Insegnanti non si nasce, si diventa

di Marco Campione.

Di MarcoPolo, con la genetica lungo la Via della Seta

I docenti neoassunti come giudicano la propria formazione iniziale? Quali sono stati i percorsi formativi in grado di conferire loro gli strumenti professionali più efficaci? Se lo è chiesto la Fondazione Giovanni Agnelli (FGA) in un paper di Gianfranco De Simone e Stefano Molina pubblicato lo scorso luglio. FGA è oggi uno dei pochi centri di ricerca indipendente dal MIUR che analizza sistematicamente le problematiche connesse con il nostro sistema formativo. Un punto di vista che ha saputo conquistarsi negli anni una meritata autorevolezza.

Tra le indagini compiute periodicamente dalla Fondazione, c’è quella sui docenti neoassunti. L’idea alla base della ricerca di Molina e De Simone è quella di aggregare alcuni dati contenuti nelle indagini relative al triennio 2007-2010. In particolare quelli riferiti al giudizio che i neoassunti danno della formazione che hanno ricevuto. L’analisi si colloca a cavallo della scelta dell’allora ministro Gelmini di chiudere le scuole di specializzazione (le SSIS, il percorso in vigore dal 2001 e fino all’anno accademico 2008-2009 per la formazione iniziale degli insegnanti); nel triennio esaminato sono quindi presenti docenti che si sono formati con modalità differenti tra loro: per la secondaria, solo Università, Università e SSIS, Università e formazione on the job; per la primaria, diploma e laurea in Scienza della Formazione Primaria (SFP).

Il campione intervistato è composto da circa 32.000 neoassunti in 12 regioni, che equivalgono al 38,5% del totale dei neoassunti nel triennio esaminato[i]. Agli interpellati è stato chiesto di valutare la preparazione ricevuta in riferimento ad alcune competenze professionali[ii]. In generale, i neoassunti risultano piuttosto insoddisfatti della loro formazione iniziale, salvo che per le competenze disciplinari. Su alcuni gruppi di competenze (ICT e capacità di gestire l’eterogeneità delle classi) l’insoddisfazione sfiora il 50% e per altre ugualmente significative (rapporti con le famiglie e gestione delle responsabilità) è intorno al 40%. Anche se – come vedremo – le SSIS hanno in parte compensato questa insoddisfazione dei docenti per il proprio percorso formativo.

Per quel che riguarda la scuola primaria, sono stati paragonati i giudizi di chi è in possesso del solo diploma e di chi ha conseguito una laurea, nonché – tra questi ultimi – tra chi ha ottenuto quella in Scienze della formazione primaria e chi ha frequentato altri corsi di laurea. Dalle loro risposte si evince che le neoassunte laureate (sia in SFP che in altre discipline) sono più critiche delle diplomate sulla propria preparazione iniziale e che le laureate in SFP sono meno soddisfatte delle laureate in altre discipline per la maggior parte delle competenze prese in esame[iii]. La laurea in SFP, quindi, non sembra avere dato un significativo valore aggiunto rispetto a un’altra qualsiasi laurea.

Per quel che riguarda la scuola secondaria di I e II grado, la comparazione tra chi ha frequentato le SSIS e chi ha conseguito esclusivamente la laurea fornisce informazioni molto utili. Se prendiamo in esame i docenti della secondaria di I grado, notiamo ad esempio che chi tra questi ha frequentato le SSIS è significativamente più soddisfatto rispetto ai colleghi solo laureati per quanto riguarda le proprie capacità di organizzazione e pianificazione delle attività didattiche, le competenze relazionali con gli alunni, le competenze valutative e quelle informatiche. Si ritengono invece significativamente meno preparati dei propri colleghi non specializzati per quel che riguarda le competenze disciplinari e ugualmente preparati per tutte le altre competenze prese in esame. Probabilmente il lungo periodo di precariato che caratterizza i neoassunti che non hanno frequentato le SSIS e il conseguente training on the job viene considerato una palestra più adeguata ad acquisire tutte le capacità e competenze non fornite dal percorso universitario, che è prettamente disciplinare.

Molto diverso il giudizio che danno delle SSIS i docenti della secondaria di II grado. Il valore aggiunto della specializzazione viene riconosciuto in tutti gli ambiti presi in esame, fatte salve – anche in questo caso – le competenze disciplinari[iv]. I professori di scuola secondaria di II grado dimostrano quindi di aver apprezzato un percorso che ha consentito di acquisire specifiche competenze pedagogiche, didattiche e organizzative, dopo l’acquisizione in Università delle necessarie competenze disciplinari.

La particolare composizione del campione ha consentito ai ricercatori di indagare un ulteriore aspetto. Per le caratteristiche del sistema di reclutamento in vigore nel nostro paese, hanno frequentato le SSIS anche docenti già in possesso dell’abilitazione (la ricerca li definisce senior). Docenti leggermente più anziani, già presenti nelle graduatorie e che ricevono da alcuni anni incarichi per supplenze. Per questa tipologia di docenti, la SSIS ha rappresentato dunque una sorta di formazione in itinere affiancata all’attività di docenza.

