La guerra finanziaria di Monti

di Giovanni Biava ed Ernesto Gallo.

Di ALDEADLE

“Un percorso di guerra durissimo che non è ancora finito”. Queste le parole di Monti all’assemblea Abi dello scorso 11 luglio. Che cosa intendeva dire? Monti non usa parole a sproposito, specie in un contesto ‘infuocato’ come quello di questo ‘inverno’ dell’Euro. Perché ‘guerra’ e non ‘crisi’? E da dove spunta questa ‘guerra’? Chi la combatte? Perché non ne siamo stati avvisati?

Può darsi che la guerra di Monti sia una ‘guerra finanziaria’. Non si tratta solo di un’espressione un po’ enfatica per parlare di speculazioni, competizione o conflitti sui mercati. Due generali cinesi (come al solito molto attenti ai fenomeni di lungo periodo) ne scrissero qualche anno fa: giusto un paio di pagine, ma assai precise, in un libro subito tradotto anche in italiano, ‘Guerre senza limiti’ (1999). Qiao Liang e Wang Xiansui parlavano di terrorismo, guerre informatiche, reti, ma non mancarono di introdurre l’idea di ‘guerra finanziaria’. Ecco un passo, tratto dalla versione inglese del testo: “A surprise financial attack that was deliberately planned and initiated by the owners of international mobile capital ultimately served to pin one nation after another to the ground… Non-state organizations, in their first war without the use of military force, are using non-military means to engage sovereign nations. Thus, financial war is a form of non-military warfare which is just as terribly destructive as a bloody war, but in which no blood is actually shed”. Stavano parlando dell’Europa di oggi? Si riferivano all’Euro o ai paesi PIIGS? No. Commentavano l’improvvisa (e difficilmente spiegabile) crisi delle ‘tigri’ asiatiche del 1997-98. Le somiglianze con l’Europa odierna però sono inquietanti. Seguendo Qiao e Wang, alla crisi finanziaria ed economica segue la crisi sociale, l’ordine politico è distrutto, una parte della popolazione è ridotta alla disperazione. Viene in mente, purtroppo, la Grecia.

In ogni guerra che si rispetti ci sono combattenti ed obiettivi razionali. Clausewitz magistralmente spiegò che in qualsiasi conflitto troviamo tre livelli. In alto, il potere politico, con le sue strategie e scelte di lungo periodo, la sua visione lucida e razionale. In basso, le armate, con il loro carico di violenza, aggressività, caso ed imprevedibilità. A metà strada, i generali, la guida militare, con scelte più tattiche, quotidiane, spesso decisive ma sempre al servizio della razionalità politica.

Chi sono i combattenti (per meglio dire, gli ‘attaccanti’) di questa guerra finanziaria cui Monti e i generali cinesi alludono? Come si distribuiscono sui diversi livelli?

In cima alla piramide, i governi, la politica, ed in particolare la superpotenza, gli USA. Con Obama ed Hillary Clinton Washington ha scelto il Pacifico, e là si trova la sua battaglia principale, economica e strategica, soprattutto in relazione all’ascesa cinese. L’Europa serve, ma come alleato subordinato. L’Euro è un pericoloso concorrente di un dollaro la cui egemonia potrebbe a medio termine essere messa in scacco dall’ascesa dello Yuan, che diventerà commerciabile. È un fatto che gli USA non hanno speso un centesimo per sistemare il disordine della casa europea, e si sono dimostrati più solidali solo con l’avvicinamento delle elezioni di quest’autunno. Questa ‘omissione di soccorso’ (chiamiamola così) non è casuale. Certo, i governi europei hanno fatto ben poco. La Gran Bretagna è accodata a Washington, e la Francia, dopo le vanità di Sarkozy, non ha ricevuto nuovo impulso da Hollande. Quanto alla Germania, in parte è ancorata a quasi settant’anni di ferrea solidità ‘atlantica’, in parte ha risentito dei calcoli elettorali di Angela Merkel. L’Europa in quanto tale, l’Unione con i suoi vari organi, sta infine perdendo la guerra proprio perché, a dispetto delle sue numerose funzioni, è ‘politicamente’ assente, ossia non ha la forza né la volontà di contrapporsi alle ostilità anglo-americane e di opporsi all’egoismo nazionalista dei suoi governi.

