Giovani del Sud, storie di impegno e di talento

di Teresa Russo.

Fronteers 2011 by fronteersofinteraction

Il Mezzogiorno nell’immaginario collettivo è monopolizzato da una serie di luoghi comuni quali la malavita, l’inefficenza della pubblica amministrazione e la corruzione politica. Nel tempo si è consolidata quindi un’immagine del Sud come di una terra irrimediabile, per la quale non vale la pena preoccuparsi e che conviene lasciare a se stessa; i trentenni e i quarantenni sono quelli di una generazione perduta, più di quanto non lo siano quelli del resto del Bel Paese (basta vedere “generazione perduta” e “fermare il declino“).

Visto così sembrerebbe che per il Sud non ci siano grandi margini di cambiamento. Ma siamo sicuri che sia proprio così? Fermi restando tanto la crisi, tanto la recessione quanto il livello di disoccupazione record in Italia e al Sud, è da questo stesso Sud che giunge lontana l’eco di cambiamento. La mia riflessione parte dal rapporto Unioncamere da cui sono emersi dati interessanti. Da sempre “imprenditore” e “Nord” sono considerati sinonimi, oggi però qualcosa è cambiato. Secondo gli ultimi dati dell’osservatorio nazionale delle camere di commercio il 31% delle nuove imprese nasce al Sud. In provincia di Enna quelle under 35 stanno avendo un piccolo boom, mentre l’imprenditoria femminile si sta sviluppando nella provincia di Benevento, ad esempio. La rete è il primo strumento utilizzato da questa nuova generazione di meridionali, e aiuta a colmare il gap infrastrutturale. Un ruolo importante lo svolgono anche le regioni nella programmazione di politiche adatte: il 6% degli spin off per creare nuove aziende viene dalla Puglia, dove da qualche anno la Regione finanzia il progetto “Bollenti Spiriti”. Un altro esempio è la principale azienda italiana di distribuzione farmaceutica, che si trova a Matera. Una città che i gap infrastrutturali li ha tutti, non ha autostrada, ferrovia o aeroporto e anche la banda larga non è scontata.

Al pari dei dati Unioncamere sono da tenere in considerazione quelli dell’ultimo monitoraggio Istat. Questo restituisce sì la fotografia di un paese in cui il sistema produttivo stenta a ripartire (nella prima parte del 2012 la disoccupazione giovanile ha sfiorato il 10%). Eppure, nonostante tutti questi segnali negativi, l’imprenditoria giovanile segnala una lieve ripresa al Sud. La migrazione sembra invertire la tendenza: sempre più ragazzi decidono di restare al Sud. Interessante, si diceva, è la realtà pugliese con il programma “Bollenti Spiriti”, con cui la Regione finanzia progetti ideati e realizzati da giovani pugliesi. Finanziamenti piccoli, dieci, ventimila euro. In neanche due anni dalla creazione di questo programma, la Regione Puglia ha partorito il 6% di tutti gli spin-off del Paese. Seconda solo al Friuli.

Un esempio? Il progetto Blackshape. Frutto di due trentenni di Monopoli che si sono incontrati all’estero e che insieme hanno creato il velivolo più leggero del mondo (finanziato dalla regione Puglia con ventimila euro). Interamente realizzato in fibra di carbonio, è diventato un successo mondiale. Alla base di tutto c’era la convinzione di poter fare quello che facevano altrove anche a casa loro. Un’altra bella storia quella di “Io resto in Calabria”, una realtà nata attorno all’esperienza di Pippo Callipo, un industriale che di fronte all’ennesimo attacco della ’ndrangheta alla sua azienda ha deciso di rimanere. Ed è diventato il punto di riferimento di tanti ragazzi. Anche se ne parlano in pochi, a Ottobre ci sarà un nuovo raduno dell’associazione a Reggio Calabria. I giovani del Sud si scoprono imprenditori per necessità. È il caso del fondatore pugliese di Jobrapido, il motore di job search diffusosi a livello mondiale. È diventato uno dei siti di riferimento a livello mondiale, tanto che è stato recentemente acquistato da un gruppo britannico per 30 milioni di euro.

Questa nuova generazione di meridionali è oggetto di studio da parte del Prof. Vito Teti, uno dei principali etnografi italiani. Sono quei ragazzi che restano e, se sono già andati via, ritornano. Intorno a loro è nata una nuova branca dell’antropologia, che Teti ha ribattezzato “la restanza”. È una classe imprenditoriale nata dalla necessità, certo, ma anche dalla capacità e, probabilmente, dalla voglia di sganciarsi dal vassallaggio politico a cui la vecchia generazione era costretta. Giovani del Sud, giovani italiani, considerati bamboccioni e legati al posto fisso, si stanno attestando come talentuosi startupper. A Parigi Antonio Tomarchio, 29 anni, partito da Giarre (provincia di Catania), ha vinto LeWeb, il più importante evento europeo dedicato all’economia digitale, e ha sbaragliato la concorrenza parlando di Beintoo (una piattaforma per applicazioni legate al gioco che ha tre milioni di utenti al giorno, di cui un milione solo in Cina).

Secondo gli esperti le startup possono costituire una nuova possibilità per rilanciare l’occupazione al Sud. Crescitalia prevede la possibilità per gli under 35 di costituire società semplificate con un euro di capitale e senza notaio. Potrebbe segnare una svolta per le startup del Sud e non solo. In un Mezzogiorno spesso senza speranza leggere di tutti questi esempi meritori di giovani lascia intendere che non tutto è perduto.

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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