Cambiare Roma: ma non a debito

di Tommaso Caldarelli.

Foto di Gianfranco Petrella

Mentre pensavo a tutte le cose che cambierei nella mia bellissima città, mentre pensavo a come Roma possa riuscire a risollevarsi dalle ombre dell’amministrazione di centrodestra pur riuscendo a conservarne le luci, che pure ci sono – poche –, mi è venuto in mente il principio di scarsità. Perché tutte le azioni che mi venivano in mente (più cultura, più trasporti, più abitazioni, più, più, più) si andavano naturalmente a scontrare contro il costo di una politica tesa allo sviluppo o alla crescita. È stato il principale vizio italiano negli ultimi anni quello di impostare politiche espansive senza averne gli opportuni finanziamenti. Risultato: debito pubblico esplosivo.

Roma non è da meno. E mentre il centrosinistra si avvicina al decisivo appuntamento elettorale, con Nicola Zingaretti, Patrizia Prestipino e Sandro Medici già scesi in campo per partecipare alle primarie, mi piacerebbe che tutti i programmi elettorali che verranno di qui in poi presentati contenessero come primo punto la strategia per far rientrare la capitale d’Italia dal mostruoso debito che si porta sulle spalle. La storia dei nove miliardi di euro che Roma ha da coprire è risalente, e non bella. Tale cifra è stata annunciata, l’ultima disponibile in questo senso, dal neo-commissario governativo nominato da Giulio Tremonti, Massimo Varazzani, arrivato dopo l’affondamento del precedente commissario – storia complicata nella quale non ci avventuriamo: in una conferenza stampa dai toni magniloquenti all’inizio di gennaio l’amministrazione proclamava i suoi successi nel tirare la cinghia e nel far dimagrire il debito romano dai vertici dei 12,4 miliardi di euro ad una “più accettabile” somma di 9 miliardi. “L’ultimo conteggio della struttura commissariale”, dice in una recente inchiesta il Sole 24 Ore, a precisare, “indica 9 miliardi ma bisogna tener conto che non è stato ancora ultimato il complesso accertamento delle partite creditorie e debitorie. È come se su ciascun romano gravasse un onere di 3.239 euro e su una famiglia-tipo, composta di quattro persone, un “peso” di 12.959 euro. E il Comune fa fatica a rientrare da questo fardello”. Con questo peso è difficile persino riparare le strade, tanto è vero che quest’estate i tanto noti cantieri che solitamente disturbano la quiete dei romani non fuggiti al mare non ci saranno affatto: “Il patto di stabilità ce lo impedisce”, dice la giunta. E le strade di Roma rimarranno incrinate, rotte, piene di crepe, soprattutto dopo un anno di alluvioni e nevicate.

Roma ha bisogno di moltissimo. Bisogna far ripartire la cultura; bisogna togliere la parola ultima sull’urbanistica al privato palazzinaro e intervenire pesantemente sull’edilizia popolare; analogamente bisogna poter completare la rete del Trasporto Pubblico senza aver la certezza di poter contare solamente sul Project Financing (o vogliamo aspettare altri dieci anni per la metro C?). Bisogna investire sul turismo archeologico, architettonico e culturale andando a potenziare, magari, un’iniziativa presa dal governo e dall’amministrazione di centrodestra, ovvero Pica – i tirocini formativo-culturali che i giovani romani hanno dimostrato di gradire e a cui hanno partecipato in massa ricavandone una buona esperienza. Per finanziare tutto questo è necessario il potersi muovere nel proprio bilancio con (relativa)(maggiore) tranquillità rispetto alla condanna del rigore obbligato.

Come sempre in questi casi, per trovare i soldi si deve agire sul lato delle entrate e su quello delle uscite. Per quanto riguarda le entrate, l’amministrazione Alemanno si è distinta per la totale assenza di progressività e attenzione economica sulle scelte di prelievo: l’aumento del biglietto dell’autobus è andato a colpire principalmente i pendolari costretti ad usufruire della ancora inadeguata rete TPL romana (e l’impossibilità di acquistare un abbonamento mensile a prezzi ridotti – il ridotto ormai è solo annuale – ha dato una mazzata a poveracci e studenti fuorisede), e ha creato, se ce ne fosse stato bisogno, un ulteriore incentivo a comprarsi un motorino invece di utilizzare il trasporto pubblico; l’addizionale Irpef più alta d’Italia con annessa una fascia di esenzione ridicola (8mila euro lordi per i soli pensionati), unita, invece, ad un prelievo Imu lasciato sugli standard governativi confermano la sostanziale mancanza di volontà di utilizzare lo strumento fiscale per redistribuire il reddito e puntare alla salute delle casse comunali. Sarebbe invece interessante pensare ad una tassazione Irpef progressiva, che scorpori lo 0,9 dovuto al Comune in quote più pesanti per chi può più permettersi, e più basse per chi ha bisogno di sollievo (come sperimentato, peraltro, altrove da amministrazioni di centrosinistra, tipo a Milano, da Pisapia), nonché, analogamente, diminuire il prelievo Imu sulla prima casa (o magari lasciarlo invariato) e aumentare al massimo possibile le tasse sulle seconde case (dunque, 0.2% sulla prima casa, 1,02% sulla seconda), o comunque, lasciando invariato lo 0.4% sulla prima, alzare sensibilmente il prelievo sulla seconda casa. È ora di capire che Roma è strapiena di case sfitte che loschi figuri utilizzano per tenere alla canna del gas famiglie e povera gente, chi in generale ha bisogno di un posto dove vivere: visto il mercato degli affitti e i prezzi delle case, chi vive di rendita a Roma vive molto, molto bene e va colpito molto più duramente di quanto finora non si sia fatto. Rimettendo in moto il mercato degli affitti sarà anche molto meno pressante la necessità della costruzione di nuove case popolari, tradizionalmente in questa città molto somiglianti a block sul sovietico andante e che inducono più che altro al suicidio dei sensi, e si farà in modo di rallentare un po’ la cementopoli de’ noantri.

Interventi sul lato del taglio delle spese non potranno non lambire il capitolo delle partecipate di Roma Capitale. E la questione si fa delicata: sul punto, ho meno certezze – e conoscenze. Credo che sia essenziale detenere una partecipazione qualificata e qualificante nei servizi pubblici essenziali, come l’Ama e l’Acea. Tuttavia sarebbe davvero il caso di lanciare una spending review, che ora va di moda, anche a livello comunale per capire quali siano i rami secchi da tagliare. La proposta di Roma Holding messa in campo da Alemanno va valutata per come potrebbe funzionare: data la tendenza di questi leviatani alla spartizione politica, in generale mi fido poco. Il Partito Democratico, a sentire Umberto Marroni, sembra avere le idee chiare su partecipazioni da tagliare, organici da gestire e poltrone da eliminare. Sicuramente può essere una strada, ma va perseguita con decisione.

Sensazionale poi la vicenda delle strumentazioni tecniche acquistate a somme astronomiche e non utilizzate, affatto. Lo scorso 9 febbraio 2011 il procuratore regionale della Corte dei conti, Pasquale Iannantuono, ha parlato “dell’acquisto, per importi ingentissimi, di materiali mai utilizzati da Atac Trambus e Ama (ambiente). I danni accertati dalla Procura regionale per l’Ama superano complessivamente 8 milioni e conseguono alla mancata utilizzazione di costose apparecchiature di lavaggio-cassonetti e mezzi per la raccolta delle deiezioni canine. Non si ha idea dell’effettiva utilità di siffatte attrezzature – scrive Iannantuono – anche perché, malgrado la spesa abbastanza ingente, né gli abitanti né i turisti che si aggirano per Roma ne hanno sinora tratto un qualche miglioramento in termini di maggiore pulizia delle strade cittadine”. Ci sono poi i “74 tram e autobus del tutto o solo parzialmente utilizzati per i ripetuti guasti di origine strutturale o per l’inadeguatezza dei mezzi – tram da 44 metri – rispetto ai binari”; una “spesa complessiva da circa 130 milioni” per dei tram che risultano “parcheggiati a Colleferro al costo di 150mila euro all’anno” e il mancato uso di circa il 30% dei mezzi acquistati. Alemanno rimpalla la responsabilità su Veltroni, sta di fatto che quelli sono denari persi per sempre.

La situazione di Roma è delicata. E va ben gestita. Il centrosinistra ha per le mani una sfida da non sottovalutare.

 iMille.org – Direttore Raoul Minetti

1 Commento

  1. Sulla questione dei tram, si può avere qualche informazione più precisa qui: http://www.cityrailways.it/home/2012/6/6/dove-sono-i-tram-di-roma.html. Sembra che la situazione rappresentata dalla Corte dei conti sia in parte superata, ma non migliorata.
    Mi preme sottolineare che il tram di 44 metri (in verità 41,5) è un’OTTIMA idea perché, come si argomentava ad esempio qui http://www.imille.org/2012/02/salviamo-le-citta-col-trasporto-pubblico/ grandi tram ben fatti sono economicamente MOLTO sostenibili (oltre che utili alla vita delle persone)

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