di Michele Grieco (21 anni).
Sgombriamo subito il campo, tanto per essere chiari: sto dalla parte di Renzi. Legittimo, no? Mi convincono molto di più le sue proposte sul rilancio dell’economia e apprezzo l’idea di Europa che propone. Trovo superato il modello socialdemocratico di Bersani, credo che l’aumento di spesa pubblica sia una politica miope in un paese in cui questa è già tra le più alte dell’Eurozona e dove, proprio la spesa pubblica gonfiata dai governi democristiani e socialisti prima e da Berlusconi e Tremonti poi, oltre a generare debito, ha portato un elevato tasso di corruzione e una nociva commistione tra i settori pubblici e privati che nuoce a entrambi. Inoltre, spesa pubblica per fare cosa? Modello spagnolo? Ancora cemento? Un’altra bolla immobiliare? Penso che la spesa pubblica incontrollata sia il problema, non la soluzione. Penso che bisogna cambiare modello di sviluppo, puntare su pari opportunità, merito, talento, innovazione e solidarietà.
Ma vorrei qui concentrarmi non tanto sulla piattaforma programmatica di Matteo Renzi, quanto sull’innovazione che il sindaco di Firenze sta cercando di portare sulle forme. Ecco alcune riflessioni:
1) Trovo giustissima la riflessione di Renzi sulla leggerezza. “Smettere di pensare che ci sia un che di sacro nel far politica, che ci sia una sorta di setta e di adepti”, “dobbiamo calvinianamente recuperare quella leggerezza di chi fa le cose sul serio, ma non si prende troppo sul serio, non pensa di essere in missione per conto di Dio, di chi non crede di essere l’unico depositario della verità”.
Ciò vuole anche dire che un dirigente di sinistra non deve necessariamente citare Berlinguer, Gramsci o De Gasperi e parlare di filosofia teoretica e morale per essere credibile, ma può invece comunicare anche con una canzone di Jovanotti o di Springsteen o con un film di Fausto Brizzi, senza che per questo venga definito “rozzo e volgare” o “prodotto berlusconiano”.
Leggerezza vuol dire non auto-eleggersi a profeti di verità incontrastabili. Molte volte i dirigenti della sinistra impegnati in ammirevoli discussioni nei salotti dei talk-show televisivi partono dal presupposto di aver ragione, “è elementare, ovvio che sia così, non c’è neanche bisogno di spiegarlo”, sembrano suggerirti con il tono di Sherlock Holmes che irride Watson. Ma poi stranamente le elezioni si perdono e la frase di rito per spiegare l’ennesima debacle è “non siamo stati capiti”. Fantastici! Non è che hanno sbagliato qualcosa, non è che dopo decenni bisognerebbe cambiare qualche idea, qualche impostazione, non è che sono stati più bravi gli altri: il vero problema è che la massa ignorante andrebbe educata affinché comprenda la ragionevolezza e la genialità della setta di illuminati. Oppure quando ti spiegano che “il problema è molto complesso”: e noi siamo stupidi? È necessario spogliare i politici dell’aura metafisica di cui si sono rivestiti. È anche una questione di credibilità.
Leggerezza vuol dire anche basta con le facce tristi. Bersani in questo è sicuramente meglio di chi l’ha preceduto. Basti pensare che nelle riunioni del PCI era tassativamente proibito ridere. Ma quando il segretario, parlando della sua candidatura, dice di essere “a disposizione della ditta” (espressione orribile) a mio avviso c’è qualcosa che non va, c’è l’idea di un sacrificio che salvi la patria, ed è una tristezza che cozza contro gli innegabili privilegi di una casta che non sa rinnovarsi. Apprezzo invece Renzi quando dice che gli piace far politica, che la politica è una cosa bella, a volte persino divertente. Poi, certo, se ne uscirà anche qualcosa di buono per il paese ci divertiremo un po’ anche noi…
2) Renzi piace al centrodestra e per questo viene accusato di collusione con il nemico. Le critiche della serie “sei un berluschino” non meritano certo un commento anche se, purtroppo, trovano molti proseliti in un paese dove la contesa politica si è trasformata spesso in contesa ideologica, dove tutto è o bianco o nero, dove stai da una parte e ci stai per sempre perché dall’altra non c’è l’avversario ma il nemico.
Va superata la cultura del sospetto, e non mi riferisco a Bersani, persona che stimo e che reputo seria, ma soprattutto al mondo del giornalismo e della cultura.
