Il Cavaliere Oscuro: il Bene e il Male di un eroe liberale

di Claudio Alberti.

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Con Il ritorno del Cavaliere Oscuro si conclude la trilogia su Batman firmata da Christopher Nolan, un autore che andrebbe ringraziato a lungo. Probabilmente, infatti, prima di proporre al pubblico e alla critica un film su Batman, Nolan e la sua squadra devono essersi posti (almeno così credo io, ma non ho prove per dimostrarlo) una domanda non obbligatoria, né scontata, ma in realtà fondamentale per comprendere lo straordinario risultato di questa trilogia: perché fare un film su Batman?

Sta in questa operazione squisitamente metalinguistica la bellezza complessiva di quest’opera. Era utile fare un film (in tre atti) su Batman per renderlo l’eroe più contemporaneo che esista, per farne una preziosa riflessione sul Bene e sul Male del nostro tempo. Perché i tre atti di Nolan non sono solo il viaggio personale di un eroe mascherato, ma un imponente percorso collettivo che compie una civiltà durante le crisi più drammatiche che possa affrontare: un eroe liberale, dunque, a cui si associano tanti percorsi individuali di ricerca di una possibile felicità, in un intreccio unico nel suo genere. Spiderman trovava la responsabilità solo come naturale conseguenza dei suoi poteri (una morale fatalista, che mette in secondo piano la libertà personale di Peter Parker), gli X Men vivevano confinati in un mondo inesistente, i personaggi del Signore degli Anelli (che ha origini letterarie ben diverse dagli altri, ma condivide con loro più di un elemento di interpretazione) si trovavano in un mondo dicotomico in cui il Bene Assoluto e il Male Assoluto erano immediatamente e stupidamente riconoscibili: Batman no, è un eroe che vive immerso nel nostro tempo, nella nostra civiltà. Quella civiltà che il film ci mostra quasi come un Dio agostiniano, “origine del Male”, ma non “causa” di esso, e in cui si incrociano i destini di personaggi guidati da una mai nominata, eppure presentissima legge morale personale. Una legge morale che, prima di tutto per lo stesso Batman, contempla anche la possibilità di fare del Male, e anzi fonda su di essa i propri presupposti.

Qui si trova la spinta liberale del Cavaliere Oscuro: aspirando a diventare un simbolo per la città prima, e cercando in Dent quello stesso simbolo poi, Batman non imposta una semplice e banale “lotta per il Bene”, ma porta a compimento qualcosa di molto più fine e sofisticato. Fa in modo che l’alternativa del Bene sia nota e considerata preferibile, per gli abitanti di Gotham, all’alternativa del Male. Decide di sacrificare se stesso non per imporre un mondo perfetto (dove tutti sono onesti e fedeli a un regime etico), ma nell’impresa di ispirare un mondo migliore, in cui degli uomini liberi optano per un’alternativa del Bene. Non a caso, egli imposta la sua lotta come un eroe solitario, ma ottiene i suoi risultati grazie all’aiuto di preziosi “alleati”: uomini in grado di cambiare le Istituzioni come Gordon, il poliziotto Blake e il primo Dent, Lucius e la sua tecnologia (perché, senza la tecnologia che il super capitalista Wayne ha a disposizione, non esisterebbe Batman, e più l’imprenditore Wayne guadagna, più è forte Batman), i cittadini dei traghetti che nel secondo film decidono di non farsi esplodere gli uni con gli altri.

Tutte persone che dimostrano, in vari modi, di conoscere il Male e di poter liberamente scegliere un’alternativa del Bene. Batman, infatti, lascia sempre agli altri la possibilità di scelta: arriva dove lo Stato ha fallito (la polizia di Gotham è corrotta o inadeguata, il sindaco un retore senza lungimiranza), ma non pretende di fare tutto. Spiderman o Superman avrebbero salvato da soli entrambi i traghetti del secondo atto (citati prima), o avrebbero ricostruito con una tela i ponti distrutti da Bane nel terzo, privando però così Gotham della responsabilità di scegliere, decidere, mettersi in gioco; Batman no, non pretende di decidere e agire per tutti, e ottiene con questo risultati ben superiori degli altri eroi.

I cattivi di Batman sono proprio quelli che si oppongono all’ordine liberale e alla legge morale dei cittadini di Gotham, e puntano a sovvertirli o a non riconoscerli, uscendone sconfitti. Sono sconfitti quelli della Setta delle ombre, che non riconoscendo la libertà di scelta dell’alternativa del Bene, vedono i cittadini determinati per natura a stare dalla parte di un Male Assoluto; è sconfitto Joker, magnifico sovvertitore della legge morale attraverso il caos; è sconfitto Bane e il suo terrore post-rivoluzionario, vagamente sovietico e plebeo. I cattivi, però, non sono “il Male”: rappresentano, semmai, un’alternativa iperbolica del Male di cui parlavo prima, che il mondo contemporaneo è chiamato a valutare. Non a caso Joker dice a Batman che loro due sono uguali: rappresentano entrambi una delle alternative tra cui la legge morale è chiamata a decidere. Alternative che comprendono in sé (come avviene nella nostra civiltà, appunto) anche il proprio opposto: Batman è in una tensione perenne tra il suo lato costruttivo e quello distruttivo, tra vendetta e sacrificio, tra salvezza e dannazione; Ra’s al Guhl è in grado di unire le virtù di un cavaliere allo spirito di un terrorista; Joker è un malvagio, che però ha chiara anche una sua certa nozione di Bene perché, ad esempio, a differenza dei malavitosi di Gotham, non punta ad affari di piccolo cabotaggio (anzi brucia il denaro, in una delle scene più significative del secondo atto), ma ad un disegno (anti)etico ben più grande. Due Facce e Bane arrivano all’alternativa del Male avendo prima conosciuto la speranza, mentre Catwoman compie il percorso inverso.

