di Renzo Rubele.
Mi informo della situazione economica e politica greca – come immagino i nostri lettori – stando in una posizione un po’ più tranquilla di quella dei diretti interessati, gli amici cittadini della Repubblica Ellenica. I quali, come sappiamo, saranno chiamati di nuovo alle urne per le elezioni legislative domenica prossima, 17 giugno, per eleggere una nuova rappresentanza in grado di esprimere una qualche maggioranza parlamentare che possa sostenere un Governo. L’esito delle elezioni convocate il 6 maggio è stato infatti “un po’ troppo” catastrofico, anche rispetto alle previsioni. I due maggiori partiti tradizionali – il PASOK, socialista, e Nuova Democrazia (ND), di centro-destra – hanno visto drasticamente calare il loro consenso, sicché nemmeno con il “premio di maggioranza” di 50 seggi che spetta al primo classificato (ND, stavolta) le due compagini hanno raggiunto la quota di 151 deputati necessari per controllare (almeno numericamente) il Parlamento.
Il salotto di casa da cui osservo la Grecia non è granché rilevante – voglio precisare – anzi in realtà è una camera, però è una cameretta di una casa brussellese, in cui posso sentirmi vicino anche geograficamente, e non solo idealmente, alla Politica Europea così spesso messa alla berlina aggratis da commentatori e politici di varie tendenze. Mi trovo spesso costretto a dover ricordare che il Trattato di Maastricht e lo Statuto della BCE li abbiamo sottoscritti tutti, ma proprio tutti – dai Paesi Baltici a quelli Mediterranei. E per molti anni c’è stata anche una sostenuta “pedagogia”, in ispecie nei Paesi come il nostro, per affermare i principi di politica economica e monetaria che vi sono fissati. Insomma, avevamo convenuto della bontà storica della Politica Economica e Monetaria “di conio tedesco”, ed i Paesi di tradizione diversa avevano fatto anche grossi passi per cambiare, traendone vantaggi cospicui, e anche giustamente rivendicati, fino a poco tempo fa. E su questi principi di fondo non ci si può muovere allegramente senza memoria storica e coscienza delle proprie comuni responsabilità.
La Commissione Europea ha confermato le linee generali della politica di intervento verso i Paesi attualmente beneficiari di programmi di assistenza, come la Grecia. Del resto non vedo come potrebbero essere più informati i variopinti commentatori proclivi allo “scetticismo cosmico” piuttosto che i funzionari di FMI, BCE e Commissione, che seguono sul campo gli sviluppi; per questo la Trojka si augura che anche dopo le elezioni la Grecia scelga di proseguire sulla strada già imboccata, e i cui frutti potranno essere più evidenti solo alla fine del percorso di riequilibrio macroeconomico.
Allora vado un po’ a curiosare come stanno le cose nei giorni di questa nuova vigilia elettorale, per cercare di capire se domenica sera saremo sprofondati in un nuovo caos, o se c’è qualche speranza di venirne a capo. Dopo le elezioni di maggio, mi ero buttato un po’ sulla televisione greca, pur senza capire una parola della pur bella lingua ellenica, per vedere le facce e la dinamica dei discorsi post-elettorali. Dinamica molto mediterranea, va detto, con il moderatore/moderatrice che entra nel dibattito alla pari degli ospiti, i quali si danno sulla voce l’uno contro l’altro abbastanza spesso. Ho anche ascoltato per più di un’ora una serata con Alexis Tsipras, il segretario politico di SYRIZA, la formazione di sinistra radicale arrivata seconda alle elezioni di maggio con il 16,8% dei voti. Tsipras è giovane (38 anni), veloce nella parola e pronto ad ogni linea argomentativa a sostegno delle proprie posizioni. È un ingegnere civile, che ha costruito la propria carriera politica prima nei movimenti studenteschi, e poi come leader della organizzazione giovanile del Synaspismos, la principale forza politica che compone SYRIZA (che è una confederazione di più organizzazioni distinte), nel 2004. È entrato nel Consiglio comunale di Atene nel 2006, consolidando la base elettorale personale in città prima di farsi eleggere deputato nel 2009, poco dopo che i maggiorenti del partito capirono che era bene investire politicamente in lui, affidandogli la segreteria (che in realtà lì è la presidenza) nel 2008. Appare quindi più fresco di un Vendola e più coinvolgente di un Diliberto, dando l’impressione ad una disorientata porzione di elettorato di sinistra di poter costituire un’opzione alternativa alle soluzioni fornite dai Governi che si sono susseguiti in questi ultimi anni.
