di Emanuela Marchiafava.

In pochi, oltre agli addetti ai lavori, conoscono gli Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa, lunghi percorsi transnazionali che attraversano il nostro continente in lungo e in largo. Eppure molti di più ne hanno percorso almeno uno e almeno in parte. Al momento sono ventiquattro e spaziano dal primo e celeberrimo Cammino di Santiago de Compostela (1987), passando per la Via Francigena, le Strade di Mozart, dei Vichinghi o dei Fenici fino alla new entry della Strada Europea della Ceramica. Vale la pena fare una tappa proprio su di loro per capire dove vanno e come si stanno strutturando le politiche comunitarie in materia di turismo. E confrontarle con quelle locali e italiane.
Il trattato di Lisbona – entrato in vigore il 1° dicembre 2009- ha definito per la prima volta un quadro comunitario per il turismo europeo e lo ha ricompreso, insieme con altre nuove materie, negli obiettivi dell’UE, consentendogli così di agire a sostegno delle iniziative degli Stati Membri, senza sostituirsi alle loro competenze.
In particolare, il paragrafo 3.17 dispone che:
L’articolo 195 TFUE è stato inserito affinché l’Unione europea sostenga attraverso determinate misure il settore del turismo all’interno dello spazio comunitario, escludendo tuttavia l’armonizzazione degli ordinamenti giuridici degli Stati membri nel settore del turismo. Nonostante ciò, l’Unione europea può sostenere gli Stati membri in tale settore, in particolare per la promozione della competitività delle imprese che lavorano in questo ambito e, allo stesso tempo, l’Unione europea acquisisce una competenza supplementare per la promozione del turismo attraverso l’individuazione di obiettivi quali la creazione di un ambiente “favorevole” per lo sviluppo delle imprese del turismo e la promozione della “cooperazione tra gli Stati membri”, in particolare nello scambio delle best practice (articolo 195,1 (a) e (b) TFUE).
Dal 6 al 10 giugno si è tenuta a Pavia “Crossroads of Europe – Itinerari di fede e di cultura”, la prima giornata europea dedicata agli itinerari del Consiglio d’Europa, un evento internazionale che vuole diventare annuale, e che ha visto presenti trecento delegati da tutto il continente. Crossroads ha costituito un momento importante d’incontro tra operatori economici, enti locali e funzionari della Comunità europea, consentendo il confronto di approcci, visioni e programmi differenti in vista della nuova programmazione triennale comunitaria.
Viene allora spontaneo chiedersi come mai si è scelto di prediligere lo strumento programmatorio degli itinerari, in questo caso transnazionali. E la risposta è presto detta: negli ultimi anni, l’esigenza di posizionarsi in un mercato turistico sempre più complesso ha aumentato la competizione tra territori e la mancata o scarsa adozione di strumenti d’azione condivisi ha ridotto drasticamente l’efficacia delle misure adottate.
Per rendere davvero efficaci le misure di promozione turistiche territoriali servono invece forme d’organizzazione innovative fondate sul coordinamento dei processi decisionali degli enti pubblici e delle imprese, forme che possono trovare un supporto prezioso proprio nell’adozione dello strumento degli itinerari, uno strumento che consente d’andare nella direzione opposta: invece di mettere in competizione i territori, li aggrega attorno ad un unico progetto, meglio ancora se transnazionale, e li corresponsabilizza attorno alla sua realizzazione e al perseguimento di uno scopo comune.
Altro elemento d’interesse è l’abbandono di una visione settoriale del turismo e il contestuale superamento della separazione tra le politiche per il turismo e quelle per lo sviluppo locale (politiche per i beni culturali, per i beni ambientali, per le produzioni enogastronomiche, dell’artigianato artistico, etc…) poiché un progetto di sviluppo che si snoda lungo un itinerario deve integrare territori, soggetti e progetti strategici.
L’adozione di un modello di sviluppo di tal fatta si scontra all’inizio e a livello locale con una scarsa consapevolezza dell’importanza del turismo quale fattore di sviluppo della comunità, dovuta anche al fatto che esso ricopre solitamente un peso limitato nella contrattazione politica locale e ad esso sono destinate risorse economiche limitate.
Non aiutano nemmeno i campanilismi tra enti locali così come una scarna presenza di personale amministrativo esperto nel marketing territoriale e nelle altre numerose competenze necessarie e specifiche.
Però i vantaggi di declinare le politiche territoriali di sviluppo economico e turistico in o verso un grande itinerario sono innegabili, perché inducono un effettivo coordinamento tra gli attori istituzionali e i privati e una collaborazione con altri attori pubblici competenti in settori strettamente collegati con quello turistico, con l’effetto di creare un sistema di servizi e una gestione integrata a garanzia non solo delle risorse turistiche primarie, ma anche dei prodotti tipici, agroalimentari, dell’artigianato locale ed artistico, nonché delle specificità locali. In parole povere, s’implementano nuovi modelli di governance che tengono conto delle caratteristiche proprie del territorio di riferimento e dell’insieme delle relazioni a rete che uniscono tra loro i soggetti della rete stessa e gli stessi con il territorio.
La comunità europea l’ha capito e infatti i Grandi Itinerari del Consiglio d’Europa promuovo lo sviluppo sostenibile dei territori e la coesione sociale, focalizzandosi in particolar modo su temi di importanza simbolica per l’unità europea, la storia, la cultura e la scoperta dei territori minori, non ancora toccati dal turismo di massa. Misure di tal fatta favoriscono gli scambi culturali attraverso la costituzione di associazioni internazionali che uniscono gli operatori economici, le autorità locali e regionali e le università, contribuendo a preservare le differenti eredità culturali che, attraverso temi comuni, collegano territori anche lontanissimi.
Le amministrazioni locali interessate dai grandi itinerari europei sono quindi chiamate a svolgere un ruolo arduo eppure fondamentale: “agganciare” le politiche di sviluppo locali con quelle europee senza cedere di fronte alle inevitabili richieste che giungono dai territori di concentrarsi sulle sole misure locali, che sono ormai incapaci di produrre effetti virtuosi di lunga durata, nell’assenza totale di politiche di sviluppo turistico a livello nazionale.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti



