di Barbara Melotti.
Aumentano in questi giorni le voci di candidature alle primarie PD (prima Boeri, poi Puppato, oggi Civati). Vi dico come la vedo io, non essendo né bersaniana né renziana, facendo molta molta fatica a scegliere fra queste due opzioni, e dopo tutte le note peripezie della “nostra area”, a partire dall’appoggio di molti a Marino per finire con l’avventura tutta laziale con Giovanni Bachelet.
1. I candidati non s’inventano e non si costruiscono. Per quanto brave, oneste e volonterose persone siano, non si coltivano se non nell’orto delle cose fatte e delle scelte operate nel tempo e soprattutto in tempo. Ci sono o non ci sono al di là dei nostri desiderata e di quanto assomiglino o meno al partito monocellulare che ogni buon elettore di sinistra ha nella propria mente, e che comprende alla fine solo se stesso.
2. I candidati toccati in sorte, perché ci hanno messo la faccia in tempo utile e perché hanno un vero senso “bipolare”, e in quanto tale utile a indicare un indirizzo il più possibile definito al partito, ma soprattutto per la prima ragione, sono Bersano e Renzi. Metterci la faccia con coraggio in tempo utile è qualcosa che alla “nostra area” – intesa come sopra – non è riuscito mai, e neanche stavolta.
3. Qualsiasi altro candidato – oggi ancor più che con Marino (col quale pure mi schierai, dato che gli altri due contendenti invece non rappresentavano affatto le diverse polarità in campo) – al di là della volontà sua e della sua buona fede e senza per forza cercare “chi c’è dietro” (che comunque, se c’è, si paleserà presto), non farà altro che non consentire l’impresa a chi tenta una “presa della bastiglia” dell’establishment costituito (incrostato) del partito, e cioè Renzi, e quindi gioca oggettivamente per Bersani. Niente di male, ma basterebbe dirlo apertamente. Alle primarie del lazio, noi ci siamo passati e così è finita, infatti: lasciando noi nell’irrilevanza di sempre, più o meno.
4. A noi dunque non resta altro che fare la fatica di scegliere fra quel che passa il convento, diventando finalmente adulti rispetto all’inseguimento del partito personale, consapevoli che nessuno dei due candidati ci rappresenta davvero (e che sarà sempre così, alla fine) e sperando, come sempre, di fare la scelta migliore. E sperando di costruire un’ipotesi migliore la prossima volta. Un’ipotesi, una persona, che ci si spenda davvero, facendosi avanti al momento giusto e con le giuste motivazioni.
5. Tutte le infinite “frazioni” degli innovatori, così come saggiamente scrive Ivan – cui va dato atto di essere l’unico dell’area ad averlo capito da sempre e ad averci lavorato da sempre – dovrebbero mettersi insieme convergendo su una candidatura unica, ma anche loro prendendo atto che c’è chi c’ha messo la faccia quando tutti gli altri stavano ancora pettinando bambole.
Altrimenti, alle primarie, non c’è mica l’obbligo di votare, e se 2/3 degli elettori pesano al non voto alle politiche, figuriamoci…
Io comunque per la scissione dell’atomo non voto.
Per finire, tutto quanto suddetto è IMHO valido indipendentemente dalle circostanze specifiche, e anche da se saranno pre-primarie di partito o primarie di coalizione con più candidati PD, ma mi pare ancor più valido pensando che il partito inteso come struttura organizzata, così come appunto avvenuto in Lazio, si guarderà bene dal prendere una posizione neutra fra i contendenti, ma invece interverrà pesantemente in favore del candidato forte, Bersani.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Io dico solo che alle ultime primarie mi hanno tirato per la giacchetta a candidarmi, mi hanno poi in successione: spostato da capolista a New York a candidato a Taranto (sic), fatto sapere che non ero stato eletto, fatto sapere che invece ero stato recuperato ai resti, invitato all’assemblea nazionale a Roma, e informato alla stessa assemblea (a cui ero andato a spese mie dall’America) che – ops – no, non ero stato recuperato ai resti e, ma come? – non me l’avevano detto?
devo aggiungere altro su cosa penso di questi esercizi e velleita’ politiche?
Ma manco per niente.
Non ho votato per Bersani, perché pensavo che avrebbe distrutto il PD, e avevo. Avevamo ragione. Quindi non voterò Bersani nemmeno stavolta.