Per essere precisi, Tsipras non propone l’uscita della Grecia dall’Euro, la fantomatica Grexit fatta balenare dai soliti spazientiti osservatori esterni. Del resto, se c’è una cosa che hanno capito, i Greci, è proprio che il ritorno alla dracma sarebbe un disastro ben maggiore per le loro tasche, e in tutti i sondaggi continuano a sostenere in misura largamente maggioritaria (oltre il 70%) la conservazione della moneta europea. Molto più banalmente, il leader della Sinistra Radicale non vuole aderire ai contenuti dei Memorandum di implementazione delle politiche di risanamento, concertate con UE e FMI. È una posizione non troppo diversa da quella dello spagnolo Rajoy, in fin dei conti: dateci i soldi ma non poneteci condizioni.
Del resto, anche ND e PASOK devono pubblicamente far uso di un linguaggio attento e circospetto nei confronti della Trojka, se vogliono mantenere un futuro politico. Per il momento è Nuova Democrazia che sembra poter polarizzare una frazione di elettori “più responsabili” e realisti, recuperando un po’ di terreno e conservando il primo posto anche nella maggioranza dei sondaggi pubblicati fino allo scadere del limite temporale consentito. Risultato importante, giacché il premio di 50 seggi riservato al partito vincente è essenziale per ogni prospettiva di formare una maggioranza parlamentare. ND sta ottenendo questo risultato dopo aver ricucito lo strappo con l’Alleanza Democratica di Dora Bakoyannis, espulsa dal partito quando ancora al Governo c’era il solo PASOK di Papandreou, mentre l’ex sindaco di Atene si era già allora unita al voto favorevole sul primo Memorandum, verso il quale il leader di ND Samaras non voleva invece impegnarsi. Altri elettori in libera uscita verso gli scissionisti di ANEL (Greci Indipendenti), contrari anche al Memorandum di febbraio, sarebbero invece sulla via di un ritorno alla casa madre di centro-destra. Perfino il partito nazista Alba Dorata è dato in calo: d’altra parte il 60% di chi lo ha votato a maggio ha detto di averlo fatto per “protesta contro i partiti” ma senza aderire alla piattaforma politica estremista da questo propugnata.
La speranza di una “maggioranza responsabile” riposa quindi in una vittoria di ND, parallelamente ad una sostanziale tenuta del PASOK (dato in effetti stabile, sulle modeste cifre alle quali è caduto, attorno al 13%), per poter ottenere a giugno un esito numerico diverso che a maggio. Sempreché il diavolo non ci metta lo zampino, decidendo di far passare la soglia del 3% di sbarramento anche ad un cartello di due forze centriste che il mese scorso erano rimaste fuori dal Parlamento, distribuendo così su più gruppi lo stesso numero di seggi. In tal caso, per ottenere la maggioranza bisognerebbe forse ricorrere al sostegno proprio di tali forze (che sono di orientamento liberale) e/o ai socialdemocratici di DIMAR, i quali sono sempre stati contrari ai Memorandum ma che ci tengono a mantenersi distinti da SYRIZA (che però vorrebbero coinvolta in un governo di responsabilità nazionale) e che già erano dati per possibili aggregati alla maggioranza nel corso delle consultazioni del Capo dello Stato (una specie di Giorgio Napolitano in salsa ellenica) in maggio.
Insomma, come si vede, le incognite non mancano, ma non siamo ancora al caos. Del resto, anche se vincesse SYRIZA, non è detto che ci si debba gettare nel panico. L’Ing. Tsipras potrebbe stupire tutti dando fondo alle proprie risorse (che non gli mancano, come detto). Però non si sa che maggioranza potrebbe formare, perché il suo partito sta portando via voti proprio ai comunisti stalinisti del KKE (unici alleati possibili, ma su una linea “radicale”), che avevano ottenuto l’8% ma che ora sono dati al 4. E quindi si dovrebbe tornare alla trattativa con gli altri partiti “responsabili”…
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Giusto adesso mi viene segnalata una versione inglese del programma economico di SYRIZA, per gli interessati
http://www.left.gr/article.php?id=2406