di Giovanni Faleg.
L’idea, sviluppata da un gruppo di ricercatori italiani nell’ambito del Venture Lab dell’Università di Stanford, è suggestiva: e se le attività del Parlamento si trasferissero dalle attuali sedi alla rete? In esclusiva, iMille presentano le prime conclusioni del gruppo di lavoro: vantaggi, costi e rischi dell’E-parliament[1].
L’ovvio, scriveva Kahlil Gibran, è quello che non si vede mai finché qualcuno non lo esprime con la massima semplicità. Si continua a discutere veementemente sulla riduzione dei costi della politica e sulla razionalizzazione parlamentare, al fine di rendere la democrazia italiana piu efficiente e meno costosa. Il dibattito gira intorno alla soluzione evidente che nessuno ha visto o preso seriamente in considerazione: il parlamento italiano deve andare online.
La rivoluzione di Internet e dei social media è ormai un fatto. Le nuove forme di telecomunicazione hanno stravolto il mondo in cui viviamo, ormai totalmente basato sulla rete, dai mercati alle piazze simbolo delle rivoluzioni. L’economia, tuttavia, reagisce al cambiamento e si adatta più velocemente della politica: in economia, l’inefficienza è perdita, in politica è compromesso. Correva l’anno 1994, la Borsa valori italiana abbandonava la contrattazione “alle grida” ed entrava nell’era telematica. Certo alcuni salutarono con tristezza i berci e le gesticolazioni che accompagnavano – anzi, rendevano possibili – le proposte di affari. Ma l’inadeguatezza del vecchio metodo ed i vantaggi apportati dai nuovi sistemi computerizzati avevano reso indispensabile la modernizzazione.
Il parlamento italiano assomiglia in parte alla vecchia Borsa: grida, disorganizzazione, lentezza procedurale, alti costi di mantenimento, mancanza di trasparenza, e, come ovvio risultato, inefficienza legislativa. Il parlamento come lo conosciamo oggi è una sede decisionale chiusa, caotica, obsoleta. Così come per le borse si rendeva necessario un riscontro in tempo reale degli andamenti dei prezzi e delle quotazioni, in politica si rende opportuna l’elaborazione di decisioni o l’approvazione di testi e proposte tramite una struttura piu moderna, interattiva ed efficace.
A dire la verità, il parlamento online esiste già, in Italia come negli altri paesi. Il portale Normattiva.it contiene i testi delle leggi statali vigenti aggiornati in tempo reale. Rapporti, leggi e documenti, oltre a statistiche e riepiloghi delle votazioni sono presenti sui siti del Senato e della Camera e sul portale del Parlamento. Quello che manca, quindi, non è l’interfaccia online del parlamento, ma la creazione di un parlamento telematico, ovvero lo spostamento del luogo in cui vengono prese le decisioni dalle attuali sedi fisiche (Montecitorio e Palazzo Madama) alla rete. Per dirla con un linguaggio più al passo coi tempi, le leggi possono diventare dei “Googledocs”, le commissioni parlamentari dei “Facebook groups”, e specifiche “apps” possono essere utilizzate per rendere più fluidi i lavori parlamentari.
Amministrazione digitale (e-government) e voto elettronico (e-voting) sono esempi noti dell’utilizzo di nuove tecnologie della comunicazione al fine di migliorare la democrazia rappresentativa. Dal 2006, l’entrata in vigore del codice dell’amministrazione digitale (CAD) in Italia ha aperto la strada alla modernizzazione ed alla digitalizzazione della burocrazia nella pubblica amministrazione. Lo sviluppo dell’e-government è stato da allora in continua crescita. Il voto elettronico e l’automatizzazione del processo elettorale sono stati oggetto di esperimenti che tuttavia non si sono sviluppati su larga scala: l’Italia è ancora lontana dall’esempio virtuoso dell’Estonia, primo paese al mondo ad aver istituzionalizzato, a partire dal 2007, l’utilizzo della rete per le elezioni politiche.
