paragonare le politiche di prezzo di segmenti così diversi.
Lavoro in una casa editrice universitaria (quindi più simile come dinamiche a quelle di una casa editrice scolastica) e posso assicurarvi che il risparmio di stampa/carta/legatura non va oltre il 5-10%.
Per quanto riguarda la distribuzione, non tutti gli editori hanno le dimensioni per potersi permettere di gestire un servizio di e-commerce diretto, e in ogni caso sarebbe controproducente non essere presente sui maggiori store di e-book.
L’incidenza in questo caso è simile a quella tradizionale, 30-35%, dove circa il 30% va al distributore (eDigita, BookRepublic, Simplicissimus, ecc.) e il resto al rivenditore (IBS, BOL, Feltrinelli, ecc.).
Purtroppo l’articolo però è fedele nel raccontare il valore percepito dal cliente, che non coincide però con i costi che un editore sostiene.
Quando gli editori saranno disponibili a pubblicare quella che in altri settori si chiama “distinta di produzione”, non so come si chiama nel campo dell’editoria, mi convinceranno. I libri scolastici non hanno bisogno di pubblicità, che importa stare su BOL o su Simplicissimus? Basta stare qui: http://www.scuolabook.it/ per esempio. Tanto sono gli insegnanti che scelgono i libri. A che serve la visibilità che offre IBS?
Poi, 500 pagine del libro di italiano hanno un costo di 4 euro? Allora rivedo la mia posizione: il costo dei libri per le scuole si potrebbe abbattere di un 50% subito, anche per i cartacei. Non è che per anni ci hanno propinato la storia “e ma la carta patinata dei libri di arte costa un botto” e ora “e ma il problema non è la carta” e così che il libro di storia dell’arte costi 50 euro qualunque sia il formato o l’edizione.
Insomma si può vedere l’incidenza dei costi su un libro scolastico:
autore x
editore x
distribuzione x
carta x
tipografia x
ecco, io fatico a credere che la somma, al lordo del giusto compenso di autori ed editori, faccia 50 euro, ogni anno, ogni revisione.
Mi sembra che in un’economica di mercato come dovrebbe essere la nostra imporre uno store unico sia un po’ irrealistico e poco sensato. I monopoli in Italia sono sempre andati a scapito dei consumatori, e non credo sarebbe diverso in questo caso.
Inoltre non conosco il sito scuolabook.it, ma non credo che il servizio di hosting dei file, vendita (con annessa gestione clienti), gestione del DRM, gestione del servizio clienti post-vendita sia offerto gratuitamente agli editori.
Detto questo, non si può certo far finta che i costi fissi sostenuti dagli editori non necessitino di essere rivisti. Il discorso è troppo ampio per essere affrontato in questa sede, mi limito a dire che le strutture e i flussi di lavoro attuali rispecchiano le necessità dell’editoria tradizionale, non certo quelle dell’editoria digitale. Pensare però che questo cambiamento sia rapido, indolore, di semplice attuazione è utopico. Purtroppo gli editori non hanno saputo imparare dall’esperienza delle case discografiche e dovranno passare ancora anni di perdite di fatturato e scontentezza degli utenti prima che si profili un futuro roseo per entrambi.
Nessuno pretende che un cambiamento introdotto da una legge del 2008 e previsto per il 2013 sia “rapido, indolore, di semplice attuazione”. Io mi limito a osservare che il cambiamento è osteggiato, anzi, di fatto impedito, da chi dovrebbe essere attore. Se ci sono dei problemi oggettivi – un libro di italiano, ebook, carta, pdf, non può costare meno di cinquanta euro perché … [mettere qui la spiegazione] – che si affrontino. Per ora e con gli elementi che ho in mano e che ho raccontato, mi pare solo che ci si appoggi al fatto che sono un bene del quale uno studente non può fare a meno per fare cassa. Per diventare ricchi? No, non è quello di cui stiamo parlando. Se non si può pubblicare un ebook di lettere a meno di 50 euro senza guadagnarci il giusto allora c’è un problema grosso da approfondire.
Posto che il problema a mio avviso è un po’ diverso (vedi commento precedente), una riflessione mi sento di farla sul ragionamento di Filippo Aroffo. Tu cogli il punto nell’indicare la ragione della melina fatta dagli editori prima e – oggi che sono obbligati – della rigidità del prezzo nella inadeguatezza del sistema produttivo degli editori italiani.
Il problema è che in una economia di mercato in teoria questo non dovrebbe essere solo causa di “perdite di fatturato e scontentezza degli utenti”, ma anche dell’ingresso di nuovi soggetti capaci di produrre a costi più bassi. Se questo non accade è per le caratteristiche del mercato della scolastica del nostro paese che evidentemente non sottostà alle leggi del mercato. O sbaglio?
