di Alessandro Casarotti.
Nella ciclicità naturale l’Inverno precede la Primavera. Nella ciclicità storica le crisi susseguono a momenti di stabilità. Proviamo a riconsiderare sotto questa luce i moti nei paesi islamici dell’inverno 2010-2011. Tutti paesi governati da autocrazie, che hanno sedato a più riprese e con spargimenti di sangue (mai pervenuti completamente fino a noi) i vari tentativi di ribellione. Della “Primavera Araba” ci sono tanti lati oscuri: perché i paesi occidentali sono intervenuti militarmente solo in Libia? Perché i paesi arabi stessi hanno fatto doppio gioco tra loro? Perché le bombe sono tornate ad esplodere contro civili ed ambasciate da prima dell’estate? O meglio, si sono mai fermate? Che ruolo ha avuto in tutto questo periodo Al-Qaeda? Può essere che si sia risvegliata solo ora, quando gruppi salafiti ne portavano la bandiera in combattimento o nelle proteste? Chi erano questi ribelli in effetti? Perché al contrario di derive nazionaliste, stile Iran o Turchia, si è tornati alla Fratellanza Musulmana degli anni venti (a parte in Libia)?
Proviamo a rispondere partendo dal Mali. Proprio dalle scorie delle recenti Rivoluzioni Arabe, il gruppo estremista Ansar Dine (AD) è riuscito a prendere il controllo della regione dell’Azawad e proclamarla stato indipendente il 6 Aprile 2012. Ansar Dine è parente[1] di Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM). Al-Qaeda (AQ) sta occupando uno stato, non riconosciuto a livello internazionale, ma questo non è un caso unico. È rilevante che un cosiddetto “Non-State Actor” sia diventato uno “State”. Ciò è avvenuto quando AD si è liberato dei suoi ex-alleati (e/o parenti/leader) Tuareg, che da più di mezzo secolo combattevano per la propria indipendenza. I Tuareg, dopo aver fiancheggiato Gheddafi (capo tribù berbero e da sempre sensibile alle loro richieste), erano rientrati nella loro terra d’origine con un arsenale pronto per fomentare l’ennesimo tentativo di ribellione. Pochi giorni dopo il colpo di stato militare contro il presidente A.T. Touré, i Tuareg (riuniti sotto il nome di Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad) erano riusciti a dichiarare l’indipendenza dell’Azawad. Le loro aspirazioni indipendentiste sono state soffocate dai loro “alleati” fondamentalisti di AD. È da quasi sei mesi che si ha una guerra “civile” in uno stato non riconosciuto. Da una parte c’è il MNLA, che dal periodo della decolonizzazione combatte per i diritti di un’etnia nomade (i Tuareg) sparpagliata e di minoranza tra i paesi del Sahel/Maghreb, costretta a chiedere aiuto sia all’odiato governo centrale sia alla comunità internazionale, perché oramai lacerata dalla carestia. Dall’altra ci sono gli estremisti di AD, pochi ma ben armati e sponsorizzati, che hanno già ristabilito la Shari’a come legge locale e hanno bloccato i convogli di aiuti umanitari. In sintesi, il Mali è diviso in due, il Nord è occupato da AD, proxy di AQ, che governa come un “signore della guerra”, cioè ottiene potere e profitti fomentando la violenza.
AQ usa una tattica ricorrente per infiltrarsi nelle aree destabilizzate, soprattutto in paesi islamici “in via di democratizzazione”. Kilcullen (2009) la definisce “Guerrilla Improvvisata”: AQ crea una sua presenza in regioni remote (e.g. AQIM nel Sahel/Maghreb, Jemaah Islamyiah nel Sud-Est Asiatico, ecc.); queste si infiltrano nelle comunità locali in lotta coi governi centrali attraverso unioni tribali (AQIM è entrata nel mondo Tuareg attraverso matrimoni); infine iniziano a perpetrare atti d’estremismo contro la popolazione locale (cioè terrorismo). A parere di Kilcullen, queste minacce dovrebbero intimidire e sottomettere la popolazione ad AQ, dall’altro provocare un intervento esterno. Ciò, secondo la tattica di AQ, dovrebbe portare la popolazione a supportare AQ, che si stabilirebbe come nuovo potere locale. Né l’una, né l’altra conseguenza sono dirette (e.g. in Aceh e Timor Est la popolazione e gli stessi ribelli si sono dissociati e hanno attaccato gli estremisti. Così pure Hezbollah in Libano). Però è evidente la strategia di AQ di imporsi come un “Signore della Guerra Internazionale”. Sfruttando la strategia della violenza con atti di terrorismo, prende il controllo di regioni destabilizzate. Si può affermare che AQ operi come una vera e propria multinazionale del crimine: attraverso filiali locali approfitta di conflitti già esistenti per infiltrarsi e instaurare un proprio regime di violenza, del quale si autoalimenta. L’Azawad è il suo più grande successo, anche per le importanti miniere di Uranio della regione e le frontiere non controllate con Algeria, Mauritania e Niger.
