di Terenzio Longobardi.
In questo sempre più consueto torrido agosto, dovrei commentare le proposte energetiche del Ministro Passera e le sue illusioni petrolifere, ma l’ho già fatto in anticipo tre mesi fa su queste pagine elettroniche, con questo articolo a cui rimando il poco assiduo lettore. Così, ho deciso di proporvi un sintetico ma credo istruttivo Bignami di storia energetica nazionale, con annesso un quadro d’insieme della situazione attuale a livello italiano e internazionale.
In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, l’Autorità per l’energia Elettrica e il gas ha pubblicato una raccolta di dati storici, tra cui la serie storica del Consumo Interno Lordo (CIL) di energia primaria nel nostro paese dal 1861 ad oggi. Tale parametro, che si ottiene sommando la produzione nazionale alle importazioni di energia e sottraendo le esportazioni e le variazioni delle scorte è molto importante, perché consente di valutare la totalità dei consumi energetici di un paese, esprimendo in un’unica unità di misura, il Mtep (Milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) tutte le fonti e vettori energetici utilizzati.
Ho riportato nel primo grafico allegato questi dati, a partire dal 1926, perché i valori relativi agli anni precedenti sono aggregati per periodi pluriennali e non per anno. Comunque, il risultato è visivamente molto esplicativo. Leggiamo una prima fase storica di consumi stazionari di tipo preindustriale, con un valore medio di circa 10 Mtep, che si protrae fino agli inizi degli anni ’50 (con un crollo in corrispondenza della seconda guerra mondiale), una fase lenta di ripresa e crescita dei consumi nel decennio 1950 – 1960, il successivo boom economico con un vertiginoso tasso di crescita medio annuo dei consumi energetici di circa il 10%. Una stagnazione dei consumi protrattasi dagli inizi degli anni ’70 agli inizi degli anni ’80, conseguenza della prima crisi petrolifera mondiale. Una successiva nuova espansione fino al picco del 2005 di circa 198 Mtep, ma con un tasso medio di crescita molto più contenuto, di meno del 2% annuo.
Poi, nel 2005 inizia un nuovo declino dei consumi, ben prima del crollo verificatosi nel 2009, con l’inizio della devastante crisi economica che stiamo tuttora vivendo. Ciò rivela come i problemi del nostro paese siano antecedenti alla crisi economica mondiale, che ha solo accentuato un fenomeno già in atto. Negli ultimi anni il valore fluttua intorno al valore minimo post crisi di circa 180 Mtep (per il 2011 ho inserito nel grafico una stima dell’Unione Petrolifera). La crisi dei debiti sovrani, conseguenza e sintomo della fine del ciclo economico espansivo che ha caratterizzato per un secolo il mondo occidentale, difficilmente lascia presagire un ritorno ai valori pre – crisi.
Ma ora vediamo come si ripartisce la torta del CIL di energia primaria (187,8 Mtep.) per fonte, a partire dai dati 2010 del Bilancio Energetico nazionale disponibile sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico. Notiamo nel grafico che ho elaborato a partire dai predetti dati come il nostro paese continui a dipendere fortemente dai combustibili fossili, per quasi l’83% (somma di petrolio, gas naturale e solidi, cioè carbone). Le rinnovabili rappresentano una quota minoritaria di poco superiore al 12% e circa il 5% dell’energia viene dal saldo positivo tra importazioni ed esportazioni.
Un altro grafico interessante che si può ricavare dagli stessi dati è quello della ripartizione del CIL per tipo di uso dell’energia. Osserviamo che l’uso dell’energia elettrica assorbe “solo” poco meno del 36% di energia primaria. Le altre quote percentuali riguardano prevalentemente il petrolio per uso trasporti e il gas naturale per uso termico di tipo industriale e domestico.
Questo ci fa capire numericamente come il tentativo di riconvertire la produzione energetica alle fonti rinnovabili, dipenda principalmente dalle politiche di penetrazione dell’energia elettrica nei settori della mobilità e del riscaldamento degli ambienti domestici e di lavoro.
Infine, vi propongo un ultimo grafico relativo all’evoluzione storica delle emissioni di gas serra nel nostro paese, per ovvi motivi costruito su un arco di tempo più limitato rispetto a quello del CIL, che ho ricavato a partire dai dati ufficiali dell’inventario Sinanet, fonte italiana delle statistiche europee sul monitoraggio degli impegni connessi al Protocollo di Kyoto. Come si può osservare, l’Italia è molto vicina al conseguimento dell’obiettivo di Kyoto, di 485,5 Mton. di CO2 equivalente previsto per il 2012 (come abbiamo visto nel primo grafico, nel 2011 c’è stata una nuova contrazione dei consumi energetici, che prosegue più intensa nel 2012).
Anche se il lusinghiero risultato è prevalentemente dovuto al calo dei consumi energetici determinati dalla crisi economica, una quota secondaria anche se non marginale è sicuramente connessa alle politiche di risparmio energetico e sviluppo delle fonti rinnovabili implementate dal nostro paese negli ultimi anni, ad esempio con le detrazioni fiscali del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica e, ancor di più, grazie al mercato dei Titoli di Efficienza Energetica (TEE o certificati bianchi). In un’analisi disponibile qui, ho stimato il possibile contributo di queste politiche al risparmio energetico. Inoltre, nel periodo 1990 – 2005, il tasso di crescita medio delle emissioni è stato circa la metà di quello dei consumi energetici, a dimostrazione del fatto che l’intensità energetica italiana (l’energia necessaria a produrre un’unità di PIL) è scesa proprio grazie all’efficienza energetica delle tecnologie.
Infine, un breve cenno alla situazione mondiale, che a differenza dell’Europa, continua a registrare invece una crescita dei consumi energetici e delle emissioni di gas serra, associate alla crescita economica dei paesi emergenti che compensa abbondantemente il quadro di stagnazione e recessione dei paesi sviluppati. I grafici corrispondenti li potete trovare sul sito di BP e su questo articolo di Qualenergia.Allego poi un ultimo grafico estratto dall’ultimo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, che inquadra la situazione italiana in quella più ampia europea, dove l’obiettivo del protocollo di Kyoto è stato raggiunto e superato da tempo, come ho spiegato in questo articolo di qualche anno fa.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti









