di Pietro Ichino.
In un blog di civilissimo dibattito politico ed economico compare questa sconcertante manifestazione di “comprensione” nei confronti delle brigate rosse, come extrema ratio contro un inquinamento pericoloso del patrimonio ideale del movimento operaio
Intervento di Massimo Sandal postato il 2 luglio 2012 sul blog iMille.org, a commento di un intervento di segno diametralmente opposto di Matteo Rizzolli sulla questione del “diritto al lavoro” – Seguono, nello stesso post del sito iMille, altri interventi che prendono nettamente le distanze da quello di Massimo Sandal –Segue una mia brevissima risposta
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1) Toccare la legislazione sul lavoro per peggiorare le condizioni dei lavoratori non è accettabile, perchè genera disastro sociale. Non qui, non ora, non nella nostra economia. Paradossalmente, se avessimo un’economia dinamica, in crescita, con disoccupazione vicina a zero, potremmo allora forse accettare la flessibilità: in quanto sarebbe facile allora poter cambiare lavoro, e avremmo quanto ci serve per i necessari ammortizzatori sociali. Ma non siamo in queste condizioni, e la flessibilità oggi significa solo disoccupazione/sottooccupazione/assenza di diritti base.
2) Toccare la legislazione su lavoro è inutile per migliorare l’economia italiana. Da quanto sopra, ne deriva che prima si migliora l’economia, poi si parla della legislazione sul lavoro. Ma non c’è nessun motivo per cui l’erosione dei diritti dei lavoratori abbia un senso economico. E anche qualora l’avesse, il senso di una società è il benessere della popolazione, tangibile e intangibile, non la mera sussistenza economica. Preferisco crescere un po’ meno, e avere lavoratori più felici e più tutelati.
3) Biagi, D’Antona, Ichino erano/sono “di sinistra” – ed è questo il dramma. Se fossero di destra, farebbero onestamente il loro gioco. Essendo formalmente “di sinistra”, avvelenano ogni speranza di un’opposizione democratica. Perchè se ogni speranza di dissenso dal liberismo viene annientata culturalmente anche a sinistra, cosa rimane?
4) Ed ecco perchè, visto il gigantesco pericolo sociale, culturale, economico e umano che la riforma liberista del lavoro implica, e visto che personaggi come Ichino divorano come un cancro la cultura di sinistra, allora posso (tongue-in-cheek! ho un penchant per il dark humour) anche invocare le BR, ebbene sì. Non nel senso che veramente vorrei tornare agli anni di piombo. Non lo dico nel senso letterale. Ma nel senso che persone come Ichino vanno fermate, e io vorrei venissero fermate democraticamente e legalmente. Ma se si perde ogni alternativa democratica allo status quo, e se la disoccupazione continua ad aumentare e i diritti a diminuire, cosa vi aspettate che accada? Qualcuno si incazzerà. E qualcuno si incazzerà un po’ troppo.
Massimo Sandal
Ad alcuni commenti nettamente critici nei confronti di questa sua presa di posizione lo stesso M.S. replica così
Rivendico la mia protervia ideologica e stupidità allora. La rivendico eccome. E se vuoi ci metto il carico da quindici: Biagi, D’Antona e Ichino si sono mai chiesti perchè alcuni pericolosissimi mattacchioni li odiano così tanto da indurre delle persone a prendere in mano la pistola? Non è una provocazione, è una domanda seria: se quello che faccio induce delle persone a volermi fare fuori, perlomeno dovrebbe indurmi a riflettere su quello che sto facendo. Non dico a cambiare idea. Dico a riflettere. Del tipo “ehi, perchè mi odiano così tanto?”.
Massimo Sandal
Ma perché Massimo Sandal non prova a confrontarsi, una per una, con queste mie idee tanto da lui aborrite? Se lo facesse si renderebbe conto che non ho alcun potere o volontà di “divorare la cultura della sinistra”; né ho alcuna arma segreta idonea ad “annientare ogni speranza di dissenso”. Se queste mie idee preoccupano tanto chi ne dissente, ciò non accade perché esse nascondano qualche arcano malefizio o perfida macchinazione, ma soltanto per la capacità che esse hanno di convincere, soprattutto a sinistra. Proprio perché di sinistra esse sono, se essere di sinistra significa proporsi di costruire la vera eguaglianza di opportunità per tutti, combattere le rendite, correggere le storture (anche se verniciate di progressismo) che condannano i più deboli a rimanere tali. Forse è proprio questo che turba i sonni dei “mattacchioni” a mano armata cui M.S. esprime comprensione; ma questo è ciò che turba soprattutto i sonni di quella parte della sinistra – per fortuna non più dominante - che preferisce affrontare il problema con i catechismi e i cordoni sanitari, invece che con il dialogo aperto. Quasi dieci anni or sono ho proposto ai cultori della violenza politica proprio questo: nientemeno che di parlarne (Lettera aperta ai terroristi, 2003); poi ho ripetuto questa proposta a un nuovo gruppo di loro epigoni, nel corso del processo che ha visto recentemente loro e me coinvolti; mi ha risposto, quattro anni fa, soltanto il fratello di uno di questi ultimi, dicendomi che nessun confronto e nessun dialogo è possibile, poiché io sono per loro soltanto un simbolo da abbattere. A ben vedere, lo sono anche per M.S.; con la sola differenza che lui non usa la parola “abbattere”, ma “fermare”. Ecco: M.S. farà bene a considerare che finché nella sinistra italiana qualcuno, come lui, continuerà a dire che le idee di Massimo D’Antona, o quelle di Marco Biagi, o quelle di Ezio Tarantelli, o le mie, non meritano di essere discusse, ma devono essere “fermate”, ci sarà poi il rischio che qualcun altro si ritenga legittimato a farlo sparando. (p.i.)
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Io sto con Ichino.
Quello che mi fa più rabbia è che il PD invece di spenderlo come, passatemi il termine esagerato, “martire” a causa delle proprie idee riformiste lo isola sempre di più e si barrica su posizioni sempre più conservatrici.
La sinistra non è conservazione, è cambiamento.
LA sinistra da tempo avrebbe dovuto pensare a fare di inchino molto di più di un potenziale ministro del lavoro. il suo stile e le sue comeptenze meritano molto di più
Salve dott.Ichino, le ho risposto qui:
http://blog.devicerandom.org/2012/07/09/il-giorno-che-diventai-un-terrorista/?lang=it