Dall’Azawad si può leggere il ruolo di AQ nella “Primavera Araba”. AQ si nutre di questi contesti e considerare gli eventi tragici degli ultimi giorni solo come conseguenza di un periodo di transizione politica è assai riduttivo. Primo, questi eventi vanno avanti da prima dell’estate 2012 (un esempio su tutti: l’attacco all’ambasciatore inglese in Libia del 6 Giugno 2012). Secondo, l’ideologia salafita era presente già in tutti i paesi soggetti alla “Primavera Araba”[2]. Terzo, gruppi estremisti salafiti[3] erano presenti in tutti i paesi già prima dell’inizio della “Primavera Araba”. Che ci sia un collegamento tra i gruppi salafiti, AQ e la Primavera Araba? Sì. Durante le rivolte questi gruppi estremisti erano parte di esse, così come in Mali. Combattevano o protestavano fianco a fianco con altrettanti nazionalisti che volevano semplicemente la libertà. Ancora, come in Mali, AQ è riuscita ad infiltrarsi ed ora a prendere in ostaggio queste rivolte. Lunedì scorso lo Sceicco Abou Iyadh, leader di Ansar al-Sharia, altro proxy di AQIM, parlava in una moschea in Tunisia. Poi è svanito. Sembra assurdo poter pensare che AQ non avesse già una posizione rilevante nel muovere le masse di manifestanti all’alba della “Primavera Araba”. Altrettanto che AQ non abbia dato supporto sia finanziario che logistico ai gruppi estremisti salafiti, normalmente affiliati o associati ad AQ stessa, come fatto in tanti altri scenari[4]. Lascia ancor più stupiti che il Segreatario alla Difesa Statunitense banalizzi tutto con queste poche parole: “In my mind, when they [AQ] resort to demonstrations as a result of videos, it is an indication to me that in fact they are trying to strike out from a position of weakness, not a position of strength”[5]. Purtroppo AQ non è stata inattiva, né è risorta dalle macerie di Abbottabad[6]. L’attacco estremistico è solo la terza e ultima fase della sua tattica. È l’output della sua produzione, che serve a renderla un’organizzazione criminale a finalità di controllo statale. Non è solo un gruppo sovversivo, come il terrorismo tradizionale. Non è solo uno “spoiler” di situazioni post-conflitto. Sfrutta questi contesti per imporsi come nuovo signore della guerra. Come tale, usa la violenza come strategia per controllare. AQ lavora così a livello internazionale: si allea con signori della guerra locali arrivando ad occupare interi stati.
Il problema ora è che la terza guerra mondiale, quella al terrorismo, non si è rivelata la soluzione ad un problema virale come AQ. Al contrario, aiuta la tattica di Al-Zawahiri e crea il contesto adatto alla sua riproduzione. Inoltre la sua struttura, così come la sua cultura tribale, la rende difficile da estirpare con uno scontro armato. Neppure si può restare impassibili al rischio di degenerazione del fondamentalismo islamico. Il 5 Settembre si celebrava il triste quarantennale della strage di Settembre Nero alle Olimpiadi di Monaco. Le proteste contro il “video anti-islam” (già presente in rete dall’inizio della stagione) sono cominciate il giorno dell’undicesimo anniversario dell’undici settembre. Insomma, la risalita al potere di governi confessionali sta avvantaggiando la stabilizzazione dei signori della guerra come guide degli scenari post-conflitto. Il Mali ne è l’esempio più eclatante, ma già dimenticato. AQ è riuscita a sfruttare, infiltrarsi ed impossessarsi delle rivolte islamiche. Se AQ riesce a mantenere la regione destabilizzata, si rischia una riproduzione virale dello scenario dell’Azawad. Al momento la comunità internazionale non ha ancora preso posizioni comuni e cooperanti, sebbene si rischi di vedere un’altra volta disilluso l’ideale democratico. Finché AQ si potrà trasformare in uno “State Actor”, della Primavera rimarranno solo le foglie accumulate ai bordi delle strade, così come i corpi delle tante vittime civili. AQ è l’”Inverno Islamico”.
[1] Pure di sangue: Iyag ag Ghaly, leader di AD e delle precedenti insurrezioni Tuareg è cugino di Hamada ag Hama, comandante di AQIM (già Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento). Quest’ultima è legata al mondo Tuareg con un matrimonio tra il suo fondatore Mokhtar ben Mokhtar e quattro donne di prominenti famiglie Tuareg.
[2] Storicamente nata in Egitto negli anni ’20 con la Fratellanza Musulmana.
[3] Un altro esempio su tutti, Ansar al-Sharia presente in Tunisia, Libia e Yemen. Probabilmente anche in Egitto e Marocco.
[4] E.g. Mali, Indonesia, Iraq, India.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti




