di Maurizio Bovi.
Lo scopo di questo articolo è mostrare alcune evidenze – e suscitare qualche riflessione – sul fatto che una crisi economica particolarmente seria e prolungata possa amplificare alcune delle distorsioni psicologiche che solitamente, almeno secondo gli psicologi, permeano le previsioni economiche. La crisi che i greci stanno vivendo ormai da alcuni anni pare, ahiloro, un’occasione propizia per l’analisi in questione. In particolare, sono interessato a vedere se la crisi ha modificato la percezione che i greci hanno della loro personale condizione economica relativamente a quanto essi pensano stia capitando al loro paese. Da un punto di vista statistico-oggettivo, ovviamente, la situazione economica della Grecia come nazione non può essere sistematicamente diversa da quella dei singoli cittadini che la compongono. Tanto per dire, il PIL di uno Stato è la somma dei redditi dei suoi cittadini. Tuttavia – e questo è il punto – la drammaticità della crisi può amplificare la distorsione che si ha della realtà oggettiva.
Le indagini effettuate nell’ambito del Joint Harmonised European Union Programme of Business and Consumer Surveys della Commissione Europea costituiscono un data set particolarmente appropriato per tentare di capire come il cittadino medio sta vivendo, anche psicologicamente, la crisi. D’altronde, questo genere di inchieste nacque proprio dalla volontà di accrescere la quantità e qualità delle informazioni disponibili sul comportamento degli operatori economici.
Ogni mese, in Grecia, vengono interpellate un migliaio di persone accuratamente selezionate in modo da incarnare il cittadino greco rappresentativo. Inter alia, l’intervistato deve rispondere ai seguenti quesiti:
1) Nel corso degli ultimi 12 mesi la situazione economica della sua famiglia è…:
2) Nel corso dei prossimi 12 mesi la situazione economica della sua famiglia dovrebbe:
3) Nel corso degli ultimi 12 mesi la situazione economica generale è…:
4) Nel corso dei prossimi 12 mesi la situazione economica generale dovrebbe…:
Le sei possibili risposte sono:
a) nettamente migliorata/migliorare
b) lievemente migliorata/migliorare
c) rimasta/rimanere stazionaria
d) lievemente peggiorata/peggiorare
e) nettamente peggiorata/peggiorare
f) non so.
Le risposte sono organizzate in modo tale che la loro somma è pari a cento. Nel seguente grafico riporto il saldo[1] delle risposte mensilmente fornite dai greci alle due domande retrospettive sopra riportate (quelle di cui ai punti 1 e 3) nel corso degli ultimi decenni:
Grafico 1. Saldo delle risposte sull’andamento retrospettivo della situazione economica generale (in rosso) e personale. Grecia, dati mensili Gennaio 1985-Giugno 2012

Si può vedere abbastanza agevolmente che, fino alla recente crisi, secondo i greci l’andamento della situazione economica personale (linea blu) e quella del loro paese (linea rossa) era, seppur tra alti e bassi, più o meno coincidente. La crisi ha poi iniziato a deteriorare l’opinione sulla situazione economica, ma in un modo che trovo singolare. Più in particolare, a partire dall’estate del 2008 (ricordo che il fallimento della Lehman & Bros. avvenne nel settembre del 2008), la tragedia greca ha iniziato ad essere percepita dai greci come riguardante soprattutto la Grecia più che i greci. Certo i dati giustamente informano che la crisi è sentita anche a livello individuale ma – e questo è il punto – in misura visibilmente e sistematicamente minore. Sembra come se, da quel momento in poi, la maggior parte dei greci abbia cominciato a pensare che il loro personale destino fosse diventato scollegato/scollegabile da quello della propria nazione, o, se si vuole, che quest’ultima potesse essere considerata un ente a sé stante rispetto alla popolazione. Ribadisco: a livello aggregato e/o di cittadino medio ciò non è logicamente possibile.
La situazione è però piuttosto diversa se si guardano le risposte fornite dai greci sul prossimo futuro economico (domande di cui ai punti 2 e 4). A differenza di quanto visto per il passato, infatti, i greci non sembrano percepire lo stesso livello di dissociazione con la propria nazione se interrogati relativamente al prossimo futuro:
Grafico 2. Saldo delle risposte sull’andamento prospettico della situazione economica generale (in rosso) e personale. Grecia, dati mensili Gennaio 1985-Giugno 2012.
Nota: Il saldo varia tra +100 e -100 (-100 = tutti i rispondenti scelgono l’opzione “nettamente peggiorata/peggiore”).
Questo strabismo tra passato e futuro non ha una facile interpretazione. Tuttavia, soffermandoci sul periodo della crisi, sembrano emergere due elementi che appaiono leggibili alla luce più delle teorie psicologiche che di quelle economiche (quantomeno di quelle basate su ipotesi tipo aspettative razionali). Il primo è che in entrambi i grafici le linee rosse sono sempre al di sotto di quelle blu: quando si parla di situazione economica, quella personale sembra essere sistematicamente percepita come migliore di quella aggregata. Il che, come detto, è illogico. Il secondo punto è che lo scollamento tra Stato e cittadini è sensibilmente maggiore nel caso delle percezioni relative ai dodici mesi precedenti.
Fattori psicologici come l’illusione del controllo potrebbero spiegare il divario. L’illusione di poter controllare gli eventi anche oltre quanto oggettivamente fattibile è quella che fa ritenere più probabile morire in un incidente aereo piuttosto che in un incidente stradale: siccome la macchina la guido io mentre in aereo sono alla mercé del pilota, allora preferisco guidare che volare. Eppure, è ben noto che la frequenza oggettiva delle morti per incidenti d’auto è sensibilmente superiore a quella delle morti per disastri aerei. Venendo al secondo punto, un’ulteriore spiegazione potrebbe essere la seguente. Relativamente alla situazione economica in corso o appena trascorsa, la copertura dei mass media aumenta in proporzione alla gravità della crisi. Non c’è alcunché di nuovo né di sorprendente qui. È la consueta storia per cui un uomo che morde un cane è una notizia, mentre il contrario non lo è: raramente la normalità entra nei TG. Si aggiunga poi che, sempre per lo stesso motivo, i mass media mettono in evidenza soprattutto le situazioni più disperate. Conclusione, il cittadino medio è portato a credere che, in fondo, la propria situazione non è poi così grave come quelle viste in TV. Questa distorsione indotta dai mass media può essere estesa, ma solo parzialmente, alla situazione prossima ventura: un conto è la cronaca, un altro è anticipare i tempi. Nel confronto tra la situazione economica in fieri e quella futura, dunque, sarebbe il combinato disposto di illusione del controllo e di overdose di cattive notizie a generare il più vistoso sdoppiamento di personalità tra i greci e la Grecia.
Per saperne di più: Bovi M. (2009). “Economic versus Psychological Forecasting. Evidence from Consumer Confidence Surveys”, Journal of Economic Psychology, 30, 4, pp. 563–574.
[1] Trascurando l’ultima risposta (“non so”) e tenendo conto delle lettere associate alle varie risposte riportate nel testo principale il saldo è = (a +0,5*b -0,5*d -e). Il saldo varia tra +100 e -100 (che si ha quando tutti i rispondenti scelgono l’opzione “nettamente peggiorata/peggiore”).
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