L’e-parliament può diventare la nuova frontiera. Ad oggi, non esistono esempi di parlamenti online a livello globale. L’Italia, paese in cui una maggiore efficienza in sede legislativa è pù che altrove diventata una questione di vita o di morte, potrebbe affermarsi come paese pioniere e, a medio termine, esportare il proprio modello all’estero. I vantaggi sarebbero enormi. Suprattutto in termini di attuali costi della politica. L’e-parliament permetterebbe la creazione di una piattaforma di voto remota informatizzata, eliminando quindi le sessioni di voto con conseguente razionalizzazione dei lavori. I parlamentari potrebbero quindi votare da casa – o dalle proprie sedi regionali – attraverso un computer o un tablet, con un taglio netto delle spese di viaggio e di pernottamento a Roma. La permanenza a Roma di deputati e senatori, anzi, potrebbe essere ridotta alle sole sedute considerate prioritarie, riducendo quindi sensibilmente i costi della casta (affitti, agevolazioni, allocazioni per le famiglie). I maggiori vantaggi tuttavia deriverebbero da un planning interattivo delle proposte di legge piu trasparente: in alcuni casi aperto alla consultazione della società civile o di associazioni, sindacati, gruppi di esperti. Migliore comunicazione all’interno delle istituzioni e più ampio coinvolgimento di attori esterni risulterebbe in un aumento della capacità decisionale e, in tutta probabilità, ad un decision-making piu efficiente. Lo sviluppo di sistemi di e-voting e e-referendum sarebbero poi la naturale conseguenza dell’introduzione del parlamento elettronico.
Quali i costi, e, soprattutto, i rischi associati all’introduzione di e-parliament? I costi sarebbero costituiti dalla mera attività di “moderazione” dei siti. Il sistema potrebbe essere finanziato attraverso banali metodi di sostentamento che caratterizzano i media: il valore dei contatti, ovvero la pubblicità. In ogni caso, i costi di mantenimento sarebbero di gran lunga inferiori ai risparmi ottenuti dalla telematizzazione delle attività parlamentari.
I fattori di rischio sono legati alle minacce cibernetiche ed alla sicurezza democratica vis-à-vis possibili (e probabili) attachi da parte di hackers. La strategia di sicurezza nazionale italiana dovrebbe essere riorientata verso la dimensione cibernetica delle nuove minacce al fine di diminuire la vulnerabilità del sistema. Una sfida importante che tuttavia potrebbe essere supportata da nuove forme di cooperazione multilateral (cf. NATO) o bilaterale (Stati Uniti ed altri paesi all’avanguardia in questo settore).
Da non sottovalutare inoltre i potenziali vantaggi economici per l’intero sistema paese, in particolare sotto il profilo del know-how e dello sviluppo di expertise associata allo sviluppo di tecnologie di comunicazione sofisticate per le funzioni legislative.
Conclusione – meglio aggiornare che rottamare
Se rottamare la politica italiana non appare come una soluzione fattibile, forse quello che serve è un semplice aggiornamento, o upgrade. I tempi sono propizi: il progresso tecnologico ci aiuta, la crisi ci stimola a trovare soluzioni per incrementare l’efficienza con meno risorse. L’assemblea rappresentativa deve dare il buon esempio e trasformarsi in una istituzione efficiente dal punto di vistra strutturale ed al passo coi tempi. Non è un sogno, né un’utopia, né un vaneggiamento futuristico: se non lo facciamo noi, qualcuno lo farà prima o poi. L’Italia deve ritrovare il coraggio di cambiare il mondo. Del resto, che la creatività risieda nella non scontata elaborazione dell’ovvio ce lo aveva già insegnato, prima di Gibran, Cristoforo Colombo: ricordate l’uovo?
[1] Le proposte presentate qui di seguito sono tratte da: Start-up “Parliament on-line” Miceli, M.A., Bizzarri, A. Bigatti D. e Faleg, G. – Venture-Lab, Stanford University, 2012.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Le proposte più serie di democrazia partecipativa online vengono dalle esperienze fatte dal Partito Pirata tedesco che ha perfezionato la piattaforma interattiva LiquidFeedback.
Qui http://liquidfeedback.org/mission/mission-it/ viene ben spiegato tutto
Contrariamente a quello che si potrebbe pensare (e lo dico da cittadino-osservatore, non per avere particolari ruoli o conoscenze) il Parlamento non è solo un votificio, e anche i voti non si possono ridurre alla mera espressione della deliberazione personale dei singoli parlamentari. Basta avere contezza della vita parlamentare per rendersene conto. Non so come la proposta si proponga di interfacciarsi con tutto un simile complesso di attività tradizionali dei Parlamenti, ma in ogni caso mi permetto di esprimere, così, su due piedi, un sano scetticismo.