Il campo di battaglia, anziché dai generali, è dominato dai grandi attori finanziari. Qui troviamo le super banche di investimento anglo-americane, da Goldman Sachs a J.P. Morgan; istituzioni finanziarie globali, tra cui  Barclays ed HSBC; gli hedge funds e i fondi sovrani. Al 20/01/2012, Intesa Sanpaolo, la maggiore banca italiana, capitalizzava 29 miliardi di dollari; J.P. Morgan Chase, per fare un esempio, circa 141 miliardi. Molte banche della zona Euro potrebbero diventare un ottimo boccone per i colossi d’oltre Atlantico, che naturalmente non possono accettare un terzo polo finanziario in Europa continentale, oltre a New York e alla City. In prospettiva, il competitor sarà l’Asia orientale, che già ora dispone di Tokyo e Singapore, Seoul e Hong Kong; in attesa che entrino finalmente in scena Shanghai e Shenzhen. Occorre dunque sottomettere l’Europa e procedere verso Oriente. Tanto più che alcuni giants anglosassoni non sono certo in buona salute; si pensi al recente scandalo Libor, che sta coinvolgendo Barclays e la Bank of England, ed ai guai ‘messicani’ di HSBC. Assieme alle grandi banche c’è poi lo stuolo degli hedge funds; ci sono le corporations che non vedono l’ora di mettere le mani su assets europei resi inespugnabili da logiche politiche, nepotismi, clientele, intralci burocratici.

Ad un livello più basso, poi – quello clausewitziano delle ‘nebbie’ della battaglia quotidiana -, ci sono le greggi di speculatori, piccoli investitori, operatori giornalieri di una globalizzazione finanziaria che ha superato di gran lunga la stessa globalizzazione economica e la logica ‘nazionale’ degli Stati. Con essi, purtroppo, anche le agenzie di rating, il cui ruolo di ‘servitori’ del grande capitale era stato documentato, nel caso del Sud est asiatico, già dai generali Qiao e Wang.

Vale la pena spendere una parola in più su due attori chiave dei conflitti europei di queste settimane. Il primo è la Banca Centrale Europea. Mario Draghi ha spesso assunto un autentico ruolo politico, difendendo l’Euro e la sua unità con dichiarazioni ed operazioni di largo respiro, in particolare le Long Term Re-financing Operations (LTRO) e l’acquisto di obbligazioni dei paesi in maggiore difficoltà. L’altro attore è la Bundesbank, che si è fermamente opposta al sostegno ai paesi debitori ed è rimasta ancorata ad un’ortodossia liberista e di pura lotta all’inflazione. Per quanto si tratti di una posizione dogmatica, essa non può essere sottovalutata. La BCE ha un mandato preciso, finalizzato a ottenere la stabilità dei prezzi. Essa non può diventare l’organo politico dell’Unione europea. Quest’ultima ha altri organi politici, dalla Commissione (sempre più inerte e lontana dalle richieste dei cittadini) al Parlamento, che non è ancora riuscito a farsi forza della sua legittimazione elettorale. La soluzione ai problemi europei non può essere ‘tecnica’; deve essere politica. Se un’auto non funziona, cambiare la cinghia di trasmissione serve a poco. Lo scrive, con astuzia, il capo economista di HSBC sul Financial Times del 3 Agosto. Difficile pensare sia un ‘amico’ dell’Europa. Con un’ironia un po’ beffarda però ci ricorda che le soluzioni di cui l’Unione necessita sono politiche e di ampio raggio. Non scordiamocelo mai. È già tardi.

 

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

3 Commenti

  1. Raoul Minetti

    Mentre da direttore della rivista ho trovato questo articolo scritto con cura e intelligentemente, e quindi soddisfacente i criteri per la pubblicazione, da semplice membro de iMille e lettore non mi trovo d’accordo con varie tesi dell’articolo. Dalla tesi che gli USA cercherebbero di minare l’Euro (cosa non vera secondo me ne’ economicamente che politicamente) all’idea che l’estensione del mandato della BCE sia uno sconfinamento in campi “politici”

  2. Francesca Lacaita

    Molto interessante. Ma non sopravvalutate troppo i governi – per poter applicare Clausewitz alla realtà di oggi??? Clausewitz vedeva la guerra e i conflitti in termini di razionalità – se c’è una cosa che le guerre contemporanee hanno perso (tutte le guerre, e non dall’altro ieri) è proprio la razionalità…

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