Sono d’accordo con Champ, il discorso è molto diverso e posto così mette un po’ troppa carne al fuoco e in maniera molto confusa.
La legge del 2008 è arrivata in un momento in cui si parlava di editoria digitale ma in cui concretamente non esisteva ancora, perché non esisteva ancora l’hardware per poterne fruire (o meglio iniziavano a vedersi i primi device, ma non c’era assolutamente un mercato). Non si poteva certo pensare che quella legge avesse un qualunque effetto concreto sul mercato editoriale scolastico.
Il cambiamento cui mi riferivo io è quello che sta investendo davvero il mondo editoriale italiano da poco più di un anno (fino a poco più di un anno fa in Italia non si trovava neanche un libro in formato e-book pronto per l’acquisto), dovuto alla disponibilità appunto di hardware e alla nascita di una “cultura digitale” del libro.
Gli editori purtroppo stanno cercando di difendere le proprie posizioni dominanti: come dicevo non hanno imparato dalle case discografiche e non impareranno finché non vedranno dati di vendita davvero preoccupanti.
Quanto al mercato editoriale scolastico la situazione è anche peggiore: pochi editori controllano tutto il mercato e i meccanismi adozionali rendono le vendite sicure praticamente al 100%. Gli editori hanno “munto la vacca” in questi anni (chi ci ha lavorato sa quanti soldi si spendono in scolastica per preparare un solo libro) e pensano di poter continuare a farlo.
Purtroppo per loro (e per la fortuna di studenti e famiglie) il web sta iniziando a mettere seriamente in pericolo questo sistema con proposte di contenuti digitali da una parte (open, ben organizzati, facilmente disponibili e spesso anche free) e dall’altra di piattaforme digitali per gli insegnanti “creativi”.
“Non si poteva certo pensare che quella legge avesse un qualunque effetto concreto sul mercato editoriale scolastico.”
Io credo che il compito di qualunque imprenditore sia pensare a quello che succederà. Nel 2008 c’erano tutti gli elementi per sapere che si sarebbe arrivati oggi ad avere piccoli computer a prezzi ragionevoli. E comunque due anni e mezzo fa è uscito l’iPad. A quel punto si poteva iniziare a capire.
“Gli editori purtroppo stanno cercando di difendere le proprie posizioni dominanti: come dicevo non hanno imparato dalle case discografiche e non impareranno finché non vedranno dati di vendita davvero preoccupanti.”
Ecco, su questo anche non sono d’accordo. Gli editori si sono rapidamente adattati al cambiamento. Adesso non esce un libro che non sia digitale e la prima edizione costa il 40% in meno. Subito, dal giorno dell’uscita. Il libro che presentiamo, quello di Scalfarotto, lo trovi da ieri anche ebook e costa 9.99 invece di 17.50. Quindi il problema non è affatto dell’editoria in generale, ma di quella scolastica in particolare.
Scusami ma continuo a pensare che la questione sia davvero mal posta, non si può paragonare il lavoro di un editore di narrativa con quello di un editore di scolastica: ci sono differenze troppo radicali!
I libri di narrativa sono costituiti essenzialmente da testo, motivo per il quale il passaggio al digitale è stato relativamente indolore (e dentro questo “relativamente” si nasconde un mondo di problemi). Non puoi pensare che lo stesso possa valere per un libro fatto di una commistione di elementi (testo, foto, illustrazioni, equazioni, strumenti didattici come box di approfondimento, domande, problema, risposte, test ecc.). Basta dare un’occhiata a quello che sta succedendo fuori dall’Italia, per capire quanto il discorso sia complesso: anche in un mercato come quello USA gli editori stanno ancora cercando di capire COME fare un libro digitale, nonostante lì i libri digitali di base siano realtà da molti anni e dove le risorse economiche disponibili sono ben diverse (il mercato ha dimensioni incomparabili con quelle del mercato italiano). Fare la versione digitale di un libro complesso come quelli scolastici è difficile, non si può ridurre tutto alla cattiva volontà degli editori.
Detto questo, non nego che gli editori di scolastica stiano sfruttando la propria posizione dominante per rallentare il processo di rinnovamento.
Ricordo che obiettivo della legge ampiamente disattesa non era solo il risparmio (che vuol dire sempre mancato guadagno per qualcun altro) ma anche eliminare o almeno ridurre l’assurdo spostamento scuola-casa di copie cartacee di peso rilevante di contenuti che invece possono essere fruibili su device portatili o anche in rete.
Gli editori stanno evidentemente bloccando questa evoluzione per motivi che non approfondisco perchè non sono del settore e non ho elementi informativi aggiuntivi a quanto scritto in altri commenti, ma farebbero bene, concordo con Emidio, ad inserirsi invece in un flusso che è già in atto e che non potranno fermare.