Dopo il disastro di Berlusconi è del tutto fisiologico che un dirigente della sinistra piaccia a una parte del centrodestra. Se fossimo in un paese normale con una sinistra normale, il PD avrebbe il 70% dei consensi, altro che piacere al centrodestra! Ma i nostri dirigenti si rifugiano in quel settarismo identitario che gli impedisce di prendere i voti dell’altra parte, sembrano convinti che il voto di chi cambia idea non abbia la purezza del voto di un “fedelissimo”. In questo Renzi è molto più democratico. Renzi parla anche agli elettori di centro-destra, non considerandoli elettori di serie B, o ancora peggio “risultato della tv spazzatura”.
Inoltre, in un periodo in cui Bersani è alleato con i vertici del centrodestra, come si fa a pensare di poter parlare con Alfano rinchiusi nel palazzo e non, a viso aperto, con i milioni cittadini che avevano votato Berlusconi 4 anni fa?
Leggerezza vuol dire anche vivere le divisioni politiche in modo più sereno, pensare che ogni cittadino possa avere una propria idea, e quindi anche cambiarla.
3) Il modello di partito pesante, nel quale ci sono una decina di dirigenti che decidono la linea, va superato. Si critica Renzi perché poco propenso ad attenersi alle liturgie del partito. Ma quanto contano oggi i partiti e quanto invece le idee e le persone? A mio avviso non si deve contrapporre all’eccesso di personalizzazione berlusconiana l’apersonalizzazione. È lodevole la visione di Bersani di gruppo, così come è lodevole Renzi quando dice “non candidiamo un io, ma candidiamo un noi”. Va bene. Ma una leadership è necessaria in politica ed è spesso la leadership a coinvolgere, entusiasmare e ad avvicinare la gente alla partecipazione. Io elettore non mi entusiasmo in nome del PD(L) in quanto partito, ma in nome delle idee che vengono portate avanti. Non voto un partito perché ho fatto un giuramento a una setta. Se il candidato è D’Alema o Civati le cose cambiano completamente perché cambiano la persone, le storie, le idee. E sono le persone, le storie e le idee a vincere, non il marchio della ditta.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Condivido l’analisi di Michele, pulita, semplice e diretta come il linguaggio che vorrebbe sentire da parte di tutta la politica. Renzi è la bandiera di questo proposta ed ha il pregio, a mio parere, di non fermarsi davanti alla cristallizzazione Destra contro Sinistra banalmente semplificata in “post-comunisti” contro “neo-liberali”.
A me piace pensare che certe idee del passato siano finalmente morte e che si configuri un nuovo modello di mondo in cui è la Persona nel suo insieme a focalizzare l’attenzione della politica piuttosto che le masse o la fredda economia.
Avanti così Michele e non demoralizzarti quando inevitabilmente, un sera in una riunione del circolo, sentirai tremare un po’ le gambe e dovrai scegliere tra la passione per la politica e la durezza dei numeri…fa un po’ male ma passa.
se valutate renzi da quello che dice, vi frega tutti. per renzi vale lo stesso detto che valeva per fini e almirante: “sono politici che parlano beme”, ovviamente a prescindere da quello che dicono. Renzi NON è alternativo al modello politico, ma alternativo al sistema di potere: ne ha tolto uno e ne ha messo uno, il SUO. Basta vedere i posti di potere della provincia di firenze prima e dopo la sua legislatura e quelli del comune di firenze prima e dopo il suo insediamento.
Nel merito, poi, non può essere condivisibile da uno di sinistra.
Sostiene marchionne e il modello pomigliano, non fa niente ( ripeto: NIENTE) a difesa del lavoro, sta abbattendo i servizi ai cittadini, ha ammazzato ogni idea di mobilità alternativa (vi ricordate la pedonalizzazione del duomo? E’ stata la rovina dei fiorentini, ovviamente x quelli che usano il bus, non x quelli che hanno l’auto blu….), si fa pubblicità con le idee più assurde (quella del quadro di leonardo in palazzo vecchio o il rifacimento della facciata di san lorenzo sono le più incredibili), per non parlare dell’idea di sviluppo (ovviamente è a favore della tav e dell’ampliamento dell’aereoporto di peretola… intanto lui abita a rignano… dalla parte opposta!!!) e lasciamo perdere i diritti civili (non parlare di gay davanti a renzi che gli vengono le bolle…). Però parla bene. Che culo…… ne frega tanti, a cominciare dai giovani….