Io, Piombina-Mariniana, e le crescenti candidature PD

di Barbara Melotti.

Di alberto marzetta

Aumentano in questi giorni le voci di candidature alle primarie PD (prima Boeri, poi Puppato, oggi Civati). Vi dico come la vedo io, non essendo né bersaniana né renziana, facendo molta molta fatica a scegliere fra queste due opzioni, e dopo tutte le note peripezie della “nostra area”, a partire dall’appoggio di molti a Marino per finire con l’avventura tutta laziale con Giovanni Bachelet.

1. I candidati non s’inventano e non si costruiscono. Per quanto brave, oneste e volonterose persone siano, non si coltivano se non nell’orto delle cose fatte e delle scelte operate nel tempo e soprattutto in tempo. Ci sono o non ci sono al di là dei nostri desiderata e di quanto assomiglino o meno al partito monocellulare che ogni buon elettore di sinistra ha nella propria mente, e che comprende alla fine solo se stesso.

2. I candidati toccati in sorte, perché ci hanno messo la faccia in tempo utile e perché hanno un vero senso “bipolare”, e in quanto tale utile a indicare un indirizzo il più possibile definito al partito, ma soprattutto per la prima ragione, sono Bersano e Renzi. Metterci la faccia con coraggio in tempo utile è qualcosa che alla “nostra area” – intesa come sopra – non è riuscito mai, e neanche stavolta.

3. Qualsiasi altro candidato – oggi ancor più che con Marino (col quale pure mi schierai, dato che gli altri due contendenti invece non rappresentavano affatto le diverse polarità in campo) – al di là della volontà sua e della sua buona fede e senza per forza cercare “chi c’è dietro” (che comunque, se c’è, si paleserà presto), non farà altro che non consentire l’impresa a chi tenta una “presa della bastiglia” dell’establishment costituito (incrostato) del partito, e cioè Renzi, e quindi gioca oggettivamente per Bersani. Niente di male, ma basterebbe dirlo apertamente. Alle primarie del lazio, noi ci siamo passati e così è finita, infatti: lasciando noi nell’irrilevanza di sempre, più o meno.

4. A noi dunque non resta altro che fare la fatica di scegliere fra quel che passa il convento, diventando finalmente adulti rispetto all’inseguimento del partito personale, consapevoli che nessuno dei due candidati ci rappresenta davvero (e che sarà sempre così, alla fine) e sperando, come sempre, di fare la scelta migliore. E sperando di costruire un’ipotesi migliore la prossima volta. Un’ipotesi, una persona, che ci si spenda davvero, facendosi avanti al momento giusto e con le giuste motivazioni.

5. Tutte le infinite “frazioni” degli innovatori, così come saggiamente scrive Ivan – cui va dato atto di essere l’unico dell’area ad averlo capito da sempre e ad averci lavorato da sempre – dovrebbero mettersi insieme convergendo su una candidatura unica, ma anche loro prendendo atto che c’è chi c’ha messo la faccia quando tutti gli altri stavano ancora pettinando bambole.

Altrimenti, alle primarie, non c’è mica l’obbligo di votare, e se 2/3 degli elettori pesano al non voto alle politiche, figuriamoci…

Io comunque per la scissione dell’atomo non voto.

Per finire, tutto quanto suddetto è IMHO valido indipendentemente dalle circostanze specifiche, e anche da se saranno pre-primarie di partito o primarie di coalizione con più candidati PD, ma mi pare ancor più valido pensando che il partito inteso come struttura organizzata, così come appunto avvenuto in Lazio, si guarderà bene dal prendere una posizione neutra fra i contendenti, ma invece interverrà pesantemente in favore del candidato forte, Bersani.

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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