Nessuno di loro (compreso Batman) è un supereroe o un supercattivo: sono tutte persone in carne ed ossa, che si trovano a fare i conti con il Male che portano in sé. Mentre Batman si batte per la diffusione dell’alternativa del (suo) Bene, caratteristica costante dei suoi avversari è quella di assumere il proprio Io come canone in grado di azzerare la legge morale (la superbia che è alla base di ogni Male, dal peccato originale in poi, e di ogni dittatura di questo mondo): Joker, attraverso il caos e la paura, vuole far emergere “il Joker che è in noi”, Bane impone un regime di terrore che rimanda direttamente alla sua esperienza nel carcere scavato sottoterra, e pone come regola generale la sua rabbiosa vendetta contro il mondo in superficie. I progetti dei cattivi sono insanamente totalitari, quello di Batman certamente liberale: contro “la società di Bane” non c’è, ad esempio, “la società di Batman” (nel secondo atto, d’altronde, l’eroe critica ferocemente quanti lo vorrebbero emulare), ma “la società che vorranno darsi i cittadini di Gotham”.

Alla fine, perciò, non vince il Bene, ma vince la libertà di scelta individuale delle persone: nei minuti finali del terzo atto, Batman spiega che ognuno di noi si può rivelare un “eroe” anche nelle piccole cose, e, poco oltre, Gordon dice che gli abitanti di Gotham sanno chi li ha salvati (cioè Batman). Le due frasi sono la dimostrazione di quanto detto finora: la vittoria è quella di aver messo in evidenza, attraverso la simbologia del Cavaliere Oscuro, una possibile alternativa del Bene, con la consapevolezza che ogni cittadino, solo attraverso la propria legge morale personale (senza aver bisogno della presenza concreta del Cavaliere stesso), può liberamente optare per essa. L’alternativa del Male è sempre presente (chi ha visto il terzo atto sa che Batman, attraverso Blake, continua in qualche modo la sua attività, segno che tale alternativa può tornare in ogni momento), ma con essa si possono fare i conti. E Il Cavaliere Oscuro è grande anche perché, per questo, alla fine non vivono tutti felici e contenti. Vivono tutti più liberi, e questo è di gran lunga più importante.

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

7 Commenti

  1. Malpelo

    un bellissimo articolo di cui condivido tutto, complimenti all’autore

  2. Massimo Sestili

    Preferisco questa recensione, ove il Batman di Nolan non è “libbberale”, bensì vagamente fascistoide:
    http://prontoallaresa.blogspot.it/2012/08/il-cavaliere-oscuro-il-ritorno-la.html

  3. Francesco Rocchi

    Mah, a me questa sembra una sovralettura eccessiva della filosofia del film. Può essere che mi sfugga qualcosa perché ho visto solo il film appena uscito e non i primi due, ma alla fin fine, tutti i discorsi profondi dei personaggi del film si riducono a chiacchiere poco strutturate e poco profonde: luoghi comuni innestati su una trama pesante e incongrua, piena di buchi e di controsensi.

  4. Fil

    @ Francesco
    Se non hai visto i primi due e’ evidente che tutto ti sembra poco strutturato. E’ molto difficile guardare l’ultimo film avendo perso i primi…

  5. Francesco Rocchi

    A me sembrava troppo strutturato…poliziotti che escono dai sotterranei in cui erano stati chirurgicamente chiusi in una botta sola, un regno del terrore che dura mesi e che costringe a salti temporali senza capo né coda, un gruppo di fanatici che tutti indistintamente sono disposti a farsi saltare in aria con una bomba atomica, un cattivo che se la mena con la storia dell’essere nato tra le tenebre salvo poi non entrarci niente, un supereroe azzoppato che fa fisioterapia (con un medico che in teoria era pagato dal cattivo -sic) in una prigione medievale dalla quale non si sa bene come torna in una città completamente isolata, ecc. ecc.

  6. Francesco Rocchi

    Ah, e una donna gatta che non sa bene cosa fare tutto il film.

  7. matteo

    sarà anche perchè al 3 capitolo della saga mancava un personaggio magnetico come il Joker ma è vero che i dialoghi non reggevano il confronto con quelli del film precedente….

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