Gli insegnanti senior esprimono livelli di soddisfazione significativamente maggiori dei colleghi junior in merito all’acquisizione di competenze informatiche, capacità di lavorare in team e di condividere le responsabilità della scuola autonoma. Al netto dell’elemento anagrafico, comunque importante, questo dato può anche essere letto come indicatore di quali siano le competenze meno esercitate nella professione quotidiana e che hanno dunque bisogno di essere acquisite in percorsi di aggiornamento continuo. Ci conferma quindi che una formazione in servizio andrebbe incentivata (possibilmente resa obbligatoria), in quanto la professionalità del docente è fatta di tante e tali capacità e competenze che non è possibile pretendere (come vorrebbe qualche cantore dei bei tempi andati) venga acquisita esclusivamente con la docenza. Per non parlare delle competenze – anche disciplinari – soggette ad obsolescenza.

Che conclusioni trarre dal lavoro della Fondazione? L’indagine arriva inoltre nel momento in cui è stato attivato (dopo quattro anni di attesa!) il nuovo iter della formazione iniziale degli insegnanti pensato sotto la gestione Gelmini per sostituire le SSIS. L’impianto attuale prevede la separazione della formazione iniziale dall’assunzione e un percorso per la prima che dopo il conseguimento di una laurea specialistica porti alla frequenza di un tirocinio a numero chiuso (TFA) che consente all’aspirante docente di abilitarsi. L’immissione in ruolo avverrà invece tramite concorso, al quale possono partecipare solo candidati in possesso dell’abilitazione. Questo meccanismo, complici anche alcuni errori nei test preselettivi per i TFA e poca chiarezza su cosa si intenda per “numero chiuso”, è stato molto criticato e le forze politiche hanno annunciato la volontà di modificarlo.

Inoltre, grazie a questa ricerca, abbiamo avuto la possibilità – forse irripetibile – di analizzare le opinioni di docenti formatisi in modi anche molto differenti. Qualora il prossimo governo decida di mettere nuovamente mano alla formazione iniziale, è dunque auspicabile non si comporti come Gelmini, che ha archiviato le SSIS senza interrogarsi su pregi e difetti di quel sistema, ma tenga conto di analisi come questa.

Personalmente , alla luce di quanto detto, penso che i nodi da sciogliere prima di intervenire nuovamente siano i seguenti:

  • decidere se sposare un modello di formazione iniziale “simultaneo” o “consecutivo”[v];
  • decidere se tenere separate o meno la formazione iniziale e l’assunzione;
  • decidere quali competenze e capacità devono essere prevalentemente acquisite in Università, quali nel percorso di formazione iniziale, quali on the job e quali in itinere.


[i] A partire dall’anno scolastico 2007-2008, progressivamente sono stati interpellati neoassunti delle seguenti regioni: Piemonte (5.651 casi), Emilia Romagna (5.080), Puglia (5.641), Lombardia (6.131), Veneto (2.156), Liguria (651), Marche (794), Campania (3.273), Toscana (530), Lazio (884), Sardegna (258), Sicilia (724). L’indagine nel complesso sovra-rappresenta i docenti neoassunti delle aree Nord‐Ovest e Nord‐Est a discapito di quelli del Centro e delle Isole. I ricercatori rilevano come la non perfetta rappresentatività del campione non è tale da inficiare l’analisi, ma suggerisce alcune cautele interpretative.

[ii] Le capacità e competenze prese in esame sono le seguenti: Competenza nella disciplina insegnata; Pianificazione e gestione dell’attività didattica; Conoscenza delle strategie per promuovere un buon comportamento degli alunni e creare un ambiente di apprendimento stimolante; Conoscenza degli alunni e capacità di relazionarsi ad essi; Valutare l’apprendimento degli alunni; Comunicare in maniera efficace con i genitori; Utilizzo efficace delle nuove tecnologie sia nell’insegnamento sia come supporto alla propria preparazione professionale; Saper insegnare in classi diversificate e pluriculturali; Promuovere negli alunni la motivazione all’apprendimento e ai risultati; Lavorare e pianificare in équipe; Partecipare alla vita della scuola e condividerne la responsabilità.

[iii] Il differenziale a discapito di quanto appreso in SFP è particolarmente significativo per quel che riguarda le competenze disciplinari, le competenze relazionali con le famiglie e la capacità di prender parte alle attività scolastiche assumendosene le responsabilità. Il giudizio è leggermente più favorevole se si prende in esame la capacità di organizzare e pianificare l’attività didattica e quella di motivare gli allievi.

[iv] Visto che il dato è comune a tutte le tipologie intervistate, si può azzardare una valutazione. Chi ha completato il proprio percorso di formazione iniziale con il conseguimento della laurea è per lo più nato prima del 1970 e dunque ha frequentato l’Università quando era in vigore il vecchio ordinamento. La maggior soddisfazione per la propria preparazione disciplinare potrebbe dipendere da una differente valutazione del proprio percorso universitario. Trattandosi di autovalutazione, andrebbe indagato se tale giudizio sia oggettivo o frutto di pregiudizi (positivi o negativi) degli intervistati.

[v] A livello internazionale, la formazione iniziale viene in genere praticata secondo: modelli paralleli o simultanei: i corsi di istruzione generale in uno o più ambiti disciplinari sono erogati contemporaneamente ai corsi professionalizzanti (didattica, pedagogia); modelli consecutivi o sequenziali: il programma di formazione professionalizzante dedicato all’insegnamento ha luogo a valle in di un corso di istruzione generale disciplinare.

 

 

iMille.org – Direttore Raoul Minetti