Non voto Renzi, perché non rispecchia le mie idee. Forse rispecchia parte dei redattori di questa testata e il direttore. Affari loro. Certo non si pretenda di parlare a nome dell’intero movimento che si è unito intorno a Marino la scorsa volta.
Se ci sarà un’ alternativa a un giovane liberista democristiano e a un vecchio socialdemocratico, voterò per l’alternativa. Se non ci sarà, non voterò alle primarie. Senza drammi e senza piagnistei. Senza conflitti interiori “morettiani” e “serenadandineschi” che non esistono, che non hanno ragione d’essere, nel partito democratico che sogno io e penso pure tu Barbara.
E senza pretendere di diventare adulto se questo significa solo contare gli anni della maturità in base alle delusioni, alle decine e decine di “turate di naso perché se no…”
Non c’è “nessun se no…” C’è solo un paese smarrito e che, certo, se il PD è tutto in queste due candidature, non penso che sarà in grado di aiutare a ritrovarsi.
Condivido buona parte di questo intervento. Tenetevi forte, andai a votare alle primarie del pd quando avevo ancora 17 anni, la scelta era da tutti avvertita in questi termini: se eri ex-dissino stavi con Bersani, ex-margheritino con Franceschini.
Schieramenti che capivo poco, per me erano tutti candidati democratici ma lasciamo stare..votai per Marino, perchè mi piacevano le sue idee, il suo programma e anche il suo profilo. Da allora posso dire che all’interno del partito, se devo scegliere un’area di riferimento sceglierei ancora quest’area, quella di Marino, Gozi, Concia, Civati, Puppato e altri. Credo che quest’area sia quella che meglio interpreti la vera cultura democratica. Ma il difetto di questo gruppo è di non aver mai realmente organizzato una rete efficace ed efficiente, dopo le primarie si è liquefatto un pò tutto..ciascuno ha preso la propria strada e siamo arrivati a questo importante appuntamento impreparati, stretti fra una sfida piena di pericoli, quella fra nomenclatura e anti-nomenclatura e anche questa volta siamo rimasti schiacciati da questo bipolarismo sterile.
Il mio augurio è che al prossimo congresso potremo veramente fare il salto di qualità.
Intanto approfitto per aggiungere qui il link al pensiero di Ivan Scalfarotto da me citato: http://www.ivanscalfarotto.it/2012/09/17/innovatori-di-tutta-italia-unitevi/
Poi, @ Marco D:
non spetta a me difendere la “testata”, come la chiami, ma certo non è la prima volta che ospita opinioni diverse e anche in contrasto
per quel che mi riguarda, l’opinione è mia, solo mia, e l’ho volentieri condivisa – senza pretesa di verità – con le persone con le quali faccio politica attiva da molti anni.
Non a caso non ho comunque parlato dei miei comportamenti individuali, che per altro non sono ancora nemmeno così certi e definiti, le campagne elettorali servono proprio a questo, a cosa altrimenti?, ma solo di un fatto (almeno per me è un fatto) in generale, e cioè che nella fattispecie data (primarie per la premiership, mica un congresso ) e per come le cose si sono sviluppate (o purtroppo NON sviluppate), un candidato fuori dall’establishment oggettivamente esiste, anche se non è quello che vorrei, ed è – sempre per me – vero che qualsiasi altro candidato di area innovatrice non farebbe che ripartirsi i voti con lui senza toglierne uno a Bersani. Soprattutto per come è stato purtroppo modificato lo Statuto del partito, fra fase interna, nella quale non c’è storia per gli outsider, e fase esterna nella quale contano un sacco anche i finanziamenti che si mettono insieme – e dove andranno quelli del partito? – per farsi conoscere,
E allora contarsi per contarsi nella nostra nicchia in questo caso, non appunto un congresso, non ha senso e non serve a nulla, fa il gioco oggettivo di Bersani e per di più in realtà a me fa un pochino anche politica di quella stanca. Non è per gli stessi motivi nobili che di solito si giustifica la presentazione di liste multiple in appoggio ai candidati? Per distinguersi? O non è invece per contarsi, e poi contare, ma per davvero in potere e poltrone? Mah.
