Cattedre e valutazione scuole. Inscindibile unità di fondo

di Francesco Rocchi.

Di Corscri Daje Tutti! [Cristiano Corsini]

La scuola italiana, storicamente, non è mai stata particolarmente aperta all’osservazione esterna del proprio operato, e men che meno alle valutazioni esterne e strutturate da parte di organismi terzi. Lo stesso INVALSI negli ultimi anni si è imposto all’attenzione dei docenti e del pubblico in maniera progressiva e quasi “discreta”, salvo poi diventare centrale nel dibattito pubblico sull’istruzione italiana (centralità, o quanto meno importanza, che si può considerare un successo da praticamente tutti i punti di vista, nonostante le incertezze).

Ora, a fine agosto, il principio-guida di una scuola monitorata apertamente e sistematicamente si è arricchito di nuove disposizioni che, complici le notizie relative al concorso che hanno in qualche modo rubato la scena, sono state forse discusse meno, al punto che non si sono registrate le polemiche, generalmente facili e roventi, che accompagnano di solito tutte le novità relative alla scuola italiana. Se si può essere ben contenti della mancanza di urla e strepiti, è pur vero che questa calma irenica rischia di non farci vedere che tra concorso e valutazione delle scuole c’è un nesso importante, e forse non del tutto chiaro.

Prima di arrivarci, però, vediamo cosa prevede, in sintesi, il decreto del 24 agosto. Se facciamo riferimento al sito dell’Indire ci rendiamo subito conto che il disegno complessivo è ambizioso, ma non irrealistico, se supportato da fondi adeguati: creare un organismo indipendente e capace di monitorare quel che succede nella scuola, per poi proporre al dibattito pubblico e alle scuole non solo dati statistici, ma anche buone pratiche, percorsi d’approfondimento e suggestioni di vario genere. In altre parole, il governo sta cercando di introdurre in Italia uno schema già ampiamente collaudato all’estero (UK, Olanda e, più recentemente, la Svezia, per citare soltanto alcuni Paesi UE).

In questo progetto gli operatori sono tre: ispettori, INVALSI ed INDIRE. Gli ispettori sono la presenza concreta del SNV nelle scuole. La novità più interessante è che l’ispettore non è più lo spauracchio della scuola (quello che finora arrivava ad esaminare una situazione così compromessa da dover richiedere un intervento esterno), bensì una figura che nelle intenzioni si dovrebbe presentare regolarmente  e ciclicamente in ogni scuola per aiutarla a migliorarsi. L’INDIRE invece è la “mente” che si occupa di fare ricerca, con il fine di sostenere ed affiancare le scuole, mentre infine l’INVALSI si occupa di fare quel che ha sempre fatto: le valutazioni. È interessante notare che nella disamina/valutazione di una scuola, un’attenzione particolare va al Dirigente Scolastico e alle sue capacità di gestione: è un importante principio di responsabilità.

Tutte queste innvazioni non possono che essere accolte con favore, ma cosa c’entra il concorso con tutto questo? Non è difficile da immaginare, in realtà: è evidente infatti che qualsiasi miglioramento nella scuola italiana non può che passare dall’operato dei docenti in carne ed ossa. E non solo dalle loro capacità disciplinari e pedagogiche, ma anche dalle loro capacità relazionali e di squadra: un buon professore di chimica non è soltanto quello che sa la chimica e la sa spiegare, bensì quello che sa cooperare con i colleghi di tutte le altre materie (biologia, storia e italiano, tanto per cominciare), sa sfruttare le strutture della scuola e del territorio e sa anche cavare il meglio dai propri studenti, contribuendo convintamente alla fisionomia che la scuola in autonomia ha deciso di darsi. Insomma, perché l’INDIRE raccolga e valuti le esperienze e le buone pratiche delle scuole italiane, ci vogliono professori capaci di escogitarne, ovvero c’è bisogno del professore giusto al posto giusto.

Il concorso è in grado di venire incontro a tutto questo? È lecito nutrire dei dubbi. Anche al netto delle incertezze che ancora riguardano le modalità del concorso, la struttura di base è chiara. A scegliere i docenti saranno le commissioni, non le singole scuole, con cui le commissioni non hanno alcun contatto, mentre saranno i docenti, spesso del tutto ignari della scuola in cui andranno, a decidere le destinazioni, rispetto alle quali le scuole saranno del tutto passive: chi si trova di volta in volta primo in graduatoria sceglie tra i posti disponibili e si va avanti così fino ad esaurimento. Le scuole sono, in questo schema, oggetti inerti che attendono fiduciosamente.

Immaginiamo che gli ispettori trovino delle problematicità nella didattica di una scuola qualsiasi. Cosa può fare la scuola? Sicuramente può modificare la propria offerta, riqualificare i propri docenti, variare il monte ore delle materie. Ma se avesse bisogno di docenti diversi da quelli che ha? Cosa potrebbe fare? Se il vincitore di concorso ha scelto quella scuola per sue ragioni personali estranee alla didattica (è assai comune scegliere la scuola in base alla distanza da casa), per un errore di valutazione o, semplicemente, senza alcuna cognizione di causa, oppure se quel vincitore di cattedra è stato trasferito là per ragioni puramente burocratiche, la scuola è del tutto impotente a fare alcunché.

Il paradosso è chiaro. La valutazione delle scuole ha senso solo se le scuole hanno dei margini di autonomia operativa significativi: se tutti fanno le stesse cose allo stesso modo e negli stessi tempi (è il vecchio modello di scuola italiana, che peraltro ancora resiste ampiamente), non c’è margine né di errore né di miglioramento, la valutazione è del tutto inutile, se non come certificazione di conformità, e tutti i docenti sono intercambiabili. Se, con il nuovo sistema di valutazione, si rafforza l’idea (sacrosanta!) che ogni scuola è un’agenzia dotata di autonomia e responsabilità, non lasciare alle scuole la gestione del personale è una scelta perdente in partenza.

Certo, sostituire un docente è una scelta forte da prendere solo dopo molta ponderazione, ma sarebbe una possibilità già più remota, se soltanto le scuole potessero valutare in entrata i propri docenti, in modo da evitare a monte che si generino situazioni incongrue o conflittuali. Il sistema che il decreto del 24 agosto contribuisce a creare va in questa direzione. Rimane da vedere se ci sarà modo di completare il processo di rinnovamento.

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

1 Commento

  1. Il nuovo anno scolastico?
    Il solito caos, il solito business, il solito peso sulle spalle dei ragazzi e dei genitori.
    Lo sfogo di un padre di fronte alla assurdità della scuola contemporanea italiana.
    Sfogo pieno di “slang newyorkese”.
    http://www.ilcittadinox.com/blog/scuola-libri-zaini-quaderni-penne-matite-e-tanto-business-corporativo.html
    Gustavo Gesualdo
    alias
    Il Cittadino X

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