Comunque, ribadisco sempre e solo per quanto mi riguarda, non considero il voto uno sfogatoio, certo avrei preferito diversi candidati, ma da elettrice penso in questo caso di dover fare la fatica di scegliere fra diversi da me, ma con la potenzialità per vincere, o di decidere di stare a casa, che se il voto politico nazionale lo considero in qualche modo un dovere civile, quello alle primarie del PD però davvero no.
iMille sono una rivista di approfondimento e non fanno campagne elettorali. Opinioni anche opposte a quelle di Barbara sono benvenute. Il criterio per l’accettazione di questi “commenti di pancia” e’ sempre la lucidita’ e la trasparenza degli argomenti, mentre la rivista e’ allergica agli slogan facili, frasi fatte, poesie in cui due piu’ due fa otto ecc.
Tutto questo casino, a mio modo di vedere, dipende anche dal fatto che si sta facendo la selezione per il nostro migliore atleta senza sapere a che gara parteciperà, gara che potrebbe anche essere una gara di squadra e non una gara individuale.
In teoria qualsiasi primaria dovrebbe scegliere il candidato con le maggiori possibilità di vittoria alle successive elezioni, non quello che piace di più al “suo” elettorato, che in quanto “suo”, in teoria, non dovrebbe spostarsi molto.
Ieri sera Paolo Mieli dalla Gruber ha ribadito un concetto triste ma vero: l’Italia è un paese di centro destra, lo è sempre stato e probabilmente lo sarà in futuro. E’ una cosa con cui io ancora non ho fatto pace ma temo che sia la sacrosanta verità. In questo scenario probabilmente Renzi potrebbe essere un candidato premier più competitivo di Bersani, capace quindi di raccogliere voti “oltre cortina” che probabilmente Bersani non riuscirebbe a prendere. La scelta di Renzi, probabilmente, farebbe perdere dei voti verso sinistra e sta proprio in questo saldo vedere se è Renzi sia un candidato migliore o peggiore di Bersani.
Altro aspetto che accentua il casino in cui viviamo è che si è adottato il sistema delle primarie all’americana (o qualcosa di simile) con un sistema elettorale completamente diverso. Per il candidato alla presidenza di una regione quel modello di primarie funziona, nel nostro sistema elettorale nazionale invece non ha poi così senso, avrebbero molto più senso le primarie per la creazione delle liste, e forse per questo motivo non sono mai state concesse.
Il modello delle primarie americane ha una sorta di meccanismo che altro che doppio turno, i turni son ben più della decina: si parte in tanti, alcuni abbandonano dopo qualche stato, altri vanno avanti, fino al momento in cui di solito restano solo due contendenti. La grande numerosità iniziale non è visto affatto come una frammentazione del partito, ma come un aumento di scelta per l’elettore, conscio che la selezione naturale porterà avanti i candidati con maggiori possibilità di vittoria.
Qui invece si parla di primarie per non si sa che cosa, che avrà un vincitore che si presenterà non si sa davanti a quale sistema elettorale, non si sa quali saranno le regole delle rpimarie, in sostanza non si sa nulla. L’unica cosa che si sa è che la mossa di Renzi di candidarsi a queste presunte primarie ha amplificato la rilevanza nazionale del sindaco di Firenze e risonanza nazionale alle sue idee. Per il momento null’altro.
Scusate lo sfogatoio… Ma debbo dire che questa ennesima nostra discussione ha (almeno su di me) il solo effetto di farmi cadere le braccia. Non ne posso più e penso che così non si arriverà da nessuna parte. Sono anni che difendiamo la scelta migliore… Che ci facciamo andare bene questo e quello nella speranza di innovare un partito che probabilmente no. Ha nessuna intenzione di essere innovato. L’abbiamo fatto con marino, di portare acqua all’apparato senza rendercene conto (eh si che me l’avevano anche detto!), l’abbiamo rifatto nel Lazio con Bachelet (che ancora ringrazio) non credo che sarebbe una buona idea rifarlo… Personalmente credo che non andrò a votare, sono stanco e questa classe politica che spende soldi per regalare bottiglie di vino a bambini poveri, mi ha veramente stancato… Molta ammirazione per quanti vanno avanti ancora credendoci e credendo che contarci abbia un senso… Ma la verità è che non ce l’ha!!!
Ciao A
mentre complessivamente continuo a concordare con barbara, segnalo questo pezzo sulla Stampa, che credo che piacerà molto ad Alessandro Bocchetti: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=10539